C-Incontri – le interviste – Dana Neri

C-Incontri  Le interviste (126)

 

Oggi su CSide Writer incontriamo Dana Neri autrice del libro “Mangiafuoco” (Mutatum Publishing Ltd), la storia di Fiamma, la storia di una ragazza a cui la vita ha tolto il padre, a cui la vita ha tolto la voglia di amare. Ma anche una storia di amore, amicizia, sofferenza e riscatto. Ci sediamo a chiacchierare con lei di amori, rinascita e di Lato C ovviamente.

CSW: Ciao Dana benvenuta nel salotto virtuale di CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro divano altrettanto virtuale posso offriti qualcosa da bere?

DN: Un bicchiere di vino rosso, grazie! Quando si parla di scrittura il vino rosso è d’obbligo, soprattutto se si tratta di uno di quei vini che annusi a lungo e sorseggi lentamente.

CSW: Il tuo libro racconta la vita di Fiamma, una ragazza con un problema di bulimia, che sembra nascere dalla perdita della capacità di amare, dalla perdita del padre. Ci racconti in breve com’è nata l’idea per questa storia?

DN: In tutto quello che scrivo mi sono riproposta di affrontare temi e problematiche sociali, perché penso che la scrittura debba essere anche “utile” e non solo “bella”. Ho optato per la bulimia perché di anoressia si è scritto già tantissimo; e comunque bulimia e anoressia sono due facce della stessa medaglia. In Italia di disturbi alimentari si parla, sì, ma lo si fa sempre con un certo riserbo. Quasi come se avere un disturbo alimentare, in un Paese che è praticamente il simbolo del buon cibo, sia una grave onta. Fiamma è una ragazza come tante, semplicemente più sfortunata di altre sue coetanee. Volevo parlare di lei e farla parlare per dare voce a tante altre persone che si trovano o si sono trovate in passato nella sua stessa situazione.

CSW: Il padre, Elife, Lorenzo, la madre. I loro amori verso Fiamma s’intrecciano nei diversi modi d’amare una persona, come a spiegare che l’amore è, o può essere, universale e trasversale. Quanti modi d’amare possono esistere secondo te, ammesso che si possano contare?

DN: Hai usato due termini che trovo azzeccatissimi e per questo te li rubo: l’Amore è, come lo hai definito tu, universale e trasversale. È qualcosa di “altro” e “oltre” che può avere tantissime sfumature e sfaccettature. In Mangiafuoco parlo di amore eterosessuale, omosessuale, materno, paterno, filiale, amore per la Poesia, per l’Arte, ecc… Senza spoilerare niente, posso dire che anche quello tra Fiamma e Blu, la barbona che vive su una sedia a rotelle vicino alla stazione è amore, una bellissima forma di amore che non chiede niente e che sa vivere anche di silenzi.

CSW: Una delle frasi che mi ha colpito è “Ci vuole più energia nel cercare di essere felici che nell’abbandonarsi alla rabbia e alla tristezza.”. É davvero così facile non essere felici oppure è un’affermazione che hai inserito per necessità di trama?

DN: Quella è una frase che ho sempre ripetuto a me stessa perché sono convinta che sia proprio così: abbandonarsi alla rabbia e alla tristezza è semplice; ecco, senza farlo apposta ho usato il termine “abbandonarsi” che implica un’azione passiva, un lasciarsi andare. La felicità invece implica essere attivi, avere braccia abbastanza forti per sostenere la propria gioia e attraversare con essa i campi minati del dolore e dei brutti ricordi. La gioia “la devi spingere con delicatezza come si fa coi bambini”, dice Fiamma in Mangiafuoco.

CSW: Questo è il momento della domanda che proponiamo a tutti gli ospiti del nostro salotto. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

DN: Hai presente le bacchette da rabdomante? La scrittura secondo me permette di trovare emozioni nascoste nel profondo, proprio come la bacchetta da rabdomante consente di trovare acqua o filoni di metallo nel sottosuolo. Lo scrittore scova queste emozioni scrivendo e poi passa al lettore la bacchetta come se questa fosse un testimone usato in una gara di staffetta. Ecco, questo secondo me potrebbe essere il lato C della scrittura: questo scandagliare, scoprire e poi far scoprire attraverso la lettura.

CSW: Tornando al tuo libro lo definirei una storia di riscatto, o forse dovrei dire di rinascita. In questo senso ho sempre pensato che la vita sia pronta a offrirci nuove occasioni, purché noi siamo pronti ad accoglierle. Qual è il tuo pensiero? E quello di Fiamma?

DN: Mangiafuoco è una sorta di romanzo di formazione, in chiave psicologica. Presenta l’evoluzione della personalità della protagonista, Fiamma, e degli altri personaggi. È sicuramente una storia di riscatto e di rinascita, tant’e che alla fine del romanzo cito il mito della Fenice, l’uccello mitologico che, dopo la Morte, risorge dalle proprie ceneri. Tutto il romanzo è incentrato sul simbolismo del Fuoco: il titolo Mangiafuoco, la protagonista di nome Fiamma, i capelli rossi, i capitoli intitolati Fiamma, Fumo, Luce, Calore, Cenere… Il Fuoco è simbolo di distruzione ma anche di creazione e di vita. La cenere viene utilizzata anche come concime e fertilizzante naturale… Sono convinta anch’io che la vita ci dia sempre nuove occasioni e la storia di Fiamma ne è un esempio.

CSW: Siamo quasi al momento dei saluti finali, ma prima abbiamo un ultima domanda. Quali sono i tuoi progetti di scrittura per il futuro? Tornerai a parlarci di Fiamma oppure hai già pronta una nuova storia?

DN: Ho già quasi pronto un nuovo romanzo e tante idee per altri romanzi, ma allo stesso tempo ho intenzione di tornare a parlare di Fiamma… anche se fra tanti anni. Grazie a Mangiafuoco ho avuto la fortuna di conoscere una lettrice che è diventata anche un’amica e le ho promesso che fra 20 anni esatti Fiamma avrà un seguito. Diciamo che abbiamo fatto un patto un po’ folle e ottimistico!

CSW: Grazie per essere stata con noi e a Fiamma in questa bella chiacchierata. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

DN: Grazie a tutti voi amici di C-Side! Il C-saluto ve lo faccio dare da Elife, uno dei personaggi principali di Mangiafuoco. Elife è una tipa un po’ stramba ossessionata dai numeri, dalla simmetria, dalla routine e dai palindromi. Vi mando 333 saluti e vi auguro per 333 volte di essere felici. “Trecentotrentatre è un numero assolutamente perfetto. Tre volte 3. Tre volte il numero perfetto. La perfezione assoluta.”

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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