Il lato C secondo…

C-L’altro lato – Il lato C secondo…

Questa pagina è una mappa, anzi “la” mappa, l’unica e sola della quale io sia a conoscenza, necessaria per scoprire il vero lato C della scrittura.

Prendendo spunto dalle interviste agli autori che abbiamo incontrato (in rigoroso ordine di apparizione), di seguito trovate la risposta che hanno dato alla fedele domanda del blog: “Qual’è il lato C della scrittura?”

Marco Ghizzoni

Ammazza che domandona! Sai che ti dico? Che il lato C della scrittura è la lettura. Senza questa, la prima non si dà.”

Matteo Bortolotti

Credo che la scrittura abbia molti lati, quando parliamo di narrazione parliamo di mondi interi che si aprono davanti e dentro di noi. Un libro ha tanti lati quante persone lo leggono. Probabilmente il lato C è l’insieme di tutti questi universi che si aprono sulla storia.”

Cristina Zagaria

…Credo che il lato “C” della scrittura sia questo: scrivere con uno scopo, dare un senso e una direzione precisa alla scrittura. Quando si scrive per il lato “C” i lettori se ne accorgono e la lettura stessa diventa parte di quella direzione scelta.”

Franco Forte

Emozionare. Non chi scrive, cosa è abbastanza facile, ma il lettore. E’ questo il vero significato della scrittura, e forse la cosa più difficile da fare. Tutti sappiamo scrivere, ma emozionare dei perfetti sconosciuti attraverso le parole è ben altra cosa. Questo è il vero lato C della scrittura.”

Paola Zannoner

Il lato C come coraggio, per esempio. Le storie che ho scritto non sono di genere fantasy, ma realistiche e raccontano di ragazze e ragazzi che affrontano problemi grandi e piccoli, vivono sfide con lealtà e appunto coraggio. La scrittura per me trasmette fiducia, speranza e conoscenza, e non si limita a riprodurre modelli o schemi già noti, superficiali e banali. Si dà per scontato che quella per bambini e ragazzi sia una narrativa minore, che si occupa parzialmente della vita sociale e che rimuove certi argomenti, per offrire casomai avventura e svago, emozione attraverso meccanismi di proiezione anziché d’identificazione. Si dimentica che i grandi scrittori del passato non temevano di raccontare la vita reale (Charles Dickens e la Londra popolare), né i sentimenti profondi, i legami familiari, le aspirazioni dei giovanissimi (Louis May Alcott, George Sand, Jane Austen raccontavano di ragazze intelligenti, storie familiari e d’amore).”

Roberto Mandracchia

Il tentativo di far distendere le labbra al lettore anche su argomenti niente affatto divertenti. Uno che c’è riuscito benissimo è Giuseppe Berto nel suo romanzo “Il male oscuro”, che ultimamente consiglio spesso.”

Marilù Oliva

Un lato C ideale esiste, non so se sono riuscita a trasporlo dall’ipotesi alle pagine. Il lavoro certosino sulla forma è volto ad ottenere un ibrido: da un lato cerco una sintassi completa, varia e mista (ipotassi e paratasse, per farti un esempio), dall’altro mi piace accostare anche nello stile la durezza e la poesia della vita, perché secondo me esiste una modalità per farle convivere.”

Eva Clesis

Abnegazione, umiltà ed esercizio. Tre cose che tendiamo a dimenticarci nella nostra foga di essere scrittori.”

Andrea Franco

È la capacità di scrivere una storia tra le righe, fare entrare il lettore nel mondo, non solo tenerlo lì dietro una pagina a leggere. Il lato C della scrittura è la creazione di un mondo nel mondo, che sembri vero.”

Antara

Potrebbe essere un lato in comune, la profondità.

Un lato che non si riesce a cogliere subito e necessita un cambio del punto di vista per essere compreso.

Per comprenderlo deve avvenire una trasformazione nell’interlocutore e quella trasformazione è l’apoteosi, il massimo obiettivo che si può porre chi fa arte.

Probabilmente questa magia presuppone che la trasformazione sia avvenuta anche nell’artista, che ha saputo mettere il proprio C-Side nell’opera.”

Angelo Orlando Meloni

Stiamo parlando di una sorta di “terza via” della scrittura. Difficile dirlo, sono uno scrittore di provincia poco conosciuto, la mia esperienza del gran mondo è limitata. Spero in una scrittura onesta e coraggiosa e poco sentenziosa. Quando voglio imparare qualcosa leggo un libro scientifico, in genere. Con un romanzo preferisco sperimentare altro, preferisco viaggiare, immaginare, fantasticare e vivere avventure. Che sia questo l’oscuro segreto dell’antico manoscritto perduto dimenticato e ritrovato? L’avventura?”

Marcello Simoni

Quello che potrebbe spingere gli italiani a leggere di più.”

Ilaria Tuti

La riscoperta della proprie radici, il portare alla luce le origini, il senso di appartenenza a qualcosa che trascende il singolo.”

Luca Di Gialleonardo

Il lato spontaneo, quello che uno scrittore magari non cerca, ma che c’è e pesa all’interno di un racconto o un romanzo. Lo scrittore è visto da molti come un artista, io lo vedo anche come un artigiano, perché il suo lavoro non deve essere solo trasportato dalla vena dell’arte, ma deve essere professionale, controllato, guidato. Il lato C è quello che esula dall’arte e dalla professione. È qualcosa che lo scrittore non sa di possedere, che viene naturale, che traspare dalle parole e arriva al lettore. O, almeno, a me piace pensare che ci sia un’anima dello scrittore che lo rende speciale a prescindere dal suo talento o dalla professionalità che mette nel lavoro.”

Cristiana Astori

Per me il lato C della scrittura è il ritmo. Un aspetto occulto, spesso sottovalutato, ma che inconsciamente apprezzavamo fin da piccoli quando ci veniva letta una fiaba. Il suono delle parole e il modo in cui un abile scrittore le combina insieme crea una malia che ci incatena alla storia, perché ci rassicura e insieme ci meraviglia precipitandoci nella dimensione incantata in cui vivevamo da bambini.”

Stefano Gelain

L’assenza del paraocchi, la capacità di scrivere (e leggere) un libro senza tutte le imposizioni culturali spesso preconfezionate da qualche spocchioso critico.”

Simonetta Brambilla

Scoprire l’alieno che c’è in te e che mai avresti sospettato potesse esistere.

Non esiste noia nella scrittura. Entusiasmo, frustrazione, felicità e lacerazione sono solo alcuni dei sentimenti che provo mentre scrivo e ogni storia è una nuova avventura in cui accompagnare i miei personaggi finché non arrivo alla parola Fine.”

Gaia Giordani

Per me è la giostra di rivelazioni, introspezioni, relazioni che scrivere obbligatoriamente comporta. Anche se non si pubblica. Anche se l’editoria è un gigantesco ingranaggio commerciale, la scrittura secondo me deve restare fine a se stessa. Altrimenti diventa comunicazione.”

Giovanni Marchese

La capacità di immaginare quel che non esiste. Il potere di abbandonarsi alla finzione, creare altri mondi dove condurre per mano il lettore a fare un lungo viaggio attraverso posti strani e meravigliosi insieme. In fondo non è a questo che dovrebbe servire la lettura? Farci dimenticare per qualche ora il pesante fardello e le brutture della realtà quotidiana. Emozionarci. Illuderci. Farci sognare. Aprire la mente.”

Andrea Biscaro

Il lato C della scrittura è lo Stile. Lo Stile è ciò che caratterizza uno scrittore, è il suo marchio di fabbrica, è ciò che lo rende immediatamente riconoscibile in mezzo a mille, è il suo personalissimo linguaggio, unico e inimitabile. Lo Stile (quando c’è!) è ciò che fa grande un artista.”

Lorenzo Marone

La scrittura ha un potere altamente terapeutico. Scrivere serve a espellere tossine, come una corsa. Bisogna farlo prima per se stessi, solo dopo per farsi leggere.

Alfredo Colitto

Io intanto conosco il fattore C, che è importantissimo nel mondo editoriale. Puoi essere bravo quanto vuoi, ma senza un po’ di C la strada della pubblicazione è molto dura. In quanto al lato C, inteso come non A e non B, ma qualcosa al di là di entrambi, secondo me è il lavoro che ogni scrittore finisce per fare su se stesso ogni volta che affronta un nuovo libro. La scrittura ti cambia, in qualche modo.

Michele Moro

Il lato C è un po’ un catalogo di tutti quegli aspetti umani che non abbiamo sempre il coraggio di raccontare e mettere a nudo. In un certo senso ci vuole coraggio per addentrarsi nel lato C della scrittura, è pericoloso e forse per questo molti autori lo evitano. Nella maggior parte dei casi “non sai di essere ciò che sei” e quando invece te ne rendi conto, cominci a cambiare.

CSW: Quale potrebbe essere secondo voi il lato C del giallo?

Andrea Franco

La curiosità.

Enrico Luceri

La capacità di evolversi senza cambiare natura.

Letizia Triches

Il lato C della scrittura? Empatia. È grazie all’empatia che lo scrittore riesce a condividere il respiro con il lettore. Un respiro all’unisono che permette di riconoscersi l’uno nell’altro. Scrivo e leggo. Leggo e scrivo. Mi racconto la storia che sto scrivendo. Scrivo quello che mi piacerebbe leggere. Se poi vogliamo parlare dell’arte, non nutro alcun dubbio. È il migliore sistema di comunicazione che possa esistere e l’artista lo sa. L’arte è lo specchio che riflette il nostro modo di percepire il mondo.

GL Barone: Be’ in questo caso la risposta è proprio servita su piatto d’argento: il lato C è certamente l’arte. Noi italiani in questo senso abbiamo una marcia in più: la nostra arte pittorica e letteraria è immortale. È talmente considerata nel mondo che illustri scrittori stranieri ambientano le loro opere tra le “nostre” opere d’arte. Ma chi è meglio di un italiano per descrivere l’arte italiana?

Ferdinando Pastori

Lo stile e il ritmo che accompagnano e sorreggono la storia. La punteggiatura e la scelta delle parole. Tutto quanto rende diverso e unico un testo.

Loredana Limone

La parola. Ovvero le parole della nostra bella lingua italiana quando vengono usate bene, con stile, con semplicità, con rispetto.

Marco Vichi

Anche se non so nemmeno quale sia il lato B, mi lancio nella risposta. Ogni lettura è una vera e propria relazione tra due “variabili”. In ogni libro è scritto sempre lo stesso romanzo, ma ogni lettore lo trasforma a seconda di chi è e di cosa ha vissuto. La narrativa è una materia viva, un ruscello che scorre, sempre uguale e sempre diverso. Può accadere che qualcuno trovi in un romanzo le risposte che cercava da tempo, o scopra in sé delle domande che non sapeva di avere.

Giuseppe Foderaro

Il lato C della scrittura non può che essere il Coraggio. Il coraggio di essere fedele alle proprie idee, alla propria voce, ai propri personaggi. Senza mai compiacere chicchessia, pur senza tradire in nessun caso il lettore.

Annarita Petrino

Questo lato C è il terzo lato, quello che viene dopo A e B. Ricordi d’infanzia… il lato B dei 45 giri o della audio cassette, è la terza misura, quella della profondità, che rende solide le cose. Io direi che questo lato C nella scrittura potrebbe consistere nella capacità di andare a fondo delle cose, di dire le cose come stanno, invece di appiattirsi su questa omologazione a un unico pensiero che ci sta rubando il gusto della differenza.

Romano De Marco

Mah, probabilmente è quella parte di noi stessi che raccontiamo attraverso le nostre storie. In ognuno dei miei personaggi, che siano buoni o cattivi, uomini o donne, c’è sempre un po’ di me stesso.

Rosa Ventrella

Credo la parte di noi stessi che ci portiamo inevitabilmente dietro quando scriviamo. Il sostrato, quello che mi piace definire il lato noir della scrittura. Probabilmente è quella parte in grado di comunicare qualcosa in più al lettore, perché più autentica. Nel mio caso, è anche l’ingrediente con effetti più terapeutici!

Simone Togneri

Per me il lato C della scrittura è tutto quello che non ti aspetti, che non riesci a pianificare, che ti sorprende. Quando un lettore o una lettrice ammette di essersi emozionato con quello che hai scritto e ti rimanda indietro quello che hai provato tu, per esempio. Oppure quando scopri che in treno un viaggiatore sconosciuto sta leggendo il tuo libro. O quando i personaggi si muovono in maniera quasi autonoma e cominci a considerarli persone in carne e ossa, amici. Oppure ancora quando all’improvviso capisci che è l’unica cosa che vorresti fare davvero, oppure che è arrivato il momento di farti da parte.

Valeria Barbera

La capacità di coinvolgere. Per me, leggere una bella storia equivale a tuffarmi in un mare sconosciuto e continuare a sentirlo sulla pelle anche dopo esserne riemersa. Purtroppo appartengo a quella fetta di lettori talmente difficile da tirare dentro il libro – perfino con gli horror – che, quando accade, capisco di avere di fronte un grande autore, una persona così irrefrenabilmente viva da aver lasciato colare il proprio cuore tra le pagine. Quanto è triste, invece, incappare in storie, organizzate anche bene, senza la minima sbavatura, ma che non trasmettono nulla.

Martin Rua

Per i miei libri è evidente e lo è anche per Lorenzo: il lato C (della mia scrittura e delle avventure di Lorenzo) è quel sottotesto che vi spinge a porvi domande. Lorenzo è anche un cacciatore di tesori, ma perché si interessa di alchimia? È un antiquario, ma è anche un massone, perché? E così via.

Angela Varani

… Il disegno in supporto alla scrittura potrebbe essere il lato C? Potrebbe, effettivamente, valere la proprietà commutativa; quindi direi di sì.

Alain Voudì

Senza dubbio il Fattore-C (sì, quella parolina di quattro lettere su cui siete seduti). Conosco fior di giovani autori sconosciuti che potrebbero insegnare qualcosa perfino ai “Grandi Nomi” nelle vetrine delle librerie, ma non ne avranno mai la possibilità perché al momento opportuno è mancato il Fattore-C, che avrebbe permesso loro di farsi notare nel marasma dei voglio-fare-lo-scrittore [perché-alle-medie-avevo-sette-di-tema].

Manuela Siciliani

Il lato C della scrittura può essere una citazione intima semi-nascosta, una frase personale, tua, che ti senti cucita addosso, inserita tra le righe e messa lì per essere colta e notata solo da pochi… e ti assicuro che quando un lettore la scova e ci fa riferimento io mi sciolgo! ;-)))

Marco Zanoni

Il lato C è l’aspetto emozionale che ti lega alla lettura e alla scrittura di un libro: l’odore della carta, il suono delle pagine girate, il leggere sotto il piumone mentre fuori piove o sul lettino in una spiaggia assolata. E’ l’analisi sensoriale di un mondo fantastico che lega i ricordi e i vissuti alle pagine di un libro. Musica e lettura hanno per me un legame indissolubile: ricordo come fosse ieri (e sono passati cinque anni) la lettura di Chronic City di Jonathan Lethem con i The Smiths in sottofondo nel periodo della prima gravidanza di mia moglie. La sensazione di diventare padre, le ansie, la gioia e le preoccupazioni di un periodo della mia vita che non potrò mai dimenticare.

Francesca Bellino

tanta fortuna!

Marta Tempra

Beh, sottintendendo un lato B che è la lettura, imprescindibile, secondo me il lato C è la vita. Non esiste scrittore che non sia curioso nei confronti di ciò che lo circonda: perché siamo essenzialmente dei cantastorie, e il mondo intero brulica di storie che vogliono essere raccontate. Negli occhi della gente, nell’intrecciarsi di vite in una città, nella natura stessa: tutto vibra secondo corde che è nostro dovere ascoltare. E raccontare, poi, affinché tutti possano conoscerle.

Emma Cannavale

Leggersi attraverso ciò che si scrive. Una sorta di specchio nel quale ci si sorprende a riconoscersi. E non sempre son belle sorprese. Ma ne vale la pena, sempre.

Questa domanda è stata modificata per l’occasione dell’uscita della collana “Storie Ardenti”. Quale potrebbe essere secondo te il lato C delle “Storie Ardenti”?

Andrea Franco

Meglio che io non risponda, ahaha

Alain Voudì

[questa risposta è stata censurata perché potrebbero esserci minori in ascolto]

Greta Cerretti

Potrei fare una battutaccia sul lato B, ma lasciamola ai maschietti.

Flavia Iimperi

Il lato C per me è il cuore delle storie. L’idea, l’emozione che si vuole regalare al mondo. Il resto è corollario.

Federica Soprani

Mmmm… quanti lati ha una ‘Storia ardente’? Mi piace pensare che sia come un caleidoscopio con infinite sfaccettature a seconda di come lo guardi, o di chi lo legge. Lascio sia il lettore a scoprirlo, e magari a raccontarcelo.

Luca Di Gialleonardo

Il lato C della scrittura fantasy per ragazzi è il non dimenticare mai che un tempo abbiamo avuto l’età dei lettori per cui stiamo scrivendo ed è necessario che lo si faccia emergere dalle pagine.

Monica Lazzarini

Il lato C della scrittura? Senza peccare di presunzione, credo sia il motivo per cui gli scrittori scrivono! In tutto quello che scriviamo c’è un po’ del nostro lato “segreto”, quello che nessuno conosce. E dico nessuno! Lo mettiamo qua e là, in ordine sparso. E nessuno saprà mai cosa è romanzo e cosa è verità. :-) Fantastico!

Paolo Grugni

Per quando mi riguarda l’approccio storico, politico e sociale alle vicende che decido di narrare. Io mi occupo di dittature, sotto qualsiasi forma esse si presentino.

Gianluca Barbera

La sua carica sovversiva, la sua capacità di affinare lo spirito critico e risvegliare le coscienze assopite, facendo emergere una materia ustionante, da maneggiare con cura. Ascolta e dimmi se non c’è dell’ironia in tutto ciò: la maggior parte dei genitori è convinta che la scuola sia il luogo deputato a educare e disciplinare i propri figli, a farne degli individui pronti a inserirsi, inquadrarsi, nella società civile e nelle professioni, quando invece è vero il contrario: quasi tutti i grandi classici della letteratura, da Dante a Leopardi, sono opere rivoluzionarie, sediziose, che incitano alla rivolta intellettuale, a non accettare passivamente quanto ci viene insegnato, a rifiutare lo status quo, a prendere in mano il proprio destino assumendo un atteggiamento critico verso il mondo. È questo il bello, la forza della letteratura, dell’arte: la sua carica incendiaria.

Dario Tonani

Ammesso che il lato A siano la passione e il talento e quello B la disciplina di scrittura, credo che il lato C possa essere tutto quello che attiene alle speranze, alle aspettative, ai sogni che ogni autore nutre in relazione alla propria opera. Ma sull’ordine delle lettere potrei anche sbagliare…

Siegfried Stohr

Il lato C è la messa in evidenza che la guida non è solo un fatto “tecnico”: guidiamo con tutte le nostre capacità sensoriali ma anche con la nostra percezione inconscia di questa attività, il suo valore intrapsichico, che fa sì che per alcuni la guida sia una attività carica di significati, per altri solo spostarsi da un punto ad un altro.

Roberto Ritondale

Il lato C lo intendo un po’ come il terzo occhio. Nella scrittura, potrebbe essere il punto di vista. Guardare i nostri tempi, la società attuale, da un’angolazione diversa, appunto da un lato C: è questo lo sforzo che dovrebbe compiere ogni scrittore per stimolare i lettori a vedere il mondo con occhi diversi.

Serena Bertogliatti

Se il lato A è l’ispirazione e il lato B è la tecnica, il lato C è l’insieme dei due pur non essendone la semplice somma.

Ho una visione un po’ hoodoo della scrittura (per cui sono debitrice a Ishmael Reed): lo scrivente ideale si fa possedere da quello che deve scrivere (detto in altre parole, vi si immedesima) e solo dopo lo traduce in parole, e lo traduce avendo dalla propria una competenza tecnica interiorizzata. L’ispirazione da sola non basta, perché non ha forma; la tecnica da sola non basta, perché è pura forma. Servono ambo le cose in armonico servizio l’una dell’altra.

Questo, soprattutto, ho cercato quando ho dovuto mettere in classifica gli 84 racconti che ci sono arrivati per la selezione. La SPS pura, la pura tecnica, non basta: serve qualcuno che sappia darle vita.

Davide Schito

Sicuramente il messaggio che si vuole veicolare attraverso la scrittura. Prima di mettersi a scrivere uno scrittore dovrebbe sempre chiedersi: che cosa voglio comunicare? Quindi, se il lato A è l’idea (o l’ispirazione, come ha detto giustamente Serena) e il lato B è la tecnica, il lato C per me è sicuramente “lo scopo”. Se non si ha uno scopo, un messaggio che si vuole mandare, uno scritto potrà anche essere scritto bene ma non avrà forza, non avrà anima. E quindi non funzionerà.

Diana Lama

per me almeno potrebbe essere C come Cinema. Anche se un libro è comunque più bello letto che cinematografato, rimane comunque il piacere di vedere concretizzato in carne e ossa quello che prima era nella tua testa e poi è passato alla pagina scritta. Arrivare alla terza dimensione 

Però anche C come controllo. Nei miei libri sono il deus ex machina e faccio quel che voglio. Semino morte e salvezza a mio piacimento. Si, anche C come controllo mi piace molto.

Katia Colica

Credo che possa essere il sottotesto che il lettore associa alle righe di un libro. È quello che non sapremo mai scrivere ma che esiste nostro malgrado.

Diego Lama

Scrivere, anzi, raccontare storie, è una passione ma anche una necessità. Nel mio caso deriva anche da una piccola patologia che mi sono auto-diagnosticata e che prima tenevo segreta, maladaptive daydreaming. Ecco il mio lato C, per favore, rimanga tra noi.

Alberto Panicucci

Credo che il lato C della scrittura sia quello del messaggio (riflessione) fra le righe, e/o che la lettura provoca. Talvolta è lo scrittore a mettere questo elemento, scientemente, fra le righe della sua storia; altre volte invece è il lettore a trovarci qualcosa dentro (magari di diverso da quello cui l’autore pensava). Per questo ogni lettura (e ogni ri-lettura) è diversa dalle altre… perché ogni volta legge una persona diversa (anche se magari è sempre Alberto!).

Ylenia Bagato

La passione, quella che fa vibrare le dita, quella che quando arriva al lettore è energia che cambia.

G.L. Barone

(parlando di romanzi storici: Qual’è secondo te il lato C del nostro passato?)

Ovviamente quello che non conosciamo perché troppo remoto. Non ne abbiamo memoria e non esistono documenti, fatta eccezione per la Bibbia e altri testi che raccontano avvenimenti simili. Se li leggiamo con occhi diversi, potremmo incontrare delle sorprese. Zecharia Sitchin diceva (e così fa anche uno dei miei personaggi) che la mitologia è il modo che gli antichi trovarono per raccontarci la storia. Impariamo a guardare oltre…

Elisabetta Bucciarelli

Vorrei essere capace di guardare la tua domanda senza interpretarla, ma come direbbe il protagonista, “vediamo solo ciò che conosciamo”. E allora il lato C della scrittura per me è un semi cerchio, che tende a chiudersi, sempre. L’abilità di chi scrive (ma anche di chi legge) è di mantenere sempre la possibilità di uno spiraglio. Il lato C è lo spiraglio.

Matteo Collura

Quella, appunto, di far vedere tutto (esseri umani, animali, paesaggi, oggetti), come se apparissero al mondo per la prima volta, nell’atto della Creazione. Questo conferisce automaticamente alla scrittura un aspetto epico e crea quel che di solito viene definito suspense.

Massimiliano Nuzzolo

Lato C? Direi ciò che resta, il non scritto e il non detto. Quanto un testo (racconto, romanzo, poesia, ecc.) abbia la potenza di accompagnarti nella vita, una volta chiuso il libro…

Matteo Di Gregorio

(per lui abbiamo aggiunto: E del fumetto?)

Il lato C della scrittura secondo me è l’immaginazione, perché lo scrittore deve essere bravo a risvegliare l’immaginazione di ogni lettore. Perché quando una persona legge un libro, nella sua testa si immagina i personaggi, le ambientazioni, le scene e tutto quello che viene descritto. Più lo scrittore è bravo a descrivere nel dettaglio la propria storia e più sarà facile immaginarsela.

Invece il lato C del fumetto secondo me è il “guardare”. Perché a differenza del libro, nel fumetto non devi immaginarti tutto quanto, ma anzi, ti ritrovi davanti rappresentato in disegni qualsiasi elemento della storia, che sia un paesaggio, uno scontro, un personaggio, un colpo di scena…

Andrea Franco

(per l’occasione gli abbiamo chiesto: il lato C di un personaggio seriale?)

Senz’altro la sua capacità di sembrare reale, non un personaggio, ma una persona. È quello che provavo leggendo i romanzi di McBain… tutti amici, tutti veri, non leggevo un romanzo, ma andavo a trovarli nel loro mondo. E sembrava davvero possibile. Ecco, questo è il segreto: immaginare che Verzi esista, che è lì a due passi da te.

Stefano Di Marino

(per lui abbiamo aggiunto:E del genere western?)

Della scrittura in generale, direi una visione traversale, ormai irrinunciabile che riesca a comprendere le differenze tra la tradizione scritta e quella ormai preponderante del materiale televisivo e cinematografico. La sfida è capire che scrivere una sceneggiatura e un romanzo sono cose differenti, tangenti in alcuni punti ma diverse in altre. Diciamo usare il linguaggio delle parole per evocare immagini. Sul western questo è ancora più evidente. Malgrado tutto l’immaginario del lettore è più visivo che scritto, quindi il trucco (o il lato C se vogliamo) è riuscire con le parole a creare un film nella mente di chi legge. Ovviamente ci vuole la collaborazione del lettore che deve leggere tanto. La capacità di formare immagini dalle pagine scritte non è automatica, occorre esercizio e anche divertimento. Un po’ quello che mi pare si stia perdendo nelle nuove generazioni.

Marco Zanoni

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C dei premi letterari? E della grappa?)

Per la Grappa il lato C è sicuramente legato alla sua riscoperta. Con questo intendo che le distillerie italiane negli ultimi anni hanno investito molto nella creazione di prodotti d’eccellenza e su questo punto mi sento di affermare, da appassionato, che i risultati ottenuti sono di indubbio valore. Per i Concorsi Letterari il lato C riguarda soprattutto la voglia di mettersi in gioco. Li trovo un mezzo eccezionale per far leggere i propri lavori al di fuori della ristretta cerchia famigliare e di trovare quindi un riscontro anche da un potenziale pubblico.

Miller Gorini

Risvegliare lo stupore.

Ambretta Sampietro

La fortuna di trovare editori seri e competenti che credano in chi scrive

Antonella Mecenero

Bella domanda! Per me, direi, trattare sempre i personaggi come individui. Considerarli reali, anche se vivono in un altro tempo e, magari, in un altro mondo, e capire che, in quanto individui, sono contraddittori e spesso irrisolti, proprio come noi. Solo considerandoli reali riusciremo a convincere il lettore che lo sono e quindi portarlo ad affezionarsi a loro.

Daniele Pisani

La meraviglia. Prima ancora però del famoso “sense of wonder”. Intendo altro, di più semplice. Pensiamoci: cosa mi tiene incollato a un pezzo di carta su cui sono impressi con l’inchiostro dei semplici segnetti, che però mi permettono di accedere a un universo di sogni ed emozioni. La scrittura: la più grande invenzione umana. Più di internet, del pc, della ruota o del volo.

Fabio Novel

L’emozione. La scrittura è emozione, lo ribadisco. Senza un flusso di emozione/i, quale sia o siano, la scrittura non appaga davvero ne’ l’autore ne’ il lettore. Può piacerci, rilassarci, appagarci. Ma non la viviamo profondamente. Non vibra dentro.

Gianluca Morozzi

Smetterla di C-ompatirsi perché siamo italiani e non di Falls Neck o di Birmingham, e C-ominciare a scrivere senza scimmiottare gli stranieri.

Rosalia Messina

Che domandona. Io per la verità non conosco neppure il lato B… Non voglio fare la seriosa, ma per me la scrittura non ha lati. Si scrive e basta. Per me c’è soltanto la buona scrittura. La cattiva scrittura non va presa in considerazione.

Alessandro Berselli

Non saprei. Non credo nemmeno di avere compreso il lato A e il lato B, figurati la terza dimensione. Forse l’immaginario che la letteratura evoca? Il cinema è bidimensionale, un libro costruisce ologrammi. Che cavolo sto dicendo? Comunque suona bene.

Edda Negri Mussolini

Quello di non prendersi sul serio e di scrivere quello che abbiamo nel cuore senza pensare se il libro avrà successo e quanto guadagnerò, se piacerà. Quello che si scrive deve piacere prima a chi scrive (scusate il gioco di parole) poi a chi lo leggerà.

Emma Moriconi

Farei una considerazione: sarebbe a mio parere giunto il tempo di abbattere gli steccati ideologici e guardare al fatto che siamo Italiani e abbiamo una lunga e importante storia alle spalle, una storia che passa anche per vite come quella di Rachele, con tutti i suoi drammi e le sue tragedie. Vite che possono insegnare qualcosa, ancora oggi, anzi oggi più che mai.

Cristina Origone

Secondo me, il lato C della scrittura è la follia.

Letizia Triches

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C di Venezia?)

Per me Venezia è un auditorium in cui si ascolta un concerto inedito. È una città che funziona come un’immensa cassa di risonanza: le sirene delle navi, il linguaggio degli uccelli (specie dei gabbiani…), i richiami dei gondolieri, il frullio delle ali dei piccioni, il rombo dei motoscafi, il gemito delle funi arrotolate sulle bitte dalle mani esperte dei marinai, i tacchi che, nella notte, risuonano sui masegni. Tutto spazza via d’un colpo i suoni che siamo abituati a udire in qualsiasi altra città.

Fabio Canino

Credo che sia quel momento che segue alla fine della lettura del libro che stai leggendo. Quei trenta o quaranta secondo che rimani immobile con le mani ancora sul libro appena chiuso ripensando a quello che hai letto, che hai scoperto e che magari ti ha affascinato.

Diego Di Dio

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura? E quello dell’editoria?)

Il lato C della scrittura? La capacità di organizzarsi e gestire il proprio tempo.

Dell’editoria? La fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto.

Martin Rua

(quale potrebbe essere secondo te il lato C di una trilogia?)

Probabilmente il disegno complessivo è ciò il lettore deve cogliere – il lato C – il filo rosso che lega i tre romanzi di una trilogia e che dà, alla resa dei conti, il tono di tutto il lavoro.

Sabina Marchesi

Il lato C è la magia che si crea quando il lettore riesce a cogliere sfumature tra le righe che non sapevi nemmeno di averci messo, una rara combinazione di ingredienti capace di fondere un meccanismo perfetto e una profonda passione. Senza entusiasmo non si ottengono effetti speciali ma solo un mero esercizio di tecnica. E la tecnica, da sola, non basta a rendere una storia tridimensionale, i personaggi verosimili e l’atmosfera palpabile. Se non senti il respiro tra le pagine non funziona. Il primo a farsi catturare devi essere tu, il lettore poi ti seguirà,

Enrico Luceri

La Coerenza di scrivere storie di genere che mantengano la struttura e gli espedienti narrativi del giallo classico, ma rendendolo attuale come ambientazioni, atmosfere e caratteristiche dei personaggi.

Riccardo Bassi

Nella vita, come nella scrittura, non credo che esista un lato C, sono dell’opinione che la cosiddetta fortuna si trovi a metà strada tra la bravura e l’opportunità. Sicuramente quando si crede in un progetto bisognerebbe lavorare intensamente dedicandovi energia e tempo, senza mai perdere la passione. Ad esempio nell’ambito del calcio spiego sempre ai giocatori che prima o poi l’impegno, la costanza e l’intensità con cui si affrontano le dure sedute di allenamento vengono ripagate dai risultati. Infine la vittoria più grande, al di là dei successi, è aver fatto il possibile per vincere.

Luca Di Gialleonardo

(Quale potrebbe essere per te il lato C per il futuro della Terra?)

Ammetto di non saperlo, ma spero che l’umanità possa vederlo. La Terra se ne frega di noi, può vivere benissimo anche se qualcosa spazzasse via l’umanità. Lo ha fatto per miliardi di anni, potrà farlo anche in futuro. Siamo solo dei parassiti di passaggio. Ecco, direi che non sarebbe male se ci comportassimo tutti in modo di scoprire quale sarà questo lato C.

Andrea Biscaro

(Qual è secondo te il lato C della cucina?)

Il mistero, il tocco personale, l’ingrediente segreto. Ciò che fa grande un romanzo è lo stile, ti dicevo. Credo valga lo stesso principio per la cucina.

Mario Bonanno

(Qual è secondo voi il lato C della canzone d’autore?)

La felice zona d’ombra in cui si staziona dalla parte del torto (leggi rifiuto del sistema compromissorio imposto dalle major ossessionate dalla vacuità della pop music), senza remore né tentazioni di cambiare di un centimetro la propria rotta. Se devo dirti come la penso, oggi come oggi credo che il lato C della canzone d’autore sia alquanto disabitato.

Luca Bonaffini

(Qual è secondo voi il lato C della canzone d’autore?)

Ho fondato un’etichetta discografica chiamata C7. Sette, perché in fondo, siamo noi. C è DO in inglese, “do” in italiano è il presente del verbo dare. Dare musica sette volte, magari una volta per ogni giorno della settimana. Ecco il mio C.

Giuseppe Foderaro

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C di Parigi? E di un retrobottega?)

Parigi ha tanti “lati C”. C come champagne, come Can-can, come caffè letterari, come Camus, come Cioran… come cultura. Stiamo parlando della patria del pensiero illuminista e laico. E, a suffragio di tutto questo, qualora non bastasse, prendo in prestito le parole dell’amico Nicola Vacca, critico letterario che ha egregiamente recensito il libro sulla rivista Satisfiction: «Dentro Parigi c’è ancora quel mondo straordinario di libertà, uguaglianza e fraternità che nessuna multinazionale del terrore riuscirà a sconfiggere».

Tornando ai retrobottega… be’, hanno sempre un carisma particolare, qualcosa di misterioso, almeno per quanto mi riguarda. Nel mio racconto, quello del Café de Flore è solo un’invenzione, un puro e semplice espediente narrativo, un buco che però vuole inglobare tutta l’essenza di Parigi: Quella stanza era al contempo un rifugio e un avamposto in cui ripararsi dal mondo attuale e passarlo al vaglio critico dell’esistenzialismo, in nome del loro nume tutelare supremo: Jean-Paul Sartre..

Elisa Costa

Una domanda importante! Beh, per me potrebbe essere la capacità di stupire ancora: in un mondo che ormai ci ha già mostrato qualsiasi cosa, cogliere quel particolare in grado di raccontare una storia nuova e saperlo trasmettere con le parole è davvero un lato inedito dell’arte.

Greta Cerretti

Mi prendi in un momento difficile per questa risposta. Dopo la fiera del libro di Roma dello scorso dicembre, ho scoperto un lato C della scrittura che mi ha sconvolta. Oggi ti direi la Consapevolezza. Tanta, troppa gente scrive per affermare se stessa, per curare le proprie ferite, per esprimere un bisogno narcisistico. Scrivere è Comunicare, pensare al lettore e non a se stessi, quindi esattamente il contrario dei motivi che spingono le persone a farlo.

Paolo Lanzotti

Se non ho capito male, il lato C sarebbe ciò che non viene detto o che non appare così evidente. Io credo che il lato C della scrittura sia la tensione emotiva, la fatica, il coacervo di dubbi, paure, speranze e aspettative che accompagnano il lavoro di un autore. Uno scrittore conosce bene queste cose. Il lettore, quasi sempre, non le conosce affatto e non le immagina nemmeno. So di persone che considerano un romanzo una specie di piantina, messa là in un vaso, che basta innaffiare ogni tanto e cresce da sola. C’è da stupirsi se poi sentiamo esprimere pareri anche offensivi su un lavoro che non è piaciuto? Ciascuno di noi ha i suoi gusti e ha il sacrosanto diritto di dire “non mi piace”. Capita anche a me. Niente di strano. Ma credo che questo non ci esima da quella cosa chiamata rispetto. Come autore so cosa c’è dietro la nascita di un libro. Quindi, anche se a me personalmente un certo romanzo non è piaciuto, non mi permetterò mai di disprezzarlo. Questo è abbastanza C?

Laura Marsadri

Ti sembrerà poco corretto, ma ritengo sia il lettore il lato C della scrittura.

Il lettore come individuo nel suo complesso e non come semplice “acquirente di fogli di carta stampata”. Auspico che scrittori e case editrici sappiano costruire una piattaforma su cui le tre identità possano dialogare e insieme migliorare il livello culturale del nostro paese.

I Festival in generale sono strumento da utilizzare per raggiungere l’obbiettivo, senza ombra di dubbio.

Francesco Memoli

Penso che il lato C della scrittura sia l’errore. Si parte con un’idea di quello che si vuole scrivere. Poi nello scrivere qualcos’altro prende il sopravvento e ci fa sbarellare. I personaggi diventano autonomi, le situazioni prendono derive impreviste.

Attraverso l’errore, chi scrive si trova sorpreso da quello che scrive e ha modo di imparare qualcosa.

Attraverso l’errore, chi legge trova una crepa in quello che si aspettava dalla narrazione, e quella crepa lo pungola, lo stimola, gli lascia qualcosa. Lo spinge a cambiare.

Massimo Giuliani

Beh, data la piega che ha preso questa conversazione, ti rispondo parlando di tecnologie. Il lato C è il processo che sta modificando la relazione col libro (con l’oggetto, proprio): paradossalmente, mentre il libro si smaterializza, essa non soltanto non viene meno, ma anzi è esaltata dalla differenza e dalla possibilità di scelta. Posso scegliere un formato o un altro e godermi di conseguenza un’esperienza sensibilmente diversa. Posso sentire la pagina fra le dita oppure posso portare con me un’intera biblioteca e ritrovarla dovunque vada, anche da un altro dispositivo, come qualcosa che mi segue.

Athos Enrile

(…quale potrebbe essere secondo te il lato C della musica?)

Domanda complicata… direi che ci sarebbe bisogno di un lato C per la nostra musica e non mi voglio soffermare sul businnes che l’accompagna, condizionato, anche, dalla tecnologia, ma penso al talento e alla possibilità di esprimerlo nella maniera corretta. Se mi soffermassi sui Talent e sul Festival di Sanremo aprirei una pagina inutile e scontata… preferisco pensare che tra un po’ accadrà qualcosa che ci darà una scossa, quegli eventi epocali che ciclicamente arrivano e cambiano il corso della storia, sino a che non interviene una causa non sempre chiara e si deve ricominciare da capo. Credo che a questo punto avremmo bisogno di Punk, non come genere musicale, ma come elemento di rottura, che metta in ombra la mediocrità attuale e che, attraverso un possibile “nuovo e giusto”, alimenti l’alternativa che stiamo aspettando, e in tutto questo il ruolo principale spetta alle nuove leve.

Mondoscrittura

(Qual è secondo voi il lato C dell’editoria?)

GC: Il lato C dell’editoria è brutto da guardare: il lato A è l’editoria vera, quella dell’editore che paga l’autore per il suo lavoro; il lato B è l’EAP, dove avviene il contrario. Il lato C è quello di chi fa l’uno e l’altro, in modo sporco e ingannevole.

EA: Attenzione: questa non è un’esercitazione! Ripeto, questa non è un’esercitazione: chiudete gli occhi ai bambini, subito! Ecco, per me il lato C è il Culo che ci vuole per arrivare a farsi notare da chi conta davvero. E in Italia quelli che contano davvero nel mondo dell’editoria sono davvero pochi.

Margherita Oggero

Il lavoro artigianale, la cura nella scelta di ciò che si vuole dire e di come dirlo.

Diego Di Dio

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C della malavita?)

Le fragilità e le frustrazioni nascoste. Dalle ricerche e dalle documentazioni che ho fatto, emerge che spesso dietro un “guappo” si nasconde un bambino impaurito.

Andrea Corbetta

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C del fumetto?)

L’unione tra divertimento/avventuta e storicizzazione/cultura. Nessuna delle componenti deve esser prevalente e/o sacrificare l’altra.

Eter Baratta

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C del mosaico?)

Il lato C del mosaico è il “fine” e non il “mezzo”. Per molti il mosaico è uno strumento, un semplice linguaggio che si sceglie per rappresentare una determinata immagine. A me piace vedere il mosaico come fine ultimo, ossia non ciò che viene rappresentato ma COME, le scelte cromatiche e stilistiche danno diverse chiavi di lettura senza rendere l’opera una composizione manieristica fine a sé stessa. Per questo motivo nelle mie opere personali, do molto spazio al materiale, alla forma ed al colore più che al soggetto in sé. E’ giusto che il mosaico parli il proprio linguaggio che è ben diverso dalla pittura ed altre forme espressive.

Andrea Franco

(Quale pensi potrebbe essere il lato C dell’amicizia?)

La fiducia incondizionata. E la comprensione. Anzi, la Comprensione.

Paolo Grugni

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C delle ideologie? E degli ideali?)

Tutte le ideologie politiche hanno drammaticamente fallito. Il lato C è quello di prenderne le distanze in modo definitivo. Gli ideali sono una categoria del pensiero che dovrebbe distaccarsi da ogni forma di spiritualità.

Luca Occhi

Forse la Seduzione. In fondo, scrivere, è sempre un più o meno consapevole atto di seduzione nei confronti del lettore.

Alfredo Baratta

(…quale potrebbe essere secondo te il lato C delle app enigmistiche?)

Quello che ha ispirato e ispira i miei giochi, sia la possibilità di create qualcosa di istruttivo e allo stesso tempo divertente per i miei figli prima di tutto. Non ho ancora raggiunto quel livello e forse non lo farò mai, ma morirò provandoci. Questo per dire che il lato C è soprattutto l’idea ambiziosa di stimolare tutti i tipi di persona a migliorarsi, e non solo a rilassarsi qualche minuto.

Nicola Verde

Me ne vengono in mente parecchi, ma su alcuni mi soffermerei: l’umiltà, la semplicità e la sincerità. Posso riferire a questo proposito il pensiero di due grandi scrittori?

Flannery O’ Connor ha scritto:

Il loro interesse precipuo (dei dilettanti) va a idee ed emozioni disincarnate. Hanno la tendenza a essere riformatori e a voler scrivere perché ossessionati non da una storia, ma dal nudo scheletro di qualche concetto astratto”.

I materiali dello scrittore di narrativa sono i più umili. La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate d’impolverarvi, non dovreste tentare di scrivere narrativa”.

Non va mai dimenticato che cura immediata dello scrittore di narrativa non sono tanto idee grandiose ed emozioni tumultuose, quanto infilare pantofole di pezza agli scrivani”.

Di Hemingway mi limito a citare:

Certe volte quando iniziavo un nuovo racconto e non riuscivo ad andare avanti… mi dicevo “Non devi far altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai”. Allora finalmente scrivevo una frase sincera e poi continuavo da lì”.

Ma non posso dimenticare la pazienza e la leggerezza. La scrittura non deve avere fretta, deve depositarsi con lentezza. Per la leggerezza rimando, naturalmente, a Calvino. Troppi lati C? La scrittura è un’arte complessa e delicatissima, direi una mistura alchemica. E quindi aggiungerei: Compostezza, Correttezza, Compattezza, Costanza, Coerenza, Caparbietà, Calore, Carisma, Crudezza, Continenza (e in-Continenza) e… Continua… Continua… Continua…

Franco Forte

(Quale potrebbe essere secondo te il lato C della storia e dei suoi personaggi?)

Quale miglior lato C, in questo romanzo, se non quella di Cesare? Ma anche di Cicerone, che gli fa da contraltare. E pensa un po’, nel secondo libro di questa serie, che sto consegnando adesso in Mondadori, seguito di “Cesare l’immortale” e intitolato “Cesare il conquistatore”, c’è un’altra C importante, quella di Cleopatra! Insomma, il lato C mi sembra preponderante… ;-)

Stefano Santarsiere

La (ri)scoperta del lato più autentico di noi, il tornare fanciulli e ricordarci quello che ci appassionava fino a urlare di gioia. Ecco: quando inizio a scrivere di un tema che mi sta a cuore, ho una reazione fanciullesca di eccitazione e ilarità sfrenate. E se accade, è segno che vale la pena continuare.

Lanfranco Schuhmann

Il raccontare emozioni, e sensazioni in genere, che non hai mai raccontato prima a nessuno, nemmeno di fronte a un prete nel confessionale. Credo che sia un modo per diventare amico di chi legge ciò che scrivi. In una parola, la sincerità.

Matteo Strukul

Il lato C lo vedo come quello spunto di riflessione, d’insegnamento e di apprendimento senza dimenticare la vocazione del divertimento. Godere nell’immergersi nella lettura, in un mondo non reale. Ecco il lato C della scrittura è la creazione di questo mondo alternativo oltre la dimensione del reale.

Giada Trebeschi

Se il lato A della scrittura è la verità dello scrittore e il lato B la verità dei personaggi, il lato C è sicuramente la verità percepita dal lettore.

Noria Nalli

Crearsi il proprio mondo accogliente, in cui potersi rifugiare.

Annunci

4 commenti

  1. Il “lato C della scrittura” è lo stile dell’autore che deve rapire il lettore, deve lasciarlo scontento che il libro sia terminato; lo stile proprio dello scrittore deve bucare le corazze più resistenti dei lettori a farli interessare al tema trattato.
    Lo stile è il sigillo di qualità dello scrittore.
    Marco Massa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...