2bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La spiaggia

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile… i risultati (2bis)

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La partecipazione a un “esercizio di stile” è una cosa interessante, le versioni pervenute si differenziano non solo per stile ma anche per trama, pur avendo a disposizione solo 1.000 battute e dei “paletti” a guidare la storia. Il soggetto principale di questo esercizio di stile è LA SPIAGGIA. Un luogo evocativo per definizione a partire dalla cosiddetta ultima spiaggia, oppure quella intesa in senso fisico come luogo di relax, oppure come un miraggio in mezzo al mare, come una distesa di sabbia scavata dalle onde e disegnata dal vento, come un’affollata domenica in riviera. Le emozioni risvegliate sono romantiche, nostalgiche, passionali. Chi l’ha detto che una spiaggia è solo una distesa di sabbia bagnata dal mare?

Per correttezza di comunicazione aggiorniamo tutti coloro che hanno visto nascere questo esercizio di stile, e ai quali avevamo annunciato che sarebbe uscito anche su Writers Magazine Italia, la prestigiosa rivista che parla di scrittura. A causa di alcune concatenazione editoriali, l’uscita non è stata possibile, ma fin d’ora confermiamo che grazie all’interessamento di Vincenzo Vizzini, il prossimo “Esercizio di Stile” potrà vantare questa preziosa collaborazione!

Paletti:

  • La spiaggia (intesa come soggetto principale)

  • “l’odore dolce” (frase obbligatoria)

  • Conchiglia

  • Filo

  • Muro

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D-day

di Marco Ischia

Quando il portellone si abbassa, la distesa di amici, compagni e fratelli è infinita. Stanno tutti uniti l’uno accanto all’altro, l’uno per l’altro a calpestare la sabbia di una patria che non è la loro. Li osservo mentre si lasciano alle spalle il fragore delle onde, eclissato dal boato degli spari, dalle urla di dolore. Anche l’odore del mare è coperto dal puzzo della polvere da sparo, da l’odore dolce del sangue. Il D-day, il giorno della salvezza, il giorno della capitolazione del nemico. Questo ci hanno raccontato, ma attorno a me vedo solo morte e amici, quelli a cui mi sono legato con il filo invisibile della vita. La mia meta è un muro di cemento con una feritoia, un muro di morte con una ferita che non si rimarginerà più. Se non fosse per una conchiglia che spunta dalla sabbia poteri essere in un inferno qualunque. Alla fine i campi di battaglia sono tutti uguali, dove si uccide per la vita, per gli ideali, e per un motivo che abbiamo dimenticato.

LA SPIAGGIA

di Luisa Lippi

La mattina era fredda e luminosa. Le onde si rincorrevano gagliarde. I loro spruzzi bianchi si libravano alti nel cielo. Un’onda dopo l’altra all’infinito. Il pontile faceva muro contro gli urti fragorosi dei cavalloni.

Pochi pescatori coraggiosi ed incuranti del gelo gettavano le bilance in acqua recuperando via via il filo solo per vedere che nella rete non era rimasto nulla. Ripetevano il gesto fiduciosi nella prossima raccolta. L’odore dolce delle loro pipe si spandeva velocemente nell’aria raggiungendo le narici dei rari curiosi che si fermavano per assistere alla pesca.

La bambina, per mano alla mamma, aveva freddo ma era affascinata dalla scena. I gabbiani stridevano facendo lunghi voli nel cielo stagliandosi contro le nuvole bianche. Sullo sfondo le Apuane bianche di neve brillavano nel sole.

La bambina, lasciata la mamma, cominciò a correre sulla sabbia dura e umida. Si fermò solo di fronte ad una conchiglia dai riflessi madreperlacei, deliziata la ripose in tasca.

LA SPIAGGIA

di Sonia Barsanti

Mi trovo sulla spiaggia dell’infanzia.

I piedi scalzi sprofondano tra i granelli compatti, tiepidi, screziati della luce arancione del tramonto.

La brezza accarezza i capelli. Li smuove proprio come faceva la mano grande di papà.

Nelle narici e sulla pelle l’odore dolce degli ultimi giorni d’estate ricoperti di salsedine e nostalgia.

Il movimento delle onde a riva, lento ma costante, accarezza i miei sensi.

Passeggio in questa pace, contemplando l’acqua schiumosa quando, all’improvviso, appare davanti a me un muro incrostato di alghe e di resti di conchiglia.

Anche il suono del mare si fa più confuso, distante.

Ne resto turbato. Torno indietro.

A questo punto, nel mio sogno appare lei.

Ha la grazia e la bellezza di una perla intatta, negli occhi le sfumature degli abissi e tra i capelli sciolti, tutti i tesori delle maree. Il suo abito turchese emana bagliori sottili.

Mi sorride, poi guarda il cielo.

Tra le sue mani un filo: è il mio vecchio aquilone.

LA SPIAGGIA

di Serena Barsottelli

Granelli dal colore caldo e dalla consistenza fredda, intrappolati in un telo, bagnato, sulla riva del mare.

L’odore dolce della tua pelle, il tuo sorriso, i tuoi occhi scuri come il cielo di stanotte.

Accompagno al tuo orecchio una conchiglia: il suono delle onde ti trasporta verso nuovi mondi, oltre il filo dell’orizzonte in questo notturno estivo, dove il mare nero cinge il cupo firmamento.

Il tuo corpo è troppo lontano dal mio: questo muro di pelle ci carezza e ci separa, mentre la spiaggia si apre alla tempesta in uno spettacolo di saette in lontananza.

Un boato ci spaventa e ci spinge ad avvicinarci.

Dovremmo proprio alzarci e scappare, al riparo dalla pioggia in arrivo e dall’amore che si schiude.

Ti avvicini: un brivido percorre la mia schiena. Giurerei che non sia dovuto al freddo.

Potremmo restare abbracciati, nella notte di guizzi di tempesta e di fuochi del destino, sorpresi dalla pioggia e nudi di passione.

Granelli di sabbia e unghie graffiano l’anima: ritrovare un sorriso.

DOLCE IBIS

di Claudia Tinelli

Era a casa e per saperlo, prima di guardare fuori, le era bastato abbassare il finestrino dell’auto per annusare l’odore dolce delle piante di pitosforo in piena fioritura. Ogni volta che tornava quel profumo dal naso le arrivava al cuore.

Prese la borsa da mare e via in spiaggia. Andò alle cabine e velocemente, per non perdere il tramonto, si sistemò.

Quando uscì però venne colpita dai singhiozzi disperati di un bimbo seduto lungo il muro. Provò ad interrogarlo per capire la ragione di simile sconforto: alcuni ragazzi avevano rubato le sue conchiglie. Per consolarlo le venne un’idea: dovevano andare sulla battigia e avere solo fortuna. Finalmente le sembrò di vedere quello che cercava: una bella conchiglia con un buco. Come sperava era la prima volta che il bambino ne trovava una simile. “Bene gli disse ora prendiamo un filo nella borsa così facciamo un ciondolo portafortuna che potrai portare al tuo collo tutte le volte che vorrai”.

La felicità si dipinse all’istante sul giovane volto.

L’ULTIMA SPIAGGIA

di Germana Meli, gemadame

Corro, oscillando sull’oro morbido della spiaggia deserta. Il petto rimbalza, scosso da singhiozzi.

Lacrime amare slittano sul viso, cercando le labbra per farsi assaporare, ma il caldo, o il vento, le trasforma in bianchi cristalli che inaridiscono sulla pelle.

Il congiungersi del mare con il cielo, in un connubio di azzurri, è come il filo di una lampadina.

Prima incandescente, subito dopo spento… come l’anima che, infiammata dall’intensità dei ricordi, cessa di ardere quando sbatte contro al dolore che provocano, contro il muro del rimorso e del rimpianto.

Inciampo. Emerge una conchiglia tra le dita; la raccolgo e, accostandola all’orecchio, l’ascolto.

Il liquido rosso, che fluisce nella mente, amplifica nell’incavo prezioso, donando una sorta di oblio.

Cado, in totale abbandono. Gli abiti si bagnano.

Per un istante, percepisco l’odore dolce del profumo alla vaniglia intriso in essi. Estasi.

Vorrei tornare sui miei passi, ma il vento amaro dei ricordi li ha confusi, sull’ultima spiaggia.

INCANTESIMO

di Gioia Monte

L’odore dolce dei bianchi e delicati gigli di mare che delimitano una spiaggia, piccola e accogliente, è talmente intenso e persistente da inebriarmi, a tal punto da costringermi a sedere sulla sabbia, stordita.

La linea dell’orizzonte è un filo sottile dove, tra poco, si nasconderà il sole.

Ammiro l’azzurro cristallino del mare divenire un tutt’uno con la sabbia che, nivea e raffinata, mi avvolge con il suo calore.

L’incantesimo di questo luogo paradisiaco mi rapisce, come una perla trattenuta nella conchiglia, offuscando i contorni, il cielo, il mare.

A un tratto, mi pare di percepire sulle spalle un massaggio lieve di mani, poi un corpo adagiato sul mio.

La pelle che si fonde, nel caldo morbido dei granelli, tra il soave oblio di respiri e carezze.

La spiaggia svanisce, lasciando vivido allo sguardo solo il tuo volto.

Sorridi, gioisci con gli occhi.

Ti cerco coi baci, in un abbraccio effimero.

L’eccitazione raggiunge l’apice quando appari, dal muro di dune.

Ti vedo. Realtà o sogno?

Desiderio…

LA SPIAGGIA

di Marco Faré

La spiaggia, vista dal mare, è una linea bianca. Nel buio, appena oltre, distingui il muro costruito per impedirti di arrivare nell’entroterra. Dal gommone vedi la strada che porta alle città e alle campagne. È la tua unica speranza.

Tre imbarcazioni hanno già toccato terra. Gli occupanti della prima sono scesi sulla sabbia e una raffica di mitra li ha abbattuti. Come te, erano in viaggio da mesi.
La seconda è esplosa prima di avvicinarsi alla spiaggia. Hai visto il lampo del lanciagranate in lontananza. L’odore dolce del sangue e della carne carbonizzata ti ha ricordato una grigliata.

Quelli del terzo gommone scivolano nell’acqua gelida prima di toccare terra. Nuotano con la testa bassa, poi li immagini strisciare nella sabbia, ma i cecchini sono pronti e nessuno arriva alla strada.

Sei sull’ultimo gommone rimasto. Con un filo di voce, tua figlia dice “Torniamo a casa”. Le metti in mano la conchiglia che hai raccolto di nascosto prima di salpare. “Questa ti proteggerà”.

NELLA TANA

di Riccardo Carli Ballola

Il mostro mi adocchiò nella pineta antistante la spiaggia. — Bella bambina, ti sei persa? — sussurrò con voce falsa. — Vieni, ti porto dalla mamma.

Invece mi portò davanti a un sozzo materasso nascosto nel folto del bosco e mi abbassò il costumino. Quando mi riebbi, lo spinsi via e corsi trafelata verso la spiaggia urlando: — Mamma! Mamma!

Ma dove ti eri cacciata? — disse lei accogliendomi nell’odore dolce della sua pelle. — Tutto a posto?

Annuii a occhi bassi.

Quello è il “fauno” — asserì un ragazzo con una conchiglia in mano, indicando fuori dalla radura un barbuto che sfoggiava il sesso e latrava qualcosa.

Chiusi occhi e orecchie, tremante. Divenni muro. — Andiamo a casa — dissi con un filo di voce.

Sì, piccolina — fece mamma ignara baciandomi sulla fronte. — È tardi.

Sconvolta stringevo forte nella mano il sasso insanguinato con cui più volte avevo colpito quel bastardo perché non mi facesse così male. Di notte ancora urlo al cielo la mia rabbia, l’impotenza e il mio dolore.

UN FILO DI SALVEZZA

di Enrico Lagaritti

Non riusciva proprio ad aprirla. Erano tre giorni che ci provava, ma quella conchiglia non ne voleva sapere di cedere. Continuava a dimenarla per aria a destra e a sinistra, a destra e… tong! Un muro?! Cosa ci faceva un muro su un isolotto come quello? Una cosa è certa: era un muro vero perché ci aveva battuto la testa, e la conchiglia era ancora là intatta a guardarlo. Questo era davvero troppo: un granchio come lui beffato da una conchiglia e da un muro! Scatta a tutta velocità verso la conchiglia quando all’improvviso si ritrova sprofondato nell’odore dolce della sabbia. Prova a muoversi, ma le zampette sono imprigionate da un filo di nylon. Nel divincolarsi scopre che anche la conchiglia è caduta nella matassa che lo tiene legato. Esce dalla sabbia grazie alle chele ancora libere, tira il filo che si stringe come una morsa attorno alla conchiglia fino a… tong! Di nuovo il muro! Quell’isola lo voleva morto, ma non oggi perché finalmente si era guadagnato il pranzo… di tre giorni fa.

IL FURTO

di M.R. Del Ciello

Dove stiamo andando? – chiede lui.

Ti porto in spiaggia.

Non sapevo ci fosse il mare, qui.

Invece c’è.

Io non vedo niente. Quanto dobbiamo camminare ancora?

Siamo quasi arrivati. La spiaggia è lì, oltre le siepi di mirto. Lo senti l’odore dolce e salmastro?

La donna accelera il passo, trascina l’uomo per mano sul sentiero brullo e polveroso, costeggiato da un muro di pietra dove sfrecciano le lucertole.

A un tratto si ferma, punta le mani sui fianchi e volge lo sguardo a destra, poi a sinistra.

Se la stanno portando via – dice con un filo di voce.

Cosa? – chiede lui.

Il rumore di una scavatrice li interrompe. Alza e abbassa la benna come un elefante con la proboscide in segno di sfida. E la spiaggia, pezzo dopo pezzo, viene caricata su un camion.

Stanno portando via la mia spiaggia – la donna raccoglie una conchiglia, la porta all’orecchio e comincia a piangere.

Non fare così – l’uomo la prende per mano.

Tu non capisci, – replica lei – questa era la mia ultima spiaggia.

OLTRE IL MURO

di Emilia Cinzia Perri

– Si sente il rumore del mare – dice Aisha premendosi sull’orecchio la conchiglia trovata sulla spiaggia di Latakia: il suo unico giocattolo, che tratta come un tesoro insostituibile.

Ha i capelli spettinati, il viso bruciato dal sole.

– Quando torniamo a casa, mamma?

– Non possiamo, te l’ho spiegato.

– Per quanto tempo dobbiamo stare qui?

– Ancora un poco, tesoro mio. Ancora un poco.

– Posso andare a giocare sulla sabbia?

– Certo, quando troveremo una nuova casa, giocheremo di nuovo sulla sabbia. Ti insegnerò a nuotare, diventerai bravissima. Abbi pazienza!

Aisha fa un visetto imbronciato… me la stringo al petto e i suoi capelli mi solleticano il mento. Hanno un odore dolce.

Alzo il viso, per guardare il filo spinato che ci separa dal nostro futuro. So che esiste e mi pare quasi di vederla, oltre il muro che ci separa dai nostri sogni e che appare invalicabile, quella grande spiaggia bianca, riscaldata da un sole che non brucia e baciata da un vento gentile.

IMPRONTE

di Emma Cannavale

Il tramonto allunga le ombre sulla spiaggia, disegnando dita scure che lambiscono l’acqua. L’aria si sta raffreddando e diventa pulviscolo di sale. Si siede sulla sabbia e scavando con una mano svogliata trova una conchiglia, un ricordo di burrasca e un dono di mareggiata. Ci soffia su e nella nuvola di granelli finissimi scopre una fila di orme che attraversa il bagnasciuga. Calchi solcati da qualcuno ormai lontano, segni di un corpo che camminando ha lasciato sulla riva il peso di un uomo. Hanno l’odore dolce delle alghe, il colore di ricordi bagnati e nel seguirle con lo sguardo solleva il viso verso la casa azzurra di mattoni. Un filo teso sul muro e camicie bianche stese che si stagliano come gabbiani sulla parete color del mare. E sull’intonaco che comincia a scrostarsi danzano risate e abbracci e piedi nudi. La brezza ne asciuga i ricordi agitandole piano e un’onda lenta di risacca sale verso di lui a rapire le tracce, portandole via, verso il fondo di un’anima liquida.

IL RESPIRO DEL MARE

di Angela Catalini

Tutto era già stato fatto.

I medici con i loro camici bianchi se n’erano andati, e con loro i drenaggi, i tubi e gli aghi.

Lavinia giaceva sul letto sfinita, i lunghi mesi di malattia le avevano scavato il volto e rubato i colori. Le dita scarne stringevano il lenzuolo e gli occhi scuri come la notte che stava arrivando cercavano risposte, scrutando il cielo oltre le imposte socchiuse.

Un alito di vento le portò l’odore dolce dei fiori di tiglio e fece fremere lo scacciaspiriti sopra alla porta. Erano le conchiglie legate ai fili a provocare quel suono.

Le aveva raccolte sulla spiaggia l’estate precedente, quando ancora la malattia non si era manifestata e la vita era una scoperta continua e lei si sentiva come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Le sarebbe piaciuto tornare su quella spiaggia, sedersi in mezzo alle barche capovolte e ascoltare il rumore infinito del mare.

Arrivò la notte e le ombre si allungarono sul muro. Sembravano le onde del mare che vanno a morire sulla battigia.

LA C-ANALISI in 1.000 battute

Poetici, evocativi, diretti, aleatori. Questi racconti si differenziano fra loro per tutte queste cose. Perché sono poesia, narrazione e tenebra racchiuse in mille battute. Un limite imposto, un tema proposto e delle parole date. La spiaggia, l’odore dolce, il muro, il filo, la conchiglia, di volta in volta assumono un significato mutevole a volte concreto a volte aleatorio. Rimango meravigliato da quante storie diverse possono essere racchiuse in parole uguali. Alcuni brani sembrano quasi poesie, altri invece racchiudono dei racconti intimi, delle emozioni che pochi granelli di sabbia sanno sempre far riaffiorare come se una protesa bassa marea li facesse ciclicamente tornare a respirare quell’aria di cui le emozioni sembrano essere fatte. L’unico catalizzatore è la spiaggia quella che per molti non è stata l’ultima, ma l’unica da ricordare… per un motivo o per l’altro.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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