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Dietro questo sipario – Enrico Luceri

C-BookLe recensioni (210)

DIETRO QUESTO SIPARIO

Enrico Luceri

(Damster)

Il lato A (la copertina)

Il lato B (la storia, i protagonisti)

Questo è un libro dal potere evocativo, le immagini prendono forma e iniziano a scorrere come in un film. Io l’ho letto senza sbirciare la trama senza sapere di cosa mi sarei trovato davanti, o meglio “dietro questo sipario”. La prima sensazione che ho avuto è che avesse qualcosa a che fare con Dario Argento, quando poi sono arrivato alla nota dell’autore ho capito che c’è molto di più. Si tratta dichiaratamente di un cameo, di un tributo plurimo. Le citazioni e gli spunti sono innumerevoli, e la sensazione di trovarsi in una sceneggiatura è palpabile. Enrico Luceri si conferma uno dei maestri del giallo classico, dimostrando una padronanza della materia che parte dalla passione, passa attraverso un’attenta conoscenza, e sfocia in una penna abile e intrigante. La vicenda è degna delle trame thriller con costanti punti di suspance, e trova come protagonista Patrizia, la titolare di un agenzia immobiliare. Un amore con Giorgio che è un continuo tira e molla, da un tempo che neppure lei è più in grado di definire. Ma l’ennesimo litigio, è solo il ripetersi di una situazione, è invece quello che accade quando resterà con l’auto in panne a cambiare completamente la sua vita, a mettere a rischio la sua vita. Dopo essere diventata la testimone oculare di un omicidio camuffato da suicidio, nessuno le crederà, perché niente è come sembra dietro il sipario della recitazione, dove ogni attore recita la propria parte, e dove i segreti e i bugiardi non si distinguono più.

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Ho sempre adorato le citazioni che omaggiano, e questo è un libro che fa anche questo oltre che raccontare una bella storia

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 84

Ma il cinema è sogno o illusione e basta grattare la patina dorata con l’unghia per svelare una realtà sordida e disgustosa.”

Tratto da pag. 135

Sono sicuro che in questa storia i dettagli hanno la loro importanza e sottovalutarli può essere un grave errore.”

Tratto da pag. 221

Forse aveva lanciato il dado maldestramente, o forse era destino che tornasse più volte sulla stessa casella del gioco dell’oca.”

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Luca Occhi

C-Incontri  Le interviste (100)

Oggi su CSide Writer incontriamo lo scrittore Luca Occhi, amante del giallo, fondatore di Officine Wort, e amico del lato C. Ci sediamo a chiacchierare con lui del suo romanzo d’esordio “Il Cainita” (Damster Edizioni) sperando che nessuno se ne stia in agguato pensando che siamo troppo buoni.

  

CSW: Ciao Luca benvenuto su CSide Writer, è un grandissimo piacere averti qui. L’ultima volta che ci siamo incontrati hai offerto tu, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti io qualcosa da bere?

LO: Volentieri, grazie. Se è mattina prenderei un decaffeinato senza zucchero, magari doppio, che iniziare la giornata è sempre dura; mezzogiorno una bella spremuta d’arancia, ricca di sane vitamine; tardo pomeriggio uno spritz, anche due, e se è già sera un calice di vino, tanto per cominciare (bianco o rosso dipende da cosa c’è per cena, e comunque teniamoci la bottiglia a portata di mano). Infine, se è notte, un bicchierino di rum come viatico a un’attività onirica interessante (Sailor Jerry o Medellin sono fra i miei preferiti).

CSW: Il tuo è un libro che ho definito “diretto e senza equivoci” proprio per l’impatto dei tuoi incipit, di cui alla base c’è un personaggio davvero interessante. Ci racconti in breve com’è nata l’idea per questo libro?

LO: La suggestione è nata da un bellissimo racconto di Borges dal titolo “I due Teologi” e contenuto nella raccolta L’Aleph. Vi si accennava, di sfuggita, a una setta gnostica conosciuta come gli Istrioni o i Cainiti. Ecco, quel breve passo circa le loro eccentriche consuetudini mi ha affascinato, al punto da obbligarmi a costruirci attorno un intero romanzo.

CSW: Un assassino che come prerogativa uccide i buoni non si vede molto spesso. Oltre a un’idea originale, qual è il vero ingrediente che non può mancare in un thriller o in giallo come il tuo?

LO: Credo che la cosa fondamentale sia riuscire a creare la giusta tensione narrativa, in modo da fare restare il lettore sempre con te, incollato alle pagine del libro e alla storia. Deve sempre provare quell’eccitante sensazione che deriva dal domandarsi: “Oh cavolo, e adesso cosa mai accadrà?”

CSW: “Il Cainita” affonda le sue origini in qualcosa di reale, o forse dovrei dire di già scritto. Quanta ricerca occorre e quanto è importante documentarsi in tal senso per rendere credibile una storia come questa?

LO: La fase di ricerca è stata fondamentale, anche perché ogni capitolo del romanzo si conclude con un flash back storico che va dal 1914 sino al VI secolo d.C., passando per l’epopea del Far West, quella dei pirati e le crociate. Un’autentica vocazione al martirio, per uno scrittore, il romanzo con anche solo delle vaghe connotazioni storiche. Perché ti obbliga a un lavoro di studio e ricostruzione che sai non sarà comunque mai “storicamente” perfetto, occupandoti di narrativa e non di saggistica.

CSW: Questo lo sai è il momento per la domanda irrinunciabile per gli ospiti del lato C. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

LO: Forse la Seduzione. In fondo, scrivere, è sempre un più o meno consapevole atto di seduzione nei confronti del lettore.

CSW: “Il Cainita” è il tuo romanzo d’esordio, ma tu sei anche uno scrittore che si è affermato in molti premi letterari. Cosa ne pensi proprio dei premi letterari? Quanto possono essere utili per un autore?

LO: Per me rappresentano una palestra irrinunciabile, che mi consente di tenermi sempre in forma. E poi sono l’occasione, per uno scrittore, di conoscere persone con cui condividere la medesima passione. In fondo, anche noi ci siamo conosciuti grazie a un Premio Letterario, giusto?

CSW: Difronte a un romanzo d’esordio non posso fare a meno di proporti una domanda che tanti autori esordienti vorrebbero farti. Se dovessi dare loro un consiglio di scrittura, quale ti sentiresti di dare?

LO: Mah, non mi sento molto indicato a dare consigli. Posso però dirti che non mi sono mai arreso davanti ai rifiuti e ho sempre cercato di migliorare i manoscritti che presentavo alle varie case editrici, non smettendo mai di editarli, proprio come fossero delle cose vive, in continua crescita ed evoluzione. Sempre con il fermo intento di pubblicare con una casa editrice seria, come è avvenuto, senza accettare scorciatoie, come mi è stato tante volte proposto.

CSW: Credo di non sbagliare se affermo che sei un appassionato del genere giallo. Se dovessi scegliere un autore del passato da mettere nella tua libreria ideale chi sceglieresti? E uno attuale invece?

LO: Se penso al giallo classico, non posso non citare Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. Ma io amo il genere in tutte le sue sfumature, passando dal hard-boiled americano al polar francese. In questo caso, due sono i nomi che mi vengono subito in mente: Raymond Chandler e Andrè Hèlèna. Se invece pensiamo agli scrittori attuali la lista è lunghissima, e ne fanno parte anche tanti amici. Mi appello quindi alla facoltà di non rispondere. Lancio però una piccola provocazione: alla letteratura di genere scandinava, tanto di moda, continuo a preferire quella mediterranea.

CSW: Forse è un po’ presto per parlarne, ma so che anche tu sei uno scrittore compulsivo. Puoi già anticiparci quale sarà il tuo prossimo progetto letterario?

LO: Vedo che sei bene informato, infatti ho già pronti diversi romanzi che aspettano solo l’onda giusta per poter cercare di fare la loro gara. Ho appena finito anche quello con cui vorrei continuare la mia avventura con la collana #Comma 21 della Damster Edizioni. Il curatore, Fabio Mundadori, visto il buon esito de “Il Cainita”, è sembrato interessato. Voi, nel frattempo, tenete incrociate le dita per me.

CSW: Grazie per essere stato con noi, che dopo aver letto il tuo libro abbiamo imparato a essere un po’ buoni ma anche un po’ cattivi. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

LO: Vi lascio con una frase di Christopher Morley che amo molto e che vuole essere anche un augurio a tutti i lettori: “Quando si vende un libro a una persona non gli si vendono soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla. Gli si vende un’intera nuova vita”. Buone vite a tutti.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

Il Cainita – Luca Occhi

C-BookLe recensioni (185)

IL CAINITA

Luca Occhi

(Damster)

Il lato A (la copertina)

Il lato B (la storia, i protagonisti)

Bang! Inizia così questo libro, diretto, senza equivoci. Stiamo parlando di un assassino, di uno che ammazza la gente facendola inginocchiare e giustiziandola con un colpo alla nuca. Ma la vera peculiarità, è che le persone uccise sono persone buone, che fanno del bene e che sacrificano loro stessi nel farlo. Ma per capire cosa può spingere un folle a compiere un gesto simile bisogna gustarsi la storia scritta dal bravo Luca Occhi. Se la prima metà del libro funge un po’ da preparazione all’indagine, d’introduzione al segreto che si cela dietro a quelle morti, la seconda metà avvolge il lettore in una spirale di eventi che si susseguono, fra i nuovi indizi e la parabola discendente che sembra aver preso la vita del commissario Marco Rinaldi. Mi piacciono le storie che mentre le leggi capisci che c’è una ricerca a monte della semplice fiction.

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

La vita può essere uno specchio dove il riflesso viene distorto

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 45

…a me sembra che gli stia sulle palle la gente per bene.”

Tratto da pag. 62

Non essere malvagi era un atto di superbia satanica.”

Tratto da pag. 118

Rischiare la vita per amore della verità o di un ideale era una bizzarria d’altri tempi.”

Tratto da pag. 147

Commissario, c’è del metodo nella sua follia!”

cc CSide Writer – Marco Ischia

Le 13 porte – Bologna: Lo zodiaco del delitto – AA.VV.

C-BookLe recensioni (172)

LE 13 PORTE

BOLOGNA: LO ZODIACO DEL DELITTO

AA.VV

(Damster)

Il lato A (la copertina)

13-porte

Il lato B (la storia, i protagonisti)

La Bologna del centro storico ha una struttura urbanistica di forma radiale con centro in piazza Maggiore e dodici strade che partono da essa per raggiungere ha dodici porte che corrispondono ai rispettivi segno zodiacali, più una che è stata murata. Prendendo spunto da questa singolarità urbanistico-astrologica prendono vita quindici racconti che ci portano a conoscere una per una le tredici porte. Protagoniste principali, o semplici luoghi del delitto e del mistero, ogni racconto si allaccia in qualche modo al segno dello zodiaco attribuito alla porta in questione. 

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Un libro da leggere racconto per racconto a prescindere dal proprio segno zodiacale.

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Prima stella a destra – Massimo Fagnoni

Il futuro dopo la morte non sempre si riesce a programmare come si vuole… e comunque non sempre viene per nuocere

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 17

a volte la storia si apre e si chiude senza chiedere il permesso a noi uomini e senza prendersi la briga di informarci”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Il dono del serpente – Katia Brentani e Andrea Masotti

Belli per sempre… è solo un illusione

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 38

Ho inseguito le stelle tutta la vita, commissario. E molte le ho raggiunte. Sono un viaggiatore galattico e ogni volta devo ripartire per scoprirne altre.”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

La notte dello sconosciuto – Fabrizio Carollo

Cavalieri, dame… speranze di vita

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 43

È giusto che ognuno abbia aspirazioni, ambizioni, semplici o elaborate che siano.”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

La furia del toroCatia Pieragostini

La gelosia, la maggior parte delle volte, non porta niente di buono

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 58

Credevo che l’avrei odiata perché era una svergognata. Invece, più la pensavo, più m’innamoravo. E impazzivo di gelosia.”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

La donna che siede sulla panchinaFabio Mundadori

La vendetta a volte è un piatto acido

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 79

Dovevamo fermarlo e non c’era altra soluzione”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Nulla è più innaturale dell’ovvioLuca Occhi

Una vendetta risolta secondo le regole della tradizione del giallo… elementare Lestrade

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 92

a volte, la cultura può essere un vezzo che ci si ritorce contro.”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Un leone a porta CastiglioneLorena Lusetti

Indagine leonina

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 98

questo è chiaramente un morso di animale, uno con grandi fauci direi”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

La donna di porta CastiglioneDaniela Rispoli

Saper leggere le carte può essere pericoloso

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 104

noi sembravamo due sconosciuti che camminavano indifferenti lungo le strade”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Il tatuaggioFrancesca Panzacchi e Vito Introna

Falso astrologo… falso alibi

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 115

Non sono un vero mago”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

La bilancia di GiuseppePaolo Panzacchi

Vendetta, oroscopo, destino, i pesi della vita

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 124

Il pensiero umano non ha peso specifico finché non diventa azione”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Ragnatela profondaCarmine Caputo

Libri, indizi, strade sbagliate, conoscenze nuove

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 130

É solo sbagliando strada che scopri cose nuove”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Penelope Pickwick e il caso del centauro di fuocoDamian Wild

Chi scrive a volte coglie dettagli che gli altri non colgono

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 156

chissà quando avrà di nuovo l’occasione di vedere come si comporta una vera scrittrice.”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

L’inferno della capraLuca Martinelli

Morte in eredità

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 163

Sei penosamente pulito. Ma dentro puzzi…”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Urano contro in porta GallieraRoberta De Tomi

Tentativo di delitto perfetto

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 175

Un attimo racchiuse un’attesa eterna, mentre l’ispettore guardava ora la donna dagli occhi disperati, ora l’imprenditore sicuro della propria innocenza”

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Ai margini della battagliaNicola Arcangeli

Il bagno sotterraneo e traditore

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 187

Lui la guardò con occhi colpevoli: – Cara… so che ti può sembrare strano, ma l’ho fatto per noi…”

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Enrico Luceri , Sabina Marchesi

C-Incontri  Le interviste (80)

 sabina-marchesi solo-dopo enrico-luceri

Oggi su CSide Writer, allarghiamo il nostro salotto per ospitare in un’intervista doppia Sabina Marchesi ed Enrico Luceri. Dopo aver tremato con il fiato sospeso nella lettura del loro libro “Solo dopo il crepuscolo” (Damster Edizioni), mentre nell’aria aleggia un gradevole aroma di lavanda, ci sediamo a chiacchierare con il sottofondo di una radio che, in quanto a musica, pare non funzionare a dovere.

CSW: Ciao Sabina benvenuta su CSide Writer, ciao Enrico a te invece do il bentornato. Mentre spengo questa radio che rilascia uno strano brusio in sottofondo, posso farvi accomodare nel nostro salotto virtuale e offrirvi qualcosa da bere?

SM: Non si rifiuta mai un invito, soprattutto quando si può parlare del misterioso lato C. La parte occulta che si cela dietro le luci della ribalta, quel che si vede quando cala il sipario. Ops, scusa … mi scappano citazioni a raffica. Sarà un vizio.

EL: Anche se è ancora mattina, accetto sempre volentieri un bicchiere di buon vino, per brindare a CSide Writer e al giallo italiano.

CSW: Il vostro libro è dichiaratamente un tributo al cinema italiano horror di Pupi Avati e Dario Argento. Qual’è secondo voi la differenza fra ispirarsi al cinema per scrivere un libro, o ispirarsi a un libro per fare cinema?

SM: Sono due veicoli diversi, il cinema ti può offrire delle atmosfere, suggestioni, colpi di luce, punti di vista particolari. Un libro invece ti fa sognare, riempire gli spazi, immaginare il non detto, intravedere il fantastico. È un ponte diretto tra autore e lettore, un mezzo potente di telepatia, chi legge spesso coglie sfumature e significati palesemente occulti, se mi consenti il gioco di parole, di quelle suggestioni che a un primo passaggio risultano invisibili. Per questo è spesso un piacere riprendere un libro in mano, ci trovi sempre qualcosa che alla prima lettura non avevi colto.

EL: Credo che una storia di genere sia un’armonia di elementi precisi: trama, personaggi e atmosfera. In questo senso, fra narrativa letteraria e cinematografica, la differenza è come creare la suspense. Un film è una storia narrata per concatenazioni di immagini, e la tensione generata da montaggio, musica, effetti speciali ecc. può alternarsi a sequenze meno “aggressive”, utili a rilassare gli spettatori fino al prossimo colpo di scena. Un romanzo ha una struttura diversa e credo che il modo più efficace di creare una tensione che contagi i lettori e li cali nella vicenda sia quello di trasmettere senza soluzione di continuità un’atmosfera di ansia, che diventa poi, inquietudine, angoscia, paura, terrore e infine delirio, come stabilisce autorevolmente anche Dario Argento.

CSW: Enrico non è nuovo alla scrittura a quattro mani (penso a “Fata Morgana” scritto con Andrea Franco) ma se non sbaglio la vostra collaborazione nella scrittura non è una novità (penso a “La porta sul giallo”). Qual’è secondo voi il valore aggiunto per uno scrittore nello scrivere un libro a quattro mani? E per il lettore?

SM: Scrivere a quattro mani, soprattutto con due punti di vista diversi, è come combinare elementi alchemici in laboratorio, il risultato non è mai la somma di due talenti, quanto piuttosto una sorta di amplificazione del concetto iniziale. Le idee rimbalzano, il punto di vista si sposta, le pennellate tendono a sfumare fino a risultare impercettibili e per il lettore il livello di gradimento aumenta. Enrico ed Io siamo molto affiatati e abbiamo una formazione simile, tendente al giallo classico, e spesso anche per noi risulta difficile distinguere la mano di uno o dell’altro, eppure in due riusciamo a conferire alla trama e ai personaggi come dire, quel tocco magico in più. Il “nostro” lato C.

EL: Ogni volta che ho scritto in coppia, si è partiti da un mio soggetto. La condizione è di condividerlo con il/la collega e lavorarci sopra finchè ambedue lo sentono proprio. Poi dividerlo in una scaletta per capitoli, in cui ognuno scrive quello con la scena che sente più affine alle proprie caratteristiche narrative. Con Sabina c’è un notevole affiatamento e questa divisione è meno netta perchè vediamo e sentiamo personaggi, trame, atmosfere e suspense in maniera molto simile. Ma non uguale, e questo aiuta a rendere la narrazione più varia, allargando il punto di vista per la platea dei lettori.

CSW: Nella vostra postfazione, mi è sembrato di cogliere una sfida con i lettori a cercare citazioni nascoste nel vostro libro. Io ho trovato questa: “…ho trovato un cadavere nascosto in una cantina, dentro una nicchia murata”. Sbaglio o c’è lo zampino di E.A. Poe?

SM: Edgar Allan Poe è dappertutto quando si parla di misteri e case stregate, di antiche maledizioni o di suggestioni occulte. Abbiamo voluto creare un giallo atipico, con venature di paranormale su un substrato di solida realtà. Mi è piaciuto molto il modo in cui nella tua recensione hai saputo cogliere il punto nodale, la casa qui è la vera protagonista. Credo che le dimore antiche abbiano un fascino tutto loro e anche una vera e propria personalità. Questo è il caso in cui anche i muri parlano, anzi, scricchiolano.

EL: Certo, in fondo ogni autore che ha il desiderio di coniugare una trama gialla con la ricerca di una suspense efficace è debitore per la propria ispirazione a chi ha creato il genere in maniera geniale come Poe. Con quell’ansia quasi claustrofobica che tormenta i suoi personaggi, li attira verso il male, li porta a volte alla follia e costringe i lettori a confrontarsi con una realtà parallela allucinante e spaventosa ma non meno realistica di quella in cui viviamo.

CSW: In copertina questo libro viene “catalogato” come giallo. Tralasciando per un istante quanto abbiamo già detto per il libro e le influenze del cinema italiano di genere, quale pensate possa essere in generale il fascino del giallo?

SM: Al lettore piace sapere che aveva ragione. Il fascino del giallo sta tutto qui, nel lasciare abbastanza indizi perché il vero appassionato riesca a capire, ma non troppo presto né troppo facilmente, dove sta la verità. Un piccolo gioco di prestigio, che non deve essere semplice ma nemmeno astruso, chi farebbe le parole crociate sul New York Times se fossero facili da risolvere o al contrario risultassero impossibili da decifrare? Come per tutte le cose ci vuole il giusto equilibrio tra il detto e il non detto. E non bisogna barare, perché, e questa è un’altra caratteristica del giallo, il lettore se ne intende e conosce le regole. Non ama farsi ingannare. Il gioco funziona se è leale, ad armi pari, senza trucco e senza inganno, solo un pizzico di magia e polvere negli occhi. Ops, un’altra citazione, è più forte di me.

EL: Credo che a poter rispondere con cognizione di causa non siano gli autori ma i lettori. In Italia abbiamo un patrimonio di appassionati di gialli, che spesso li leggono da decenni. Sono loro, dopo aver voltato l’ultima pagina del romanzo, a stabilire se ciò che hanno letto sia o meno un giallo. In fondo, per sapere cosa sia un giallo non è necessario saperlo definire, basta riconoscerlo con un po’ d’esperienza.

Anch’io sono un lettore di gialli, quindi posso provare a dirvi cosa sia un giallo per me.

Il giallo è anche e non solo.

Il giallo è anche e non solo un gioco di prestigio in cui lo scrittore/illusionista sfida il lettore/spettatore a trovare il trucco con cui viene confuso nella ricerca dell’assassino. Come il prestigiatore usa la sua destrezza nella velocità delle mani con cui inganna gli occhi del pubblico, così il giallista deve lasciar seminare indizi e prove che permettano all’investigatore di smascherare l’assassino e risolvere il caso.

Un giallo è anche e non solo l’indagine su un mistero, in genere un omicidio, in cui l’evoluzione della vicenda procede per passi ben definiti, il cui ordine può essere scambiato ma lasciando la struttura inalterata. Presentazione dei personaggi, delitto, indagine, scoperta dell’assassino, con l’aggiunta di altri delitti funzionali alla trama, colpi di scena e doppi finali.

Un giallo è anche e non solo una vicenda calata in un’atmosfera di tensione che cresce all’evolversi della storia.

Un giallo è anche e soprattutto qualcosa che ogni autore mette di suo, se ama il genere che pratica e lo legge e vede con passione oltre che scriverlo.

Un giallo è tale se lo ha stabilito il lettore.

CSW: Considerato che la volta precedente quando l’ho proposta ad Enrico, avevo modificato la domanda irrinunciabile per gli ospiti di CSide Writer, questa volta ve la ripropongo nella sua versione più classica. Quale potrebbe essere secondo voi il lato C della scrittura?

SM: Il lato C è la magia che si crea quando il lettore riesce a cogliere sfumature tra le righe che non sapevi nemmeno di averci messo, una rara combinazione di ingredienti capace di fondere un meccanismo perfetto e una profonda passione. Senza entusiasmo non si ottengono effetti speciali ma solo un mero esercizio di tecnica. E la tecnica, da sola, non basta a rendere una storia tridimensionale, i personaggi verosimili e l’atmosfera palpabile. Se non senti il respiro tra le pagine non funziona. Il primo a farsi catturare devi essere tu, il lettore poi ti seguirà,

EL: La Coerenza di scrivere storie di genere che mantengano la struttura e gli espedienti narrativi del giallo classico, ma rendendolo attuale come ambientazioni, atmosfere e caratteristiche dei personaggi.

CSW: C’è un detto che recita “squadra vincente non si cambia”. Quando pensate che potremmo leggere di nuovo un vostro libro scritto a quattro mani?

SM: Beh, ora che il marchio Luceri/Marchesi è stato sdoganato, per rispolverare un vecchio concetto tanto caro alla critica, credo proprio che replicheremo presto. Abbiamo diversi progetti su cui lavorare, si tratta solo di decidere a quale gioco di prestigio vogliamo dare la precedenza. Sempre che il pubblico ce lo chieda. E gli editori ce lo consentano. Ovviamente, il lettore è sovrano.

EL: Vogliamo continuare a collaborare, perché ci piace lavorare insieme e le storie che scriviamo, ma la condizione è che continuino a incontrare il favore dei lettori.

CSW: Grazie per essere stati con noi in questa bella chiacchierata, vedo che il sole sta scendendo sull’orizzonte, prima di uscire dal salotto di CSide Writer e lasciare la radio accesa, ci regalate un C-saluto?

SM: Che il lato oscuro nascosto in tutti noi si accontenti di manifestarsi tra le righe di un buon libro giallo, il posto giusto in cui riversare ansie e paure. Dietro a elaborate maschere di civiltà siamo ancora creature ancestrali, il delitto fa parte della nostra storia. Meglio tenerlo sotto controllo, nel cassetto del comodino, tra le pagine di un libro.

EL: Ecco cosa vuol dire scrivere un giallo: risolvere un mistero, attraverso un’indagine, in un’atmosfera di tensione, scoprendo il lato buio, imprevedibile e spaventoso della nostra personalità.

 

cc CSide Writer – Marco Ischia