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C-Incontri – le interviste – Lanfranco Schuhmann

C-Incontri  Le interviste (105)

Oggi su CSide Writer incontriamo Lanfranco Schuhmann per parlare con lui del suo libro “Il secondo figlio” (Albatros). Stregati dalle atmosfere romantiche tracciate sulla melodia dal sapore dei tempi passati, ci sediamo per chiacchierare di libri, scrittura, presente, passato e futuro. Sempre alla ricerca del lato C.

  

CSW: Ciao Lanfranco benvenuto nel salotto virtuale di CSide Writer. Per la musica d’accompagnamento lascio fare a te, ma mentre ti accomodi posso offriti qualcosa da bere?

LS: Molto volentieri, grazie. Lo so di essere piuttosto esigente, ma per caso avresti del Côtes Du Rhône? Si abbinerebbe perfettamente alla musica di Paolo Conte. Tieni, ti ho portato un suo CD live…

CSW: Nel tuo libro “Il secondo figlio”, mi sono chiesto il motivo di questo titolo fino alla fine. Per ovvie ragioni di trama non se ne può parlare. Quello che invece vorrei chiederti è com’è nata nella tua penna l’idea per questa storia?

LS: È nata da sola, spingendo forte. Una sera mi sono messo al computer e ho immaginato che al posto della sua tastiera ci fosse quella di un pianoforte. Ho provato a immaginare un personaggio che avesse voglia di comporre qualcosa di mai sentito prima, qualcosa che venisse da lontano – dai ricordi suoi e di quelli di un ipotetico nonno del quale aveva sentito parlare da ragazzino – e che potesse andare altrettanto lontano. Passato, presente e futuro miscelati in un romanzo intriso di memoria, sogni e musica. E di vino rosso, anche, perché quello ci sta sempre.

CSW: Il tuo è un libro dalle cadenze della storia raccontata a voce. Come se fosse un amico che ti racconta cosa è successo a suo nonno. Io ho trovato questo ritmo garbato molto più avvolgente che coinvolgente, cosa che ho apprezzato molto. Qual è stato fin’ora il riscontro degli altri lettori?

LS: Hai centrato quello che forse è il punto fondamentale del mio modo di scrivere. In effetti cerco di instaurare col lettore un rapporto di amicizia, di complicità quasi, un rapporto che mi consenta di portarlo per mano attraverso le storie che racconto. E vedo che sì, in effetti chi lo ha letto mi dice di essersi sentito molto dentro alla trama, coinvolto da vicino. Se parlo di un treno che corre veloce nella notte voglio che il lettore si senta passeggero di quel treno, se parlo di un caldo torrido e appiccicoso voglio che il lettore abbia la sensazione di sudare. E se mi capita di sorridere mentre scrivo, beh, voglio che chi legge sorrida insieme a me.

CSW: Scrittura e musica sono due passioni creative che si amalgamano, si combinano e forse si completano. Quale ruolo hanno nel libro e nella tua vita?

LS: Sia nel libro sia nella mia vita hanno entrambe un ruolo molto importante. Cerco sempre di vivere accompagnato dalla musica, anche se non sono assolutamente un esperto in questo campo e per di più l’unica cosa che so suonare è il campanello di casa. La scrittura, invece, devo dire che è per me qualcosa di relativamente nuovo: ho iniziato a scrivere solo tre anni fa, ma evidentemente avevo accumulato talmente tante cose da dire che da allora non mi sono più fermato. Quando scrivo, però, la musica la metto da parte. Ubi major…

CSW: Questa è la domanda irrinunciabile che propongo a tutti coloro che siedono nel nostro salotto. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

LS: Il raccontare emozioni, e sensazioni in genere, che non hai mai raccontato prima a nessuno, nemmeno di fronte a un prete nel confessionale. Credo che sia un modo per diventare amico di chi legge ciò che scrivi. In una parola, la sincerità.

CSW: Come dicevo, la tua è una storia dal sapore d’altri tempi. Quanto conta secondo te il nostro passato per vivere il nostro presente e il futuro?

LS: Domanda quasi marzullesca, Marco. Secondo me, passato presente e futuro non sono scissi tra loro come siamo portati (o veniamo spinti) a credere. Certo, una sequenza esiste, ma la definirei una sequenza circolare anziché lineare. Considero il tempo come una giostra sulla quale saliamo e dalla quale scendiamo a seconda delle occasioni che ci si presentano o che noi stessi creiamo, ma tendo a non contare i giri che questa giostra compie.

CSW: Sempre parlando di scrittura e musica, esiste secondo te un luogo perfetto per scrivere? E un sottofondo musicale ideale?

LS: Mentalmente si scrive dappertutto, credo – o almeno questo è ciò che succede a me – nel senso che di spunti di riflessione su cui scrivere ne trovo di continuo e ovunque. Per metterli giù nero su bianco, poi, questi spunti, ho bisogno del computer di casa mia, è solo lì che trovo la concentrazione necessaria. Per quanto riguarda la musica, beh, ascoltandola più spesso che posso è anche proprio dalla musica che spesso traggo qualche idea, qualche spunto. Però, ripeto, mentre scrivo la metto da parte. Tanto lo so che non si offende, lei e io siamo amici.

CSW: Forse è presto per parlarne, ma si sa la penna di uno scrittore è sempre colma d’idee. C’è già un progetto letterario per il futuro del quale ci puoi parlare?

LS: È appena uscito il mio terzo romanzo, si intitola “Malatesta”. È totalmente diverso rispetto ai miei primi due libri, è un romanzo che parla di ricerca interiore; l’argomento può sembrare piuttosto impegnativo, e per certi versi lo è; dato però che a me piace scrivere divertendomi, anche in questo caso ho usato uno stile leggero e a tratti addirittura ironico, o grottesco, sempre cercando di prendere per mano il lettore – quasi a invitarlo a porsi lui stesso le domande che il protagonista del romanzo si pone.

A livello di lavori in corso, invece, attualmente c’è un manoscritto che vaga per l’Italia in cerca di editore. Per la serie “Siamo seri ma scriviamo ridendo”, parla della difficoltà che spesso, troppo spesso, incontriamo nel comunicare tra di noi.

CSW: Grazie per essere stato con noi con questo sottofondo davvero conciliante. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

LS: Con piacere. Il mio saluto è più che altro un augurio, un semplice augurio: Buona lettura, qualsiasi libro voi abbiate tra le mani in questo momento. E grazie infinite a te, Marco.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

Il secondo figlio – Lanfranco Schumann

C-BookLe recensioni (205)

IL SECONDO FIGLIO

Lanfranco Schuhmann

(Albatros)

Il lato A (la copertina)

Il lato B (la storia, i protagonisti)

Questo libro è una storia che scorre sulle note di una sinfonia. Una musica con influenze jazz, con quel gusto che l’improvvisazione (intesa come pregio) guidata dalle emozioni, contribuisce a dare un valore aggiunto alla storia. Assaporare le parole narrate, assaporare il sottofondo fatto da quegli affetti, da quella discrezione nei rapporti, che oggi forse un po’ ci siamo dimenticati. La scrittura garbata di Lanfranco Schumann, ti accompagna nella lettura con la piacevolezza che potremmo paragonare, per stessa ammissione dell’autore, a quella della degustazione di un bicchiere di vino. Aggiungetevi un pianista in sottofondo, e avrete solo un idea di cosa vi aspetta. La trama è intrigante, ma senza essere invadente, ti culla e ti coccola fino a farti scoprire la storia di una vita… e di una morte. Diego, il protagonista, racconta la storia di suo nonno, la storia che alla fine rivelerà come mai è morto trafitto da una scimitarra. Ma come dicevo è sopratutto una storia di vita, quella vissuta dal nonno, figlio di umili origini, che ha creduto nel proprio futuro, che ha creduto che nella vita bisogna vivere inseguendo l’eccellenza dei propri sogni. Mi è piaciuta molto anche la soluzione finale, quel “secondo figlio” che ti chiedi per buona parte del libro, chi sia e dove sia. Alla fine tutto torna, nel migliore dei modi, o forse in questo caso dovrei dire nel più tragico dei modi…

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Parole e musica… e una bella storia!

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 10

Di persona, effettivamente, le conversazioni sono tutta un’altra cosa”

Tratto da pag. 111

Il destino è fatto di storie incrociate, è un tessuto in cui ognuno di noi è assieme ordito e trama, alternati dagli eventi che a volte ci travolgono e che a volte noi stessi creiamo.”

Tratto da pag. 136

La vita non è un mazzo di carte in cui le carte sono le altre persone e tu sei il mazziere, la vita è qualcosa di più complesso…”

cc CSide Writer – Marco Ischia