C-Incontri – le interviste – Marco Buticchi

C-Incontri  Le interviste (118)

 

Oggi su CSide Writer abbiamo il piacere d’incontrare Marco Buticchi. Ci sediamo con lui nel nostro salotto virtuale per chiacchierare di libri, di avventura, di piccoli grandi uomini, di tesori, d’ideali e sicuramente anche un po’ di Lato C.

CSW: Ciao Marco benvenuto su CSide Writer. Mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale, che per l’occasione abbiamo portato a bordo del Williamsburg, posso offriti qualcosa da bere?

MB: Un caffè molto ristretto e un bicchiere d’acqua, grazie.

CSW: Innanzitutto parliamo del tuo ultimo libro “La luce dell’Impero” (Longanesi). Una vicenda che parte dal lontano 1859 per arrivare ai giorni nostri. Ci racconti in breve com’è nata l’idea per questa storia?

MB: L’idea nasce da un fatto singolare, questa volta. Alcuni anni fa, sulla mia pagina Facebook, mi chiese l’amicizia … Oswald Breil (Oswald Breil è il nome del mio protagonista ricorrente). In seguito sono venuto a sapere che ‘quel’ Breil era uno dei più grandi e appassionati esperti mondiali della vita di Massimiliano d’Asburgo e Lorena. Quando ‘Breil’ mi ha chiesto perché non ambientassi un romanzo su Massimiliano, risposi che, come tutti, conoscevo la sua avventurosa storia a grandi linee, ma non ero abbastanza preparato. Allora ‘Oswald’ mi ha fatto pervenire una serie di rare documentazioni. Insomma, quel tuffo nella storia capace di scatenare l’interesse di un curioso quale io sono.

CSW: Un’avventura che vede coinvolti ancora una volta Oswald Breil e Sara Terracini, ma che vede coinvolte sopratutto delle pietre preziose, che pare portino sfortuna. Quanto c’è di vero e quanto c’è di romanzo in questo particolare delle pietre?

MB: Si dice che le pietre abbiano un’anima. E che portino appresso nella loro storia millenaria le memorie del passato. Per il loro valore, le pietre sono in grado di accendere la cupidigia dei più malvagi tra gli uomini. I due diamanti sono realmente esistiti. Si chiamano Maximilian I e II in onore dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo, loro proprietario. Il fatto singolare è che Massimiliano, persona precisa e attenta, si ‘scordi’ nei suoi diari di raccontarci come è venuto in possesso delle due pietre, ancora oggi le più grandi mai estratte nel nostro emisfero.

CSW: Avventura e storia sono miscelate sapientemente e con coerenza. Quanto è importante documentarsi prima di parlare di personaggi realmente esistiti, come ad esempio Massimiliano d’Asburgo imperatore del Messico?

MB: Sostengo da sempre che nella storia si debba essere rigorosi. Far pronunciare a un personaggio storico una frase che non ha detto, rende grottesco l’intero impianto del romanzo. Attorno alla storia ben documentata e coerente, si muovono i personaggi del romanzo. A loro, naturalmente, è concessa maggiore libertà dal rigore della storia.

CSW: Piccoli grandi uomini, intesi come piccoli di statura ma grandi nelle loro azioni, e non mi riferisco solo a Oswald Breil, ma anche ai personaggi storici che compaiono nel libro. C’è una correlazione secondo te fra le due cose, oppure si tratta solo di un caso? O forse ancora gli uomini piccoli sono più abituati a combattere per farsi valere?

MB: Devo dire la verità: stavolta è stato un caso. Per chi non conoscesse i miei lavori, Oswald Breil è una persona di piccola statura. Quasi un nano. Nel documentarmi per la stesura del romanzo sono venuto a sapere che il ‘grande’ rivoluzionario messicano Benito Juarez, era alto 137 centimetri! Guardando Breil, pensate quali difficoltà abbia incontrato per farsi strada nel complicato mondo dei servizi segreti (e non solo), sino a diventare capo del Mossad, una persona dalla statura ridotta.

CSW: Questo è il momento della domanda che proponiamo a tutti gli amici che ci vengono a trovare. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

MB: Conta, accidenti se conta! Pensate che, se Mario Spagnol non fosse stato mio concittadino, ancora sarei forse a autopubblicarmi i romanzi. è pur vero che, se non avessi avuto la perseveranza (e il coraggio) di pubblicare a mie spese e distribuire da solo i primi due romanzi, Mario Spagnol non avrebbe mai letto nulla di mio. Insomma, il lato C conta come in ogni altro lavoro: se non si persevera, quello da solo non è mai sufficiente.

CSW: Nel tuo libro compaiono dei bellissimi disegni che in un romanzo non sempre sono previsti, ma che s’integrano perfettamente con la trama. Ce ne vuoi parlare?

MB: Sono opera di mia mogie Maria Consuelo, brava a disegnare. Penso che illustrare qualche particolare possa aiutare il lettore a ‘vedere’ ciò che sta leggendo. Un’altra curiosità che pochi sanno: solitamente la foto della quarta di copertina è scattata da Beatrice, la minore delle mie figlie. In libreria ‘combatto’ ad armi pari contro i mostri sacri della letteratura d’avventura: si tratta di colleghi e amici in buona parte anglo-americani, con maxi uffici di promozione, super studi per le ricerche ed editori galattici. Confrontarmi con certi colossi con l’autore alla penna, la moglie al disegno e la figlia alle foto, potrebbe sembrare il solito vasetto di marmellata casalinga. Eppure i procedimenti industriali a volte cancellano certi sapori indispensabili per la riuscita di una ricetta…

CSW: Noi abbiamo avuto l’occasione d’incontrarci in un salotto reale per parlare dei tuoi libri. La naturalezza della serata mi è rimasta impressa e mi stimola la prossima domanda. Qual è il tuo rapporto con i lettori, e cosa lasciano le presentazioni che ti portano a contatto diretto con loro?

MB: In tanti anni di ‘carriera’ sono sempre andato ovunque sono stato chiamato. Incontrare i lettori è importante perché insegna (un ‘certo’ Alberto Moravia diceva che il piacere dello scrivere sta nell’esser letto). E poi ho un debito verso chi trascorre ore a leggermi e, per saldarlo, mi sembra doveroso almeno ascoltare che cosa ha da dirmi.

CSW: Abbiamo appena parlato del tuo ultimo libro, ma noi siamo già impazienti di sapere quando e dove ci porterà il tuo prossimo romanzo. Ci puoi dare qualche anticipazione o dobbiamo chiedere al signor Breil?

MB: Un romanzo con quattro distinti filoni cronologici (un fatto inusuale per il sottoscritto) che seguono la più potente famiglia di banchieri del mondo dalla nascita (1700) ai giorni nostri. E ne vedremo come sempre delle belle!

CSW: Grazie mille davvero per essere stato con noi in questa splendida chiacchierata. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

MB: Grazie a voi e, stretta la penna tra le dita, non smettete di scrivere perché fa bene alla mente nostra e di chi ci leggerà.

 

 

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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