1 bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Scuola di scrittura

Esercizi di stile… I risultati (1)

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Eccoci dunque con le versioni degli esercizi di stile pervenuti aventi per soggetto principale LA SEDIA. Un oggetto dall’apparenza comune, ma che ci lega inevitabilmente a delle sensazioni. La sedia dove a scuola trovavi appiccicata una gomma da masticare, la sedia delle sale d’attesa, la sedia dell’ufficio, la sedia al ristorante che traballa, la sedia comoda, la sedia scomoda, e se vogliamo c’è pure la sedia elettrica.

Per vedere quindi quanto può cambiare una storia partendo dagli stessi elementi abbiamo proposto di raccontare una storia in 1.000 battute inserendo dei “paletti” fra cui una frase obbligatoria. Senza vincoli di genere lettario le storie hanno assunto delle differenze importanti, nonostante si parlasse sempre di una sedia.

Paletti:

  • Sedia

  • Luogo a scelta (interno o esterno)

  • “la gamba sinistra” (frase obbligatoria)

  • Libro

  • Una donna

  • Fiore

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FOLLE AMORE

di M.R. Del Ciello

Sono qui, seduto sulla mia sedia, quella che balla e che nessuno vuole.

Io, invece, mi ci dondolo e questo mi rilassa.

Chiudo il libro e lo poso sul comodino, accanto a un fiore secco.

Mi alzo dalla sedia e cammino un po’, la gamba sinistra duole soprattutto quando cambia il tempo. Oltre i vetri della finestra vedo una nebbia piovigginosa adagiarsi sulle colline.

Mi risiedo e, la testa reclinata sul collo, prendo sonno.

Sogno una sedia, la mia. La sento muoversi sotto di me, lo schienale avvolgermi, quasi a stritolarmi il busto, mentre le quattro gambe iniziano a ballettare sul pavimento.

Mi sveglio di colpo, le immagini del sogno ancora vivide.

Ho un moto di angoscia.

Poi ripenso all’appuntamento, quello con la mia donna e sorrido.

I passi echeggiano nel corridoio. All’inizio flebili, poi più vicini.

La donna bussa alla porta ed entra.

– Va meglio, caro?

– Sì, dottoressa. – mi dondolo, le braccia incrociate sul davanti e chiuse in una strana camicia. – Quando mi slegate da questa sedia?

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LA PRESENTAZIONE

di Marco Ischia

Eccomi qui, seduto in quarta fila su questa scomoda sedia.

La gamba sinistra rigida nel vano tentativo di fermare il traballare di un’altra gamba, quella della sedia.

Sono solo pochi millimetri, ma non c’è dubbio: sono zoppo, com’è zoppa questa sedia, com’è zoppa la presentazione di questo libro.

L’assessore alla cultura è una presenza inutile, parla con il suo fiore all’occhiello riuscendo pure a storpiare il nome dello scrittore, seduto a testa china. Sono convinto che vorrebbe fuggire altrove. Anche la donna sulla copertina sembra voler fuggire. Scapperei con loro se non fosse che trattengo il fiato per non dondolare.

La noia s’impossessa della mia mente, non ascolto più, osservo la bambina due file avanti. Volteggia sui piedi della sua sedia, aggianciata con le mani allo schienale davanti, come una piccola acrobata del circo.

Lo schianto è improvviso, il mormorio è velato da sorrisi.

L’assessore ha smesso di parlare. Se ne sta lì disteso sul pavimento.

Qualcuno gli ha spostato la sedia.

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INTERPRETAZIONE IN BILICO

di Enrico Lagaritti

Fece un respiro profondo, prese fiato e chiuse la porta. Cuffie, microfono, e l’unica ancora di salvezza: la sedia. Si sedette. Ogni cosa doveva essere al suo posto prima di poter iniziare. Il tallone destro appoggiato alla gamba della sedia, il piede sinistro piantato per terra come per mantenere l’equilibrio, la penna stretta fra le dita e quell’attimo così infinito che ti si annebbia il cervello e così breve che non riesci nemmeno a deglutire: il relatore ha iniziato a parlare. Ora tocca a lei, alla donna dietro il vetro in fondo alla sala. Ma qualcosa non andava, la sedia dondolava e l’equilibrio precario destabilizzava anche i pensieri. Solo allora l’interprete si accorse che la sedia era rotta, aveva la gamba sinistra tranciata ed era stata appoggiata su un libro per rimediare la rottura. Un uditore poco distante portò la sua sedia nella cabina in soccorso all’interprete. Lei ricorda un solo particolare: il fiore che aveva appuntato alla giacca. Riuscirà mai a rincontrarlo?

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VIA D’USCITA

di Gioia Monte

La donna indossava una tunica grigia. I lunghi capelli corvini erano avvolti in una treccia legata alla nuca con un fiore scarlatto. Le labbra, dischiuse in preghiera, tremavano senza emettere suono; tra le mani stringeva il suo Libro Sacro: la Bibbia. In quella stanza, illuminata da una feritoia, doveva passare l’ultima notte prima dell’esecuzione. Non c’erano giacigli, solo una sedia, una vecchia sedia intarsiata finemente, dal sedile imbottito e ricoperto di velluto. La osservò, al chiarore della luna. Provò a tastarne il cuscino con la mano, con una lieve pressione. Subito il tessuto si ruppe e una molla scattò, colpendo il rosario che teneva stretto tra le dita, ferendola. Quella sedia sgangherata era inutilizzabile, pensò alterata. Infilò il piede sotto la gamba sinistra e la fece rovesciare. Ma la sedia, cadendo, aveva aperto una botola nel pavimento. Anche se stupita, non esitò. S’infilò nel cunicolo, trascinando la gamba della sedia per richiuderlo, avviandosi verso la libertà.

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LA SEDIA

di Salvatore Stefanelli

Immobile, seduta in terra, la donna osservava la sedia di fronte a lei. Su quella sedia c’era un vaso, piccolo, in cui aveva messo un fiore dal lungo gambo. Davanti al vaso aveva posto un libro, di quelli grandi e pesanti, di un autore, Tolstoj, che non ricordava bene chi fosse. “Guerra e pace”, un libro che non avrebbe mai letto, ora che tutt’intorno era una distesa di macerie. Guardò il suo giardino, anch’esso era distrutto, non restava che quell’ultimo, bellissimo, fiore. Sulla sedia, accanto al vaso, aveva sistemato i ricordi più cari: una foto di un uomo, ingiallita e bruciacchiata, un anello che qualcuno le aveva regalato un giorno e un ciucciotto di un bambino di cui non ricordava più la faccia. Accarezzandosi i capelli sfatti, sorrise e si chiese: — Reggerà? — Sembrava che il vaso dovesse cadere da un momento all’altro. — Questa sedia ha la gamba sinistra più corta, abbisogna che la sostenga. — E, così dicendo, l’afferrò. Chinò il capo sulla sedia e si addormentò felice.

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LA C-ANALISI in 1.000 battute

E infine l’analisi di questi brevi racconti (ma forse dovrei chiamarli micro short stories) con protagonista la sedia. Un oggetto comune, talmente presente nel nostro quotidiano da dimentricarsi quasi della sua presenza. Noi l’abbiamo fatta diventare la protagonista o l’oggetto attorno al quale ruotano le emozioni dei protagonisti, e ligi al limite per le storie abbiamo deciso di aggiungere questo commento rispettando le 1.000 battute.

Per quanto riguarda i “paletti” (fiore, donna, libro) la donna è a volte soggetto principale, cioè inteso come colei che compie l’azione, altre come soggetto passivo presente nella narrazione. Il fiore e il libro invece sono sempre oggetti passivi, presenti, ma non determinanti, anche se contribuiscono, e a volte accentuano, lo svilupparsi delle emozioni. Il libro viene letto o no, il fiore ha un profumo o no.

La frase obbligatoria (la gamba sinistra), è stata utilizzata per indicare sia la gamba della sedia, sia quella del soggetto, inteso come la persona che la utilizza.

Ma veniamo alla protagionista, a colei che ha ispirato queste storie: LA SEDIA.

E’ interessante notare come per tutti gli autori, la sedia, sia traballante, instabile o sgangherata. Nessuno ha descritto una sedia solida e stabile. Ma nonostante questa instabilità fisica, questa precarietà, nella maggior parte dei casi diventa l’approdo sicuro, l’ancora di salvezza, cloei che fa scaturire emozioni.

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Ci vediamo, anzi ci leggiamo al prossimo esercizio di stile.

Buone scritture a tutti.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

6 commenti

  1. Fermo restando che tutti i racconti sono rientrati nei “paletti”, oso dire la mia dopo averli letti. Nulla da eccepire a parte il primo, Folle amore: una bella descrizione con finale a sorpresa dove la chiusura mi ha spiazzato; da quanto scritto prima non si evince che la persona sia legata alla sedia. Negli altri, escludendo il mio per il quale sono di parte, ho trovato delle micro storie interessanti, ben congegnate. Concordo poi con la C-analisi. Tutte le sedie sono instabili, mentre avremmo potuto anche ideare delle storie dove la sedia svolgeva una parte positiva, stabile. Forse, questa instabilità dell’oggetto principale dell’esercizio è dovuta al “logorio della vita moderna” che ci porta idee più vicine al nostro stato emotivo, piuttosto che controcorrente. Ripensandoci, altre idee potevano essere ugualmente apprezzabili, se non migliori, come: la sedia della ballerina di tango, utile e necessariamente resistente, o quella di una cassiera, se non anche quella di un ufficio, studio medico, o dentistico, ecc. Tutto sommato, come dice qui sopra Andrea Franco, è stato un bell’esercizio, e sono felice di aver trovato tempo per parteciparvi. Ciao ^_^

    • Sono un po’ ingolfata in questi giorni. Ma appena ho il tempo, arrivo pure io con i miei commenti. :-)

  2. Eccomi, finalmente, con i miei commenti:

    C’è, in tutti i racconti proposti in questi Esercizi di stile, la presenza di una sedia il cui equilibrio è precario o che comunque non ha un aspetto gradevole, perché è sgangherata, rotta, una presenza, insomma, apparentemente fastidiosa.
    Eliminando il primo, che è il mio, nel racconto di Marco la Sedia è vista come elemento traballante, zoppo, quasi a rappresentare la precarietà dell’intera situazione, fino alla caduta finale.
    Nella storia di Enrico la Sedia destabilizza ma alla fine si rivela lo strumento che potrebbe rendere possibile un incontro d’amore; così anche nella storia di Gioia, la nostra protagonista, inizialmente sgangherata, rotta, da prendere a calci, si rivela un’ancora di salvezza: addirittura il mezzo che permette l’evasione, la fuga verso la libertà.
    Si distingue, a mio avviso, il racconto di Salvatore in cui la Sedia, anche se non in equilibrio, rivela la sua positività fin dall’inizio. C’è poggiato sopra un vaso con un fiore, un libro e comunque i ricordi più cari. Decisamente la sedia più “solare” tra quelle proposte.

    • …e poi c’è la sedia vendicativa, quella che fa cadere con il sedere per terra il politicante di turno ;) (mi sono accorto solo ora dell’inconscia metafora delle poltrone del potere)

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