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3bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La cassetta della posta… i risultati

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile… i risultati (3bis)

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L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena. Combinare i tempi editoriali di una rivista con quelli più dinamici di un blog non è un meccanismo privo d’insidie, ma questi particolari non credo interessino a molti, quello che interessa è scoprire i tre racconti ritenuti più meritevoli pubblicati sul nr. 49 di Writers Magazine Italia.

Prima però è necessario fare un passo indietro e ricordare a tutti che il soggetto di questo “Esercizio di Stile” è stato LA CASSETTA DELLA POSTA, che i paletti da rispettare erano, “l’attesa nel vuoto”, “Scritta”, “Strada”, “Pianoforte”, e come sempre le 1.000 battute.

Devo ammettere che la maggior parte degli esercizi pervenuti si è rivelata molto interessante per l’idea, per la forma o per entrambe, e non è stato affatto facile scegliere quali definire i più significativi. Dopo una preselezione che ha impegnato lo staff di CSide Writer, assegnando molti ex aequo, la parola è passata a Writers Magazine Italia per la scelta finale. In conclusione è stato scelto di pubblicare non solo quelli che più si avvicinano a un racconto completo, ma anche un estratto dei vari generi, passando dal drammatico al comico per chiudere con la fantascienza.

Oltre a questo però abbiamo scelto di pubblicare sul blog tutti i racconti pervenuti, perché lo scopo degli esercizi di stile è proprio quello di condividere gli esercizi per dare modo a chi partecipa di confrontarsi con gli altri, di cogliere idee differenti per lo stesso soggetto, di trovare nuove ispirazioni, e magari trovare uno spunto di riflessione sul proprio stile di scrittura, ma non solo.

Annunciamo quindi che i racconti ritenuti più significativi, che trovate pubblicati sulle pagine del nr. 49 di Writers Magazine Italia sono stati:

NEL VUOTO

di M.R. Del Ciello

LA PERSISTENZA DELL’ANIMA

di Valeria Barbera a.k.a. Recenso

LA FINESTRA

di Sara Bernabeo

Di seguito invece trovate gli esercizi di stile di tutti coloro che hanno partecipato, ordinati in quello che si può definire un ordine ideale, e ripetendomi, ribadisco con molti che stanno allo stesso livello. I calce trovate anche quello del curatore di C-Side Writer che ovviamente partecipa al di fuori di ogni ipotetica classifica.

CARTOLINA DALL’INFERNO

di Emilia Cinzia Perri

Il problema è colmare l’attesa nel vuoto del silenzio.

Quando mi hanno trasferito qui, lo sapevo che non ci sarebbe stato il pianoforte né altro strumento ad aspettarmi. Crudele contrappasso, per un musicista che in vita ha sacrificato tutto per un’illusione di eternità… amore, amicizia, famiglia, patrimonio. Qui non c’è suono che possa udire anima viva o morta. Non c’è strada che porti avanti o indietro. L’unica cosa che esiste è un punto fermo. Una cassetta della posta. Dentro, un’unica lettera. Scritta su un foglio bianco, la condanna che mi inchioda in questo luogo sospeso come in un sonno senza sogni.

Il problema è colmare l’attesa nel vuoto del silenzio.

Tamburello con le dita, finché l’anima si schiude, s’innalza e una luce vedo con gli occhi della mente. Sì, qualcosa sorride dentro di me. Del resto, cosa diceva il Poeta?

La mente è il luogo di se stessa e in se stessa può fare di un Paradiso un Inferno, di un Inferno un Paradiso”.

LA CASSETTA DEI SUICIDI

di Laura Giovane

La mia cassetta della posta è un cubo di lamierino ripiegato approssimativamente. Ogni volta che la apro rischio di tagliarmi un dito. Come se non bastasse, è sempre piena di insetti morti. Fa proprio schifo.

Per un po’ ho pensato fosse colpa dello smog che proviene dalla strada. Poi ho scoperto che la cassetta è in realtà una specie di cimitero. Gli insetti attraversano il quartiere per suicidarsi sulla lampadina piazzata sopra la fessura per infilare le lettere. Non capisco cosa ci trovino: sarà la musica?

Comunque, non importa. Intanto è sempre vuota, l’unica lettera me l’ha scritta l’amministratore per dirmi che se non pago mi chiuderà l’acqua.

Io non ho soldi. Così, ogni doccia è proprio come l’attesa nel vuoto per gli insetti suicidi, il lungo istante prima che la forza di gravità li faccia schiantare sul lamierino. Ora che ci penso, dovrei raccogliere i cadaveri e infilarli nella cassetta del mio vicino, quello che rompe i coglioni suonando il pianoforte tutto il giorno.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Miriam Donati

Hai grattato via la mia pelle, quella lucida di pioggia e quella secca di sole. Ora giaccio nuda in attesa della tua mano, ma è un’attesa nel vuoto: non ci sei. Da una finestra arriva lo strimpellio maldestro di un pianoforte, vorrei urlare di smettere; sulla strada deserta rimbalzano lamine di luce che mi trafiggono, scivolo a terra e l’ala del tetto si richiude. L’ombra mi accoglie e respiro finalmente. Mi scoppia la testa, astinenza da parole. Sarei pronta per ricevere di nuovo voci, termini, frasi, espressioni, interi discorsi, linguaggi stranieri ma anche ciance e chiacchiere. Una promessa di felicità insomma: una lettera, di quelle che arrivano sempre più raramente, scritta a mano, amate e che amano. Ma qui sul prato non mi può raggiungere.

Sento dei passi, sei tornato, mi sollevi e sento una carezza sulla pelle, dall’alto verso il basso e poi da sinistra a destra. Annuso: è vernice fresca. Mi riappendi sul cancello.

Promessa mantenuta.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Sonia Barsanti

La giovane Annah aprì la lettera trovata nella cassetta della posta. L’aveva scritta lui.

18 Novembre 1863

Mia dolcissima Annah,

Da più di un anno non ho Vostre notizie.

Vi immagino seduta al pianoforte, nel timido abbraccio di un pomeriggio di nebbia che si smarrisce per strada.

Vi ricordate di Johnny? Mi è morto tra le braccia. La luce lo ha abbandonato come un velo sottile che si sfalda nelle ombre.

La morte è una presenza costante ormai e l’attesa nel vuoto assordante delle esplosioni mi rattrappisce il cuore.

Vivo per rivedere il Vostro sorriso di gemme appena nate. Siete il raggio di speranza che trafigge questa carneficina.

Vi prego, aspettatemi.

Tornerò, ve lo prometto e, se vorrete diventare mia moglie, dedicherò a Voi la mia vita e tutto il mio bene.

Per sempre Vostro,

Edward

Le avevano detto che era rimasto ucciso.

Annah si accasciò per terra. Si portò le mani sul ventre rigonfio mentre il marito accorreva preoccupato.

Edward era vivo.

LETTERE D’AMORE

di Angela Catalini

Signori della corte, avete visto le prove e ascoltato le testimonianze.

I fatti non hanno bisogno di interpretazioni: Sara Topis è stata trovata morta sul ciglio della strada, dopo un volo di venti metri.

Nel suo appartamento, sopra al pianoforte, c’era una lettera scritta di suo pugno indirizzata a Stefano Gattis, attualmente l’unico imputato per l’omicidio di Sara.

Il Gattis ha sedotto la signora Topis inviandole lettere piene di frasi d’amore, poi è sparito, lasciandola nella disperazione più nera.

Sara Topis ha controllato la cassetta delle lettere tutti i giorni per tutta la vita, fino a che non è caduta in depressione e ha deciso di concludere l’attesa nel vuoto.

Signori, l’omicida non ha usato un coltello o una pistola per uccidere, ha usato la scrittura che, associata all’amore, genera un mix esplosivo e letale. Si potrebbe dire che l’ha uccisa con la cassetta delle lettere vuota!

Per questo motivo chiedo per lui il massimo della condanna: l’abiura dalla scrittura.

ANNA

di Elena Coppari

Anna!” la chiamò suo padre dal letto della sofferenza.

Guardò l’orologio, se suo fratello non fosse arrivato subito, si sarebbe guastata il trucco e la pettinatura. Come minimo, avrebbe dovuto cambiare la sacca delle feci e la puzza sarebbe rimasta addosso al vestito nuovo. Ecco, era arrivato. Infilò le scarpe e uscì.

Come ogni anno, da venti, le aveva scritto. Non mandava mail, come si faceva ora, o messaggi in chat. Le inviava una lunga, intensa lettera, scritta in bella calligrafia. Scese in strada e diede uno sguardo alla cassetta delle poste, foriera di quella bellissima notizia. Sorrise poi camminò verso il centro, a poche centinaia di metri. Il suono di un pianoforte la sorprese a metà. Qualche ragazzino che si esercitava, o un programma televisivo, forse. Bello. Si mise ad attendere davanti alla porta dell’albergo.Tutti gli anni a quel punto avvertiva l’ansia. Era come l’attesa del vuoto. Invece no. Anche quest’anno avrebbe avuto la sua ragione di esistere.

LA LETTERA

di Germana Meli, gemadame

Giada scese dall’auto. Percorse veloce il tratto di strada fino al portone, precipitandosi nell’atrio per controllare la cassetta della posta.

Nulla, era vuota. La risposta di Sam, che attendeva con ansia, non era arrivata.

Restò impietrita; lo sguardo assente. Sentì le tempie picchiare, come tasti di pianoforte.

Con gli occhi pieni di lacrime, andò all’ascensore ma dovette appoggiarsi alle pareti, instabile, le gambe tremanti. Non sopportava il peso del suo silenzio.

L’attesa nel vuoto dell’incertezza si era trasformata in una grande scritta: rassegnati!

Sgomenta, al buio, aprì la porta di casa. Appoggiò le chiavi e la borsetta sulla consolle, appese la giacca, accese la luce, scossa dal pianto.

Doveva chiudere l’ingresso, ma si sentì bloccare le spalle. La lettera che aveva mandato a Sam si concretizzò davanti ai suoi occhi. Ascoltò Sam sussurrarle all’orecchio: – Amore mio, eccomi. Per sempre.

Giada, volgendosi verso di lui, lo strinse nell’abbraccio e Sam baciò le sue lacrime di gioia.

FINE

di Gioia Monte

Una vacua pace si può riempire con il rumore del cuore?

Quel battito incessante, amplificato fino allo stordimento, colmerebbe l’attesa nel vuoto del silenzio?

Lo ascolto, preoccupata.

L’assenza di rumori, giù in strada, aiuta la percezione di noi, nell’eco dei pensieri. Nella mente, rievoco quell’ultima volta che ci siamo salutati, alla stazione, col freddo sentore dell’emozione di un addio percepito nella calura estiva.

Aspetto. Chi? Cosa? Non lo so. Che cosa sarà mai questa attesa?

Vorrei che la cassetta della posta si riempisse come un tempo, quando mi corteggiavi inviandomi lettere appassionate. L’ultima l’hai scritta a voce, invece, dicendomi addio. Poi più nulla. Non una mail o un SMS.

Per distrarmi dal vuoto, accendo lo stereo. Scelgo un cd di colonne sonore suonate al pianoforte. Punto su quella che amo di più, proprio perché mi fa pensare ai nostri attimi d’amore.

Risuona, ripetutamente, ogni nota è una stilettata.

Nel buio, ascolto. Il niente mi pervade, fino alla fine. Inevitabile.

SCRIVIMI, TI RISPONDERÒ

di Salvatore Stefanelli

Villa Carli, crepata nei muri, cinta da erbacce, è stata il luogo dei nostri giochi e alcova d’amore qualche anno dopo. Poi, la guerra ci ha portati via, uomini e giovani, in paese sono rimaste donne sole e vecchi.

Cigola l’arrugginita cassetta della posta dei Carli. Una luce improvvisa nasce da lì, accompagnata dalle gioiose note di un pianoforte, serpeggia verso tutte le case.

Gli abitanti, assonnati e increduli, scendono in strada. La luce li guida alla villa.

L’attesa nel vuoto è finita.

All’improvviso, lettere, una dietro l’altra, erompono dalla cassetta in strada. Dopo l’iniziale stupore un uomo ne prende una, seguito presto da altri. Legge la scritta sulla busta, riconosce la grafia. La apre, tremante.

Ciao papà. Sono Tony, tuo figlio. Non ti spaventare e non temere: noi tutti stiamo bene qui. Questo è un primo contatto. Lui ci ha detto che avreste capito il dono. Scrivimi papà, imbuca qui la tua lettera, ti risponderò. Ti voglio bene.

Leggo le sue lacrime di speranza e sono felice.

NOTIZIE DALL’APOCALISSE

di Serena Barsottelli

Mattia si nascose dietro la siepe: nel giardino immerso nel buio, era praticamente invisibile.

Lucia sarebbe arrivata nell’arco di pochi minuti e avrebbe controllato la cassetta della posta, sperando di non trovare nessuna lettera al suo interno. L’attesa nel vuoto era una consolazione per lei: era meglio non ricevere notizie che riceverne di negative.

Per ingannare il tempo, Mattia ricordò la sensazione della penna che scivolava sulla carta: una nuova parola scritta si imprimeva sul foglio bianco, seguendo la strada dei suoi pensieri.

La luce dei fanali illuminò il vialetto e il giardino. Ecco, il momento era finalmente arrivato.

Lucia scese dall’automobile e aprì la cassetta della posta. Un foglio era piegato in quattro parti e dall’esterno si percepiva appena il calco leggero delle lettere.

Mattia la guardò sparire oltre il portone e si avvicinò alla finestra del salotto. La musica di pianoforte si diffuse nell’aria, mentre un grido di terrore gli rivelò che il contenuto era stato letto.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Luisa Lippi

Rossa, brillante, con il nome dei proprietari inciso sulla targhetta di ottone, spiccava sul muro bianco della casa. Il giornale, le bollette, le lettere, tutto passava dalla sua fessura e finiva all’interno, protetto dal sole, dalla pioggia e dagli sguardi indiscreti della strada.

Fedele depositaria dello scorrere di una vita tranquilla, un giorno accolse un numero inusitato di biglietti di auguri: era nata la prima figlia della coppia e, da allora, la cassetta della posta, divenne lo scrigno dei momenti salienti della vita di quella bambina.

L’ammissione al corso di pianoforte , la prima lettera d’amore scritta con la grafia un po’ incerta da un compagno di scuola e la lettera di convocazione per il lavoro a cui teneva tanto. Tutto passò dalla cassetta, anche l’attesa nel vuoto di un amore che non la corrispondeva più. Silenzio rotto ogni giorno dal rumore pieno di speranza dello sportellino che si apriva e lo scatto triste e stanco della sua chiusura sul nulla.

E SE…

di Anna Maria Castoldi

Sono preoccupato. Mia moglie apparentemente no. Abbiamo litigato ma alla fine l’ho zittita: “Sarà la prova che hai ragione tu”.

Ora sono qui che guardo la cassetta della posta. Aspetto e ritorno a quei giorni quando eravamo in attesa della prima parolina. Sarà mamma o papà?

Strada, ha detto. Be’, diventerà un motociclista ho ironizzato per stemperare la nostra delusione. Con la seconda andrà alla grande, ho pensato.

Pianoforte, ha detto. Com’è possibile che non sappia dire un banale mamma? La pediatra ci ha tranquillizzato: “Alcuni bambini parlano tardi e già con frasi belle e fatte”. Bene, saremmo stati pronti ad ascoltarlo.

L’attesa nel vuoto, ha detto. L’ho persino scritta.

Mi sento così: un vuoto in attesa.

Riuscirò ancora a guardarlo come un bambino, il mio bambino, o vedrò solo la diagnosi del professore? E se la cassetta della posta mangiasse la lettera, sarei in grado di vivere senza sapere? E se mi fidassi di mio figlio e lo lasciassi crescere come vuole? E se…

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Enrico Lagaritti

La busta era là in attesa: l’attesa nel vuoto della cassetta della posta della casa abbandonata. Il nuovo proprietario era troppo euforico a imboccare la strada coperta di foglie secche che lo separava dall’ingresso. Dentro, un pianoforte incredibilmente intatto lo aspettava assieme a una dedica scritta da un calligrafia raffinata: “Il messaggio è arrivato, al tuo cuore indirizzato.” Sul leggio nessuna partitura, soltanto una chiave. Avrebbe dovuto tentare con tutte le serrature della casa per decifrare quella dedica e trovare ciò che assieme a lui era stato abbandonato, ci sarebbero voluti parecchi mesi. Stringendo quella chiave nella mano, sorrise. Sapeva che quel messaggio al suo cuore era già stato recapitato.

LEO

di Giancarmine Trotta

La strada sterrata era la stessa.

Riconosco anche le pietre, incastonate nel terreno come certi ricordi nella mia mente.

«Leo lascia la bici!»

«Arrivo mamma».

«Muoviti, fai prima i compiti e poi pianoforte, altrimenti non esci a giocare».

Mi avvicino lentamente verso il mio passato: le voci, i suoni e i colori della mia infanzia mi accompagnano in quel percorso così tanto caro. Rovi e degrado nascondono la casa dove ero stato veramente felice, le mura che mi avevano visto nascere.

Mani nei fianchi passeggio alla ricerca di me stesso, di qualche traccia. In un angolo scorgo un vecchio vaso di terracotta, ormai decrepito, dentro al quale fanno capolino dei pezzi di ferro arrugginiti con la scritta “Lettere”.

Adagio per non tagliarmi prendo e fisso quel che resta della cassetta: il suono del postino, mio padre e l’attesa nel vuoto per un trasferimento che non arrivava.

Poi sorrido.

«Mamma è arrivata posta!»

«Arrivo».

Lei aprì il foglio, lesse ad alta voce e mi abbracciò.

Vi voglio bene, Leo”.

IL PORTALE MAGICO

di Naila Carlisi

È un tic inguaribile il mio. Quando percorro la strada di casa, lancio sempre un’occhiata alla cassetta della posta. Forse non riesco ancora a rassegnarmi a quella elettronica. Eppure, ne scrivo e ne ricevo spesso, digito i tasti del computer come fossero quelli di un pianoforte, senza note però.

Una volta, invece, c’erano altre parole, quelle scritte con la penna e col cuore. Quella era musica! E la cassetta della posta era il portale magico, che permetteva alla gente di toccarsi a distanza. Ricordo la speranza nella scritta A PRESTO e l’attesa nel vuoto.

Le lettere per me erano come pezzi di un puzzle, alcuni li avevo io, altri erano nelle mani di amici e parenti sparsi un po’ ovunque. Mi piaceva sapere che ognuno avesse un pezzetto dell’altro, che una parte di me sarebbe rimasta per sempre nel cassetto di altre persone. Ero dell’idea che, prima o poi, grazie al portale magico i pezzi si sarebbero incastrati e quei frammenti di vita avrebbero potuto saldarsi e divenire storie.

MITTENTE IGNOTO

di Valentina Conti

Rincasando dal lavoro, passò da casa dei suoi a ritirare la posta. La cassetta delle lettere era stracolma di bollette scadute: la casa era disabitata da tempo. In mezzo al malloppo si nascondeva una busta senza mittente, la infilò in tasca. Pensò di dedicare la serata a controllare quelle scartoffie. La busta anonima lo aveva incuriosito e la aprì per prima.

Un foglio stropicciato, orfano di un libro ingiallito. Il titolo riportato in alto: “L’attesa nel vuoto”. Soltanto una frase scritta con una stilografica sopra al testo stampato:

Solleva i tasti più consumati del pianoforte che ti ho spedito e troverai la strada verso me.

Si sentì infiammare il viso: aveva ricevuto un vecchio piano qualche settimana addietro, il corriere aveva semplicemente detto: «Arriva da Città del Cielo. Non so altro.»

L’aveva cercata sul web ed era risultata inesistente.

Stava per digitare anche il titolo del libro ma si accorse che qualcosa luccicava sotto al tasto, logoro, del do centrale…

SPARTITI SCORDATI

di Antonella Salamone

Abitava nella cassetta della Posta da ormai due anni. Una busta bianca e una scritta a penna nera stinta dalla pioggia. Aspettava. Un’attesa nel vuoto, ma anche un pianoforte, quello che ogni mattina le rimbombava d’alluminio. Lo stesso che le ricordava il giorno in cui era arrivata carica di gioia.
Un bacio sulla busta e una leggera spinta. Sul fondo di una cassetta era pronta per essere spedita. Infatti l’avevano raccolta, aveva viaggiato, di strada ne aveva fatto insomma, ed era arrivata anche e il posto non le sembrava poi nemmeno tanto male. Le piaceva, c’era il sole e musica tutte le mattine. Solo che nessuno era mai arrivato a prenderla e lei era rimasta lì a pancia in su piena di parole d’amore scritte su uno spartito.

FAVOLA

di Luca Buontempo

Il fermento che si respirava all’inizio del novecento era indescrivibile. Le vie di Parigi erano piene di colori e le persone vivevano un periodo di pace che sembrava non potesse terminare.

A crederlo era soprattutto lei, una cassetta postale. Vincent un bravo scrittore ed un uomo generoso la piantò sulla strada permettendo alla gente del vicinato di utilizzarla.

La cassetta lavorava sodo. Riceveva frasi straripanti ingegno, arte ed amore; conosceva in anticipo saggi e partiture per pianoforte che avrebbero invaso librerie e teatri. Riusciva a sentire il profumo delle lettere degli innamorati.

Ma un giorno qualcosa cambiò. Righe poetiche e profumi cessarono, lasciando il posto a sofferenza e dolore per una guerra alle porte.

L’attesa nel vuoto delle sue pareti la spaventava.

Voleva scappare: “perché non mi hanno costruito le gambe?” Non riusciva ad incamerare tutto quel dolore.

Un giorno una busta con la scritta Vincent venne imbucata ed una sensazione di dolore la pervase. Poco bastò per capire che colui che meglio conosceva era morto

E lei pianse

SUDAMERICA

di Riccardo Carli Ballòla

— “L’attesa nel vuoto, poi un tonfo…”

Si sbrighi a leggere quella lettera capitano, l’aereo parte.

L’anonimo dalla strada l’ha vista gettare il sacco dal ponte e poco dopo udito un suono di pianoforte provenire da casa sua.

Mia moglie è morta tanti anni fa e quel tale non ero io; suono il pianoforte, con ciò? Chi l’ha scritta vuole incastrarmi.

Si trattava però di un corpo senza organi.

Vale a dire?

Imbalsamato…

Strabuzza gli occhi, sbuffa. — Occhèi, occhèi… non sopportavo l’idea di seppellirla e lasciarla marcire. Mi sono letto il necessario e ho fatto da me: svuotare delle interiora, essiccare, mummificare, intendo, per conservarne l’essenza.

Ho i brividi. — E pe-perché se n’è disfatto dopo tutti questi anni.

Perché non mia amava più.

E come può dirlo?

Non aveva più lo stesso sorriso.

Rido.

Né i baci erano più quelli di un tempo.

Ba-ba-baci? — faccio con ribrezzo. — Portalo via, — ordino al mio subalterno — in Sudamerica ci andrà un’altra volta… — Poi svengo.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Paolo Facco

Alla sera Carlo attende che qualcuno venga a prenderlo nella sua cella. Il tempo passa inesorabile, sembra quasi fargli dispetto rallentando ed inizia l’attesa nel vuoto più assoluto: nessun rumore, nessun accadimento, nessuna possibilità all’orizzonte di cambiare la propria situazione. Come negli anni passati. Subentra la noia, … logorante.

L’indomani, nell’angolo del grande salone, Carlo osserva la scritta sulla lavagna in una lingua diversa dalla sua: non capisce cosa significhi. Lui è straniero, rinchiuso in quell’ospedale psichiatrico. Rimane lì, a guardare la strada dalla finestra, e vede gente che cammina, auto che corrono, … uno strano mondo, … ma dove corrono tutti?

D’un tratto sente una musica, ne indaga la provenienza con lo sguardo e individua un artista di strada, un musicista che suona il pianoforte. La musica è allegra, calzante, frizzante; gli smuove la mente, la alleggerisce, la rende libera. Ora, stranamente, Carlo è più libero.

SCRIGNO

di Anna Chiara Primavera

Era come uno scrigno magico che regalava un sorriso se rivelava il contenuto.

La quotidianità era scoprire se al suo interno giaceva, oppure no, un manoscritto.

L’attesa nel vuoto trascorrere delle giornate, era ormai consuetudine; riempiva questo vuoto solo il rileggere lo stesso scritto aspettando il successivo.

Così comunicava mio padre da lontano e la strada che percorreva, lasciandoci, era costellata solo dalla speranza di leggere ciò che la parola scritta, la voce non riusciva o non poteva fare.

Come se le dita si posassero su tasti di un pianoforte, mia madre apriva la busta delicatamente e, come se stesse suonando, dispiegava un foglio, piegato con cura da chi poteva dirci, solo così, se tutto andava bene e quando avremmo potuto rivederci.

Trascorreva il tempo che ci separava e tutti i giorni, come un rito, la chiave entrava nella piccola toppa dello sportello della nostra cassetta delle lettere, con la speranza che lo scrigno ci regalasse un sorriso.

APPESA E INUTILE

di Marco Ischia

Sembra una bocca della verità, quella che quando c’infili la mano rischi che questa ti venga mangiata. Fin’ora non è mai successo, nella peggiore delle ipotesi ci trovi una bolletta da pagare, la maggior parte delle volte solo volantini delle pubblicità. Nonostante la scritta “no pubblicità”. Se ne sta lì appesa, fuori dalla porta, a guardare la strada, a guardare chi passa. In balia delle intemperie, delle stagioni, senza pause per le festività. Anzi è il momento in cui lavora di più, il momento in cui chi l’apre si ferma un attimo, come se l’attesa nel vuoto, possa non farla trovare vuota. Una missiva, una cartolina, un semplice foglio di carta ripiegato con impresse parole d’amore che suonano come la musica di un pianoforte che echeggia lontano. Un tempo ha raccolto speranze, oggi invece se ne sta lì, sempre più vuota, appesa e inutile, con sempre meno da fare. Ormai è solo una scatola di metallo con sopra dei nomi, che non la curano più, che non se ne curano più.

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

3 C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La cassetta della posta

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile (3)

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Tornano su CSide Writer gli Esercizi di Stile, e questa volta lo fanno in collaborazione con la rivista più prestigiosa del settore: Writers Magazine Italia. Grazie alla collaborazione di Vincenzo Vizzini, una selezione composta dai primi tre scritti pervenuti, e ritenuti più significativi, troveranno spazio sulle pagine del nr. 49 della rivista e saranno osannati dal lato C della scrittura.

Ma qual è il tema per questo esercizio di stile? E come funzionano? Togliamo qualsiasi trepida attesa e sveliamo subito che il tema sarà:

LA CASSETTA DELLA POSTA

Quella dove ogni giorno controlliamo se qualcuno ci scrive, quella vecchia e arrugginita, quella con lo sportellino d’ottone, quella dove quando piove entra sempre l’acqua, quella dove la pubblicità è sempre più delle lettere ricevute. Oggi sempre meno usata, rimane comunque un oggetto che fa parte della quotidianità. Quante emozioni ci ha portato, e quante ancora ce ne porterà, noi in questo esercizio abbiamo voluto abbinarla a parole che possono avere una certa attinenza, ma anche a una parola come “pianoforte” che sarà un piacevole stimolo inserire. Non vogliamo dare suggerimenti, anche perché il bello di questi esercizi è scoprire come gli stessi paletti producano storie a volte così diverse fra loro. Ricordo ancora una volta le regole per chi ancora non le conoscesse. Dovrete inserire tutti gli elementi indicati nella sezione “paletti” compresa la frase obbligatoria. Nessun altro vincolo se non il buon gusto e le 1.000 battute.

Le semplici regole per partecipare:

  1. Lunghezza massima spazi compresi di 1.000 (mille) battute

  2. Inviare il testo tramite mail all’indirizzo del blog csidewriter@gmail.com avente per oggetto “esercizi di stile nr. 3”, indicando chiaramente nel testo il vostro nome e cognome (o pseudonimo). Per contattarvi e segnalazioni sull’esercizio di stile al quale avete partecipato useremo la mail d’invio. (In alcun modo diventeremo depositari dei vostri dati né li utilizzeremo mai per alcuno scopo diverso dagli esercizi di stile)

  3. Paletti:

  • l’attesa nel vuoto (frase obbligatoria)

  • Scritta (parola obbligatoria)

  • Strada (parola obbligatoria)

  • Pianoforte (parola obbligatoria)

  1. Termine per l’invio 31 marzo 2017

  2. Pubblicazione di una selezione composta dai primi tre scritti ritenuti più significativi sulle pagine della rivista “Writers Magazine Italia”.

Vi aspettiamo numerosi augurando buone scritture a tutti.

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

2bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La spiaggia

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile… i risultati (2bis)

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La partecipazione a un “esercizio di stile” è una cosa interessante, le versioni pervenute si differenziano non solo per stile ma anche per trama, pur avendo a disposizione solo 1.000 battute e dei “paletti” a guidare la storia. Il soggetto principale di questo esercizio di stile è LA SPIAGGIA. Un luogo evocativo per definizione a partire dalla cosiddetta ultima spiaggia, oppure quella intesa in senso fisico come luogo di relax, oppure come un miraggio in mezzo al mare, come una distesa di sabbia scavata dalle onde e disegnata dal vento, come un’affollata domenica in riviera. Le emozioni risvegliate sono romantiche, nostalgiche, passionali. Chi l’ha detto che una spiaggia è solo una distesa di sabbia bagnata dal mare?

Per correttezza di comunicazione aggiorniamo tutti coloro che hanno visto nascere questo esercizio di stile, e ai quali avevamo annunciato che sarebbe uscito anche su Writers Magazine Italia, la prestigiosa rivista che parla di scrittura. A causa di alcune concatenazione editoriali, l’uscita non è stata possibile, ma fin d’ora confermiamo che grazie all’interessamento di Vincenzo Vizzini, il prossimo “Esercizio di Stile” potrà vantare questa preziosa collaborazione!

Paletti:

  • La spiaggia (intesa come soggetto principale)

  • “l’odore dolce” (frase obbligatoria)

  • Conchiglia

  • Filo

  • Muro

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D-day

di Marco Ischia

Quando il portellone si abbassa, la distesa di amici, compagni e fratelli è infinita. Stanno tutti uniti l’uno accanto all’altro, l’uno per l’altro a calpestare la sabbia di una patria che non è la loro. Li osservo mentre si lasciano alle spalle il fragore delle onde, eclissato dal boato degli spari, dalle urla di dolore. Anche l’odore del mare è coperto dal puzzo della polvere da sparo, da l’odore dolce del sangue. Il D-day, il giorno della salvezza, il giorno della capitolazione del nemico. Questo ci hanno raccontato, ma attorno a me vedo solo morte e amici, quelli a cui mi sono legato con il filo invisibile della vita. La mia meta è un muro di cemento con una feritoia, un muro di morte con una ferita che non si rimarginerà più. Se non fosse per una conchiglia che spunta dalla sabbia poteri essere in un inferno qualunque. Alla fine i campi di battaglia sono tutti uguali, dove si uccide per la vita, per gli ideali, e per un motivo che abbiamo dimenticato.

LA SPIAGGIA

di Luisa Lippi

La mattina era fredda e luminosa. Le onde si rincorrevano gagliarde. I loro spruzzi bianchi si libravano alti nel cielo. Un’onda dopo l’altra all’infinito. Il pontile faceva muro contro gli urti fragorosi dei cavalloni.

Pochi pescatori coraggiosi ed incuranti del gelo gettavano le bilance in acqua recuperando via via il filo solo per vedere che nella rete non era rimasto nulla. Ripetevano il gesto fiduciosi nella prossima raccolta. L’odore dolce delle loro pipe si spandeva velocemente nell’aria raggiungendo le narici dei rari curiosi che si fermavano per assistere alla pesca.

La bambina, per mano alla mamma, aveva freddo ma era affascinata dalla scena. I gabbiani stridevano facendo lunghi voli nel cielo stagliandosi contro le nuvole bianche. Sullo sfondo le Apuane bianche di neve brillavano nel sole.

La bambina, lasciata la mamma, cominciò a correre sulla sabbia dura e umida. Si fermò solo di fronte ad una conchiglia dai riflessi madreperlacei, deliziata la ripose in tasca.

LA SPIAGGIA

di Sonia Barsanti

Mi trovo sulla spiaggia dell’infanzia.

I piedi scalzi sprofondano tra i granelli compatti, tiepidi, screziati della luce arancione del tramonto.

La brezza accarezza i capelli. Li smuove proprio come faceva la mano grande di papà.

Nelle narici e sulla pelle l’odore dolce degli ultimi giorni d’estate ricoperti di salsedine e nostalgia.

Il movimento delle onde a riva, lento ma costante, accarezza i miei sensi.

Passeggio in questa pace, contemplando l’acqua schiumosa quando, all’improvviso, appare davanti a me un muro incrostato di alghe e di resti di conchiglia.

Anche il suono del mare si fa più confuso, distante.

Ne resto turbato. Torno indietro.

A questo punto, nel mio sogno appare lei.

Ha la grazia e la bellezza di una perla intatta, negli occhi le sfumature degli abissi e tra i capelli sciolti, tutti i tesori delle maree. Il suo abito turchese emana bagliori sottili.

Mi sorride, poi guarda il cielo.

Tra le sue mani un filo: è il mio vecchio aquilone.

LA SPIAGGIA

di Serena Barsottelli

Granelli dal colore caldo e dalla consistenza fredda, intrappolati in un telo, bagnato, sulla riva del mare.

L’odore dolce della tua pelle, il tuo sorriso, i tuoi occhi scuri come il cielo di stanotte.

Accompagno al tuo orecchio una conchiglia: il suono delle onde ti trasporta verso nuovi mondi, oltre il filo dell’orizzonte in questo notturno estivo, dove il mare nero cinge il cupo firmamento.

Il tuo corpo è troppo lontano dal mio: questo muro di pelle ci carezza e ci separa, mentre la spiaggia si apre alla tempesta in uno spettacolo di saette in lontananza.

Un boato ci spaventa e ci spinge ad avvicinarci.

Dovremmo proprio alzarci e scappare, al riparo dalla pioggia in arrivo e dall’amore che si schiude.

Ti avvicini: un brivido percorre la mia schiena. Giurerei che non sia dovuto al freddo.

Potremmo restare abbracciati, nella notte di guizzi di tempesta e di fuochi del destino, sorpresi dalla pioggia e nudi di passione.

Granelli di sabbia e unghie graffiano l’anima: ritrovare un sorriso.

DOLCE IBIS

di Claudia Tinelli

Era a casa e per saperlo, prima di guardare fuori, le era bastato abbassare il finestrino dell’auto per annusare l’odore dolce delle piante di pitosforo in piena fioritura. Ogni volta che tornava quel profumo dal naso le arrivava al cuore.

Prese la borsa da mare e via in spiaggia. Andò alle cabine e velocemente, per non perdere il tramonto, si sistemò.

Quando uscì però venne colpita dai singhiozzi disperati di un bimbo seduto lungo il muro. Provò ad interrogarlo per capire la ragione di simile sconforto: alcuni ragazzi avevano rubato le sue conchiglie. Per consolarlo le venne un’idea: dovevano andare sulla battigia e avere solo fortuna. Finalmente le sembrò di vedere quello che cercava: una bella conchiglia con un buco. Come sperava era la prima volta che il bambino ne trovava una simile. “Bene gli disse ora prendiamo un filo nella borsa così facciamo un ciondolo portafortuna che potrai portare al tuo collo tutte le volte che vorrai”.

La felicità si dipinse all’istante sul giovane volto.

L’ULTIMA SPIAGGIA

di Germana Meli, gemadame

Corro, oscillando sull’oro morbido della spiaggia deserta. Il petto rimbalza, scosso da singhiozzi.

Lacrime amare slittano sul viso, cercando le labbra per farsi assaporare, ma il caldo, o il vento, le trasforma in bianchi cristalli che inaridiscono sulla pelle.

Il congiungersi del mare con il cielo, in un connubio di azzurri, è come il filo di una lampadina.

Prima incandescente, subito dopo spento… come l’anima che, infiammata dall’intensità dei ricordi, cessa di ardere quando sbatte contro al dolore che provocano, contro il muro del rimorso e del rimpianto.

Inciampo. Emerge una conchiglia tra le dita; la raccolgo e, accostandola all’orecchio, l’ascolto.

Il liquido rosso, che fluisce nella mente, amplifica nell’incavo prezioso, donando una sorta di oblio.

Cado, in totale abbandono. Gli abiti si bagnano.

Per un istante, percepisco l’odore dolce del profumo alla vaniglia intriso in essi. Estasi.

Vorrei tornare sui miei passi, ma il vento amaro dei ricordi li ha confusi, sull’ultima spiaggia.

INCANTESIMO

di Gioia Monte

L’odore dolce dei bianchi e delicati gigli di mare che delimitano una spiaggia, piccola e accogliente, è talmente intenso e persistente da inebriarmi, a tal punto da costringermi a sedere sulla sabbia, stordita.

La linea dell’orizzonte è un filo sottile dove, tra poco, si nasconderà il sole.

Ammiro l’azzurro cristallino del mare divenire un tutt’uno con la sabbia che, nivea e raffinata, mi avvolge con il suo calore.

L’incantesimo di questo luogo paradisiaco mi rapisce, come una perla trattenuta nella conchiglia, offuscando i contorni, il cielo, il mare.

A un tratto, mi pare di percepire sulle spalle un massaggio lieve di mani, poi un corpo adagiato sul mio.

La pelle che si fonde, nel caldo morbido dei granelli, tra il soave oblio di respiri e carezze.

La spiaggia svanisce, lasciando vivido allo sguardo solo il tuo volto.

Sorridi, gioisci con gli occhi.

Ti cerco coi baci, in un abbraccio effimero.

L’eccitazione raggiunge l’apice quando appari, dal muro di dune.

Ti vedo. Realtà o sogno?

Desiderio…

LA SPIAGGIA

di Marco Faré

La spiaggia, vista dal mare, è una linea bianca. Nel buio, appena oltre, distingui il muro costruito per impedirti di arrivare nell’entroterra. Dal gommone vedi la strada che porta alle città e alle campagne. È la tua unica speranza.

Tre imbarcazioni hanno già toccato terra. Gli occupanti della prima sono scesi sulla sabbia e una raffica di mitra li ha abbattuti. Come te, erano in viaggio da mesi.
La seconda è esplosa prima di avvicinarsi alla spiaggia. Hai visto il lampo del lanciagranate in lontananza. L’odore dolce del sangue e della carne carbonizzata ti ha ricordato una grigliata.

Quelli del terzo gommone scivolano nell’acqua gelida prima di toccare terra. Nuotano con la testa bassa, poi li immagini strisciare nella sabbia, ma i cecchini sono pronti e nessuno arriva alla strada.

Sei sull’ultimo gommone rimasto. Con un filo di voce, tua figlia dice “Torniamo a casa”. Le metti in mano la conchiglia che hai raccolto di nascosto prima di salpare. “Questa ti proteggerà”.

NELLA TANA

di Riccardo Carli Ballola

Il mostro mi adocchiò nella pineta antistante la spiaggia. — Bella bambina, ti sei persa? — sussurrò con voce falsa. — Vieni, ti porto dalla mamma.

Invece mi portò davanti a un sozzo materasso nascosto nel folto del bosco e mi abbassò il costumino. Quando mi riebbi, lo spinsi via e corsi trafelata verso la spiaggia urlando: — Mamma! Mamma!

Ma dove ti eri cacciata? — disse lei accogliendomi nell’odore dolce della sua pelle. — Tutto a posto?

Annuii a occhi bassi.

Quello è il “fauno” — asserì un ragazzo con una conchiglia in mano, indicando fuori dalla radura un barbuto che sfoggiava il sesso e latrava qualcosa.

Chiusi occhi e orecchie, tremante. Divenni muro. — Andiamo a casa — dissi con un filo di voce.

Sì, piccolina — fece mamma ignara baciandomi sulla fronte. — È tardi.

Sconvolta stringevo forte nella mano il sasso insanguinato con cui più volte avevo colpito quel bastardo perché non mi facesse così male. Di notte ancora urlo al cielo la mia rabbia, l’impotenza e il mio dolore.

UN FILO DI SALVEZZA

di Enrico Lagaritti

Non riusciva proprio ad aprirla. Erano tre giorni che ci provava, ma quella conchiglia non ne voleva sapere di cedere. Continuava a dimenarla per aria a destra e a sinistra, a destra e… tong! Un muro?! Cosa ci faceva un muro su un isolotto come quello? Una cosa è certa: era un muro vero perché ci aveva battuto la testa, e la conchiglia era ancora là intatta a guardarlo. Questo era davvero troppo: un granchio come lui beffato da una conchiglia e da un muro! Scatta a tutta velocità verso la conchiglia quando all’improvviso si ritrova sprofondato nell’odore dolce della sabbia. Prova a muoversi, ma le zampette sono imprigionate da un filo di nylon. Nel divincolarsi scopre che anche la conchiglia è caduta nella matassa che lo tiene legato. Esce dalla sabbia grazie alle chele ancora libere, tira il filo che si stringe come una morsa attorno alla conchiglia fino a… tong! Di nuovo il muro! Quell’isola lo voleva morto, ma non oggi perché finalmente si era guadagnato il pranzo… di tre giorni fa.

IL FURTO

di M.R. Del Ciello

Dove stiamo andando? – chiede lui.

Ti porto in spiaggia.

Non sapevo ci fosse il mare, qui.

Invece c’è.

Io non vedo niente. Quanto dobbiamo camminare ancora?

Siamo quasi arrivati. La spiaggia è lì, oltre le siepi di mirto. Lo senti l’odore dolce e salmastro?

La donna accelera il passo, trascina l’uomo per mano sul sentiero brullo e polveroso, costeggiato da un muro di pietra dove sfrecciano le lucertole.

A un tratto si ferma, punta le mani sui fianchi e volge lo sguardo a destra, poi a sinistra.

Se la stanno portando via – dice con un filo di voce.

Cosa? – chiede lui.

Il rumore di una scavatrice li interrompe. Alza e abbassa la benna come un elefante con la proboscide in segno di sfida. E la spiaggia, pezzo dopo pezzo, viene caricata su un camion.

Stanno portando via la mia spiaggia – la donna raccoglie una conchiglia, la porta all’orecchio e comincia a piangere.

Non fare così – l’uomo la prende per mano.

Tu non capisci, – replica lei – questa era la mia ultima spiaggia.

OLTRE IL MURO

di Emilia Cinzia Perri

– Si sente il rumore del mare – dice Aisha premendosi sull’orecchio la conchiglia trovata sulla spiaggia di Latakia: il suo unico giocattolo, che tratta come un tesoro insostituibile.

Ha i capelli spettinati, il viso bruciato dal sole.

– Quando torniamo a casa, mamma?

– Non possiamo, te l’ho spiegato.

– Per quanto tempo dobbiamo stare qui?

– Ancora un poco, tesoro mio. Ancora un poco.

– Posso andare a giocare sulla sabbia?

– Certo, quando troveremo una nuova casa, giocheremo di nuovo sulla sabbia. Ti insegnerò a nuotare, diventerai bravissima. Abbi pazienza!

Aisha fa un visetto imbronciato… me la stringo al petto e i suoi capelli mi solleticano il mento. Hanno un odore dolce.

Alzo il viso, per guardare il filo spinato che ci separa dal nostro futuro. So che esiste e mi pare quasi di vederla, oltre il muro che ci separa dai nostri sogni e che appare invalicabile, quella grande spiaggia bianca, riscaldata da un sole che non brucia e baciata da un vento gentile.

IMPRONTE

di Emma Cannavale

Il tramonto allunga le ombre sulla spiaggia, disegnando dita scure che lambiscono l’acqua. L’aria si sta raffreddando e diventa pulviscolo di sale. Si siede sulla sabbia e scavando con una mano svogliata trova una conchiglia, un ricordo di burrasca e un dono di mareggiata. Ci soffia su e nella nuvola di granelli finissimi scopre una fila di orme che attraversa il bagnasciuga. Calchi solcati da qualcuno ormai lontano, segni di un corpo che camminando ha lasciato sulla riva il peso di un uomo. Hanno l’odore dolce delle alghe, il colore di ricordi bagnati e nel seguirle con lo sguardo solleva il viso verso la casa azzurra di mattoni. Un filo teso sul muro e camicie bianche stese che si stagliano come gabbiani sulla parete color del mare. E sull’intonaco che comincia a scrostarsi danzano risate e abbracci e piedi nudi. La brezza ne asciuga i ricordi agitandole piano e un’onda lenta di risacca sale verso di lui a rapire le tracce, portandole via, verso il fondo di un’anima liquida.

IL RESPIRO DEL MARE

di Angela Catalini

Tutto era già stato fatto.

I medici con i loro camici bianchi se n’erano andati, e con loro i drenaggi, i tubi e gli aghi.

Lavinia giaceva sul letto sfinita, i lunghi mesi di malattia le avevano scavato il volto e rubato i colori. Le dita scarne stringevano il lenzuolo e gli occhi scuri come la notte che stava arrivando cercavano risposte, scrutando il cielo oltre le imposte socchiuse.

Un alito di vento le portò l’odore dolce dei fiori di tiglio e fece fremere lo scacciaspiriti sopra alla porta. Erano le conchiglie legate ai fili a provocare quel suono.

Le aveva raccolte sulla spiaggia l’estate precedente, quando ancora la malattia non si era manifestata e la vita era una scoperta continua e lei si sentiva come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Le sarebbe piaciuto tornare su quella spiaggia, sedersi in mezzo alle barche capovolte e ascoltare il rumore infinito del mare.

Arrivò la notte e le ombre si allungarono sul muro. Sembravano le onde del mare che vanno a morire sulla battigia.

LA C-ANALISI in 1.000 battute

Poetici, evocativi, diretti, aleatori. Questi racconti si differenziano fra loro per tutte queste cose. Perché sono poesia, narrazione e tenebra racchiuse in mille battute. Un limite imposto, un tema proposto e delle parole date. La spiaggia, l’odore dolce, il muro, il filo, la conchiglia, di volta in volta assumono un significato mutevole a volte concreto a volte aleatorio. Rimango meravigliato da quante storie diverse possono essere racchiuse in parole uguali. Alcuni brani sembrano quasi poesie, altri invece racchiudono dei racconti intimi, delle emozioni che pochi granelli di sabbia sanno sempre far riaffiorare come se una protesa bassa marea li facesse ciclicamente tornare a respirare quell’aria di cui le emozioni sembrano essere fatte. L’unico catalizzatore è la spiaggia quella che per molti non è stata l’ultima, ma l’unica da ricordare… per un motivo o per l’altro.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

2 C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La spiaggia – Redate

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile (2)

Si dice nessuna nuova buona nuova, ma il Lato C è qui per smentire anche i proverbi. Ricordate gli esercizi di stile? Quelle micro storie in mille battute con tema assegnato e vincoli da seguire? Grazie alla cortese disponibilità e alla professionalità di Vincenzo Vizzini, una selezione uscirà sulle pagine nientepopodimenoché Writers Magazine Italia!

Abbiamo quindi ampliato i termini per la presentazione spostandoli al 30 aprile 2016 e per non ripeterci inutilmente vi alleghiamo pari pari l’articolo già uscito con le spiegazioni per partecipare.

Vi aspettiamo numerosi!

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Eccoci dopo lunghe attese con un nuovo esercizio di scrittura. Dopo il successo ottenuto con i racconti dell’Esercizio di sitle nr. 1, ispirati alla Sedia, i quali hanno superato le aspettative ispiratorie, non è stato facile scegliere un tema che fornisse stimoli creativi in maniera altrettanto efficace. Abbiamo quindi tirato a sorte ed è uscita LA SPIAGGIA. Intesa in senso figurato come l’ultima spiaggia, oppure intesa in senso fisico come un luogo di relax, come un miraggio in mezzo al mare, come una distesa di sabbia scavata dalle onde e disegnata dal vento, come un’affollata domenica in riviera, o come la vorrete raccontare nella vostra storia. Vista dal mare come un pesce, vista dal cielo come un gabbiano, o vista da terra, le regole sono sempre le stesse: dovrete inserire tutti gli elementi indicati nella sezione “paletti” compresa la frase obbligatoria. Nessun altro vincolo se non il buon gusto e le 1.000 battute.

Le semplici regole per partecipare:

  1. Lunghezza massima spazi compresi di 1.000 (mille) battute

  2. Inviare il testo tramite mail all’indirizzo del blog csidewriter@gmail.com avente per oggetto “esercizi di stile nr. 2”, oppure come messaggio sulla pagina faceboook del blog, indicando chiaramente nel testo il vostro nome e cognome (o pseudonimo). Per contattarvi e segnalazioni sull’esercizio di stile al quale avete partecipato useremo la mail d’invio oppure il profilo fb da cui avete inviato il testo. (In alcun modo diventeremo depositari dei vostri dati né li utilizzeremo mai per alcuno scopo diverso dal presente esercizio di stile)

  3. Paletti:

  • La spiaggia (intesa come soggetto principale)

  • “l’odore dolce” (frase obbligatoria)

  • Conchiglia

  • Filo

  • Muro

  1. Termine per l’invio 30 aprile 2016

  2. Pubblicazione di una selezione di testi sulle pagine del nr. 46 della rivista “Writers Magazine Italia”.

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cc CSide Writer – Marco Ischia

2 C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La spiaggia

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile (2)

scuola di scrittura immagine1

Eccoci dopo lunghe attese con un nuovo esercizio di scrittura. Dopo il successo ottenuto con i racconti dell’Esercizio di sitle nr. 1, ispirati alla Sedia, i quali hanno superato le aspettattive ispiratorie, non è stato facile scegliere un tema che fornisse stimoli creativi in maniera altrettanto efficace. Abbiamo quindi tirato a sorte ed è uscita LA SPIAGGIA. Intesa in senso figurato come l’ultima spiaggia, oppure intesa in senso fisico come un luogo di relax, come un miraggio in mezzo al mare, come una distesa di sabbia scavata dalle onde e disegnata dal vento, come un’affollata domenica in riviera, o come la vorrete raccontare nella vostra storia. Vista dal mare come un pesce, vista dal cielo come un gabbiano, o vista da terra, le regole sono sempre le stesse: dovrete inserire tutti gli elementi indicati nella sezione “paletti” compresa la frase obbligatoria. Nessun altro vincolo se non il buon gusto e le 1.000 battute.

spiaggia2   spiaggia1

Le semplici regole per partecipare:

  1. Lunghezza massima spazi compresi di 1.000 (mille) battute

  2. Inviare il testo tramite mail all’indirizzo del blog csidewriter@gmail.com avente per oggetto “esercizi di stile nr. 2”, oppure come messaggio sulla pagina faceboook del blog, indicando chiaramente nel testo il vostro nome e cognome (o pseudonimo). Per contattarvi e segnalazioni sull’esercizio di stile al quale avete partecipato useremo la mail d’invio oppure il profilo fb da cui avete inviato il testo. (In alcun modo diventeremo depositari dei vostri dati né li utilizzeremo mai per alcuno scopo diverso dal presente esercizio di stile)

  3. Paletti:

  • La spiaggia (intesa come soggetto principale)

  • “l’odore dolce” (frase obbligatoria)

  • Conchiglia

  • Filo

  • Muro

  1. Termine per l’invio 15 aprile 2016

  2. Pubblicazione dei testi sulle pagine del blog entro fine aprile 2016

Vi aspettiamo numerosi augurando buone scritture a tutti.

 

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

1 bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Scuola di scrittura

Esercizi di stile… I risultati (1)

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Eccoci dunque con le versioni degli esercizi di stile pervenuti aventi per soggetto principale LA SEDIA. Un oggetto dall’apparenza comune, ma che ci lega inevitabilmente a delle sensazioni. La sedia dove a scuola trovavi appiccicata una gomma da masticare, la sedia delle sale d’attesa, la sedia dell’ufficio, la sedia al ristorante che traballa, la sedia comoda, la sedia scomoda, e se vogliamo c’è pure la sedia elettrica.

Per vedere quindi quanto può cambiare una storia partendo dagli stessi elementi abbiamo proposto di raccontare una storia in 1.000 battute inserendo dei “paletti” fra cui una frase obbligatoria. Senza vincoli di genere lettario le storie hanno assunto delle differenze importanti, nonostante si parlasse sempre di una sedia.

Paletti:

  • Sedia

  • Luogo a scelta (interno o esterno)

  • “la gamba sinistra” (frase obbligatoria)

  • Libro

  • Una donna

  • Fiore

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FOLLE AMORE

di M.R. Del Ciello

Sono qui, seduto sulla mia sedia, quella che balla e che nessuno vuole.

Io, invece, mi ci dondolo e questo mi rilassa.

Chiudo il libro e lo poso sul comodino, accanto a un fiore secco.

Mi alzo dalla sedia e cammino un po’, la gamba sinistra duole soprattutto quando cambia il tempo. Oltre i vetri della finestra vedo una nebbia piovigginosa adagiarsi sulle colline.

Mi risiedo e, la testa reclinata sul collo, prendo sonno.

Sogno una sedia, la mia. La sento muoversi sotto di me, lo schienale avvolgermi, quasi a stritolarmi il busto, mentre le quattro gambe iniziano a ballettare sul pavimento.

Mi sveglio di colpo, le immagini del sogno ancora vivide.

Ho un moto di angoscia.

Poi ripenso all’appuntamento, quello con la mia donna e sorrido.

I passi echeggiano nel corridoio. All’inizio flebili, poi più vicini.

La donna bussa alla porta ed entra.

– Va meglio, caro?

– Sì, dottoressa. – mi dondolo, le braccia incrociate sul davanti e chiuse in una strana camicia. – Quando mi slegate da questa sedia?

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LA PRESENTAZIONE

di Marco Ischia

Eccomi qui, seduto in quarta fila su questa scomoda sedia.

La gamba sinistra rigida nel vano tentativo di fermare il traballare di un’altra gamba, quella della sedia.

Sono solo pochi millimetri, ma non c’è dubbio: sono zoppo, com’è zoppa questa sedia, com’è zoppa la presentazione di questo libro.

L’assessore alla cultura è una presenza inutile, parla con il suo fiore all’occhiello riuscendo pure a storpiare il nome dello scrittore, seduto a testa china. Sono convinto che vorrebbe fuggire altrove. Anche la donna sulla copertina sembra voler fuggire. Scapperei con loro se non fosse che trattengo il fiato per non dondolare.

La noia s’impossessa della mia mente, non ascolto più, osservo la bambina due file avanti. Volteggia sui piedi della sua sedia, aggianciata con le mani allo schienale davanti, come una piccola acrobata del circo.

Lo schianto è improvviso, il mormorio è velato da sorrisi.

L’assessore ha smesso di parlare. Se ne sta lì disteso sul pavimento.

Qualcuno gli ha spostato la sedia.

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INTERPRETAZIONE IN BILICO

di Enrico Lagaritti

Fece un respiro profondo, prese fiato e chiuse la porta. Cuffie, microfono, e l’unica ancora di salvezza: la sedia. Si sedette. Ogni cosa doveva essere al suo posto prima di poter iniziare. Il tallone destro appoggiato alla gamba della sedia, il piede sinistro piantato per terra come per mantenere l’equilibrio, la penna stretta fra le dita e quell’attimo così infinito che ti si annebbia il cervello e così breve che non riesci nemmeno a deglutire: il relatore ha iniziato a parlare. Ora tocca a lei, alla donna dietro il vetro in fondo alla sala. Ma qualcosa non andava, la sedia dondolava e l’equilibrio precario destabilizzava anche i pensieri. Solo allora l’interprete si accorse che la sedia era rotta, aveva la gamba sinistra tranciata ed era stata appoggiata su un libro per rimediare la rottura. Un uditore poco distante portò la sua sedia nella cabina in soccorso all’interprete. Lei ricorda un solo particolare: il fiore che aveva appuntato alla giacca. Riuscirà mai a rincontrarlo?

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VIA D’USCITA

di Gioia Monte

La donna indossava una tunica grigia. I lunghi capelli corvini erano avvolti in una treccia legata alla nuca con un fiore scarlatto. Le labbra, dischiuse in preghiera, tremavano senza emettere suono; tra le mani stringeva il suo Libro Sacro: la Bibbia. In quella stanza, illuminata da una feritoia, doveva passare l’ultima notte prima dell’esecuzione. Non c’erano giacigli, solo una sedia, una vecchia sedia intarsiata finemente, dal sedile imbottito e ricoperto di velluto. La osservò, al chiarore della luna. Provò a tastarne il cuscino con la mano, con una lieve pressione. Subito il tessuto si ruppe e una molla scattò, colpendo il rosario che teneva stretto tra le dita, ferendola. Quella sedia sgangherata era inutilizzabile, pensò alterata. Infilò il piede sotto la gamba sinistra e la fece rovesciare. Ma la sedia, cadendo, aveva aperto una botola nel pavimento. Anche se stupita, non esitò. S’infilò nel cunicolo, trascinando la gamba della sedia per richiuderlo, avviandosi verso la libertà.

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LA SEDIA

di Salvatore Stefanelli

Immobile, seduta in terra, la donna osservava la sedia di fronte a lei. Su quella sedia c’era un vaso, piccolo, in cui aveva messo un fiore dal lungo gambo. Davanti al vaso aveva posto un libro, di quelli grandi e pesanti, di un autore, Tolstoj, che non ricordava bene chi fosse. “Guerra e pace”, un libro che non avrebbe mai letto, ora che tutt’intorno era una distesa di macerie. Guardò il suo giardino, anch’esso era distrutto, non restava che quell’ultimo, bellissimo, fiore. Sulla sedia, accanto al vaso, aveva sistemato i ricordi più cari: una foto di un uomo, ingiallita e bruciacchiata, un anello che qualcuno le aveva regalato un giorno e un ciucciotto di un bambino di cui non ricordava più la faccia. Accarezzandosi i capelli sfatti, sorrise e si chiese: — Reggerà? — Sembrava che il vaso dovesse cadere da un momento all’altro. — Questa sedia ha la gamba sinistra più corta, abbisogna che la sostenga. — E, così dicendo, l’afferrò. Chinò il capo sulla sedia e si addormentò felice.

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LA C-ANALISI in 1.000 battute

E infine l’analisi di questi brevi racconti (ma forse dovrei chiamarli micro short stories) con protagonista la sedia. Un oggetto comune, talmente presente nel nostro quotidiano da dimentricarsi quasi della sua presenza. Noi l’abbiamo fatta diventare la protagonista o l’oggetto attorno al quale ruotano le emozioni dei protagonisti, e ligi al limite per le storie abbiamo deciso di aggiungere questo commento rispettando le 1.000 battute.

Per quanto riguarda i “paletti” (fiore, donna, libro) la donna è a volte soggetto principale, cioè inteso come colei che compie l’azione, altre come soggetto passivo presente nella narrazione. Il fiore e il libro invece sono sempre oggetti passivi, presenti, ma non determinanti, anche se contribuiscono, e a volte accentuano, lo svilupparsi delle emozioni. Il libro viene letto o no, il fiore ha un profumo o no.

La frase obbligatoria (la gamba sinistra), è stata utilizzata per indicare sia la gamba della sedia, sia quella del soggetto, inteso come la persona che la utilizza.

Ma veniamo alla protagionista, a colei che ha ispirato queste storie: LA SEDIA.

E’ interessante notare come per tutti gli autori, la sedia, sia traballante, instabile o sgangherata. Nessuno ha descritto una sedia solida e stabile. Ma nonostante questa instabilità fisica, questa precarietà, nella maggior parte dei casi diventa l’approdo sicuro, l’ancora di salvezza, cloei che fa scaturire emozioni.

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Ci vediamo, anzi ci leggiamo al prossimo esercizio di stile.

Buone scritture a tutti.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

1 C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile (1)

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Eccoci con un nuovo esercizio di scrittura, questa volta abbiamo deciso di concedervi un po’ più di spazio (non troppo per la verità), per vedere quanto può cambiare una storia partendo dagli stessi elementi. Dovrete inserire tutti gli elementi indicati nella sezione “paletti” compresa la frase obbligatoria. Il soggetto principale sarà un oggetto in questo caso “la sedia”. Non ci sono vincoli per il genere letterario, so già che non sarete offensivi verso nessuno, quindi liberate la fantasia.

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Le regole per partecipare:

  1. Lunghezza massima spazi compresi di 1000 (mille) battute

  2. Inviare il testo tramite mail all’indirizzo del blog csidewriter@gmail.com avente per oggetto “esercizi di stile nr. 1”, oppure come messaggio sulla pagina faceboook del blog, indicando chiaramente nel testo il vostro nome e cognome (o pseudonimo). Per contattarvi e segnalazioni sull’esercizio di stile al quale avete partecipato useremo la mail d’invio oppure il profilo fb da cui avete inviato il testo. (In alcun modo diventeremo depositari dei vostri dati né li utilizzeremo mai per alcuno scopo diverso dal presente esercizio di stile)

  3. Paletti:

  • Sedia (soggetto principale)

  • Luogo a scelta (interno o esterno)

  • “la gamba sinistra” (frase obbligatoria)

  • Libro

  • Una donna

  • Fiore

  1. Termine per l’invio 31 ottobre 2015

  2. Pubblicazione dei testi sulle pagine del blog entro fine novembre 2015

Buone scritture a tutti.

 

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia