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C-Incontri – le interviste – Lanfranco Schuhmann

C-Incontri  Le interviste (105)

Oggi su CSide Writer incontriamo Lanfranco Schuhmann per parlare con lui del suo libro “Il secondo figlio” (Albatros). Stregati dalle atmosfere romantiche tracciate sulla melodia dal sapore dei tempi passati, ci sediamo per chiacchierare di libri, scrittura, presente, passato e futuro. Sempre alla ricerca del lato C.

  

CSW: Ciao Lanfranco benvenuto nel salotto virtuale di CSide Writer. Per la musica d’accompagnamento lascio fare a te, ma mentre ti accomodi posso offriti qualcosa da bere?

LS: Molto volentieri, grazie. Lo so di essere piuttosto esigente, ma per caso avresti del Côtes Du Rhône? Si abbinerebbe perfettamente alla musica di Paolo Conte. Tieni, ti ho portato un suo CD live…

CSW: Nel tuo libro “Il secondo figlio”, mi sono chiesto il motivo di questo titolo fino alla fine. Per ovvie ragioni di trama non se ne può parlare. Quello che invece vorrei chiederti è com’è nata nella tua penna l’idea per questa storia?

LS: È nata da sola, spingendo forte. Una sera mi sono messo al computer e ho immaginato che al posto della sua tastiera ci fosse quella di un pianoforte. Ho provato a immaginare un personaggio che avesse voglia di comporre qualcosa di mai sentito prima, qualcosa che venisse da lontano – dai ricordi suoi e di quelli di un ipotetico nonno del quale aveva sentito parlare da ragazzino – e che potesse andare altrettanto lontano. Passato, presente e futuro miscelati in un romanzo intriso di memoria, sogni e musica. E di vino rosso, anche, perché quello ci sta sempre.

CSW: Il tuo è un libro dalle cadenze della storia raccontata a voce. Come se fosse un amico che ti racconta cosa è successo a suo nonno. Io ho trovato questo ritmo garbato molto più avvolgente che coinvolgente, cosa che ho apprezzato molto. Qual è stato fin’ora il riscontro degli altri lettori?

LS: Hai centrato quello che forse è il punto fondamentale del mio modo di scrivere. In effetti cerco di instaurare col lettore un rapporto di amicizia, di complicità quasi, un rapporto che mi consenta di portarlo per mano attraverso le storie che racconto. E vedo che sì, in effetti chi lo ha letto mi dice di essersi sentito molto dentro alla trama, coinvolto da vicino. Se parlo di un treno che corre veloce nella notte voglio che il lettore si senta passeggero di quel treno, se parlo di un caldo torrido e appiccicoso voglio che il lettore abbia la sensazione di sudare. E se mi capita di sorridere mentre scrivo, beh, voglio che chi legge sorrida insieme a me.

CSW: Scrittura e musica sono due passioni creative che si amalgamano, si combinano e forse si completano. Quale ruolo hanno nel libro e nella tua vita?

LS: Sia nel libro sia nella mia vita hanno entrambe un ruolo molto importante. Cerco sempre di vivere accompagnato dalla musica, anche se non sono assolutamente un esperto in questo campo e per di più l’unica cosa che so suonare è il campanello di casa. La scrittura, invece, devo dire che è per me qualcosa di relativamente nuovo: ho iniziato a scrivere solo tre anni fa, ma evidentemente avevo accumulato talmente tante cose da dire che da allora non mi sono più fermato. Quando scrivo, però, la musica la metto da parte. Ubi major…

CSW: Questa è la domanda irrinunciabile che propongo a tutti coloro che siedono nel nostro salotto. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

LS: Il raccontare emozioni, e sensazioni in genere, che non hai mai raccontato prima a nessuno, nemmeno di fronte a un prete nel confessionale. Credo che sia un modo per diventare amico di chi legge ciò che scrivi. In una parola, la sincerità.

CSW: Come dicevo, la tua è una storia dal sapore d’altri tempi. Quanto conta secondo te il nostro passato per vivere il nostro presente e il futuro?

LS: Domanda quasi marzullesca, Marco. Secondo me, passato presente e futuro non sono scissi tra loro come siamo portati (o veniamo spinti) a credere. Certo, una sequenza esiste, ma la definirei una sequenza circolare anziché lineare. Considero il tempo come una giostra sulla quale saliamo e dalla quale scendiamo a seconda delle occasioni che ci si presentano o che noi stessi creiamo, ma tendo a non contare i giri che questa giostra compie.

CSW: Sempre parlando di scrittura e musica, esiste secondo te un luogo perfetto per scrivere? E un sottofondo musicale ideale?

LS: Mentalmente si scrive dappertutto, credo – o almeno questo è ciò che succede a me – nel senso che di spunti di riflessione su cui scrivere ne trovo di continuo e ovunque. Per metterli giù nero su bianco, poi, questi spunti, ho bisogno del computer di casa mia, è solo lì che trovo la concentrazione necessaria. Per quanto riguarda la musica, beh, ascoltandola più spesso che posso è anche proprio dalla musica che spesso traggo qualche idea, qualche spunto. Però, ripeto, mentre scrivo la metto da parte. Tanto lo so che non si offende, lei e io siamo amici.

CSW: Forse è presto per parlarne, ma si sa la penna di uno scrittore è sempre colma d’idee. C’è già un progetto letterario per il futuro del quale ci puoi parlare?

LS: È appena uscito il mio terzo romanzo, si intitola “Malatesta”. È totalmente diverso rispetto ai miei primi due libri, è un romanzo che parla di ricerca interiore; l’argomento può sembrare piuttosto impegnativo, e per certi versi lo è; dato però che a me piace scrivere divertendomi, anche in questo caso ho usato uno stile leggero e a tratti addirittura ironico, o grottesco, sempre cercando di prendere per mano il lettore – quasi a invitarlo a porsi lui stesso le domande che il protagonista del romanzo si pone.

A livello di lavori in corso, invece, attualmente c’è un manoscritto che vaga per l’Italia in cerca di editore. Per la serie “Siamo seri ma scriviamo ridendo”, parla della difficoltà che spesso, troppo spesso, incontriamo nel comunicare tra di noi.

CSW: Grazie per essere stato con noi con questo sottofondo davvero conciliante. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

LS: Con piacere. Il mio saluto è più che altro un augurio, un semplice augurio: Buona lettura, qualsiasi libro voi abbiate tra le mani in questo momento. E grazie infinite a te, Marco.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Stefano Santarsiere

C-Incontri  Le interviste (104)

Oggi su CSide Writer c’immergiamo nelle acque profonde dell’oceano al largo delle isole Fiji, e in questa location da favola, ci sediamo a parlare con Stefano Santarsiere del suo libro “I guardiani dell’isola perduta” (Newton Compton) cercando di scoprire cosa si può nascondere negli abissi più profondi del mare. Forse è lì che si nasconde il lato C che tanto cerchiamo!

     

CSW: Ciao Stefano benvenuto su CSide Writer, per l’occasione abbiamo ricreato una spiaggia delle isole Fiji, gli abissi ci sembravano un po’ inospitali. Mentre ti accomodi posso offriti qualcosa da bere dal nostro bar virtuale, magari lasciando da parte la kava?

SS: Grazie per l’invito. Prenderei volentieri un bel bicchierone di latte di cocco, freschissimo. A queste latitudini è l’ideale.

CSW: Credo di poter dire che il tuo libro parte da un preciso principio evolutivo (o forse dovrei dire involutivo). Per chi non è ancora arrivato alle note finali, ci racconti in breve com’è nata l’idea per questa storia?

SS: L’idea è nata assistendo a un documentario in tv. Anzi, quel documentario mi ha riportato alla mente suggestioni che mi accompagnavano fin da bambino, innescandomi quella urgenza di scrivere che talvolta può dare l’abbrivio alla stesura di un romanzo. Nel mio caso si trattava di fantasie alimentate dall’amore per il mare, dall’attrazione verso i suoi misteri e nutrite da pagine e pagine di letteratura d’avventura o orrorifica. Per anni, da ragazzino e da adolescente, durante le estati vissute con il mare a pochi passi da casa, ho goduto dei romanzi di Salgari, Stevenson, William Hope Hodgson, Lovecraft. Più tardi ho scoperto l’epopea dei grandi navigatori, l’influenza del mare sul folklore e le religioni, i miti sulle creature fantastiche come il Kraken e il Leviatano. Il mare è il luogo da cui proveniamo tutti ed era destino che mi lanciassi in una storia che lo vedesse protagonista. Il documentario di cui parlavo, con le sue ardite ipotesi evoluzionistiche, è stata solo la scintilla che ha avviato il processo.

CSW: Le immensità degli oceani sono popolate da misteriose creature. Considerato che molti le ritengono meno esplorate di una parte di spazio cosmico, quanto è realmente possibile secondo te fare nuove scoperte?

SS: Be’, è un dato di fatto che ogni spedizione verso profondità oceaniche riveli nuove e sorprendenti scoperte. L’ultima discesa del National oceanic and atmospheric administration (NOAA) nella fossa delle Marianne ha portato alla luce nuove specie di spugne e di stelle marine. Purtroppo ha anche evidenziato la presenza di rifiuti: perfino a 5000 metri di profondità sono comparse lattine di birra o carne in scatola, ed è qualcosa che mi amareggia moltissimo. Il tema ecologico è infatti un’altra componente del mio romanzo.

CSW: Questa è la domanda irrinunciabile che viene proposta ai nostri ospiti, quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

SS: La (ri)scoperta del lato più autentico di noi, il tornare fanciulli e ricordarci quello che ci appassionava fino a urlare di gioia. Ecco: quando inizio a scrivere di un tema che mi sta a cuore, ho una reazione fanciullesca di eccitazione e ilarità sfrenate. E se accade, è segno che vale la pena continuare.

CSW: Nel tuo libro ho trovato in molte parti un’attenta ricostruzione non solo dei luoghi, ma anche degli usi e costumi. Si tratta di esperienza personale, oppure sono frutto di un’attenta documentazione?

SS: Le due cose. Ho avuto la fortuna di recarmi alle Fiji nel 2014 e di apprezzare non solo la bellezza prorompente, direi accecante di quelle isole, ma anche l’umanità dei suoi abitanti, il loro modo di vivere in mezzo all’oceano e sentirsi ancora parte dell’universo, proprio perché non distratti dal frastuono della cultura occidentale. Durante la stesura del romanzo ho poi approfondito aspetti culturali e storici che risultavano funzionali alla trama. Ne hai citato uno in premessa: la kava, elemento fisso delle serate fijiane, una sorta di bevanda mistica che ha sia uno scopo conviviale sia una funzione magica.

CSW: Atmosfere esotiche, ma non solo, che a me portano alla memoria alcuni autori della mia infanzia. In questo aspetto ci sono delle influenze da parte di autori del passato?

SS: Alcuni li ho citati. E se ne devo aggiungere uno, direi Conrad, soprattutto La linea d’ombra.

CSW: Abbiamo parlato di atmosfere esotiche cosa che mi stimola una nuova domanda. Esiste secondo te un luogo perfetto per scrivere? Può il luogo in cui si scrive, influire su ciò che si scrive?

SS: Il luogo perfetto, almeno per me, è casa mia, con mia moglie e la mia bambina di due anni nelle vicinanze. Ma devo anche dire che sì, il luogo può influire, di certo può indirizzare un racconto non ancora sufficientemente solido nello sviluppo. Quando mi trovo nel mio luogo di origine (un paesino lucano di duemila anime) mi ritrovo a pensare a racconti dalle atmosfere fantastiche, dai toni lirici e i temi da realismo magico. In città è il thriller o la spy story a intrigarmi. Sarà un caso?

CSW: Charles Fort è un personaggio che si districa nei misteri. Quando pensi che lo incontreremo di nuovo… sempre se ce lo puoi dire?

SS: Credo (e spero) nel 2018. Sto scrivendo una storia che parla di magia e di intelligenza artificiale. Mi sto interessando moltissimo al rapporto tra l’uomo e la tecnologia in chiave futura. La domanda che mi sto ponendo insistentemente è: su quali basi occorre rifondare questo rapporto affinché l’uomo continui a esistere su questo pianeta? Ancora una volta, il povero Charles Fort non avrà altro desiderio che fumare Moods e curare La voce dei dannati dalla sua comoda casa bolognese, e invece dovrà sforzarsi di salvare la pelle.

Nel frattempo, ho per i lettori della Newton Compton una sorpresa che potrebbe precedere il nuovo appuntamento con Charles Fort. Stiamo lavorando infatti a una thriller molto particolare, con un personaggio che non mancherà di stupirvi.

CSW: Grazie per essere stato con noi in questa splendida spiaggia fijiana. Prima di ripartire per la prossima avventura ci regali un C-saluto?

SS: Vi ringrazio moltissimo dello spazio concessomi e spero di risentirvi presto. Nel frattempo… un C(harles)-saluto a tutti i lettori del sito!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Franco Forte

C-Incontri  Le interviste (102)

Oggi su CSide Writer torna a trovarci uno scrittore dalla capacità narrativa eccezionale, del quale è impossibile elencare tutte le opere, le partecipazioni, i progetti che cura e promuove. Ma visto che abbiamo la possibilità di parlare con Franco Forte, ne approfittiamo per chiacchierare con lui del suo libro “Cesare l’immortale – Oltre i confini del mondo” (Mondadori) in attesa delle imminenti novità. A proposito… Cesare inizia per C!

   

CSW: Ciao Franco, bentornato su CSide Writer, sembra ieri che ci siamo seduti in una comoda yurta a parlare di scrittura e personaggi storici e invece mi accorgo che è passato un bel po’ di tempo. Questa volta ti ospito su una riproduzione in scala reale di una esareme romana. Cosa posso offriti da bere per l’occasione?

FF: Che ne dici di un bel vinello speziato con bacche selvatiche e addolcito da un po’ di miele? Era una delle bevande preferite da Giulio Cesare…

CSW: Il tuo libro lo definirei un’avventura epica che parte dal presupposto che l’assassinio di Gaio Giulio Cesare sia stata una messa in scena architettata dallo stesso Cesare. Com’è nata l’idea di riscrivere la storia, seppur in forma epica, utilizzando personaggi realmente esistiti?

FF: Questa è un’idea che avevo dentro da sempre, perché studiando le dinamiche della congiura delle Idi di Marzo ho sempre avuto il sospetto che ci fosse qualcosa di sbagliato. Troppe cose non tornano, e gli storici, antichi e moderni, hanno dovuto segnalare le tante incongruenze nella descrizione dell’attentato a Cesare. Dopo avere letto e studiato quel periodo in modo maniacale, ho capito che le cose, in realtà, sono andare in ben altro modo, rispetto a quanto ci dice la storia ufficiale. E visto che ancora nessuno aveva svelato la verità… be’, mi è sembrato giusto farlo io con questo libro! ;-)

CSW: Mitologia ma anche storia. Se da un lato la mitologia può essere il Fantasy della letteratura antica, dall’altra c’è una base di conoscenza che deve avere radici ben solide. Dove nasce la tua passione per la storia?

FF: La Storia, quella con la “S” maiuscola, è il nostro passato, è il terreno in cui affondano le nostre radici, è l’humus fertile su cui tutta la civiltà contemporanea si è sviluppata. Se non la conosciamo, se non la studiamo, se non la teniamo sempre presente, a livello sociale, culturale e politico, allora ripeteremo sempre gli stessi errori del passato. Un esempio? Leggi questa frase: “I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene; i ladri di beni pubblici trascorrono la vita nell’agio e neglio onori”. Sembra una frase scritta su un giornale d’oggi da qualche opinionista, magari per commentare Mafia Capitale o le tante schifezze della politica e della finanza d’oggi. E invece… questa frase l’ha scritta Catone più di 2000 anni fa! Come dire che non abbiamo imparato niente…

CSW: Quale potrebbe essere il lato C della scrittura te l’ho già chiesto la volta scorsa, quindi per l’occasione modificherei la domanda. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della storia e dei suoi personaggi?

FF: Quale miglior lato C, in questo romanzo, se non quella di Cesare? Ma anche di Cicerone, che gli fa da contraltare. E pensa un po’, nel secondo libro di questa serie, che sto consegnando adesso in Mondadori, seguito di “Cesare l’immortale” e intitolato “Cesare il conquistatore”, c’è un’altra C importante, quella di Cleopatra! Insomma, il lato C mi sembra preponderante… ;-)

CSW: Parlando di Cesare e della sua avventura, che non sarò certo io a dire verso dove fa rotta alla fine del libro, so che è in procinto l’uscita di un secondo volume. Cosa ci puoi anticipare, sempre se puoi anticiparci qualcosa?

FF: Come dicevo, un nuovo personaggio si unirà a Cesare e alla sua legione segreta: Cleopatra, ex regina d’Egitto, amante di Marco Antonio e, a suo tempo, anche di Cesare stesso. Sarà lei a fargli da guida per andare alla ricerca delle fonti della vita, per capire dove si nasconde il segreto dell’immortalità. Perché, secondo certa mitologia, lo Stige, sulla terra, potrebbe essere il Nilo…

CSW: Oltre che scrittore, sceneggiatore, editor, curatore di collane, sei anche direttore editoriale di delos books. In tutto questo c’è un progetto che ti sta particolarmente a cuore di cui vuoi parlarci?

FF: Tutti i progetti mi stanno a cuore perché li seguo con il cuore, l’anima e la passione che mi caratterizzano, quando si parla di libri e scrittura. Però diciamo che una simpatia particolare adesso va al film “Parasitic Twin” (“Il gemello parassita”) che ho scritto insieme a Francesco Spagnuolo, per la produzione della Angelika Vision di Roma, le cui riprese sono iniziate il 6 giugno, e che non vedo l’ora arrivi nelle sale, non solo italiane, perché è un prodotto internazionale girato in inglese.

CSW: Grazie per essere tornato a trovarci. Dopo la yurta e l’esareme, chissà dove c’incontreremo la prossima volta. Nel frattempo ci regali un C-saluto?

FF: Che Cesare sia Con voi… oltre i Confini del mondo!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Nicola Verde

C-Incontri  Le interviste (102)

Oggi su CSide Writer incontriamo Nicola Verde dopo aver letto il suo libro “Il vangelo del Boia” (Newton Compton), e con la voglia di saperne di più su questo personaggio storico. Lo ospitiamo nel nostro salotto virtuale per chiacchierare con lui di libri, scrittura e personaggi storici, sempre alla ricerca del lato C

   

CSW: Ciao Nicola benvenuto su CSide Writer, è un grande piacere averti qui, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti qualcosa da bere?

NV: Ciao, il piacere è tutto mio. Sono da poco tornato dalla Sardegna dove, come aperitivo, usano un mezzo calice di vino, e siccome le “cattive” abitudini si prendono per prime, vada per un mezzo calice di Vermentino di Gallura, un DOCG di Sassari, fresco, ma non ghiacciato. Grazie.

CSW: Mastro Titta, al secolo Giovanni Battista Bugatti, è un personaggio storico realmente esistito, boia del papa con oltre cinquecento esecuzioni capitali portate a termine. Ci racconti in breve come è nata l’idea di raccontare un personaggio come questo?

NV: L’idea è nata circa otto anni fa ed è stata del tutto accidentale. All’epoca cercavo una storia e un personaggio per un’antologia che io e altri autori romani stavamo meditando (un pensiero all’amico Massimo Mongai che ci ha lasciati troppo presto), poi intitolata “Delitto capitale” e uscita per la Hobby & Work. A me, per circostanze che non sto a raccontare, toccò l’Ottocento e, durante quella ricerca, casualmente, incappai nelle memorie apocrife di Mastro Titta. Il personaggio, di cui in verità si sa molto poco, mi incuriosì, un po’ per la banalità dell’uomo, nonostante il mestiere che faceva, e un po’ per quella convinzione che aveva della giustizia: la mela marcia va tolta prima che guasti l’intero cesto. In qualche modo, insomma, si sentiva il braccio secolare della giustizia divina. Ma, a dirla tutta, la voglia di scrivere di lui è venuta anche dal desiderio di andare controcorrente: di solito nei romanzi, infatti, vengono usati personaggi positivi, personaggi nei quali il lettore possa in qualche modo identificarsi, c’era modo di identificarsi in un boia? Insomma, una specie di sfida, che spero di aver vinto.

CSW: Storia e romanzo, fatti storici ed espedienti narrativi che s’incrociano. Quanto lavoro di ricerca occorre fare per i primi e quanta attenzione occorre mettere per collegarli ai secondi?

NV: In un romanzo storico la ricerca è, naturalmente, essenziale, e non soltanto quella che riguarda i grandi fatti, ma pure quella concernente la cosiddetta “minutaglia”, la quotidianità: come vestivano? Cosa mangiavano? Come parlavano? Quali i lavori che si facevano e quali gli stipendi? Come era la città? Come erano le abitazioni? E a questo proposito mi sono sempre chiesto come funzionassero i gabinetti… niente di più “quotidiano”… e Mastro Titta ne dà un esempio. Quanto ai collegamenti, ne parlo diffusamente nella Nota dell’autore, le cosiddette “coincidenze”: Titta che abitava a pochi vicoli da Costanza Vaccari; il giudice Collemassi impelagato sia nella condanna, ingiusta, di Cesare Lucatelli per l’assassinio di un gendarme, che nelle dichiarazioni impunitarie di Costanza; il testimone del delitto, un certo Ansiglioni, poi implicato anche nello scandalo delle foto pornografiche montato dalla Vaccari e che coinvolse l’ex regina di Napoli, Maria Sofia, sorella di Sissi; tutte verità storiche che sembravano legate da un sottile filo rosso, bastava, mi sono detto, riuscire a prenderne il capo. L’ho fatto.

CSW: La sensazione che ho avuto finendo il libro è che un personaggio complesso come Mastro Titta abbia ancora parecchie storie da raccontare, anche in ragione della sua lunghissima carriera. Stai già lavorando a qualcosa in questo senso?

NV: Lo faccio dire dallo stesso Ernesto Mezzabotta, lo scrittore che ha davvero scritto le memorie apocrife di Mastro Titta e che io, nel mio romanzo, immagino riprenda: “Quando si alzò sperò soltanto che la sua presenza non fosse stata inopportuna. In fondo, si disse, di storie, il boia papalino, ne aveva ancora tante da raccontare e forse poco tempo per poterlo fare…”. E, a Dio piacendo, ma pure all’editore e, soprattutto, ai lettori, di storie ne avrei sottomano almeno un altro paio, ma se ne potrebbero raccontare all’infinito.

CSW: Questa è la domanda che propongo a tutti gli amici che vengono a trovarci. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

NV: Me ne vengono in mente parecchi, ma su alcuni mi soffermerei: l’umiltà, la semplicità e la sincerità. Posso riferire a questo proposito il pensiero di due grandi scrittori?

Flannery O’ Connor ha scritto:

Il loro interesse precipuo (dei dilettanti) va a idee ed emozioni disincarnate. Hanno la tendenza a essere riformatori e a voler scrivere perché ossessionati non da una storia, ma dal nudo scheletro di qualche concetto astratto”.

I materiali dello scrittore di narrativa sono i più umili. La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate d’impolverarvi, non dovreste tentare di scrivere narrativa”.

Non va mai dimenticato che cura immediata dello scrittore di narrativa non sono tanto idee grandiose ed emozioni tumultuose, quanto infilare pantofole di pezza agli scrivani”.

Di Hemingway mi limito a citare:

Certe volte quando iniziavo un nuovo racconto e non riuscivo ad andare avanti… mi dicevo “Non devi far altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai”. Allora finalmente scrivevo una frase sincera e poi continuavo da lì”.

Ma non posso dimenticare la pazienza e la leggerezza. La scrittura non deve avere fretta, deve depositarsi con lentezza. Per la leggerezza rimando, naturalmente, a Calvino. Troppi lati C? La scrittura è un’arte complessa e delicatissima, direi una mistura alchemica. E quindi aggiungerei: Compostezza, Correttezza, Compattezza, Costanza, Coerenza, Caparbietà, Calore, Carisma, Crudezza, Continenza (e in-Continenza) e… Continua… Continua… Continua…

CSW: Personalmente leggendo il libro, ma sopratutto le date, ho scoperto che nel 1864 venivano eseguite le sentenze capitali in piazza. A pensarci bene non sono vicende poi così lontane nel tempo. Partendo da questa considerazione, quanto può essere utile secondo te il romanzo storico per veicolare nozioni e cultura unite alla lettura d’intrattenimento?

NV: La Storia non ci è estranea, ci siamo immersi, ci appartiene, anzi, come qualcuno ha cantato, la Storia siamo noi, eppure, constato amaramente, non insegna. Comunque, a essere sincero, sono ossessionato dal timore che il lettore possa confondere il romanzo storico con il saggio storico, sono due cose distinte con compiti diversi. Nella Nota dell’autore, in fondo al romanzo, ho cercato di spiegarlo: la Storia è come una grande tela con degli strappi, compito dello storico è ricucire quegli strappi riprendendo esattamente i fili della trama e dell’ordito; il narratore, invece, ha maggiore libertà di manovra ricucendo quegli strappi con il filo della propria fantasia narrativa, purché, naturalmente, il quadro complessivo non subisca mutamenti sostanziali. Insomma, il romanzo storico è utile a veicolare alcune nozioni nella misura in cui, utilizzandole, non le stravolge, e, soprattutto, quando l’autore (e con lui il lettore) non dimentica che il fine ultimo dell’utilizzo rimane l’intrattenimento.

CSW: Oltre alla storia di Mastro Titta è di recente uscito un altro tuo libro. Ci anticipi due aneddoti per invogliare i lettori a prenderlo?

NV: Il romanzo a cui ti riferisci è “Il marchio della bestia”, Parallelo45 edizioni, quarto della mia serie “sarda”. Una Sardegna fine anni ’60, profonda, antica, oscura e misteriosa “quanto un pezzo di luna caduto nel Mediterraneo”, dove accadono delitti efferati con un maresciallo dei carabinieri che deve combattere innanzi tutto con i propri pregiudizi. Più che aneddoti, una sola considerazione: mi piace sottolineare che si tratta, appunto, del quarto romanzo di una serie: tre editori diversi e un grande autore, oltre che importante scopritore di talenti e profondo conoscitore del giallo/noir, quale è stato Luigi Bernardi, hanno decretato la qualità dei precedenti… basta come argomento per convincere i lettori, quegli stessi, tra l’altro, che ne hanno sancito il successo, a prendere anche l’ultimo?

CSW: Due libri appena pubblicati, con due editori diversi. Qual è il tuo prossimo progetto letterario?

NV: Come ho già detto rispondendo a una precedente domanda, quello più immediato è scrivere la seconda storia di Mastro Titta (in fondo si tratta di memorie apocrife), anche in questo caso riferimenti a fatti storici realmente accaduti, anzi a uno specifico che, tra l’altro, ha attirato l’attenzione di un importante regista (a questo proposito ci tengo a precisare che la “mia” attenzione è precedente, visto che l’argomento l’ho già trattato nel racconto uscito nell’antologia della Hobby & Work “Delitto capitale” e riedito in e-book dalla Newton Compton con il titolo “La lama del boia”). E poi… e poi, un mucchio di altri progetti: un paio di racconti che mi hanno chiesto; il quinto romanzo della mia serie “sarda” (che, nelle intenzioni, dovrebbe essere il secondo di una trilogia, visto che in quello appena uscito, oltre alla storia principale autoconclusiva, c’è in nuce quella di un delitto non risolto che si dovrebbe sciogliere nell’arco dei tre romanzi); il vecchio progetto di un romanzo di fantascienza, i cui semi li ho sparsi qua e là in racconti usciti in precedenti antologie; un romanzo per ragazzi (alla Lovecraft) scritto e riscritto e mai portato a termine… Insomma, tante idee e tanti progetti, forse troppi per una vita soltanto.

CSW: Grazie per essere stato con noi assieme a Mastro Titta a parlare di scrittura. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

NV: Grazie a te e ai lettori per l’attenzione. Per il saluto è sufficiente incrociare le dita? Per CSide Writer, ovviamente, e per me!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Alfredo Baratta

C-Incontri  Le interviste (101)

Oggi su CSide Writer incontriamo Alfredo Baratta, la mente che sta dietro ad ALBA Smart Games, e che ha creato per CSide Writer l’app gratuita per dispositivi Android C-Incroci, che raccoglie gli schemi di incroci di parole pubblicati su CSide Writer. Dire che vorremo ringraziarlo pubblicamente è riduttivo, se potessimo dovremmo osannarlo, per ora ci sediamo a chiacchierare con lui di enigmistica e di programmazione applicata all’enigmistica… e di libri ovviamente!

      

CSW: Ciao Alfredo benvenuto su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro accogliente divano virtuale a forma di C, e considerato che non abbiamo ancora fatto un brindisi per l’uscita di C-Incroci in formato app, che dici apro una bottiglia di bollicine?

AB: Prima di tutto grazie per l’invito Marco, accetto volentieri, apri pure.

CSW: Credo di non sbagliare se affermo che sei un programmatore con la passione per l’enigmistica. Ci racconti in breve da dove nasce questa tua passione?

AB: La passione per l’enigmistica nasce dalla mia infanzia. Mi sono sempre divertito con i cruciverba e i crittografati. Qualche anno fa da una chiacchierata con un collega spagnolo che aveva un sito di Sudoku, mi è venuta l’idea di creare un algoritmo per la generazione dei giochi enigmistici, di lì a poco ho creato un sito (alfunstuff.com) e dopo qualche anno anche le applicazioni android che mi tengono tuttora impegnato.

CSW: Hai creato C-Incroci in formato app Android con l’intento di rendere disponibile a un pubblico più ampio questo gioco che facciamo con i libri. Qual è il tuo rapporto con i libri in generale? Sei un lettore saltuario o di quelli accaniti?

AB: Attualmente leggo molti manuali tecnici, di “primo” lavoro mi occupo di microcontrollori per centraline (roba da nerd), ma sono cresciuto leggendo molto e ho una libreria ben fornita, da 1984 all’Insostenibile leggerezza dell’essere, passando per l’ABC della relatività.

CSW: Carta e penna ormai vivono parallelamente alle applicazioni dedicate all’enigmistica. Secondo te le due versioni sono destinate a convivere oppure carta e penna alla fine soccomberanno?

AB: Mi auguro che la carta e penna possano sopravvivere, trovo molto più bello risolvere i giochi in maniera tradizionale. Comunque le applicazioni offrono un modo nuovo e pratico di giocare in qualsiasi momento, e aiutano a tenere la mente allenata. Il tutto a dire che vecchio e nuovo possono convivere e completarsi.

CSW: C-Incroci raccoglie quegli schemi di parole dove cancellando una serie di parole date si arriva alla soluzione con le lettere rimanenti nello schema. Ma tu non crei solo questo. Ci fai una veloce panoramica sulle proposte di ALBA Smart Games?

AB: Certo, volentieri. Il primo gioco che ho creato sono stati i cruciverba crittografati, i classici a numero uguale, corrisponde lettera uguale. Dopo qualche mese sono venuti alla luce i cruciverba (la mia applicazione più di successo). Altre applicazioni sono i crucintarsi, i crucipuzzle (come C-Incroci), i cruciverba matematici, e “scramble master” un gioco in cui bisogna comporre le lettere date per formare quante più parole possibile.

CSW: Solitamente chiedo ai nostri ospiti quale potrebbe essere il lato C della scrittura. In questo caso rielaboro la domanda chiedendoti quale potrebbe essere secondo te il lato C delle app enigmistiche?

AB: Quello che ha ispirato e ispira i miei giochi, sia la possibilità di create qualcosa di istruttivo e allo stesso tempo divertente per i miei figli prima di tutto. Non ho ancora raggiunto quel livello e forse non lo farò mai, ma morirò provandoci. Questo per dire che il lato C è soprattutto l’idea ambiziosa di stimolare tutti i tipi di persona a migliorarsi, e non solo a rilassarsi qualche minuto.

CSW: Da assoluto ignorante del campo quale sono, ho una curiosità che riguarda la creazione di app come C-Incroci. Quanto tempo, lavoro e competenza occorrono per creare app come questa?

AB: L’implementazione del gioco di per sé è abbastanza rapida, come hai potuto constatare con C-Incroci, ma per arrivare a questo ci vogliono diversi anni e tanta passione. Il cuore di tutto è l’algoritmo per la generazione dei giochi, e un altro per il controllo della qualità. Per lo sviluppo di questi software ci sono voluti molti mesi, e il processo è in continua evoluzione. Poi ci voglio competenze di programmazione, io nasco perito Informatico con conseguente laurea in ingegneria elettronica, ma anche questo non basta, bisogna avere tanta voglia di aggiornarsi e imparare nuove tecnologie (.i.e Android)

CSW: Sempre rimanendo nel tuo mondo creativo. Hai progetti per il prossimo futuro che ci puoi già svelare?

AB: Sto realizzando un nuovo gioco basato sull’idea del famoso Trivial Pursuit, spero di poterlo rilasciare a breve. La sfida sta nel fatto che i miei giochi non sono quasi mai solo in italiano, quindi il lavoro è reso più difficile dalle barriere linguistiche.

CSW: Grazie per essere stato a chiacchierare con noi. Mentre do l’appuntamento al venerdì enigmistico di CSide Writer, prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

AB: Vorrei ringraziarti per l’invito, salutare tutti gli amici di CSide Writer, e mi auguro di poterti incontrare di persona per stringerti la mano.

  realizzazione by ALBA SMART GAMES 

 

  C-Incroci è disponibile anche in app Android su google play

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Luca Occhi

C-Incontri  Le interviste (100)

Oggi su CSide Writer incontriamo lo scrittore Luca Occhi, amante del giallo, fondatore di Officine Wort, e amico del lato C. Ci sediamo a chiacchierare con lui del suo romanzo d’esordio “Il Cainita” (Damster Edizioni) sperando che nessuno se ne stia in agguato pensando che siamo troppo buoni.

  

CSW: Ciao Luca benvenuto su CSide Writer, è un grandissimo piacere averti qui. L’ultima volta che ci siamo incontrati hai offerto tu, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti io qualcosa da bere?

LO: Volentieri, grazie. Se è mattina prenderei un decaffeinato senza zucchero, magari doppio, che iniziare la giornata è sempre dura; mezzogiorno una bella spremuta d’arancia, ricca di sane vitamine; tardo pomeriggio uno spritz, anche due, e se è già sera un calice di vino, tanto per cominciare (bianco o rosso dipende da cosa c’è per cena, e comunque teniamoci la bottiglia a portata di mano). Infine, se è notte, un bicchierino di rum come viatico a un’attività onirica interessante (Sailor Jerry o Medellin sono fra i miei preferiti).

CSW: Il tuo è un libro che ho definito “diretto e senza equivoci” proprio per l’impatto dei tuoi incipit, di cui alla base c’è un personaggio davvero interessante. Ci racconti in breve com’è nata l’idea per questo libro?

LO: La suggestione è nata da un bellissimo racconto di Borges dal titolo “I due Teologi” e contenuto nella raccolta L’Aleph. Vi si accennava, di sfuggita, a una setta gnostica conosciuta come gli Istrioni o i Cainiti. Ecco, quel breve passo circa le loro eccentriche consuetudini mi ha affascinato, al punto da obbligarmi a costruirci attorno un intero romanzo.

CSW: Un assassino che come prerogativa uccide i buoni non si vede molto spesso. Oltre a un’idea originale, qual è il vero ingrediente che non può mancare in un thriller o in giallo come il tuo?

LO: Credo che la cosa fondamentale sia riuscire a creare la giusta tensione narrativa, in modo da fare restare il lettore sempre con te, incollato alle pagine del libro e alla storia. Deve sempre provare quell’eccitante sensazione che deriva dal domandarsi: “Oh cavolo, e adesso cosa mai accadrà?”

CSW: “Il Cainita” affonda le sue origini in qualcosa di reale, o forse dovrei dire di già scritto. Quanta ricerca occorre e quanto è importante documentarsi in tal senso per rendere credibile una storia come questa?

LO: La fase di ricerca è stata fondamentale, anche perché ogni capitolo del romanzo si conclude con un flash back storico che va dal 1914 sino al VI secolo d.C., passando per l’epopea del Far West, quella dei pirati e le crociate. Un’autentica vocazione al martirio, per uno scrittore, il romanzo con anche solo delle vaghe connotazioni storiche. Perché ti obbliga a un lavoro di studio e ricostruzione che sai non sarà comunque mai “storicamente” perfetto, occupandoti di narrativa e non di saggistica.

CSW: Questo lo sai è il momento per la domanda irrinunciabile per gli ospiti del lato C. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

LO: Forse la Seduzione. In fondo, scrivere, è sempre un più o meno consapevole atto di seduzione nei confronti del lettore.

CSW: “Il Cainita” è il tuo romanzo d’esordio, ma tu sei anche uno scrittore che si è affermato in molti premi letterari. Cosa ne pensi proprio dei premi letterari? Quanto possono essere utili per un autore?

LO: Per me rappresentano una palestra irrinunciabile, che mi consente di tenermi sempre in forma. E poi sono l’occasione, per uno scrittore, di conoscere persone con cui condividere la medesima passione. In fondo, anche noi ci siamo conosciuti grazie a un Premio Letterario, giusto?

CSW: Difronte a un romanzo d’esordio non posso fare a meno di proporti una domanda che tanti autori esordienti vorrebbero farti. Se dovessi dare loro un consiglio di scrittura, quale ti sentiresti di dare?

LO: Mah, non mi sento molto indicato a dare consigli. Posso però dirti che non mi sono mai arreso davanti ai rifiuti e ho sempre cercato di migliorare i manoscritti che presentavo alle varie case editrici, non smettendo mai di editarli, proprio come fossero delle cose vive, in continua crescita ed evoluzione. Sempre con il fermo intento di pubblicare con una casa editrice seria, come è avvenuto, senza accettare scorciatoie, come mi è stato tante volte proposto.

CSW: Credo di non sbagliare se affermo che sei un appassionato del genere giallo. Se dovessi scegliere un autore del passato da mettere nella tua libreria ideale chi sceglieresti? E uno attuale invece?

LO: Se penso al giallo classico, non posso non citare Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. Ma io amo il genere in tutte le sue sfumature, passando dal hard-boiled americano al polar francese. In questo caso, due sono i nomi che mi vengono subito in mente: Raymond Chandler e Andrè Hèlèna. Se invece pensiamo agli scrittori attuali la lista è lunghissima, e ne fanno parte anche tanti amici. Mi appello quindi alla facoltà di non rispondere. Lancio però una piccola provocazione: alla letteratura di genere scandinava, tanto di moda, continuo a preferire quella mediterranea.

CSW: Forse è un po’ presto per parlarne, ma so che anche tu sei uno scrittore compulsivo. Puoi già anticiparci quale sarà il tuo prossimo progetto letterario?

LO: Vedo che sei bene informato, infatti ho già pronti diversi romanzi che aspettano solo l’onda giusta per poter cercare di fare la loro gara. Ho appena finito anche quello con cui vorrei continuare la mia avventura con la collana #Comma 21 della Damster Edizioni. Il curatore, Fabio Mundadori, visto il buon esito de “Il Cainita”, è sembrato interessato. Voi, nel frattempo, tenete incrociate le dita per me.

CSW: Grazie per essere stato con noi, che dopo aver letto il tuo libro abbiamo imparato a essere un po’ buoni ma anche un po’ cattivi. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

LO: Vi lascio con una frase di Christopher Morley che amo molto e che vuole essere anche un augurio a tutti i lettori: “Quando si vende un libro a una persona non gli si vendono soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla. Gli si vende un’intera nuova vita”. Buone vite a tutti.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Paolo Grugni

C-Incontri  Le interviste (99)

Oggi su CSide Writer torna a trovarci Paolo Grugni, dopo che abbiamo letto il suo libro “L’odore acido di quei giorni” (Laurana), ci sediamo a chiacchierare con lui di politica, di masse, di colori, di fazioni, ma anche di scrittura, di libri e di come questi possano inserirsi in qualche modo nella vita delle persone.

   

CSW: Ciao Paolo bentornato su CSide Writer, l’ultima volta non hai preso niente dal nostro bar virtuale (eri in servizio), questa volta riesco a tentarti?

PG: Vada per una weissbier.

CSW: Nel tuo libro, una vicenda di omicidi è ambientata in un contesto storico che racconta la fine degli anni Settanta, quando le proteste politiche hanno raggiunto l’apice della violenza. Come mai questa scelta di raccontare quei giorni?

PG: I motivi sono stati diversi. Innanzitutto, quando sentivo parlare dell ’77, mi accorgevo di averne solo una vaga idea. E la stessa cosa avvertivo quando ne parlavo agli altri. Mi sono così deciso a ricostruire quel periodo in modo che, soprattutto le generazioni più giovani, apprendessero e capissero cos’era veramente successo.

CSW: Fra le citazioni che mi sono rimaste impresse c’è questa: “Per loro era un’azione da inserire nella volontà delle masse di condurre la lotta di classe anche sul terreno della violenza e dell’illegalità.”, mi pare si parli di scelte politiche che a volte attribuivano volontà del popolo, ma non realmente esistenti. La “falsa propaganda” può secondo te condizionare le masse?

PG: La falsa propaganda gioca da sempre un ruolo fondamentale. L’opinione della gente viene troppo facilmente condizionata dai mezzi di comunicazione. Viviamo nell’era di Facebook, quale migliore esempio di manipolazione di massa? Il regno della finta libertà di espressione, ma della vera creazione di fake news.

CSW: Alessandro Bellezza, il protagonista del tuo libro, si muove fra rossi, neri, comunisti, fascisti, in un intreccio dei ruoli. In un dialogo si dice che tra i tuoi amici comunisti ci sono più fasci e spie che comunisti stessi e così dall’altra parte.”. E’ un modo per dire che alla fine l’estremismo d’ideali è talmente simile nella sua radicalità da non avere quasi differenze negli opposti?

PG: Vero che spesso le idee radicali nei loro estremi si assomigliano. Ma quello che intendevo dire che è, allora come oggi, i giochi di potere sono mascherati da posizioni ideologiche che in realtà non interessano a chi le diffonde.

CSW: Lotta per gli ideali, e ideali che muoiono per i mezzi con i quali si cerca di perseguirli. Nel tuo libro c’è la ricerca del colpevole di terribili assassini, un colpevole che si veste di una casacca. Quanti assassini si sono vestiti di casacche non loro, alla ricerca solo della violenza?

PG: Le casacche politiche sono maschere che spesso servono interessi privati. Quanti politici abbiamo visto ‘battersi’ per un’idea quando in realtà facevano gli interessi delle nostre mafie?

CSW: Abbiamo parlato di ideali, di ideologie, di atti compiuti in nome di ideali e ideologie. Quale potrebbe essere secondo te il lato C delle ideologie? E degli ideali?

PG: Tutte le ideologie politiche hanno drammaticamente fallito. Il lato C è quello di prenderne le distanze in modo definitivo. Gli ideali sono una categoria del pensiero che dovrebbe distaccarsi da ogni forma di spiritualità.

CSW: Partiti che si alleano per perseguire gli interessi dei singoli, macchinazioni per il potere, l’esclusività di un pensiero da ergere a baluardo di una campagna politica. Ritrovo questo pensiero in una frase attribuita alle sinistre, ma suonerebbe allo stesso modo anche girata dall’altro lato:“Per loro non poteva, ma sopratutto non doveva, esistere nulla che stesse più a sinistra di loro.”. Davvero il potere è stato relegato alla volontà di pochi che ci illudono di essere in una democrazia?

PG: La democrazia è un dio che ha fallito (Hans-Hermann Hoppe). Ci illudono che votare cambierà le cose. Eppure mai nulla cambia. Basti guardare all’Italia, dove da sempre c’è una finta alternanza politica, ovvero governano solo partiti reazionari qualsiasi colore si voglia loro attribuire.

CSW: Nel tuo libro l’informazione storica degli avvenimenti passa attraverso l’abile espediente degli annunci di Radio Alice. Nell’era del web, in cui condividere un’informazione passa attraverso pochi click, come racconteresti qual’è stato il ruolo delle radio autonome a una persona che non le ha vissute?

PG: Furono la prima crepa nell’informazione di regime. La voce dissidente, la voce che le forze politiche non volevano permettere.

CSW: “L’odore acido di quei giorni” è un libro di fiction con forti connotazioni storiche. Quanto conta documentarsi e quanto conta invece aver vissuto un’epoca per poterla narrare in maniera coerente?

PG: Da storico, non me ne preoccupo. Ho imparato, con grande difficoltà, come si scrive la Storia. Anche quella che non si è vissuta.

CSW: Grazie per la pazienza e per essere stato con noi, averti ospite è stata una “bellezza”. In attesa di rivederci, ci regali un C-saluto?

PG: Il mio lavoro di scrittore e di storico non conosce sosta. Ci rivediamo presto. Molte verità devono ancora essere rivelate.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia