C-Incontri – le interviste – L’ottavo Peccato – Andrea Franco

C-Incontri  Le interviste (145)

Questa è l’intervista che chiude il ciclo d’incontri nel salotto virtuale di CSide Writer dedicati alla collana “L’ottavo peccato” edita da delos digital e curata dallo straordinario Andrea Franco. Abbiamo voluto incontrare proprio lui, perché ci sembrava giusto che l’ultima parola spettasse al curatore e coautore di questa collana, e anche se le domande che avremmo voluto fargli sarebbero state molte di più, rimaniamo convinti che in un’intervista non sia giusto svelare per intero una trama o un personaggio. Perché il gusto di conoscerlo leggendo, è un gusto che non si può surrogare. Quello che mi sento di ripetere ancora una volta è che Ilario Belviso è un personaggio straordinario che va gustato dalla prima all’ultima storia. Buone letture a tutti.

(per leggere tutte le interviste e gli approfondimenti riguardanti l’intera serie, potete cliccare sul tag “L’ottavo peccato” che trovate a fondo pagina)

CSW: Ciao Andrea bentornato su CSide Writer. Spero non ti dispiaccia se ho invitato anche Ilario Belviso a unirsi a noi. Mentre vi accomodate nel nostro salotto virtuale posso offrirvi qualcosa da bere?

AF: Torno sempre con piacere. Prendo un calice di vino rosso a tua scelta, grazie.

IB: Piacere di conoscerti, per me un Jameson Ginger Ale.

CSW: L’ottavo peccato è una serie che parla di un mostro, un uomo brutto, segnato dalla sindrome di Treacher-Collins. Faccio la stessa domanda a entrambi, e senza offesa per il signor Belviso. Chi è più mostro, quello che appare come un mostro, oppure lo sono molto di più i personaggi che gravitano attorno a queste storie?

AF: La vera mostruosità è solo nel comportamento, mai nella fisicità. È una cosa che ci portiamo dentro e che se non dominiamo può uscire fuori e fare del male.

IB: Chi e cosa sia un mostro lo decide la società. Per molti, il mostro sono io. E quel mostro mi sembra di vederlo la mattina davanti allo specchio. Poi, a volte, durante il giorno mi dimentico che è con me.

CSW: Sette peccati capitali e in fine l’ottavo, di cui non ne avevo mai sentito parlare. Davvero esiste un ottavo peccato?

AF: Storicamente credo che in molti abbiamo provato a identificare l’ottavo peccato. Ma alla fine la Storia ce ne consegna sette e permette a tutti noi di individuare l’ottavo a nostro piacimento. Quello che ho pensato io è quello che dovrebbe farci riflettere di più, molto più degli altri canonici.

IB: Sarebbe un peccato se ce ne fossero solo sette. Oppure otto. Peccare, anche se non lo ammette nessuno, è una delle emozioni più intense che un uomo possa sperimentare.

CSW: Peccati e peccatori, storie e scrittori. Il peccato simbolo del tuo racconto è quello che mette la cosiddetta ciliegina sulla torta. Ci racconti come ti è venuto in mente? E lei signor Belviso come ci si è trovato?

AF: Quando si costruisce una serie si deve pensare a due cose: il personaggio, forte, tosto, unico. E un tema che faccia da collante. Quando ho deciso che i peccati sarebbero stati questo collante immaginare l’ottavo, con un personaggio come Ilario e con le sue scommesse con la bella Nadia, è stato semplice, spontaneo. Mentre pensavo ai peccati, l’ultimo aveva già preso forma.

IB: L’ottavo peccato mi ha stordito e ha strappato una parte della mia vita. Ora, nulla sarà più come prima.

CSW: Sette peccati capitali più uno. Fra tutti questi da quale pensi potresti essere più attratto? Perché?

AF: Rispondo in modo banale: la lussuria. Perché è quello più divertente – se non ti fa finire in galera – e, volendo, quello che non si ripercuote su nessuno. Gli altri, in qualche modo, danneggiano non solo te ma anche chi ti sta vicino.

IB: Hai letto i racconti, Marco… davvero non sai quali sono i miei peccati più grandi? La lussuria e… l’ottavo.

CSW: Solitamente a questo punto chiedo ai nostri ospiti quale potrebbe essere secondo loro il lato C della scrittura, ma per questa occasione la domanda devo per forza modificarla. Quale potrebbe essere secondo te il lato C di Ilario Belviso? E secondo lei signor Belviso quale potrebbe essere il lato C di chi l’ha raccontata?

AF: Il lato C di Ilario è la sua malattia, la sua faccia, la scorza che nel tempo lo ha protetto e indurito.

IB: hanno saputo raccontare un mostro come se fosse una persona normale. Anche se normale non lo sono mai stato.

CSW: Otto storie ma un personaggio a cui ormai ci siamo affezionati. Sentiremo ancora parlare di lui? Che ne pensa signor Belviso tornerà a far parlare di lei?

AF: Eh, magari, a noi farebbe piacere una seconda stagione o un romanzo, perché no? Ma l’editoria ragiona con i numeri e dovremo, fra un po’ di tempo tirare le somme e vedere come hanno reagito i lettori. Far conoscere una serie digitale non è semplice e trovare lettori è compito arduo. Noi ce la mettiamo tutta, anche con il vostro aiuto.

IB: Io non sono una storia, sono una persona. Ogni giorno faccio qualcosa che racconta di me, ogni giorno!

CSW: Grazie per essere stati con noi, vi ho preparato una scacchiera se vi va di passare ancora un po’ di tempo assieme. Io devo andare che ho una certa Nadia che mi sta aspettando. Prima di lasciarci ci regalate un C-saluto?

AF: Grazie a te per averci invitati, siamo stati bene come sempre. Non gioco a scacchi con Ilario, è troppo bravo!

IB: Scacchi con Andrea? Di solito gioco con Nadia e… vabbè, lo capisci da solo che non è la stessa cosa, no? A presto

 

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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