C-Incontri – le interviste – Andrea Biscaro

C-Incontri  Le interviste (83)

Oggi torna a trovarci Andrea Biscaro, uno scrittore che oserei dire è anche un amico del lato C. L’abbiamo conosciuto imparando a guardare con occhi diversi in nostri vicini di casa, ci siamo seduti con lui a bere un vino unico e inimitabile, abbiamo creduto ai fantasmi e conosciuto uomini fantasma avvelenatori della terra e del mare, infine ci ritroviamo a gustare non solo le sue storie ma anche della ricette antiche. Il lato C è anche tutto questo.

il-cuoco-dellinferno  andrea biscaro

CSW: Ciao Andrea bentornato nel salotto di CSide Writer, l’ultima volta credo abbiamo brindato che un buon bicchiere di Ansonaco, lo vedrei ben accompagnarsi ai piatti cucinati da Cristoforo da Messibugo. Che dici facciamo un bis?

AB: Senza dubbio, Marco! E stavolta, per rimanere in tema e luogo, aggiungerei un buon vino del Bosco Eliceo. Ottimo per accompagnare le splendide pietanze del maestro Messisbugo.

CSW: Nel tuo libro “Il cuoco dell’Inferno” sono presenti due tematiche prevalenti, l’esoterismo e le ricette. Aleatorio il primo e molto tangibili le seconde. Come ti è venuta l’idea di metterle assieme nero su bianco?

AB: Beh, cercare di spiegare l’origine dell’ispirazione è sempre molto complicato. Ti posso dire che avevo due idee forti nella mente, due bellissime visioni: una era quella della nota leggenda ferrarese del diamante nascosto, l’altra quella della vita del più grande Scalco di corte, Cristoforo da Messisbugo. Ho fuso queste idee in un’unica grande trama. Tra l’altro il periodo storico coincideva, inoltre cucina ed esoterismo vanno da sempre a braccetto. Diceva Colette: “Se non siete capaci di qualche stregoneria è inutile che vi occupiate di cucina.”

CSW: Nella storia s’incontrano personaggi realmente esistiti che però vivono storie d’invenzione. Qual’è secondo te l’accorgimento che si deve adottare quando si formano questi connubi per continuare ad essere credibili?

AB: Fondamentale è che i personaggi portati in scena siano veri. Devono vivere sulla carta e nel pensiero. Devono respirare con noi, pensare con noi, soffrire e amare con noi. I protagonisti di un romanzo devono essere veri come degli amici, come dei parenti, come degli amanti. Dobbiamo piangere quando muoiono. Ridere quando vincono o risorgono. Non importa se le le loro sembianze sono un parto della fantasia o un retaggio della storia. Possiamo credere alla visione più sfrenata, alla follia più inconcepibile. Basta che sia credibile.

CSW: Dicevamo che si parla anche di esoterismo e di riti a esso collegati. C’è qualcosa di storico in questo argomento oppure è tutta fantasia?

AB: C’è molto di storico. Esoterismo, astronomia, astrologia, numerologia, architettura applicata alle stelle erano “scienze” che si tenevano in gran conto all’epoca e a cui si attribuivano capacità propiziatorie e di preveggenza.

Col passare dei secoli abbiamo perduto questo patrimonio di pensiero esoterico, impoverendoci assai.

CSW: Ti ho già chiesto in altre occasioni qual è secondo te il lato C della scrittura per cui questa volta cambierò la domanda per rimanere in tema con il tuo libro. Qual è secondo te il lato C della cucina?

AB: Il mistero, il tocco personale, l’ingrediente segreto. Ciò che fa grande un romanzo è lo stile, ti dicevo. Credo valga lo stesso principio per la cucina.

CSW: Le ricette che hai riportato nel libro sembrano tanto succulente quanto complicate. Hai mai provato a realizzarne una? Ma sopratutto, qual è la tua preferita?

AB: Amo cucinare, combinare elementi, gusti, sapori e colori. Sì, ne ho sperimentate alcune, ma non saprei dirti quella che preferisco. Posso affermare che non sono così complicate come sembrano. Mi piacciono tutte ed è sempre una gioia rileggere le splendide parole che compongono una ricetta di Messisbugo. Una lingua italiana meravigliosa, ricca, visiva. Gustosa già sulla carta, alla lettura.

CSW: Posso immaginare che la tua fame creativa sia già all’opera. Ci puoi anticipare cosa stai cucinando con carta e penna?

AB: Sono già state preparate varie portate! Spero succulente. Avrete presto mie notizie.

CSW: Grazie per essere passato a farci visita e averci portato questi splendidi assaggi dalla cucina del palazzo di Diamanti. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

AB: Grazie a te, Marco, è sempre un piacere.

Vi saluto con una bellissima ricetta del Maestro:

Piglia il petto d’un cappone allesso, e libbra una e mezza di formaggio duro grattato, e libbra una di formaggio grasso, e libbra una di pancetta di porco allessa, grassa e buona; e pista bene ogni cosa insieme e riponila in un vaso, aggiungendovi poi uova dieci e un poco d’erbe oliose, ben pistate minute con i coltelli, e mezza oncia di cannella, e oncia mezza tra garofani e gengevero e pevere, tanto dell’uno quanto dell’altro; e messederai bene ogni cosa insieme, e ne farai battuto. Poi farai una spoglia sottile, e farai i tuoi tortelletti, piccioli quanto è una nizzola o poco più. Poi li porrai a cuocere in buon brodo grasso, giungendovi un poco di zaffarano per dargli il giallo; e li lasciarai bollire per spazio d’un miserere. E poi li imbandirai, ponendogli sopra formaggio duro grattato e cannella e zucchero.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...