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3 C-Racconti – L’unica soluzione

C-Racconti – i racconti per C-SW (3)

E’ un po’ di tempo che non rieservo del tempo a questo spazio dedicato ai racconti. Oggi lo faccio con una storia triste, che parla di fallimenti, dell’uomo e della società, della crisi del mondo del lavoro, un po’ forse per esorcizzare il messaggio trasmesso dal titolo e credere che esiste sempre un’altra soluzione.

UNICA SOLUZIONE

L’unica soluzione (racconto)

di Marco Ischia

Alla fine è arrivata. Sono passati due anni da quando è arrivata. Tante parole per esprimere una sola verità: sei licenziato!

I musi lunghi dei miei capi non hanno cambiato la sostanza, e dopo ventisei anni di onorato servizio sono stato garbatamente congedato. Sollevato dall’incarico. Esonerato. Cacciato via. La si metta come si vuole, la verità è che a quarantotto anni non è semplice rimettersi in gioco. Oggi forse mi pento di non aver concluso l’università, ma quando appena ventiduenne mi hanno proposto quel posto di lavoro non ho saputo dire di no. Era un posto sicuro, un’azienda solida e io di rischiare in proprio non me la sono mai sentita. Non sono mai stato intraprendente, ma non me ne faccio una colpa, sono sempre stato convinto che c’è chi è nato per scalare e chi per camminare in piano. Io faccio parte della seconda categoria, e forse se ne erano accorti anche i miei genitori quando sono nato, tant’è che mi hanno chiamato Mario e ora me ne vado in giro come il signor Mario Bianchi. Sono il tizio qualunque per antonomasia.

Il mese scorso sono tornato in ditta. Il mio ufficio è una stanza vuota, in quello affianco c’è un ragazzino che sono convinto lo abbiano assunto per fare il mio lavoro. Si chiama Simone Rigotto, e il mio capo si chiama Davide Rigotto. Il mio capo, anzi ex capo, non ha figli. Simone però è il figlio di suo fratello, un letterale caso di nepotismo, o forse in questo caso si dovrebbe dire nipotismo. Non posso affermare che l’hanno assunto per fare quello che facevo io, ma qualcuno deve pur smistare la corrispondenza, spedire le richieste, archiviare gli incartamenti. Ho aspettato tre quarti d’ora, poi Rigotto, lo zio, mi ha dato udienza. Si è svolto tutto più o meno come le altre dieci volte, con la differenza che quest’ultima mi ha fatto intendere sarebbe stata proprio l’ultima.

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cc CSide Writer – Marco Ischia

2 C-Racconti – Dorian Gray

C-Racconti – i racconti per C-SW (2)

Questo spazio dedicato ai racconti è stato inaugurato in una data speciale, e oggi voglio continuare questa tradizione in una data altrettanto speciale, per ricordare un libro che pochi ancora non conoscono. Si tratta di un racconto apocrifo con protagonista Dorian Gray, il personaggio nato dalla penna di Oscar Wilde nel luglio del 1890. A distanza di 125 anni la sua storia è più attuale che mai. Ho scritto questo racconto per un progetto editoriale di apocrifi che poi non è più andato a buon fine, ma mi sembrava ingiusto lasciarlo ancora dentro un cassetto. Per chi non conoscesse il personaggio mi permetto una breve premessa.

Come ho già anticipato, “Il ritratto di Dorian Gray” (The Picture of Dorian Gray) è un romanzo di Oscar Wilde uscito nel luglio del 1890 anche se la pubblicazione revisionata con l’aggiunta di alcuni capitoli risale al 1891. Numerose sono le rappresentazioni per il cinema ispirate al romanzo, che si possono trovare a partire dal 1910 fino all’ultima nel 2009. In questo lasso di tempo, si alternano inoltre rappresentazioni per la televisione, per il teatro, oltre a un musical e ad alcune citazioni in alcuni albi a fumetti. Il romanzo ambientato nella Londra del XIX secolo parla del giovane Dorian Gray, un ragazzo dalla straordinaria bellezza e purezza d’animo. L’amicizia con il pittore Basil Hallward, e la passione che prova quest’ultimo per Dorian darà origine a un ritratto d’incomparabile qualità. Ma sarà la comparsa di un uomo, Lord Harry Wotton, futuro mentore della vita di Dorian a costituire l’elemento discriminante, insinuando emozioni sconosciute al giovane e portandolo a desiderare di conservare la propria bellezza e gioventù a scapito del dipinto. Saranno l’avverarsi di questo desiderio e la vicinanza con Lord Harry a condurre Dorian a una vita dissoluta che riverserà l’effetto delle proprie malefatte sul ritratto, deturpandone l’aspetto. Il quadro verrà relegato in una stanza alla quale solo Dorian accede con regolarità per osservare l’essenza ripugnate delle proprie azioni, finché stanco della sfida e del monito che sembra lanciargli quella sua coscienza dipinta, decide di distruggere per sempre il quadro lacerandolo con un coltello.

Il racconto che segue inizia lì dove Wilde ha concluso il suo romanzo, e ne riprende lo stile e il linguaggio arcaico. É un nuovo finale, quella seconda chance che Wilde non ha concesso al suo personaggio, è la versione di cosa possa essere accaduto dopo il ritrovamento del corpo del vecchio e logoro Dorian Gray. É una versione che oltrepassa i canoni edonistici propri di Wilde e del suo personaggio, lasciandogli una sorta di riscatto morale, non solo a se stesso, ma anche a Lord Harry, invertendo il ruolo di quest’ultimo da condizionatore a condizionato.

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Dorian Gray (racconto apocrifo)

di Marco Ischia

Prese l’arma e con quella colpì il ritratto.

S’udì un grido ed un tonfo. Il grido fu così dolorosamente tremendo che i servi spaventati si svegliarono e uscirono dalle camere. Due uomini che passavano nella piazza si fermarono, e guardarono in su, il palazzo. Andarono a chiamare un policeman, e lo condussero là davanti. Il campanello fu suonato parecchie volte, ma nessuno rispose. Tranne una finestra alta illuminata, la casa era tutta buia. Poi si allontanarono, e si misero sotto un portico lì vicino ad aspettare.

«Di chi è la casa?» chiese il più anziano dei due signori.

«Del nobile Dorian Gray, signore» rispose il policeman.

Si guardarono e se ne andarono sorridendo. Uno dei due era lo zio di sir Henry Ashton.

Dentro, nell’ala di servizio, i domestici semivestiti bisbigliavano a bassa voce. La vecchia signora Leaf piangeva, e si torceva le mani. Francis era pallido come un morto.

Dopo un quarto d’ora egli riuscì a persuadere il cocchiere e uno dei servi, e andò di sopra con loro. Bussarono ma nessuno rispose. Chiamarono: tutto rimase silenzioso. Finalmente, dopo aver tentato invano di forzare la porta, andarono sul tetto e scesero sul balcone. La finestra cedette facilmente. Le serramenta erano vecchie.

Entrati, videro appeso al muro uno splendido ritratto del loro padrone, quale l’avevano visto l’ultima volta, in tutta la magnificenza della sua meravigliosa bellezza e gioventù. Per terra giaceva un uomo, morto, con un coltello piantato nel cuore. Era canuto, il viso raggrinzito e ripugnante. Soltanto esaminando gli anelli riuscirono a riconoscerlo.

(tratto da: Il ritratto di Dorian Gray – Arnoldo Mondadori Editore – traduzione di Raffaele Calzini)

La signora Leaf pianse in silenzio. Quell’uomo tanto orribile era davvero chi sembrava che fosse? Fermò Francis e il servo che si erano calati dal tetto e le avevano aperto la porta.

«Non toccate nulla.» la sua voce era ferma e decisa come quella delle persone che sanno cosa fare, diverso era invece il suo animo, profondamente turbato e incerto. Doveva esserci qualcuno che potesse aiutarla, qualcuno che sapesse della vita quanto più ne sanno gli altri uomini, qualcuno che non fosse corrotto nell’animo, ma che lo fosse a sufficienza per comprendere quell’assurdità. Doveva trovare qualcuno libero da pregiudizi e costrizioni morali, qualcuno al quale Gray avesse affidato la propria anima, e fra tutti un nome solo le venne in mente.

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cc CSide Writer – Marco Ischia

1 C-Racconti – Delitto di paese

C-Racconti – i racconti per C-SW (1)

Ho deciso di aprire questo spazio dedicato ai racconti in una data speciale. Il 27 ottobre 1969 moriva Giorgio Scerbanenco, e ho aspettato il 27 ottobre per poter rendere omaggio a un grande scrittore. Lo faccio con questo racconto che ha vinto la seconda edizione del concorso “Giallo di Romagna” che per l’occasione era dedicato proprio a Giorgio Scerbanenco nel centenario della sua nascita. Si tratta di un racconto apocrifo in cui troverete il personaggio di Duca Lamberti, l’ambientazione però non è Milano ma Bagnara di Romagna, scelta avvenuta per necessità di bando di concorso. E’ il 1968 epoca in cui dal punto di vista storiografico, gli appassionati già lo sapranno, Lamberti è stato radiato dall’albo dei medici e ora collabora con la questura di Milano. Un ultima curiosità sul titolo, “Delitto di paese” è anche una canzone di Fabrizio de André, leggendo la storia scoprirete che non è un caso.

 

DELITTO DI PAESE

Marco Ischia

 copertina delitto di paese

A pensarci bene Duca Lamberti si sarebbe dovuto sentire sollevato, ma il caldo appiccicoso e il ricorrere della voce di Riccardo del Turco in testa alle classifiche dell’estate, lo facevano sboccare per lo sfinimento. Il 31 luglio 1968 si preannunciava non tanto per quello che era, ma per quello che ancora una volta ricordava. Aveva sperato che lasciarsi la città alle spalle, sarebbe in qualche modo riuscito a farlo distrarre, se non a dimenticare, ma la sua meta non glielo permetteva. Baganara di Romagna, era un piccolo paese di circa duemila anime. Troppo poche perché potesse accadere un omicidio, troppo poche perché questo omicidio potesse rimanere impunito e ancora troppo poche perché tra di esse vi potesse essere qualcuno legato alla Maldrigati. Questo se nella vita non accadessero coincidenze imprevedibili, che portano un uomo verso la sua terra d’origine, quella terra che gli ha dato i natali e verso il ricordo di una persona che lo aveva in qualche modo ucciso e rimesso al mondo.

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cc CSide Writer – Marco Ischia

Intro C-Racconti

C-Racconti– I racconti per C-SW

I racconti per CSW, è lo spazio dedicato all’ambizioso intento di ospitare non solo i racconti scritti da CSide Writer, ma anche i racconti scritti in esclusiva per CSide Writer. Buone C-letture a tutti…

cc CSide Writer – Marco Ischia