C-Cinque + 1 – Dracula

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una (all’incirca) di Catia Pieragostini (Lady Cat)

L’appuntamento è al crepuscolo. Dopo il tramonto del sole, ovvio.

Immaginavo che mi avrebbe fatta aspettare almeno un’ora, come una vera star. Ma quando arrivo in vista del locale, dall’altro lato della strada, lui è già lì, già seduto al tavolo migliore del dehor, già con un cocktail davanti.

Ecco che mi tremano le gambe.

Perché ho accettato di fare quest’intervista?

Cosa non si fa per gli amici. Se dovessi morire dissanguata, o perdere l’anima, o diventare un mostro senza pietà, avrò come unica consolazione quella di dare tutta la colpa a Salvatore.

Intanto lui si volta dalla mia parte, inclina appena la testa di lato, solleva il bicchiere nella mia direzione e sorride.

Come fa a sapere che sono proprio io quella delle Cinque domande più una? Forse mi ha cercata su Facebook. Ma cosa dico? Di sicuro legge nel pensiero. Oddio, allora avrà già scoperto che quando l’ho visto così, con quei Ray-Ban a specchio, i capelli nerissimi un po’ ribelli, la camicia slim bianco candido e le gambe fasciate in grigio Armani, allungate sotto il tavolo con posa “Sono il padrone del mondo”, non ho potuto fare a meno di pensare: Che figo da paura!

Vede, signora, non ho tutta la sera. Se vogliamo procedere…

AH-ARGH! Ho fatto un salto che nemmeno un canguro. Mi è comparso di fianco all’improvviso, un attimo prima era seduto là e adesso…

Mi afferra per mano, mi fa attraversare la strada fermando le auto con un gesto imperioso e mi fa accomodare al suo tavolo in un battibaleno, senza che io abbia avuto il tempo di dire beo.

Mi scusi per i modi bruschi, le assicuro che non sono nel mio stile, ma ho avuto l’impressione che avesse bisogno di un piccolo incoraggiamento. Per farmi perdonare…

Un cenno della mano e un cameriere si avvicina al tavolo con già un analcolico alla frutta sul vassoio. Me lo serve e si dilegua. Noto che è a base di ananas e cocco. Sollevo un sopracciglio.

Avrebbe gradito invece un Bloody Mary, come quello che ho ordinato per me?

Sorrido e ritrovo la parola: – No, questo è perfetto. È il mio preferito.

Annuisce soddisfatto: – Ora possiamo iniziare l’intervista? Vede, la gente è abituata a pensare che io abbia tutto il tempo del mondo, in quanto essere immortale, ma non è così. Sono piuttosto impegnato.

Perché, che lavoro fa?

Questa è la prima delle cinque domande?

Beh… sì. – Maledetto, credevo di coglierlo in castagna e invece…

Faccio il personaggio letterario, televisivo e cinematografico.

Non capisco, si spieghi meglio…

Compaio nella testa di scrittori e sceneggiatori e ispiro loro svariate storie sui vampiri, cioè su di me. In questo modo divento un personaggio letterario, televisivo e cinematografico nelle forme più disparate. Non sempre vengo ritratto in maniera accattivante o efficace, ma è comunque un altro modo di curare la mia immortalità. Vede, se mai dovessero capire come distruggermi davvero, resterei comunque immortale nell’immaginario collettivo.

Ha una sua logica… Quindi vuol dire che è stato lei a ispirare John Polidori e Bram Stoker?

Questa è la seconda domanda?

Maledizione, ci sono cascata di nuovo. Comunque è una buona domanda, quindi annuisco.

Sì, sono stato io. All’inizio dell’Ottocento mi ero un po’ stufato di come venivo dipinto dalla tradizione folkloristica. John ha reso finalmente giustizia alla mia natura di raffinato e affascinante gentiluomo con il suo racconto Il Vampiro. Ma, vede, io mi annoio in fretta delle storie che circolano sul mio conto, così ho in seguito ispirato Bram e poi, a seguire, tutti gli altri.

Dunque lei viene prima di Vlad Dracula e di Lord Ruthven Conte di Marsden… sarei davvero curiosa di sapere qual è il suo vero nome e quanti anni ha.

Queste sarebbero due domande. – Sto per protestare, ma lui mi precede: – Ad ogni modo non ne terrò conto perché in realtà non le posso rispondere. Se lo facessi, poi dovrei ucciderla.

Dovrei sentire il sangue gelarsi nelle vene e il brivido che mi percorre la schiena dovrebbe essere di terrore. Ma lui ha detto la sua frase da spia russa con voce sensuale, un sorriso a mezza bocca da vero seduttore e abbassando un poco gli occhiali per fissarmi da sopra le lenti a specchio.

Così sono rimasta incantata dall’insieme, dannatamente attraente, e dal colore dei suoi occhi, uno nero come la notte, l’altro azzurro intenso come un cielo di montagna.

Deglutisco e bevo una bella sorsata del mio cocktail perché all’improvviso ho molto caldo.

Lui si riaggiusta gli occhiali, sorridendo compiaciuto: – Sentiamo la terza domanda, prego.

Certo… – Sono confusa al massimo, non riesco a ricordare gli appunti che mi ero preparata, così seguo il sentiero improvvisato che abbiamo tracciato dall’inizio: – Dunque anche questa deriva romantica di Twilight e simili è opera sua. Mi sa di operazione commerciale per irretire ragazzini: non teme che prodotti così sdolcinati possano sminuire la potenza intrinseca della sua immagine?

Non lo temo affatto, è tutto calcolato. Mi piace andare controcorrente. Quando l’eroe romantico andava per la maggiore, io ho ammantato di fascino la perversità del mio personaggio malvagio. Ora che sono i cattivi a piacere di più, mi rivesto della nobiltà dell’amore per dare speranza alle nuove generazioni. Si fidi, trovare la nicchia giusta in base ai sentimenti del periodo storico è un’ottima tattica per attirare le nuove leve e fidelizzarle.

Parla come un esperto di marketing. Ora capisco perché diceva di essere molto impegnato: ha ancora tempo di cercare vittime o ha smesso di succhiare il sangue alla gente?

Si sporge sul tavolino, sembra una pantera pronta a saltare sulla preda: – Sicura di voler conoscere la risposta?

Ehm… – Mi schiarisco la gola. – Allora veniamo alla quinta domanda. Di tutte le epoche in cui ha vissuto, qual è la sua preferita?

Questa è una risposta facile: senza dubbio il XIX secolo. Il fascino dei racconti gotici e poi l’epoca vittoriana… C’era l’atmosfera giusta, capisce? Ma anche questi ultimi anni non sono male. È così facile conoscere gente grazie alla rete. Guardi noi due, per esempio…

Non voglio pensare a tutte le ore che ho perso per rintracciarlo online e nemmeno fargli credere che l’ho contattato per diventare una sua seguace, un famiglio o come diavolo si chiamano, quindi aggiungo in fretta:

Bene, dunque, siamo alla domanda più uno. Si è mai innamorato?

Mi chiedevo quando sarebbe andata sul personale. In effetti, sì. M’innamoro spesso. Ho già una non-vita, se rifiutassi d’innamorarmi la mia esistenza sarebbe del tutto vuota e inutile. Se poi rinunciassi alla sofferenza che sempre l’amore comporta, l’eternità sarebbe davvero noiosissima.

Davvero affascinante… Bene abbiamo finito. Allora io la ringrazio e la saluto.

Sa una cosa? Ci stavo prendendo gusto. Non ha altre curiosità da soddisfare? Magari potrei invitarla a bere qualcosa da me.

Ma se non ha nemmeno assaggiato il suo Bloody Mary…

L’ho ordinato solo perché mi piacciono il nome e il colore, ma in realtà lo detesto. Questo non significa che io non abbia sete…

D-devo proprio andare… E poi lei ha da ispirare tutti quegli scrittori… Magari un’altra volta… Grazie ancora! A presto! O anche no…

Quasi rovescio il tavolino nella fretta di andarmene senza voltarmi indietro e con un solo pensiero in testa: appena becco Salvatore, gliene dico quattro.

Catia Pieragostini

 

cc  CSide Writer – Catia Pieragostini    

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