C-Cinque + 1 – Improbabili – Maeve doveva morire!

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

Maeve doveva morire!

(di Massimo Bencivenga)

Napoli, Agosto 2019

L’uomo che mise piede sul terrazzo del ristorante affacciato sul golfo di Napoli sembrò riempire tutto lo spazio. La sua forte presenza scenica era stata spesso foriera di guai. Nel corso delle sue avventure s’era spesso scontrato con assassini e sicari d’ogni dove, gente abituata a essere invisibile, a pianificare e portare la morte.

Nessuno era sopravvissuto allo scontro con l’uomo che adesso, a grandi falcate, zigzagava tra i tavoli dalle tovaglie immacolate. Lui non sapeva essere invisibile come loro, non sparava alla stessa maniera né, parimenti, era un esperto di lotta quanto loro.

Niente di tutto ciò.

Eppure tutti, un istante prima di soccombere, avevano dipinta sulla faccia la stessa identica espressione, pennellata con i colori dello stupore e dell’incredulità.

Avessero potuto fare un feedback sulla loro morte, sarebbero probabilmente arrivati alla conclusione che l’uomo dai capelli argentei li aveva battuti perché era stato diabolicamente bravo a improvvisare, a trarre idee e armi dal ribollente caos innescato dai combattimenti. Pensiero laterale, avrebbero concluso.
L’uomo si sedette e osservò la vecchia quercia che lo stava aspettando: Clive Cussler, fondatore della Numa (National Underwater and Marine Agency), impresa specializzata nel recupero di relitti marini di rilevanza storica.
«Tutto bene?» chiese Clive a Kurt Austin, il direttore delle Missioni Speciali alla Numa.
L’uomo si strinse nelle larghe spalle.
«Siamo qua solo come osservatori, gli italiani sanno il fatto loro. Tu hai già ordinato?» domandò brusco.
Clive colse tensione in quel metro e ottantacinque per novanta chili. Cercò in quegli occhi azzurri traccia di turbamento.
«No, aspettavo te» e così dicendo fece un cenno alla cameriera, che arrivò solerte.
«Vedo che suo figlio è arrivato, cosa prendete?»
«Lui non è…»
«Lui è…»
Cominciarono a rispondere quasi all’unisono, prima Kurt poi Clive.
Scoppiarono a ridere. Complice anche l’attacco sensoriale delle varie portate, con gusto, olfatto e vista che si trovarono davanti dei piatti, di pesce e di carne, che sarebbero piaciuti anche a St Julien Perlmutter, le spalle di Kurt parvero rilassarsi.
«Che ne dici se passeggiamo mentre aspettiamo un po’ per il dolce? Così fai un altro favore alle signore che non aspettano altro che mangiarti con gli occhi » propose Clive con un ghigno da satiro.
La brezza marina scompigliava i loro capelli mentre osservavano Castel dell’Ovo. A ottantotto anni, Clive conservava, con i suoi quasi due metri, l’allure d’una sequoia. Al tema vegetale contribuiva una camicia floreale, mentre Kurt, in completo casual, trasudava ricchezza e fascino.
Clive respirò con gli occhi e colse a bocca aperta il formidabile colpo d’occhio fornito dalla visione del golfo, sorvegliato e protetto da un gigante di fuoco. Con là, sullo sfondo, un blu cielo che sfumava nel blu mare.
«Adesso capisco perché questo golfo ha ammaliato imperatori e sultani, artisti e faccendieri. E poi ci sono delle fantastiche leggende, roba che parla di angeli caduti e di un uovo che non si deve rompere. Ma adesso dimmi…» attaccò Cussler.
«Era da tanto che volevo chiedertelo. Perchè mi hai fatto nascere morto?»
Silenzio.
«Davvero non capisco, Clive. Io sono la copia sputata di Dirk Pitt. Fisicamente simili, lui leggermente più snello e con gli occhi verdi. Il suo papà è un senatore e il mio… vabbé; lui vive in un hangar, io in una rimessa per barche; lui colleziona vecchie auto, io vecchie pistole; abbiamo la stessa inventiva, lavoriamo per la stessa agenzia; lui ha un amico piccolo e muscoloso d’origine italiana, mentre il mio partner di avventure è latino. E potrei continuare… sai cosa dicono i critici là fuori? Dicono che leggono Kurt Austin, ma la mente corre a Dirk Pitt. E poi… »
Altra pausa.
«E poi, lo so che la cosa sembra vagamente biblica, ma non mi hai dato una compagna, a parte quelle fugaci in ogni libro. Dirk ha Loren, Isaac ha Marion, Sam e Remi li ha già creati mariti e moglie. Tutti i tuoi personaggi hanno una compagna. A parte me, naturalmente. In più: last but not least, mi hai anche messo alle dipendenze di Dirk. Perché mi hai creato morto come personaggio? Sto pensando di fondare il
Sindacato dei personaggi nati morti. Sono sicuro che Kathryn Dance, Judy Hammer, Leon Courtney e Roland Ballantyne sarebbero felici di farne parte.»
Clive sorrise, prima di aggiungere: «Sembra che tu abbia già assorbito l’arguta e fatalistica ironia che rappresenta un tratto peculiare di questa città.»
«Hai mostrato molta inventiva, in altri casi. Non potevi usarla per creare uno scenario solo per me?»
«Gli editori sono conservatori, non amano il rischio. Mi imposero di scrivere ancora della Numa. La struttura narrativa, per quanto semplice, funzionava. Il pubblico apprezzava le azioni di un ammazzasette cresciuto con la torta di mela, l’amore per la bandiera e la devozione verso la mission salvifica dell’America nel, e per il, mondo. Dimmi, per curiosità, quale donna di Pitt o altri avresti preferito per te?»

«Maeve»
Gli occhi di Clive s’inumidirono e non riuscì a evitare di asciugarsi una lacrima.
«Deve essere il vento» sussurrò. .
«No! È che hai sempre avuto un debole per Dirk, il quale avrebbe forse sposato Maeve… Se fosse sopravvissuta. »
Clive scosse la testa. «Kurt, tu non capisci…»

«E invece sì. Scriverai ancora di me?»
«Non lo so. Le ombre si stanno allungando su di me.»

«Adesso che ti detto questo, mi puoi dire se hai mai pensato di cambiare qualcosa nelle mie storie?»

«Kurt, è tutto davanti ai tuoi occhi, eppure non vuoi vedere. Avrei voluto cambiare molto, ma all’epoca si misero di traverso. Ti ricordi cosa stava dicendo la cameriera?»

«Che c’entra lei adesso? Facciamo così. Se fossi io a scrivere, ti piacerebbe essere la brutta copia di un altro? Ti piacerebbe se ti tratteggiassi come una caricatura di Jack Lucky Aubrey di O’Brian? Ti sentiresti unlucky? »

«Ho creato la Numa vera e quella di finzione basandomi su di me, e su ciò che avrei voluto essere. Avrei voluto avere la leadership di James Sandecker, l’abilità tecnica di Hiram Yaeger, l’ordine di Rudi Gunn e le capacità di Dirk e le tue.»
«Ancora una volta l’hai messo prima di me» ribatté, sarcastico e caustico.
«Kurt, davvero non capisci?» adesso Clive piangeva. «L’ha capito anche la cameriera, quando ti ha preso per mio figlio. Kurt, tu sei il mio figlio preferito! Che lavoro faceva tuo padre? Lo stavi per dire, prima. Come me aveva una impresa di recupero navi, giusto? Nella mia testa era previsto che Pitt dovesse diminuire, eccolo quindi a capo della Numa e non più molto operativo, mentre tu dovevi crescere. Kurt, se Dirk era il mio Battista, a te sarebbe dovuta toccare la recita principale. Ma le cose andarono diversamente. I miei testi piacevano così, non sarà letteratura ma so intrattenere, e mi impedirono di pensionare Pitt.
Kurt, sei tu il mio figlio prediletto! E a quanto pare nessuno, neanche tu, l’ha mai compreso!»

Kurt era scosso nel vedere Clive piangere.
«Raccontami come andò?»
«La tua prima storia avrebbe dovuto parlare di una fuga rocambolesca da un’isola con un vulcano in fiamme. Ti ricorda qualcosa?»
Adesso anche Kurt piangeva, perché conosceva quella storia, l’aveva sentita tante volte: da Dirk e dagli altri della Numa.
«Sì, Kurt. Quella storia era per te, ma gli editori dissero no: squadra vincente non si cambia. Kurt… io davvero non so come dirtelo, ma Maeve era stata pensata per te. Nella mia testa, nella stesura originale, vi salvavate tutti: tu, lei e i suoi figli. Maeve era destinata a essere la tua Loren, ma non riuscii a spuntarla. E in un gesto di rabbia la feci morire. Nessuna delle eroine di Pitt era mai morta prima, ma se non poteva essere tua, allora non sarebbe stata di nessuno. Adesso puoi anche dirmi che sono una pessima persona.»
«No, Clive», Kurt si avvicinò ad asciugargli una lacrima. «No, sei il miglior papà del mondo. Su carta o no, le cose non vanno mai come uno spera o pensa. È la tragica bellezza della vita. Adesso andiamo a mangiare il dolce.»

Si avviarono e Kurt, per la prima volta, si ritrovò ad abbracciare una sequoia.
L’albero della sua vita.

 

cc  CSide Writer – Luigi Brasili    

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