3bis C-Scuola di scrittura – Esercizi di stile – La cassetta della posta… i risultati

C-Scuola di scrittura – esercizi utili…

Esercizi di stile… i risultati (3bis)

posta scuola di scrittura immagine1 

L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena. Combinare i tempi editoriali di una rivista con quelli più dinamici di un blog non è un meccanismo privo d’insidie, ma questi particolari non credo interessino a molti, quello che interessa è scoprire i tre racconti ritenuti più meritevoli pubblicati sul nr. 49 di Writers Magazine Italia.

Prima però è necessario fare un passo indietro e ricordare a tutti che il soggetto di questo “Esercizio di Stile” è stato LA CASSETTA DELLA POSTA, che i paletti da rispettare erano, “l’attesa nel vuoto”, “Scritta”, “Strada”, “Pianoforte”, e come sempre le 1.000 battute.

Devo ammettere che la maggior parte degli esercizi pervenuti si è rivelata molto interessante per l’idea, per la forma o per entrambe, e non è stato affatto facile scegliere quali definire i più significativi. Dopo una preselezione che ha impegnato lo staff di CSide Writer, assegnando molti ex aequo, la parola è passata a Writers Magazine Italia per la scelta finale. In conclusione è stato scelto di pubblicare non solo quelli che più si avvicinano a un racconto completo, ma anche un estratto dei vari generi, passando dal drammatico al comico per chiudere con la fantascienza.

Oltre a questo però abbiamo scelto di pubblicare sul blog tutti i racconti pervenuti, perché lo scopo degli esercizi di stile è proprio quello di condividere gli esercizi per dare modo a chi partecipa di confrontarsi con gli altri, di cogliere idee differenti per lo stesso soggetto, di trovare nuove ispirazioni, e magari trovare uno spunto di riflessione sul proprio stile di scrittura, ma non solo.

Annunciamo quindi che i racconti ritenuti più significativi, che trovate pubblicati sulle pagine del nr. 49 di Writers Magazine Italia sono stati:

NEL VUOTO

di M.R. Del Ciello

LA PERSISTENZA DELL’ANIMA

di Valeria Barbera a.k.a. Recenso

LA FINESTRA

di Sara Bernabeo

Di seguito invece trovate gli esercizi di stile di tutti coloro che hanno partecipato, ordinati in quello che si può definire un ordine ideale, e ripetendomi, ribadisco con molti che stanno allo stesso livello. I calce trovate anche quello del curatore di C-Side Writer che ovviamente partecipa al di fuori di ogni ipotetica classifica.

CARTOLINA DALL’INFERNO

di Emilia Cinzia Perri

Il problema è colmare l’attesa nel vuoto del silenzio.

Quando mi hanno trasferito qui, lo sapevo che non ci sarebbe stato il pianoforte né altro strumento ad aspettarmi. Crudele contrappasso, per un musicista che in vita ha sacrificato tutto per un’illusione di eternità… amore, amicizia, famiglia, patrimonio. Qui non c’è suono che possa udire anima viva o morta. Non c’è strada che porti avanti o indietro. L’unica cosa che esiste è un punto fermo. Una cassetta della posta. Dentro, un’unica lettera. Scritta su un foglio bianco, la condanna che mi inchioda in questo luogo sospeso come in un sonno senza sogni.

Il problema è colmare l’attesa nel vuoto del silenzio.

Tamburello con le dita, finché l’anima si schiude, s’innalza e una luce vedo con gli occhi della mente. Sì, qualcosa sorride dentro di me. Del resto, cosa diceva il Poeta?

La mente è il luogo di se stessa e in se stessa può fare di un Paradiso un Inferno, di un Inferno un Paradiso”.

LA CASSETTA DEI SUICIDI

di Laura Giovane

La mia cassetta della posta è un cubo di lamierino ripiegato approssimativamente. Ogni volta che la apro rischio di tagliarmi un dito. Come se non bastasse, è sempre piena di insetti morti. Fa proprio schifo.

Per un po’ ho pensato fosse colpa dello smog che proviene dalla strada. Poi ho scoperto che la cassetta è in realtà una specie di cimitero. Gli insetti attraversano il quartiere per suicidarsi sulla lampadina piazzata sopra la fessura per infilare le lettere. Non capisco cosa ci trovino: sarà la musica?

Comunque, non importa. Intanto è sempre vuota, l’unica lettera me l’ha scritta l’amministratore per dirmi che se non pago mi chiuderà l’acqua.

Io non ho soldi. Così, ogni doccia è proprio come l’attesa nel vuoto per gli insetti suicidi, il lungo istante prima che la forza di gravità li faccia schiantare sul lamierino. Ora che ci penso, dovrei raccogliere i cadaveri e infilarli nella cassetta del mio vicino, quello che rompe i coglioni suonando il pianoforte tutto il giorno.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Miriam Donati

Hai grattato via la mia pelle, quella lucida di pioggia e quella secca di sole. Ora giaccio nuda in attesa della tua mano, ma è un’attesa nel vuoto: non ci sei. Da una finestra arriva lo strimpellio maldestro di un pianoforte, vorrei urlare di smettere; sulla strada deserta rimbalzano lamine di luce che mi trafiggono, scivolo a terra e l’ala del tetto si richiude. L’ombra mi accoglie e respiro finalmente. Mi scoppia la testa, astinenza da parole. Sarei pronta per ricevere di nuovo voci, termini, frasi, espressioni, interi discorsi, linguaggi stranieri ma anche ciance e chiacchiere. Una promessa di felicità insomma: una lettera, di quelle che arrivano sempre più raramente, scritta a mano, amate e che amano. Ma qui sul prato non mi può raggiungere.

Sento dei passi, sei tornato, mi sollevi e sento una carezza sulla pelle, dall’alto verso il basso e poi da sinistra a destra. Annuso: è vernice fresca. Mi riappendi sul cancello.

Promessa mantenuta.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Sonia Barsanti

La giovane Annah aprì la lettera trovata nella cassetta della posta. L’aveva scritta lui.

18 Novembre 1863

Mia dolcissima Annah,

Da più di un anno non ho Vostre notizie.

Vi immagino seduta al pianoforte, nel timido abbraccio di un pomeriggio di nebbia che si smarrisce per strada.

Vi ricordate di Johnny? Mi è morto tra le braccia. La luce lo ha abbandonato come un velo sottile che si sfalda nelle ombre.

La morte è una presenza costante ormai e l’attesa nel vuoto assordante delle esplosioni mi rattrappisce il cuore.

Vivo per rivedere il Vostro sorriso di gemme appena nate. Siete il raggio di speranza che trafigge questa carneficina.

Vi prego, aspettatemi.

Tornerò, ve lo prometto e, se vorrete diventare mia moglie, dedicherò a Voi la mia vita e tutto il mio bene.

Per sempre Vostro,

Edward

Le avevano detto che era rimasto ucciso.

Annah si accasciò per terra. Si portò le mani sul ventre rigonfio mentre il marito accorreva preoccupato.

Edward era vivo.

LETTERE D’AMORE

di Angela Catalini

Signori della corte, avete visto le prove e ascoltato le testimonianze.

I fatti non hanno bisogno di interpretazioni: Sara Topis è stata trovata morta sul ciglio della strada, dopo un volo di venti metri.

Nel suo appartamento, sopra al pianoforte, c’era una lettera scritta di suo pugno indirizzata a Stefano Gattis, attualmente l’unico imputato per l’omicidio di Sara.

Il Gattis ha sedotto la signora Topis inviandole lettere piene di frasi d’amore, poi è sparito, lasciandola nella disperazione più nera.

Sara Topis ha controllato la cassetta delle lettere tutti i giorni per tutta la vita, fino a che non è caduta in depressione e ha deciso di concludere l’attesa nel vuoto.

Signori, l’omicida non ha usato un coltello o una pistola per uccidere, ha usato la scrittura che, associata all’amore, genera un mix esplosivo e letale. Si potrebbe dire che l’ha uccisa con la cassetta delle lettere vuota!

Per questo motivo chiedo per lui il massimo della condanna: l’abiura dalla scrittura.

ANNA

di Elena Coppari

Anna!” la chiamò suo padre dal letto della sofferenza.

Guardò l’orologio, se suo fratello non fosse arrivato subito, si sarebbe guastata il trucco e la pettinatura. Come minimo, avrebbe dovuto cambiare la sacca delle feci e la puzza sarebbe rimasta addosso al vestito nuovo. Ecco, era arrivato. Infilò le scarpe e uscì.

Come ogni anno, da venti, le aveva scritto. Non mandava mail, come si faceva ora, o messaggi in chat. Le inviava una lunga, intensa lettera, scritta in bella calligrafia. Scese in strada e diede uno sguardo alla cassetta delle poste, foriera di quella bellissima notizia. Sorrise poi camminò verso il centro, a poche centinaia di metri. Il suono di un pianoforte la sorprese a metà. Qualche ragazzino che si esercitava, o un programma televisivo, forse. Bello. Si mise ad attendere davanti alla porta dell’albergo.Tutti gli anni a quel punto avvertiva l’ansia. Era come l’attesa del vuoto. Invece no. Anche quest’anno avrebbe avuto la sua ragione di esistere.

LA LETTERA

di Germana Meli, gemadame

Giada scese dall’auto. Percorse veloce il tratto di strada fino al portone, precipitandosi nell’atrio per controllare la cassetta della posta.

Nulla, era vuota. La risposta di Sam, che attendeva con ansia, non era arrivata.

Restò impietrita; lo sguardo assente. Sentì le tempie picchiare, come tasti di pianoforte.

Con gli occhi pieni di lacrime, andò all’ascensore ma dovette appoggiarsi alle pareti, instabile, le gambe tremanti. Non sopportava il peso del suo silenzio.

L’attesa nel vuoto dell’incertezza si era trasformata in una grande scritta: rassegnati!

Sgomenta, al buio, aprì la porta di casa. Appoggiò le chiavi e la borsetta sulla consolle, appese la giacca, accese la luce, scossa dal pianto.

Doveva chiudere l’ingresso, ma si sentì bloccare le spalle. La lettera che aveva mandato a Sam si concretizzò davanti ai suoi occhi. Ascoltò Sam sussurrarle all’orecchio: – Amore mio, eccomi. Per sempre.

Giada, volgendosi verso di lui, lo strinse nell’abbraccio e Sam baciò le sue lacrime di gioia.

FINE

di Gioia Monte

Una vacua pace si può riempire con il rumore del cuore?

Quel battito incessante, amplificato fino allo stordimento, colmerebbe l’attesa nel vuoto del silenzio?

Lo ascolto, preoccupata.

L’assenza di rumori, giù in strada, aiuta la percezione di noi, nell’eco dei pensieri. Nella mente, rievoco quell’ultima volta che ci siamo salutati, alla stazione, col freddo sentore dell’emozione di un addio percepito nella calura estiva.

Aspetto. Chi? Cosa? Non lo so. Che cosa sarà mai questa attesa?

Vorrei che la cassetta della posta si riempisse come un tempo, quando mi corteggiavi inviandomi lettere appassionate. L’ultima l’hai scritta a voce, invece, dicendomi addio. Poi più nulla. Non una mail o un SMS.

Per distrarmi dal vuoto, accendo lo stereo. Scelgo un cd di colonne sonore suonate al pianoforte. Punto su quella che amo di più, proprio perché mi fa pensare ai nostri attimi d’amore.

Risuona, ripetutamente, ogni nota è una stilettata.

Nel buio, ascolto. Il niente mi pervade, fino alla fine. Inevitabile.

SCRIVIMI, TI RISPONDERÒ

di Salvatore Stefanelli

Villa Carli, crepata nei muri, cinta da erbacce, è stata il luogo dei nostri giochi e alcova d’amore qualche anno dopo. Poi, la guerra ci ha portati via, uomini e giovani, in paese sono rimaste donne sole e vecchi.

Cigola l’arrugginita cassetta della posta dei Carli. Una luce improvvisa nasce da lì, accompagnata dalle gioiose note di un pianoforte, serpeggia verso tutte le case.

Gli abitanti, assonnati e increduli, scendono in strada. La luce li guida alla villa.

L’attesa nel vuoto è finita.

All’improvviso, lettere, una dietro l’altra, erompono dalla cassetta in strada. Dopo l’iniziale stupore un uomo ne prende una, seguito presto da altri. Legge la scritta sulla busta, riconosce la grafia. La apre, tremante.

Ciao papà. Sono Tony, tuo figlio. Non ti spaventare e non temere: noi tutti stiamo bene qui. Questo è un primo contatto. Lui ci ha detto che avreste capito il dono. Scrivimi papà, imbuca qui la tua lettera, ti risponderò. Ti voglio bene.

Leggo le sue lacrime di speranza e sono felice.

NOTIZIE DALL’APOCALISSE

di Serena Barsottelli

Mattia si nascose dietro la siepe: nel giardino immerso nel buio, era praticamente invisibile.

Lucia sarebbe arrivata nell’arco di pochi minuti e avrebbe controllato la cassetta della posta, sperando di non trovare nessuna lettera al suo interno. L’attesa nel vuoto era una consolazione per lei: era meglio non ricevere notizie che riceverne di negative.

Per ingannare il tempo, Mattia ricordò la sensazione della penna che scivolava sulla carta: una nuova parola scritta si imprimeva sul foglio bianco, seguendo la strada dei suoi pensieri.

La luce dei fanali illuminò il vialetto e il giardino. Ecco, il momento era finalmente arrivato.

Lucia scese dall’automobile e aprì la cassetta della posta. Un foglio era piegato in quattro parti e dall’esterno si percepiva appena il calco leggero delle lettere.

Mattia la guardò sparire oltre il portone e si avvicinò alla finestra del salotto. La musica di pianoforte si diffuse nell’aria, mentre un grido di terrore gli rivelò che il contenuto era stato letto.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Luisa Lippi

Rossa, brillante, con il nome dei proprietari inciso sulla targhetta di ottone, spiccava sul muro bianco della casa. Il giornale, le bollette, le lettere, tutto passava dalla sua fessura e finiva all’interno, protetto dal sole, dalla pioggia e dagli sguardi indiscreti della strada.

Fedele depositaria dello scorrere di una vita tranquilla, un giorno accolse un numero inusitato di biglietti di auguri: era nata la prima figlia della coppia e, da allora, la cassetta della posta, divenne lo scrigno dei momenti salienti della vita di quella bambina.

L’ammissione al corso di pianoforte , la prima lettera d’amore scritta con la grafia un po’ incerta da un compagno di scuola e la lettera di convocazione per il lavoro a cui teneva tanto. Tutto passò dalla cassetta, anche l’attesa nel vuoto di un amore che non la corrispondeva più. Silenzio rotto ogni giorno dal rumore pieno di speranza dello sportellino che si apriva e lo scatto triste e stanco della sua chiusura sul nulla.

E SE…

di Anna Maria Castoldi

Sono preoccupato. Mia moglie apparentemente no. Abbiamo litigato ma alla fine l’ho zittita: “Sarà la prova che hai ragione tu”.

Ora sono qui che guardo la cassetta della posta. Aspetto e ritorno a quei giorni quando eravamo in attesa della prima parolina. Sarà mamma o papà?

Strada, ha detto. Be’, diventerà un motociclista ho ironizzato per stemperare la nostra delusione. Con la seconda andrà alla grande, ho pensato.

Pianoforte, ha detto. Com’è possibile che non sappia dire un banale mamma? La pediatra ci ha tranquillizzato: “Alcuni bambini parlano tardi e già con frasi belle e fatte”. Bene, saremmo stati pronti ad ascoltarlo.

L’attesa nel vuoto, ha detto. L’ho persino scritta.

Mi sento così: un vuoto in attesa.

Riuscirò ancora a guardarlo come un bambino, il mio bambino, o vedrò solo la diagnosi del professore? E se la cassetta della posta mangiasse la lettera, sarei in grado di vivere senza sapere? E se mi fidassi di mio figlio e lo lasciassi crescere come vuole? E se…

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Enrico Lagaritti

La busta era là in attesa: l’attesa nel vuoto della cassetta della posta della casa abbandonata. Il nuovo proprietario era troppo euforico a imboccare la strada coperta di foglie secche che lo separava dall’ingresso. Dentro, un pianoforte incredibilmente intatto lo aspettava assieme a una dedica scritta da un calligrafia raffinata: “Il messaggio è arrivato, al tuo cuore indirizzato.” Sul leggio nessuna partitura, soltanto una chiave. Avrebbe dovuto tentare con tutte le serrature della casa per decifrare quella dedica e trovare ciò che assieme a lui era stato abbandonato, ci sarebbero voluti parecchi mesi. Stringendo quella chiave nella mano, sorrise. Sapeva che quel messaggio al suo cuore era già stato recapitato.

LEO

di Giancarmine Trotta

La strada sterrata era la stessa.

Riconosco anche le pietre, incastonate nel terreno come certi ricordi nella mia mente.

«Leo lascia la bici!»

«Arrivo mamma».

«Muoviti, fai prima i compiti e poi pianoforte, altrimenti non esci a giocare».

Mi avvicino lentamente verso il mio passato: le voci, i suoni e i colori della mia infanzia mi accompagnano in quel percorso così tanto caro. Rovi e degrado nascondono la casa dove ero stato veramente felice, le mura che mi avevano visto nascere.

Mani nei fianchi passeggio alla ricerca di me stesso, di qualche traccia. In un angolo scorgo un vecchio vaso di terracotta, ormai decrepito, dentro al quale fanno capolino dei pezzi di ferro arrugginiti con la scritta “Lettere”.

Adagio per non tagliarmi prendo e fisso quel che resta della cassetta: il suono del postino, mio padre e l’attesa nel vuoto per un trasferimento che non arrivava.

Poi sorrido.

«Mamma è arrivata posta!»

«Arrivo».

Lei aprì il foglio, lesse ad alta voce e mi abbracciò.

Vi voglio bene, Leo”.

IL PORTALE MAGICO

di Naila Carlisi

È un tic inguaribile il mio. Quando percorro la strada di casa, lancio sempre un’occhiata alla cassetta della posta. Forse non riesco ancora a rassegnarmi a quella elettronica. Eppure, ne scrivo e ne ricevo spesso, digito i tasti del computer come fossero quelli di un pianoforte, senza note però.

Una volta, invece, c’erano altre parole, quelle scritte con la penna e col cuore. Quella era musica! E la cassetta della posta era il portale magico, che permetteva alla gente di toccarsi a distanza. Ricordo la speranza nella scritta A PRESTO e l’attesa nel vuoto.

Le lettere per me erano come pezzi di un puzzle, alcuni li avevo io, altri erano nelle mani di amici e parenti sparsi un po’ ovunque. Mi piaceva sapere che ognuno avesse un pezzetto dell’altro, che una parte di me sarebbe rimasta per sempre nel cassetto di altre persone. Ero dell’idea che, prima o poi, grazie al portale magico i pezzi si sarebbero incastrati e quei frammenti di vita avrebbero potuto saldarsi e divenire storie.

MITTENTE IGNOTO

di Valentina Conti

Rincasando dal lavoro, passò da casa dei suoi a ritirare la posta. La cassetta delle lettere era stracolma di bollette scadute: la casa era disabitata da tempo. In mezzo al malloppo si nascondeva una busta senza mittente, la infilò in tasca. Pensò di dedicare la serata a controllare quelle scartoffie. La busta anonima lo aveva incuriosito e la aprì per prima.

Un foglio stropicciato, orfano di un libro ingiallito. Il titolo riportato in alto: “L’attesa nel vuoto”. Soltanto una frase scritta con una stilografica sopra al testo stampato:

Solleva i tasti più consumati del pianoforte che ti ho spedito e troverai la strada verso me.

Si sentì infiammare il viso: aveva ricevuto un vecchio piano qualche settimana addietro, il corriere aveva semplicemente detto: «Arriva da Città del Cielo. Non so altro.»

L’aveva cercata sul web ed era risultata inesistente.

Stava per digitare anche il titolo del libro ma si accorse che qualcosa luccicava sotto al tasto, logoro, del do centrale…

SPARTITI SCORDATI

di Antonella Salamone

Abitava nella cassetta della Posta da ormai due anni. Una busta bianca e una scritta a penna nera stinta dalla pioggia. Aspettava. Un’attesa nel vuoto, ma anche un pianoforte, quello che ogni mattina le rimbombava d’alluminio. Lo stesso che le ricordava il giorno in cui era arrivata carica di gioia.
Un bacio sulla busta e una leggera spinta. Sul fondo di una cassetta era pronta per essere spedita. Infatti l’avevano raccolta, aveva viaggiato, di strada ne aveva fatto insomma, ed era arrivata anche e il posto non le sembrava poi nemmeno tanto male. Le piaceva, c’era il sole e musica tutte le mattine. Solo che nessuno era mai arrivato a prenderla e lei era rimasta lì a pancia in su piena di parole d’amore scritte su uno spartito.

FAVOLA

di Luca Buontempo

Il fermento che si respirava all’inizio del novecento era indescrivibile. Le vie di Parigi erano piene di colori e le persone vivevano un periodo di pace che sembrava non potesse terminare.

A crederlo era soprattutto lei, una cassetta postale. Vincent un bravo scrittore ed un uomo generoso la piantò sulla strada permettendo alla gente del vicinato di utilizzarla.

La cassetta lavorava sodo. Riceveva frasi straripanti ingegno, arte ed amore; conosceva in anticipo saggi e partiture per pianoforte che avrebbero invaso librerie e teatri. Riusciva a sentire il profumo delle lettere degli innamorati.

Ma un giorno qualcosa cambiò. Righe poetiche e profumi cessarono, lasciando il posto a sofferenza e dolore per una guerra alle porte.

L’attesa nel vuoto delle sue pareti la spaventava.

Voleva scappare: “perché non mi hanno costruito le gambe?” Non riusciva ad incamerare tutto quel dolore.

Un giorno una busta con la scritta Vincent venne imbucata ed una sensazione di dolore la pervase. Poco bastò per capire che colui che meglio conosceva era morto

E lei pianse

SUDAMERICA

di Riccardo Carli Ballòla

— “L’attesa nel vuoto, poi un tonfo…”

Si sbrighi a leggere quella lettera capitano, l’aereo parte.

L’anonimo dalla strada l’ha vista gettare il sacco dal ponte e poco dopo udito un suono di pianoforte provenire da casa sua.

Mia moglie è morta tanti anni fa e quel tale non ero io; suono il pianoforte, con ciò? Chi l’ha scritta vuole incastrarmi.

Si trattava però di un corpo senza organi.

Vale a dire?

Imbalsamato…

Strabuzza gli occhi, sbuffa. — Occhèi, occhèi… non sopportavo l’idea di seppellirla e lasciarla marcire. Mi sono letto il necessario e ho fatto da me: svuotare delle interiora, essiccare, mummificare, intendo, per conservarne l’essenza.

Ho i brividi. — E pe-perché se n’è disfatto dopo tutti questi anni.

Perché non mia amava più.

E come può dirlo?

Non aveva più lo stesso sorriso.

Rido.

Né i baci erano più quelli di un tempo.

Ba-ba-baci? — faccio con ribrezzo. — Portalo via, — ordino al mio subalterno — in Sudamerica ci andrà un’altra volta… — Poi svengo.

LA CASSETTA DELLA POSTA

di Paolo Facco

Alla sera Carlo attende che qualcuno venga a prenderlo nella sua cella. Il tempo passa inesorabile, sembra quasi fargli dispetto rallentando ed inizia l’attesa nel vuoto più assoluto: nessun rumore, nessun accadimento, nessuna possibilità all’orizzonte di cambiare la propria situazione. Come negli anni passati. Subentra la noia, … logorante.

L’indomani, nell’angolo del grande salone, Carlo osserva la scritta sulla lavagna in una lingua diversa dalla sua: non capisce cosa significhi. Lui è straniero, rinchiuso in quell’ospedale psichiatrico. Rimane lì, a guardare la strada dalla finestra, e vede gente che cammina, auto che corrono, … uno strano mondo, … ma dove corrono tutti?

D’un tratto sente una musica, ne indaga la provenienza con lo sguardo e individua un artista di strada, un musicista che suona il pianoforte. La musica è allegra, calzante, frizzante; gli smuove la mente, la alleggerisce, la rende libera. Ora, stranamente, Carlo è più libero.

SCRIGNO

di Anna Chiara Primavera

Era come uno scrigno magico che regalava un sorriso se rivelava il contenuto.

La quotidianità era scoprire se al suo interno giaceva, oppure no, un manoscritto.

L’attesa nel vuoto trascorrere delle giornate, era ormai consuetudine; riempiva questo vuoto solo il rileggere lo stesso scritto aspettando il successivo.

Così comunicava mio padre da lontano e la strada che percorreva, lasciandoci, era costellata solo dalla speranza di leggere ciò che la parola scritta, la voce non riusciva o non poteva fare.

Come se le dita si posassero su tasti di un pianoforte, mia madre apriva la busta delicatamente e, come se stesse suonando, dispiegava un foglio, piegato con cura da chi poteva dirci, solo così, se tutto andava bene e quando avremmo potuto rivederci.

Trascorreva il tempo che ci separava e tutti i giorni, come un rito, la chiave entrava nella piccola toppa dello sportello della nostra cassetta delle lettere, con la speranza che lo scrigno ci regalasse un sorriso.

APPESA E INUTILE

di Marco Ischia

Sembra una bocca della verità, quella che quando c’infili la mano rischi che questa ti venga mangiata. Fin’ora non è mai successo, nella peggiore delle ipotesi ci trovi una bolletta da pagare, la maggior parte delle volte solo volantini delle pubblicità. Nonostante la scritta “no pubblicità”. Se ne sta lì appesa, fuori dalla porta, a guardare la strada, a guardare chi passa. In balia delle intemperie, delle stagioni, senza pause per le festività. Anzi è il momento in cui lavora di più, il momento in cui chi l’apre si ferma un attimo, come se l’attesa nel vuoto, possa non farla trovare vuota. Una missiva, una cartolina, un semplice foglio di carta ripiegato con impresse parole d’amore che suonano come la musica di un pianoforte che echeggia lontano. Un tempo ha raccolto speranze, oggi invece se ne sta lì, sempre più vuota, appesa e inutile, con sempre meno da fare. Ormai è solo una scatola di metallo con sopra dei nomi, che non la curano più, che non se ne curano più.

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Editoriali – C-Incroci… aggiornamento app!

C-Editoriali Divagazioni sul tema (45)

C-Incroci… aggiornamento app!

Chi bazzica da queste parti il venerdì sa già cosa sono gli incroci di parole che noi abbiamo ribattezzato C-Incroci.

I meglio informati sanno anche che C-Incroci è diventata un’app per dispositivi Android ( scarica qui gratuitamente )

Tutto questo avviene grazie all’energia del lato C ma anche alla professionalità e alla disponibilità di persone come Alfredo Baratta ( http://alfunstuff.com ).

Questo editoriale serve però solo per dirvi che da pochi giorni è disponibile l’aggiornamento dell’app con trenta nuovi schemi, portando a 60 gli schemi da risolvere e i libri da scoprire nella soluzione.

Ancora una volta ricordo che l’app è free ossia gratuita, perciò non avete scuse per non scaricarla, provarla e farci sapere cosa ne pensate… e se avete voglia votarla! ;)

 

Link per scaricare C-Incroci

scarica qui gratuitamente

 

cc CSide Writer -Marco Ischia

129 C-Citazioni – cose già sentite… e non

C-Citazioni Cose già sentite… e non

 Citazione nr. 129

Incrociare le spade

C-Chi l’ha detto: modo di dire

Tratta da: modo di dire

C-Commento: Incrociare le spade, non in senso letterario, ma in senso metaforico. Affrontare una sfida, battersi per un principio, decidere di dare battaglia. Incrociare le spade significa questo e molto di più, proprio perché parte da un’azione fisica supportata da una voglia di combattere che viene dall’animo. Come gli antichi guerrieri. E non dimenticate mai che ferisce di più la penna della spada… ergo: incrociate le penne prima delle spade! ;)

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Nicola Verde

C-Incontri  Le interviste (102)

Oggi su CSide Writer incontriamo Nicola Verde dopo aver letto il suo libro “Il vangelo del Boia” (Newton Compton), e con la voglia di saperne di più su questo personaggio storico. Lo ospitiamo nel nostro salotto virtuale per chiacchierare con lui di libri, scrittura e personaggi storici, sempre alla ricerca del lato C

   

CSW: Ciao Nicola benvenuto su CSide Writer, è un grande piacere averti qui, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti qualcosa da bere?

NV: Ciao, il piacere è tutto mio. Sono da poco tornato dalla Sardegna dove, come aperitivo, usano un mezzo calice di vino, e siccome le “cattive” abitudini si prendono per prime, vada per un mezzo calice di Vermentino di Gallura, un DOCG di Sassari, fresco, ma non ghiacciato. Grazie.

CSW: Mastro Titta, al secolo Giovanni Battista Bugatti, è un personaggio storico realmente esistito, boia del papa con oltre cinquecento esecuzioni capitali portate a termine. Ci racconti in breve come è nata l’idea di raccontare un personaggio come questo?

NV: L’idea è nata circa otto anni fa ed è stata del tutto accidentale. All’epoca cercavo una storia e un personaggio per un’antologia che io e altri autori romani stavamo meditando (un pensiero all’amico Massimo Mongai che ci ha lasciati troppo presto), poi intitolata “Delitto capitale” e uscita per la Hobby & Work. A me, per circostanze che non sto a raccontare, toccò l’Ottocento e, durante quella ricerca, casualmente, incappai nelle memorie apocrife di Mastro Titta. Il personaggio, di cui in verità si sa molto poco, mi incuriosì, un po’ per la banalità dell’uomo, nonostante il mestiere che faceva, e un po’ per quella convinzione che aveva della giustizia: la mela marcia va tolta prima che guasti l’intero cesto. In qualche modo, insomma, si sentiva il braccio secolare della giustizia divina. Ma, a dirla tutta, la voglia di scrivere di lui è venuta anche dal desiderio di andare controcorrente: di solito nei romanzi, infatti, vengono usati personaggi positivi, personaggi nei quali il lettore possa in qualche modo identificarsi, c’era modo di identificarsi in un boia? Insomma, una specie di sfida, che spero di aver vinto.

CSW: Storia e romanzo, fatti storici ed espedienti narrativi che s’incrociano. Quanto lavoro di ricerca occorre fare per i primi e quanta attenzione occorre mettere per collegarli ai secondi?

NV: In un romanzo storico la ricerca è, naturalmente, essenziale, e non soltanto quella che riguarda i grandi fatti, ma pure quella concernente la cosiddetta “minutaglia”, la quotidianità: come vestivano? Cosa mangiavano? Come parlavano? Quali i lavori che si facevano e quali gli stipendi? Come era la città? Come erano le abitazioni? E a questo proposito mi sono sempre chiesto come funzionassero i gabinetti… niente di più “quotidiano”… e Mastro Titta ne dà un esempio. Quanto ai collegamenti, ne parlo diffusamente nella Nota dell’autore, le cosiddette “coincidenze”: Titta che abitava a pochi vicoli da Costanza Vaccari; il giudice Collemassi impelagato sia nella condanna, ingiusta, di Cesare Lucatelli per l’assassinio di un gendarme, che nelle dichiarazioni impunitarie di Costanza; il testimone del delitto, un certo Ansiglioni, poi implicato anche nello scandalo delle foto pornografiche montato dalla Vaccari e che coinvolse l’ex regina di Napoli, Maria Sofia, sorella di Sissi; tutte verità storiche che sembravano legate da un sottile filo rosso, bastava, mi sono detto, riuscire a prenderne il capo. L’ho fatto.

CSW: La sensazione che ho avuto finendo il libro è che un personaggio complesso come Mastro Titta abbia ancora parecchie storie da raccontare, anche in ragione della sua lunghissima carriera. Stai già lavorando a qualcosa in questo senso?

NV: Lo faccio dire dallo stesso Ernesto Mezzabotta, lo scrittore che ha davvero scritto le memorie apocrife di Mastro Titta e che io, nel mio romanzo, immagino riprenda: “Quando si alzò sperò soltanto che la sua presenza non fosse stata inopportuna. In fondo, si disse, di storie, il boia papalino, ne aveva ancora tante da raccontare e forse poco tempo per poterlo fare…”. E, a Dio piacendo, ma pure all’editore e, soprattutto, ai lettori, di storie ne avrei sottomano almeno un altro paio, ma se ne potrebbero raccontare all’infinito.

CSW: Questa è la domanda che propongo a tutti gli amici che vengono a trovarci. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

NV: Me ne vengono in mente parecchi, ma su alcuni mi soffermerei: l’umiltà, la semplicità e la sincerità. Posso riferire a questo proposito il pensiero di due grandi scrittori?

Flannery O’ Connor ha scritto:

Il loro interesse precipuo (dei dilettanti) va a idee ed emozioni disincarnate. Hanno la tendenza a essere riformatori e a voler scrivere perché ossessionati non da una storia, ma dal nudo scheletro di qualche concetto astratto”.

I materiali dello scrittore di narrativa sono i più umili. La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate d’impolverarvi, non dovreste tentare di scrivere narrativa”.

Non va mai dimenticato che cura immediata dello scrittore di narrativa non sono tanto idee grandiose ed emozioni tumultuose, quanto infilare pantofole di pezza agli scrivani”.

Di Hemingway mi limito a citare:

Certe volte quando iniziavo un nuovo racconto e non riuscivo ad andare avanti… mi dicevo “Non devi far altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai”. Allora finalmente scrivevo una frase sincera e poi continuavo da lì”.

Ma non posso dimenticare la pazienza e la leggerezza. La scrittura non deve avere fretta, deve depositarsi con lentezza. Per la leggerezza rimando, naturalmente, a Calvino. Troppi lati C? La scrittura è un’arte complessa e delicatissima, direi una mistura alchemica. E quindi aggiungerei: Compostezza, Correttezza, Compattezza, Costanza, Coerenza, Caparbietà, Calore, Carisma, Crudezza, Continenza (e in-Continenza) e… Continua… Continua… Continua…

CSW: Personalmente leggendo il libro, ma sopratutto le date, ho scoperto che nel 1864 venivano eseguite le sentenze capitali in piazza. A pensarci bene non sono vicende poi così lontane nel tempo. Partendo da questa considerazione, quanto può essere utile secondo te il romanzo storico per veicolare nozioni e cultura unite alla lettura d’intrattenimento?

NV: La Storia non ci è estranea, ci siamo immersi, ci appartiene, anzi, come qualcuno ha cantato, la Storia siamo noi, eppure, constato amaramente, non insegna. Comunque, a essere sincero, sono ossessionato dal timore che il lettore possa confondere il romanzo storico con il saggio storico, sono due cose distinte con compiti diversi. Nella Nota dell’autore, in fondo al romanzo, ho cercato di spiegarlo: la Storia è come una grande tela con degli strappi, compito dello storico è ricucire quegli strappi riprendendo esattamente i fili della trama e dell’ordito; il narratore, invece, ha maggiore libertà di manovra ricucendo quegli strappi con il filo della propria fantasia narrativa, purché, naturalmente, il quadro complessivo non subisca mutamenti sostanziali. Insomma, il romanzo storico è utile a veicolare alcune nozioni nella misura in cui, utilizzandole, non le stravolge, e, soprattutto, quando l’autore (e con lui il lettore) non dimentica che il fine ultimo dell’utilizzo rimane l’intrattenimento.

CSW: Oltre alla storia di Mastro Titta è di recente uscito un altro tuo libro. Ci anticipi due aneddoti per invogliare i lettori a prenderlo?

NV: Il romanzo a cui ti riferisci è “Il marchio della bestia”, Parallelo45 edizioni, quarto della mia serie “sarda”. Una Sardegna fine anni ’60, profonda, antica, oscura e misteriosa “quanto un pezzo di luna caduto nel Mediterraneo”, dove accadono delitti efferati con un maresciallo dei carabinieri che deve combattere innanzi tutto con i propri pregiudizi. Più che aneddoti, una sola considerazione: mi piace sottolineare che si tratta, appunto, del quarto romanzo di una serie: tre editori diversi e un grande autore, oltre che importante scopritore di talenti e profondo conoscitore del giallo/noir, quale è stato Luigi Bernardi, hanno decretato la qualità dei precedenti… basta come argomento per convincere i lettori, quegli stessi, tra l’altro, che ne hanno sancito il successo, a prendere anche l’ultimo?

CSW: Due libri appena pubblicati, con due editori diversi. Qual è il tuo prossimo progetto letterario?

NV: Come ho già detto rispondendo a una precedente domanda, quello più immediato è scrivere la seconda storia di Mastro Titta (in fondo si tratta di memorie apocrife), anche in questo caso riferimenti a fatti storici realmente accaduti, anzi a uno specifico che, tra l’altro, ha attirato l’attenzione di un importante regista (a questo proposito ci tengo a precisare che la “mia” attenzione è precedente, visto che l’argomento l’ho già trattato nel racconto uscito nell’antologia della Hobby & Work “Delitto capitale” e riedito in e-book dalla Newton Compton con il titolo “La lama del boia”). E poi… e poi, un mucchio di altri progetti: un paio di racconti che mi hanno chiesto; il quinto romanzo della mia serie “sarda” (che, nelle intenzioni, dovrebbe essere il secondo di una trilogia, visto che in quello appena uscito, oltre alla storia principale autoconclusiva, c’è in nuce quella di un delitto non risolto che si dovrebbe sciogliere nell’arco dei tre romanzi); il vecchio progetto di un romanzo di fantascienza, i cui semi li ho sparsi qua e là in racconti usciti in precedenti antologie; un romanzo per ragazzi (alla Lovecraft) scritto e riscritto e mai portato a termine… Insomma, tante idee e tanti progetti, forse troppi per una vita soltanto.

CSW: Grazie per essere stato con noi assieme a Mastro Titta a parlare di scrittura. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

NV: Grazie a te e ai lettori per l’attenzione. Per il saluto è sufficiente incrociare le dita? Per CSide Writer, ovviamente, e per me!

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

Cesare l’immortale – Oltre i confini del mondo – Franco Forte

C-BookLe recensioni (200)

CESARE L’IMMORTALE

Oltre i confini del mondo

Franco Forte

(Mondadori)

Il lato A (la copertina)

Il lato B (la storia, i protagonisti)

Conoscere le regole per sovvertirle, conoscere la storia per tracciare una nuova rotta. Questo è quello che fa Franco Forte in questo libro. Partendo dal presupposto che la morte di Gaio Giulio Cesare sia stata soltanto una messa in scena, riscrive la storia che tutti conosciamo. Ma scoprire perché Cesare ha architettato la messa in scena della sua dipartita, è solo l’inizio della vicenda, quello che importa è come cerchi di raggiungere il suo scopo. Un libro epico, secondo la migliore delle tradizioni, in cui mortali e dei s’incontrano e si scontrano, in cui le figure mitologiche non mancano di mettere i bastoni fra le ruote al più grande condottiero che la storia di Roma abbia mai conosciuto. Ma se quando si parte per un viaggio, si dice spesso che non è la meta che conta, ma il percorso fatto per raggiungerla, in questo libro questo aspetto è più vivido che mai. Franco Forte sfodera in tutto il suo splendore la conoscenza del mondo romano, dalle gerarchie militari, agli usi e costumi, dai personaggi storici, a quelli di fiction. Come dicevo diventa essenziale conoscere la storia per riuscire a scriverne una nuova versione epica, di un personaggio storicamente immortale come Giulio Cesare. Ma è un altro tipo d’immortalità che va cercando il grande condottiero, non quella della gloria postuma della storia, ma quell’immortalità terrena che cercherà di raggiungere sfidando quegli dei che vede sempre più raggiungibili. Un libro dunque che ha il vero sapore delle epopee epiche, dove gli eroi si sfidano in battaglie cruente, dove solcano i mari infiniti, dove esplorano territori sconosciuti, dove incontrano figure mitologiche, dove vivono e fanno vivere le loro avventure.

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Cesare l’immortale… non morirà mai

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 46

…niente, a Roma, è eterno. Nemmeno io.”

Tratto da pag. 153

Ironia e retorica spesso vanno a braccetto.”

Tratto da pag. 264

Post fata resurgo, dopo la morte risorgo.”

Tratto da pag. 573

Solo perché sono una donna non significa che non sia in grado di portare aiuto a mio marito.”

cc CSide Writer – Marco Ischia

C-Incontri – le interviste – Alfredo Baratta

C-Incontri  Le interviste (101)

Oggi su CSide Writer incontriamo Alfredo Baratta, la mente che sta dietro ad ALBA Smart Games, e che ha creato per CSide Writer l’app gratuita per dispositivi Android C-Incroci, che raccoglie gli schemi di incroci di parole pubblicati su CSide Writer. Dire che vorremo ringraziarlo pubblicamente è riduttivo, se potessimo dovremmo osannarlo, per ora ci sediamo a chiacchierare con lui di enigmistica e di programmazione applicata all’enigmistica… e di libri ovviamente!

      

CSW: Ciao Alfredo benvenuto su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro accogliente divano virtuale a forma di C, e considerato che non abbiamo ancora fatto un brindisi per l’uscita di C-Incroci in formato app, che dici apro una bottiglia di bollicine?

AB: Prima di tutto grazie per l’invito Marco, accetto volentieri, apri pure.

CSW: Credo di non sbagliare se affermo che sei un programmatore con la passione per l’enigmistica. Ci racconti in breve da dove nasce questa tua passione?

AB: La passione per l’enigmistica nasce dalla mia infanzia. Mi sono sempre divertito con i cruciverba e i crittografati. Qualche anno fa da una chiacchierata con un collega spagnolo che aveva un sito di Sudoku, mi è venuta l’idea di creare un algoritmo per la generazione dei giochi enigmistici, di lì a poco ho creato un sito (alfunstuff.com) e dopo qualche anno anche le applicazioni android che mi tengono tuttora impegnato.

CSW: Hai creato C-Incroci in formato app Android con l’intento di rendere disponibile a un pubblico più ampio questo gioco che facciamo con i libri. Qual è il tuo rapporto con i libri in generale? Sei un lettore saltuario o di quelli accaniti?

AB: Attualmente leggo molti manuali tecnici, di “primo” lavoro mi occupo di microcontrollori per centraline (roba da nerd), ma sono cresciuto leggendo molto e ho una libreria ben fornita, da 1984 all’Insostenibile leggerezza dell’essere, passando per l’ABC della relatività.

CSW: Carta e penna ormai vivono parallelamente alle applicazioni dedicate all’enigmistica. Secondo te le due versioni sono destinate a convivere oppure carta e penna alla fine soccomberanno?

AB: Mi auguro che la carta e penna possano sopravvivere, trovo molto più bello risolvere i giochi in maniera tradizionale. Comunque le applicazioni offrono un modo nuovo e pratico di giocare in qualsiasi momento, e aiutano a tenere la mente allenata. Il tutto a dire che vecchio e nuovo possono convivere e completarsi.

CSW: C-Incroci raccoglie quegli schemi di parole dove cancellando una serie di parole date si arriva alla soluzione con le lettere rimanenti nello schema. Ma tu non crei solo questo. Ci fai una veloce panoramica sulle proposte di ALBA Smart Games?

AB: Certo, volentieri. Il primo gioco che ho creato sono stati i cruciverba crittografati, i classici a numero uguale, corrisponde lettera uguale. Dopo qualche mese sono venuti alla luce i cruciverba (la mia applicazione più di successo). Altre applicazioni sono i crucintarsi, i crucipuzzle (come C-Incroci), i cruciverba matematici, e “scramble master” un gioco in cui bisogna comporre le lettere date per formare quante più parole possibile.

CSW: Solitamente chiedo ai nostri ospiti quale potrebbe essere il lato C della scrittura. In questo caso rielaboro la domanda chiedendoti quale potrebbe essere secondo te il lato C delle app enigmistiche?

AB: Quello che ha ispirato e ispira i miei giochi, sia la possibilità di create qualcosa di istruttivo e allo stesso tempo divertente per i miei figli prima di tutto. Non ho ancora raggiunto quel livello e forse non lo farò mai, ma morirò provandoci. Questo per dire che il lato C è soprattutto l’idea ambiziosa di stimolare tutti i tipi di persona a migliorarsi, e non solo a rilassarsi qualche minuto.

CSW: Da assoluto ignorante del campo quale sono, ho una curiosità che riguarda la creazione di app come C-Incroci. Quanto tempo, lavoro e competenza occorrono per creare app come questa?

AB: L’implementazione del gioco di per sé è abbastanza rapida, come hai potuto constatare con C-Incroci, ma per arrivare a questo ci vogliono diversi anni e tanta passione. Il cuore di tutto è l’algoritmo per la generazione dei giochi, e un altro per il controllo della qualità. Per lo sviluppo di questi software ci sono voluti molti mesi, e il processo è in continua evoluzione. Poi ci voglio competenze di programmazione, io nasco perito Informatico con conseguente laurea in ingegneria elettronica, ma anche questo non basta, bisogna avere tanta voglia di aggiornarsi e imparare nuove tecnologie (.i.e Android)

CSW: Sempre rimanendo nel tuo mondo creativo. Hai progetti per il prossimo futuro che ci puoi già svelare?

AB: Sto realizzando un nuovo gioco basato sull’idea del famoso Trivial Pursuit, spero di poterlo rilasciare a breve. La sfida sta nel fatto che i miei giochi non sono quasi mai solo in italiano, quindi il lavoro è reso più difficile dalle barriere linguistiche.

CSW: Grazie per essere stato a chiacchierare con noi. Mentre do l’appuntamento al venerdì enigmistico di CSide Writer, prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

AB: Vorrei ringraziarti per l’invito, salutare tutti gli amici di CSide Writer, e mi auguro di poterti incontrare di persona per stringerti la mano.

  realizzazione by ALBA SMART GAMES 

 

  C-Incroci è disponibile anche in app Android su google play

 

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

Vendetta Finlandese – Lorenzo Davia

C-BookLe recensioni (199)

VENDETTA FINLANDESE

Lorenzo Davia

(delos Passport)

Il lato A (la copertina)

Il lato B (la storia, i protagonisti)

Una storia d’avventura che sfiora la realtà virtuale, perché quando ci sono di mezzo degli hacker distinguere reale da virtuale diventa difficile. A volte le due cose si fondo, come fanno in questa storia. Spionaggio secondo la migliore delle tradizioni quello raccontato da Lorenzo Davia, ma una storia anche d’attualità per l’impiego della tecnologia conosciuta, e oserei dire futuristico per quella solo ipotizzabile. Ma forse sono io che mi pongo dei limiti che i servizi segreti hanno già superato, forse davvero in un luogo sperduto della Finlandia c’è chi gioca una guerra a suon di bit e di proiettili. Ma alla fine c’è sempre qualcuno di molto concreto e materiale che forse è ispirato a un certo Jena Plissken o forse mi sto solo facendo ingannare dall’assonanza con Jyrki… quando ci sono di mezzo delle spie non si può mai sapere come va a finire.

Il lato C (il pensiero di CSide Writer)

Virtuale e reale… reale e virtuale

Dopo il lato C (una citazione, una frase)

Tratto da pag. 35

Io spostavo solo pacchi. Non so cosa c’era dentro”

cc CSide Writer – Marco Ischia