C-Cinque + 1 – Marco Cannella

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

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1) Ciao Marco. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?


Scrivo da sempre, ma con più consapevolezza da almeno dieci anni. E per consapevolezza intendo lo studio delle tecniche e del mercato editoriale per cercare di scrivere in modo professionale. Ho frequentato alcuni corsi di scrittura; in particolare, uno di una settimana, a Grottammare, tenuto da Franco Forte, e che ha visto la partecipazione di tanti amici autori, mi è servito molto perché mi ha fatto comprendere cose fondamentali, che non conoscevo. Come la gestione del punto di vista, l’importanza dei dialoghi e dei personaggi.
Scrivo romance ed erotico ma ho anche un altro obiettivo, ovvero quello di scrivere storie realistiche che non vengano per forza catalogate in un genere specifico.
Leggo di tutto, ma le storie non di genere, i thriller e i romance sono i miei generi preferiti.
Alcuni libri, poi, sono stati fondamentali per la mia crescita e mi riferisco, in particolare, ai romanzi di John Fante, di Colleen Hoover e “Il silenzio degli innocenti”.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.


Senti come canta il cuore (DELOS DIGITAL) e Tutto mi parla di noi (MORE STORIES) sono, a oggi, i romanzi ai quali mi sento più legato, per alcuni motivi. Uno su tutti: nascono da un’esigenza interiore, e solo successivamente le due storie sono state smussate e adattate per fare in modo che potessero interessare anche a un pubblico.
Ma se devo consigliarne uno, allora dico il secondo perché, a differenza del primo, penso che la scrittura possa essere considerata più matura. E consapevole. Così come emerge la consapevolezza, tra le righe del romanzo, che nella vita non c’è nulla di scontato e spesso le apparenze nascondono realtà inimmaginabili e, per questo, da non poter giudicare con superficialità.

Essere soggetti a giudizi affrettati e superficiali, soprattutto con l’avvento dei social, è una pratica odierna molto diffusa e che non condivido affatto perché spesso ferisce persone sensibili che si ritrovano a soffrire a causa di giudizi di perfetti sconosciuti.

138 cuore3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.


Non pensare che scrivere per un pubblico sia un obbligo. Si può scrivere anche per se stessi. Per sentirsi meglio, per mettere su carta quello che proviamo. Per una gratifica personale. Per condividere le nostre storie coi pochi parenti e amici che hanno piacere di leggerle e di esprimere un’opinione che sarà chiaramente di parte. Commenti che non ci feriranno e non abbatteranno il nostro ego.

Ma se si desidera intraprendere un percorso professionale allora le cose cambiano. Completamente. Non scriviamo più solo per noi, ma per altre persone che non conosciamo. Saremo esposti anche a critiche severe, dobbiamo esserne consapevoli. Servono umiltà e voglia di sacrificarsi in nome di un qualcosa che era nato come una passione, ma che poi si è trasformato in lavoro. Studiare, esercitarsi e lavorare a fondo sul testo diventa d’obbligo per rispettare coloro che compreranno i nostri libri e li leggeranno. Dobbiamo volere bene ai nostri lettori perché, in fondo, è grazie a loro se uno scrittore si può considerare tale.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o cosa vorresti scrivere?


Sto scrivendo un romanzo realistico ambientato in una zona di Ferrara considerata “difficile” per alcuni motivi: razzismo e spaccio di droga su tutti.
Mi piace scrivere storie d’amore, ma vorrei riuscire a ultimare anche romanzi di questo tipo – che parlino delle difficoltà quotidiane della gente comune -, perché sento la necessità di esprimere determinati pensieri con la speranza che possano venire colti, e magari condivisi, da un numero ampio di persone.

Questa società spesso mi delude, non mi permette di sognare quanto vorrei, e credo che tra le responsabilità di chi scrive ci sia anche quella di portare alla luce quello che si pensa senza paura di venire giudicati, etichettati e criticati. In fin dei conti fa parte del “gioco”, quando si decide di esporsi.

Quando quello che si scrive viene apprezzato la soddisfazione è impagabile, e spesso è in grado di cancellare i sacrifici fatti per arrivare a completare i nostri libri.

138 noi5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?


Valentina D’Urbano per dirle che le storie che racconta mi piacciono da morire. Così come i personaggi e i luoghi in cui le ambienta. Perché descrive porzioni di vita vera vissute dalle persone semplici che alla fine, a mio parere, sono quelle che hanno più cose da raccontare e nelle quali è più facile immedesimarsi, ovviamente se caratterizzate nel modo giusto. E in questo, la scrittura di Valentina mi ricorda quella di John Fante, uno dei miei autori preferiti, se non il mio preferito in assoluto. Anche lui aveva il “vizio” di rendere protagonisti i meno abbienti, e lo faceva con una maestria impeccabile. Indimenticabile Arturo Bandini, personaggio di punta di alcuni dei suoi romanzi. Tra i classici, non a caso, ho apprezzato da sempre Giovanni Verga perché ha saputo creare personaggi come Rosso Malpelo e i Malavoglia per i quali non si può non provare empatia a causa delle loro misere condizioni, e della sfortuna che sovente si abbatteva su quei poveri disgraziati.


5+1) Raccontati in un racconto.

Marco era un ragazzo solare, che nascondeva la tempesta. Sorrideva sempre e a chi gli chiedeva “come stai?” rispondeva con un semplice e sbrigativo “bene.”

Marco era un ragazzo accerchiato da persone ma che spesso si sentiva solo. Che sempre più spesso cercava la solitudine perché solo in quei momenti poteva concedersi di essere se stesso. Poteva chiudere gli occhi e immaginarsi altrove. In un posto irreale che la sua fantasia rendeva reale, anche se solo per pochi minuti.

Marco si accontentava di sopravvivere. Cercava di non affondare, faceva di tutto per restare a galla.

Le cose cambiarono quando decise di mettersi a nudo con la scrittura. Le parole fecero crollare le barriere e distrussero l’invisibile muro dietro al quale il vero Marco se ne stava rannicchiato per proteggersi dai giudici altrui.

La scrittura afferrò la mano del ragazzo e lo invitò a uscire perché… “è alla luce del sole che il vero io cresce e matura, ed è in grado di sconfiggere la tempesta e la solitudine.”

E Marco, ora, lo ha compreso.


Grazie, Marco, per la sapienza delle tue parole e per tutto quanto ci hai detto. Canestrini per il tuo futuro di scrittore e di uomo, qualunque siano i tuoi desideri e le tue necessità.


Ringrazio l’amico Salvatore per lo spazio che mi ha gentilmente concesso e ringrazio tutti coloro che leggeranno le mie parole attraverso i miei libri (sotto il link della mia pagina autore su Amazon) o attraverso gli articoli che pubblico nel mio blog (sotto il link del blog).

Pagina autore su Amazon:

https://www.amazon.it/Canella/e/B082P28SYC%3Fref=dbs_a_mng_rwt_scns_share
Blog: https://www.angolismussati.it

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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