3bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La cassetta della posta… i risultati

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile… i risultati (3bis)

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L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena. Combinare i tempi editoriali di una rivista con quelli più dinamici di un blog non è un meccanismo privo d’insidie, ma questi particolari non credo interessino a molti, quello che interessa è scoprire i tre racconti ritenuti più meritevoli pubblicati sul nr. 49 di Writers Magazine Italia.

Prima però è necessario fare un passo indietro e ricordare a tutti che il soggetto di questo “Esercizio di Stile” è stato LA CASSETTA DELLA POSTA, che i paletti da rispettare erano, “l’attesa nel vuoto”, “Scritta”, “Strada”, “Pianoforte”, e come sempre le 1.000 battute.

Devo ammettere che la maggior parte degli esercizi pervenuti si è rivelata molto interessante per l’idea, per la forma o per entrambe, e non è stato affatto facile scegliere quali definire i più significativi. Dopo una preselezione che ha impegnato lo staff di CSide Writer, assegnando molti ex aequo, la parola è passata a Writers Magazine Italia per la scelta finale. In conclusione è stato scelto di pubblicare non solo quelli che più si avvicinano a un racconto completo, ma anche un estratto dei vari generi, passando dal drammatico al comico per chiudere con la fantascienza.

Oltre a questo però abbiamo scelto di pubblicare sul blog tutti i racconti pervenuti, perché lo scopo degli esercizi di stile è proprio quello di condividere gli esercizi per dare modo a chi partecipa di confrontarsi con gli altri, di cogliere idee differenti per lo stesso soggetto, di trovare nuove ispirazioni, e magari trovare uno spunto di riflessione sul proprio stile di scrittura, ma non solo.

Annunciamo quindi che i racconti ritenuti più significativi, che trovate pubblicati sulle pagine del nr. 49 di Writers Magazine Italia sono stati:

NEL VUOTO

di M.R. Del Ciello

LA PERSISTENZA DELL’ANIMA

di Valeria Barbera a.k.a. Recenso

LA FINESTRA

di Sara Bernabeo

Di seguito invece trovate gli esercizi di stile di tutti coloro che hanno partecipato, ordinati in quello che si può definire un ordine ideale, e ripetendomi, ribadisco con molti che stanno allo stesso livello. I calce trovate anche quello del curatore di C-Side Writer che ovviamente partecipa al di fuori di ogni ipotetica classifica.

CARTOLINA DALL’INFERNO

di Emilia Cinzia Perri

Il problema è colmare l’attesa nel vuoto del silenzio.

Quando mi hanno trasferito qui, lo sapevo che non ci sarebbe stato il pianoforte né altro strumento ad aspettarmi. Crudele contrappasso, per un musicista che in vita ha sacrificato tutto per un’illusione di eternità… amore, amicizia, famiglia, patrimonio. Qui non c’è suono che possa udire anima viva o morta. Non c’è strada che porti avanti o indietro. L’unica cosa che esiste è un punto fermo. Una cassetta della posta. Dentro, un’unica lettera. Scritta su un foglio bianco, la condanna che mi inchioda in questo luogo sospeso come in un sonno senza sogni.

Il problema è colmare l’attesa nel vuoto del silenzio.

Tamburello con le dita, finché l’anima si schiude, s’innalza e una luce vedo con gli occhi della mente. Sì, qualcosa sorride dentro di me. Del resto, cosa diceva il Poeta?

La mente è il luogo di se stessa e in se stessa può fare di un Paradiso un Inferno, di un Inferno un Paradiso”.

LA CASSETTA DEI SUICIDI

di Laura Giovane

La mia cassetta della posta è un cubo di lamierino ripiegato approssimativamente. Ogni volta che la apro rischio di tagliarmi un dito. Come se non bastasse, è sempre piena di insetti morti. Fa proprio schifo.

Per un po’ ho pensato fosse colpa dello smog che proviene dalla strada. Poi ho scoperto che la cassetta è in realtà una specie di cimitero. Gli insetti attraversano il quartiere per suicidarsi sulla lampadina piazzata sopra la fessura per infilare le lettere. Non capisco cosa ci trovino: sarà la musica?

Comunque, non importa. Intanto è sempre vuota, l’unica lettera me l’ha scritta l’amministratore per dirmi che se non pago mi chiuderà l’acqua.

Io non ho soldi. Così, ogni doccia è proprio come l’attesa nel vuoto per gli insetti suicidi, il lungo istante prima che la forza di gravità li faccia schiantare sul lamierino. Ora che ci penso, dovrei raccogliere i cadaveri e infilarli nella cassetta del mio vicino, quello che rompe i coglioni suonando il pianoforte tutto il giorno.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Miriam Donati

Hai grattato via la mia pelle, quella lucida di pioggia e quella secca di sole. Ora giaccio nuda in attesa della tua mano, ma è un’attesa nel vuoto: non ci sei. Da una finestra arriva lo strimpellio maldestro di un pianoforte, vorrei urlare di smettere; sulla strada deserta rimbalzano lamine di luce che mi trafiggono, scivolo a terra e l’ala del tetto si richiude. L’ombra mi accoglie e respiro finalmente. Mi scoppia la testa, astinenza da parole. Sarei pronta per ricevere di nuovo voci, termini, frasi, espressioni, interi discorsi, linguaggi stranieri ma anche ciance e chiacchiere. Una promessa di felicità insomma: una lettera, di quelle che arrivano sempre più raramente, scritta a mano, amate e che amano. Ma qui sul prato non mi può raggiungere.

Sento dei passi, sei tornato, mi sollevi e sento una carezza sulla pelle, dall’alto verso il basso e poi da sinistra a destra. Annuso: è vernice fresca. Mi riappendi sul cancello.

Promessa mantenuta.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Sonia Barsanti

La giovane Annah aprì la lettera trovata nella cassetta della posta. L’aveva scritta lui.

18 Novembre 1863

Mia dolcissima Annah,

Da più di un anno non ho Vostre notizie.

Vi immagino seduta al pianoforte, nel timido abbraccio di un pomeriggio di nebbia che si smarrisce per strada.

Vi ricordate di Johnny? Mi è morto tra le braccia. La luce lo ha abbandonato come un velo sottile che si sfalda nelle ombre.

La morte è una presenza costante ormai e l’attesa nel vuoto assordante delle esplosioni mi rattrappisce il cuore.

Vivo per rivedere il Vostro sorriso di gemme appena nate. Siete il raggio di speranza che trafigge questa carneficina.

Vi prego, aspettatemi.

Tornerò, ve lo prometto e, se vorrete diventare mia moglie, dedicherò a Voi la mia vita e tutto il mio bene.

Per sempre Vostro,

Edward

Le avevano detto che era rimasto ucciso.

Annah si accasciò per terra. Si portò le mani sul ventre rigonfio mentre il marito accorreva preoccupato.

Edward era vivo.

LETTERE D’AMORE

di Angela Catalini

Signori della corte, avete visto le prove e ascoltato le testimonianze.

I fatti non hanno bisogno di interpretazioni: Sara Topis è stata trovata morta sul ciglio della strada, dopo un volo di venti metri.

Nel suo appartamento, sopra al pianoforte, c’era una lettera scritta di suo pugno indirizzata a Stefano Gattis, attualmente l’unico imputato per l’omicidio di Sara.

Il Gattis ha sedotto la signora Topis inviandole lettere piene di frasi d’amore, poi è sparito, lasciandola nella disperazione più nera.

Sara Topis ha controllato la cassetta delle lettere tutti i giorni per tutta la vita, fino a che non è caduta in depressione e ha deciso di concludere l’attesa nel vuoto.

Signori, l’omicida non ha usato un coltello o una pistola per uccidere, ha usato la scrittura che, associata all’amore, genera un mix esplosivo e letale. Si potrebbe dire che l’ha uccisa con la cassetta delle lettere vuota!

Per questo motivo chiedo per lui il massimo della condanna: l’abiura dalla scrittura.

ANNA

di Elena Coppari

Anna!” la chiamò suo padre dal letto della sofferenza.

Guardò l’orologio, se suo fratello non fosse arrivato subito, si sarebbe guastata il trucco e la pettinatura. Come minimo, avrebbe dovuto cambiare la sacca delle feci e la puzza sarebbe rimasta addosso al vestito nuovo. Ecco, era arrivato. Infilò le scarpe e uscì.

Come ogni anno, da venti, le aveva scritto. Non mandava mail, come si faceva ora, o messaggi in chat. Le inviava una lunga, intensa lettera, scritta in bella calligrafia. Scese in strada e diede uno sguardo alla cassetta delle poste, foriera di quella bellissima notizia. Sorrise poi camminò verso il centro, a poche centinaia di metri. Il suono di un pianoforte la sorprese a metà. Qualche ragazzino che si esercitava, o un programma televisivo, forse. Bello. Si mise ad attendere davanti alla porta dell’albergo.Tutti gli anni a quel punto avvertiva l’ansia. Era come l’attesa del vuoto. Invece no. Anche quest’anno avrebbe avuto la sua ragione di esistere.

LA LETTERA

di Germana Meli, gemadame

Giada scese dall’auto. Percorse veloce il tratto di strada fino al portone, precipitandosi nell’atrio per controllare la cassetta della posta.

Nulla, era vuota. La risposta di Sam, che attendeva con ansia, non era arrivata.

Restò impietrita; lo sguardo assente. Sentì le tempie picchiare, come tasti di pianoforte.

Con gli occhi pieni di lacrime, andò all’ascensore ma dovette appoggiarsi alle pareti, instabile, le gambe tremanti. Non sopportava il peso del suo silenzio.

L’attesa nel vuoto dell’incertezza si era trasformata in una grande scritta: rassegnati!

Sgomenta, al buio, aprì la porta di casa. Appoggiò le chiavi e la borsetta sulla consolle, appese la giacca, accese la luce, scossa dal pianto.

Doveva chiudere l’ingresso, ma si sentì bloccare le spalle. La lettera che aveva mandato a Sam si concretizzò davanti ai suoi occhi. Ascoltò Sam sussurrarle all’orecchio: – Amore mio, eccomi. Per sempre.

Giada, volgendosi verso di lui, lo strinse nell’abbraccio e Sam baciò le sue lacrime di gioia.

FINE

di Gioia Monte

Una vacua pace si può riempire con il rumore del cuore?

Quel battito incessante, amplificato fino allo stordimento, colmerebbe l’attesa nel vuoto del silenzio?

Lo ascolto, preoccupata.

L’assenza di rumori, giù in strada, aiuta la percezione di noi, nell’eco dei pensieri. Nella mente, rievoco quell’ultima volta che ci siamo salutati, alla stazione, col freddo sentore dell’emozione di un addio percepito nella calura estiva.

Aspetto. Chi? Cosa? Non lo so. Che cosa sarà mai questa attesa?

Vorrei che la cassetta della posta si riempisse come un tempo, quando mi corteggiavi inviandomi lettere appassionate. L’ultima l’hai scritta a voce, invece, dicendomi addio. Poi più nulla. Non una mail o un SMS.

Per distrarmi dal vuoto, accendo lo stereo. Scelgo un cd di colonne sonore suonate al pianoforte. Punto su quella che amo di più, proprio perché mi fa pensare ai nostri attimi d’amore.

Risuona, ripetutamente, ogni nota è una stilettata.

Nel buio, ascolto. Il niente mi pervade, fino alla fine. Inevitabile.

SCRIVIMI, TI RISPONDERÒ

di Salvatore Stefanelli

Villa Carli, crepata nei muri, cinta da erbacce, è stata il luogo dei nostri giochi e alcova d’amore qualche anno dopo. Poi, la guerra ci ha portati via, uomini e giovani, in paese sono rimaste donne sole e vecchi.

Cigola l’arrugginita cassetta della posta dei Carli. Una luce improvvisa nasce da lì, accompagnata dalle gioiose note di un pianoforte, serpeggia verso tutte le case.

Gli abitanti, assonnati e increduli, scendono in strada. La luce li guida alla villa.

L’attesa nel vuoto è finita.

All’improvviso, lettere, una dietro l’altra, erompono dalla cassetta in strada. Dopo l’iniziale stupore un uomo ne prende una, seguito presto da altri. Legge la scritta sulla busta, riconosce la grafia. La apre, tremante.

Ciao papà. Sono Tony, tuo figlio. Non ti spaventare e non temere: noi tutti stiamo bene qui. Questo è un primo contatto. Lui ci ha detto che avreste capito il dono. Scrivimi papà, imbuca qui la tua lettera, ti risponderò. Ti voglio bene.

Leggo le sue lacrime di speranza e sono felice.

NOTIZIE DALL’APOCALISSE

di Serena Barsottelli

Mattia si nascose dietro la siepe: nel giardino immerso nel buio, era praticamente invisibile.

Lucia sarebbe arrivata nell’arco di pochi minuti e avrebbe controllato la cassetta della posta, sperando di non trovare nessuna lettera al suo interno. L’attesa nel vuoto era una consolazione per lei: era meglio non ricevere notizie che riceverne di negative.

Per ingannare il tempo, Mattia ricordò la sensazione della penna che scivolava sulla carta: una nuova parola scritta si imprimeva sul foglio bianco, seguendo la strada dei suoi pensieri.

La luce dei fanali illuminò il vialetto e il giardino. Ecco, il momento era finalmente arrivato.

Lucia scese dall’automobile e aprì la cassetta della posta. Un foglio era piegato in quattro parti e dall’esterno si percepiva appena il calco leggero delle lettere.

Mattia la guardò sparire oltre il portone e si avvicinò alla finestra del salotto. La musica di pianoforte si diffuse nell’aria, mentre un grido di terrore gli rivelò che il contenuto era stato letto.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Luisa Lippi

Rossa, brillante, con il nome dei proprietari inciso sulla targhetta di ottone, spiccava sul muro bianco della casa. Il giornale, le bollette, le lettere, tutto passava dalla sua fessura e finiva all’interno, protetto dal sole, dalla pioggia e dagli sguardi indiscreti della strada.

Fedele depositaria dello scorrere di una vita tranquilla, un giorno accolse un numero inusitato di biglietti di auguri: era nata la prima figlia della coppia e, da allora, la cassetta della posta, divenne lo scrigno dei momenti salienti della vita di quella bambina.

L’ammissione al corso di pianoforte , la prima lettera d’amore scritta con la grafia un po’ incerta da un compagno di scuola e la lettera di convocazione per il lavoro a cui teneva tanto. Tutto passò dalla cassetta, anche l’attesa nel vuoto di un amore che non la corrispondeva più. Silenzio rotto ogni giorno dal rumore pieno di speranza dello sportellino che si apriva e lo scatto triste e stanco della sua chiusura sul nulla.

E SE…

di Anna Maria Castoldi

Sono preoccupato. Mia moglie apparentemente no. Abbiamo litigato ma alla fine l’ho zittita: “Sarà la prova che hai ragione tu”.

Ora sono qui che guardo la cassetta della posta. Aspetto e ritorno a quei giorni quando eravamo in attesa della prima parolina. Sarà mamma o papà?

Strada, ha detto. Be’, diventerà un motociclista ho ironizzato per stemperare la nostra delusione. Con la seconda andrà alla grande, ho pensato.

Pianoforte, ha detto. Com’è possibile che non sappia dire un banale mamma? La pediatra ci ha tranquillizzato: “Alcuni bambini parlano tardi e già con frasi belle e fatte”. Bene, saremmo stati pronti ad ascoltarlo.

L’attesa nel vuoto, ha detto. L’ho persino scritta.

Mi sento così: un vuoto in attesa.

Riuscirò ancora a guardarlo come un bambino, il mio bambino, o vedrò solo la diagnosi del professore? E se la cassetta della posta mangiasse la lettera, sarei in grado di vivere senza sapere? E se mi fidassi di mio figlio e lo lasciassi crescere come vuole? E se…

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Enrico Lagaritti

La busta era là in attesa: l’attesa nel vuoto della cassetta della posta della casa abbandonata. Il nuovo proprietario era troppo euforico a imboccare la strada coperta di foglie secche che lo separava dall’ingresso. Dentro, un pianoforte incredibilmente intatto lo aspettava assieme a una dedica scritta da un calligrafia raffinata: “Il messaggio è arrivato, al tuo cuore indirizzato.” Sul leggio nessuna partitura, soltanto una chiave. Avrebbe dovuto tentare con tutte le serrature della casa per decifrare quella dedica e trovare ciò che assieme a lui era stato abbandonato, ci sarebbero voluti parecchi mesi. Stringendo quella chiave nella mano, sorrise. Sapeva che quel messaggio al suo cuore era già stato recapitato.

LEO

di Giancarmine Trotta

La strada sterrata era la stessa.

Riconosco anche le pietre, incastonate nel terreno come certi ricordi nella mia mente.

«Leo lascia la bici!»

«Arrivo mamma».

«Muoviti, fai prima i compiti e poi pianoforte, altrimenti non esci a giocare».

Mi avvicino lentamente verso il mio passato: le voci, i suoni e i colori della mia infanzia mi accompagnano in quel percorso così tanto caro. Rovi e degrado nascondono la casa dove ero stato veramente felice, le mura che mi avevano visto nascere.

Mani nei fianchi passeggio alla ricerca di me stesso, di qualche traccia. In un angolo scorgo un vecchio vaso di terracotta, ormai decrepito, dentro al quale fanno capolino dei pezzi di ferro arrugginiti con la scritta “Lettere”.

Adagio per non tagliarmi prendo e fisso quel che resta della cassetta: il suono del postino, mio padre e l’attesa nel vuoto per un trasferimento che non arrivava.

Poi sorrido.

«Mamma è arrivata posta!»

«Arrivo».

Lei aprì il foglio, lesse ad alta voce e mi abbracciò.

Vi voglio bene, Leo”.

IL PORTALE MAGICO

di Naila Carlisi

È un tic inguaribile il mio. Quando percorro la strada di casa, lancio sempre un’occhiata alla cassetta della posta. Forse non riesco ancora a rassegnarmi a quella elettronica. Eppure, ne scrivo e ne ricevo spesso, digito i tasti del computer come fossero quelli di un pianoforte, senza note però.

Una volta, invece, c’erano altre parole, quelle scritte con la penna e col cuore. Quella era musica! E la cassetta della posta era il portale magico, che permetteva alla gente di toccarsi a distanza. Ricordo la speranza nella scritta A PRESTO e l’attesa nel vuoto.

Le lettere per me erano come pezzi di un puzzle, alcuni li avevo io, altri erano nelle mani di amici e parenti sparsi un po’ ovunque. Mi piaceva sapere che ognuno avesse un pezzetto dell’altro, che una parte di me sarebbe rimasta per sempre nel cassetto di altre persone. Ero dell’idea che, prima o poi, grazie al portale magico i pezzi si sarebbero incastrati e quei frammenti di vita avrebbero potuto saldarsi e divenire storie.

MITTENTE IGNOTO

di Valentina Conti

Rincasando dal lavoro, passò da casa dei suoi a ritirare la posta. La cassetta delle lettere era stracolma di bollette scadute: la casa era disabitata da tempo. In mezzo al malloppo si nascondeva una busta senza mittente, la infilò in tasca. Pensò di dedicare la serata a controllare quelle scartoffie. La busta anonima lo aveva incuriosito e la aprì per prima.

Un foglio stropicciato, orfano di un libro ingiallito. Il titolo riportato in alto: “L’attesa nel vuoto”. Soltanto una frase scritta con una stilografica sopra al testo stampato:

Solleva i tasti più consumati del pianoforte che ti ho spedito e troverai la strada verso me.

Si sentì infiammare il viso: aveva ricevuto un vecchio piano qualche settimana addietro, il corriere aveva semplicemente detto: «Arriva da Città del Cielo. Non so altro.»

L’aveva cercata sul web ed era risultata inesistente.

Stava per digitare anche il titolo del libro ma si accorse che qualcosa luccicava sotto al tasto, logoro, del do centrale…

SPARTITI SCORDATI

di Antonella Salamone

Abitava nella cassetta della Posta da ormai due anni. Una busta bianca e una scritta a penna nera stinta dalla pioggia. Aspettava. Un’attesa nel vuoto, ma anche un pianoforte, quello che ogni mattina le rimbombava d’alluminio. Lo stesso che le ricordava il giorno in cui era arrivata carica di gioia.
Un bacio sulla busta e una leggera spinta. Sul fondo di una cassetta era pronta per essere spedita. Infatti l’avevano raccolta, aveva viaggiato, di strada ne aveva fatto insomma, ed era arrivata anche e il posto non le sembrava poi nemmeno tanto male. Le piaceva, c’era il sole e musica tutte le mattine. Solo che nessuno era mai arrivato a prenderla e lei era rimasta lì a pancia in su piena di parole d’amore scritte su uno spartito.

FAVOLA

di Luca Buontempo

Il fermento che si respirava all’inizio del novecento era indescrivibile. Le vie di Parigi erano piene di colori e le persone vivevano un periodo di pace che sembrava non potesse terminare.

A crederlo era soprattutto lei, una cassetta postale. Vincent un bravo scrittore ed un uomo generoso la piantò sulla strada permettendo alla gente del vicinato di utilizzarla.

La cassetta lavorava sodo. Riceveva frasi straripanti ingegno, arte ed amore; conosceva in anticipo saggi e partiture per pianoforte che avrebbero invaso librerie e teatri. Riusciva a sentire il profumo delle lettere degli innamorati.

Ma un giorno qualcosa cambiò. Righe poetiche e profumi cessarono, lasciando il posto a sofferenza e dolore per una guerra alle porte.

L’attesa nel vuoto delle sue pareti la spaventava.

Voleva scappare: “perché non mi hanno costruito le gambe?” Non riusciva ad incamerare tutto quel dolore.

Un giorno una busta con la scritta Vincent venne imbucata ed una sensazione di dolore la pervase. Poco bastò per capire che colui che meglio conosceva era morto

E lei pianse

SUDAMERICA

di Riccardo Carli Ballòla

— “L’attesa nel vuoto, poi un tonfo…”

Si sbrighi a leggere quella lettera capitano, l’aereo parte.

L’anonimo dalla strada l’ha vista gettare il sacco dal ponte e poco dopo udito un suono di pianoforte provenire da casa sua.

Mia moglie è morta tanti anni fa e quel tale non ero io; suono il pianoforte, con ciò? Chi l’ha scritta vuole incastrarmi.

Si trattava però di un corpo senza organi.

Vale a dire?

Imbalsamato…

Strabuzza gli occhi, sbuffa. — Occhèi, occhèi… non sopportavo l’idea di seppellirla e lasciarla marcire. Mi sono letto il necessario e ho fatto da me: svuotare delle interiora, essiccare, mummificare, intendo, per conservarne l’essenza.

Ho i brividi. — E pe-perché se n’è disfatto dopo tutti questi anni.

Perché non mia amava più.

E come può dirlo?

Non aveva più lo stesso sorriso.

Rido.

Né i baci erano più quelli di un tempo.

Ba-ba-baci? — faccio con ribrezzo. — Portalo via, — ordino al mio subalterno — in Sudamerica ci andrà un’altra volta… — Poi svengo.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Paolo Facco

Alla sera Carlo attende che qualcuno venga a prenderlo nella sua cella. Il tempo passa inesorabile, sembra quasi fargli dispetto rallentando ed inizia l’attesa nel vuoto più assoluto: nessun rumore, nessun accadimento, nessuna possibilità all’orizzonte di cambiare la propria situazione. Come negli anni passati. Subentra la noia, … logorante.

L’indomani, nell’angolo del grande salone, Carlo osserva la scritta sulla lavagna in una lingua diversa dalla sua: non capisce cosa significhi. Lui è straniero, rinchiuso in quell’ospedale psichiatrico. Rimane lì, a guardare la strada dalla finestra, e vede gente che cammina, auto che corrono, … uno strano mondo, … ma dove corrono tutti?

D’un tratto sente una musica, ne indaga la provenienza con lo sguardo e individua un artista di strada, un musicista che suona il pianoforte. La musica è allegra, calzante, frizzante; gli smuove la mente, la alleggerisce, la rende libera. Ora, stranamente, Carlo è più libero.

SCRIGNO

di Anna Chiara Primavera

Era come uno scrigno magico che regalava un sorriso se rivelava il contenuto.

La quotidianità era scoprire se al suo interno giaceva, oppure no, un manoscritto.

L’attesa nel vuoto trascorrere delle giornate, era ormai consuetudine; riempiva questo vuoto solo il rileggere lo stesso scritto aspettando il successivo.

Così comunicava mio padre da lontano e la strada che percorreva, lasciandoci, era costellata solo dalla speranza di leggere ciò che la parola scritta, la voce non riusciva o non poteva fare.

Come se le dita si posassero su tasti di un pianoforte, mia madre apriva la busta delicatamente e, come se stesse suonando, dispiegava un foglio, piegato con cura da chi poteva dirci, solo così, se tutto andava bene e quando avremmo potuto rivederci.

Trascorreva il tempo che ci separava e tutti i giorni, come un rito, la chiave entrava nella piccola toppa dello sportello della nostra cassetta delle lettere, con la speranza che lo scrigno ci regalasse un sorriso.

APPESA E INUTILE

di Marco Ischia

Sembra una bocca della verità, quella che quando c’infili la mano rischi che questa ti venga mangiata. Fin’ora non è mai successo, nella peggiore delle ipotesi ci trovi una bolletta da pagare, la maggior parte delle volte solo volantini delle pubblicità. Nonostante la scritta “no pubblicità”. Se ne sta lì appesa, fuori dalla porta, a guardare la strada, a guardare chi passa. In balia delle intemperie, delle stagioni, senza pause per le festività. Anzi è il momento in cui lavora di più, il momento in cui chi l’apre si ferma un attimo, come se l’attesa nel vuoto, possa non farla trovare vuota. Una missiva, una cartolina, un semplice foglio di carta ripiegato con impresse parole d’amore che suonano come la musica di un pianoforte che echeggia lontano. Un tempo ha raccolto speranze, oggi invece se ne sta lì, sempre più vuota, appesa e inutile, con sempre meno da fare. Ormai è solo una scatola di metallo con sopra dei nomi, che non la curano più, che non se ne curano più.

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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