C-Cinque + 1 – Gianluca Morozzi

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

1) Ciao Gianluca. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao! Posso rispondere in termini di decadi: ho scritto il primo orribile raccontino quarant’anni fa, ho pubblicato il primo racconto trent’anni fa e il primo romanzo vent’anni fa. Si intitolava “Despero”, ed è uscito il 12 settembre 2001, un giorno in cui tutto il mondo, ovviamente, parlava d’altro. Da allora ho pubblicato trentasei titoli, cercando di non fossilizzarmi su un unico genere: ho spaziato dal thriller claustrofobico di “Blackout” (GUANDA) al comico con “L’era del porco” (GUANDA), al giallo della camera chiusa (“Lo specchio nero”, GUANDA), a un ibrido tra umorismo e noir (“Prisma”, TEA) al fumetto (“Il vangelo del coyote”, MONDADORI).

Anche come lettore non sono legato a un unico genere: cerco scritture che mi possano affascinare per l’uso sapiente della parola, per la trama brillante, per un ritmo calibrato. E cerco di spaziare tra classici e nuove uscite con un certo equilibrio. Ci sono molte nuove voci interessanti da scoprire, al giorno d’oggi.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Se dovessi consigliare un romanzo soltanto tra quelli che ho pubblicato, opterei per “Dracula ed io” (TEA, 2018).

Credo che sia il libro giusto per esplorare tutte le mie anime di autore: c’è l’umorismo, c’è lo splatter, ci sono i vampiri, c’è Bologna, c’è l’Io narrante che racconta la parte comica e un rispettoso Narratore Onnisciente che segue le gesta di Dracula. C’è un serial killer misterioso che uccide in modo orribile donne al nono mese di gravidanza, e c’è la storia di Dracula com’è stata suggerita dallo stesso Bram Stoker, più che dal celebre film di Coppola.

Ho trattato il meraviglioso personaggio di Dracula togliendo tutti gli orpelli derivati dall’infinito sfruttamento in altri media (non si inceneriva sotto il sole, nel romanzo!), e usando anche l’anomala, misteriosa edizione islandese, un affascinante stranezza bibliofila. E l’ho collegato a “Il vampiro. Storia vera” di Franco Mistali, il primo romanzo italiano di vampiri, uscito a Bologna trent’anni prima del capolavoro di Stoker.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Prima di tutto, per avventurarsi in questa strana e magnifica avventura, bisogna prepararsi adeguatamente. Sembra un’ovvietà dire che si impara a scrivere leggendo e scrivendo, ma è una verità assoluta. Allora bisogna leggere il più possibile, spaziando tra i secoli (non solo Classici, non solo contemporanei) e tra i generi. Poi: scrivete senza aver paura di copiare, di ispirarvi, all’inizio. Pochissimi nascono con uno stile già impresso nel DNA, è più che normale cercare di imitare coloro che più ammiriamo. Poco a poco, la vostra voce personale verrà fuori. Poi: quando avrete deciso di fare il grande salto, non buttate il vostro romanzo allo sbaraglio. Cercate gli editori adatti, provate a studiare il loro catalogo per vedere se potete rientrare nei loro canoni. È inutile proporre un romanzo erotico a un editore che pubblica fantasy. Non fatevi condizionare dalle leggende editoriali (“e si mi rubano l’idea? Devo depositarla in Siae?”: fidatevi, non sono questi i problemi). Non fate richieste che nessun editore accetterebbe mai (“non voglio che sia fatto alcun editing, il mio testo è perfetto così”). Certe ingenuità erano tollerabili vent’anni fa, prima dell’avvento di internet: ora no.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

In questo momento sto lavorando su un triplo versante.

Da poche settimane è uscito per TEA “Prisma”, romanzo che vede protagonista un libraio che in segreto svolge la professione di detective privato per arrotondare le sue magre entrate, aiutato da un gigantesco Watson metallaro e favorito da una rarissima (ma esistente) sindrome per cui non prova, letteralmente, la paura. Il che lo mantiene lucido anche nei frangenti più disperati. Siccome l’ho pensato come primo titolo di un progetto seriale, ora sto scrivendo il secondo romanzo della serie, dove il mio libraio detective, dopo aver indagato sulla morte di un aspirante Houdini, dovrà andare sulle tracce di Dino Campana.

Sto poi scrivendo il terzo e ultimo titolo di una trilogia per ragazzi dai dieci anni in su, la trilogia degli Ultranoidi, della quale è uscito il primo titolo (“Starhammer il Distruttore”). Ho già consegnato il secondo, ora devo chiuderla.

E infine sto sceneggiando il fumetto che sarà tratto dal mio esordio “Despero”.

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Di certo mi piacerebbe parlare con Mary Shelley e chiederle dettagli su quell’incredibile gara di racconti dell’orrore a Villa Diodati. Davvero si è ispirata agli esperimenti elettrici del bolognese Galvani e alle dimostrazioni del suo eccentrico nipote che era convinto di poter resuscitare i morti? Davvero “Frankenstein” è nato da uno strano e vivido sogno? E cos’è successo tra Byron e Polidori riguardo le attribuzioni de “Il vampiro”?

Poi vorrei fare un salto in avanti per chiedere ad alcuni autori “come dovevano proseguire le vostre saghe interrotte a causa della morte? Signor Asimov, come voleva terminare di unire il Ciclo dell’Impero e quello dei Robot? Signor Herbert, al di là dei romanzi scritti dagli eredi, cosa accadeva nel seguito di “Dune”? Signor Fitzgerald, non si troverà mai in un cassetto il finale de “L’amore dell’ultimo milionario”? Signor Douglas Adams, ma “Il salmone del dubbio” doveva far parte della serie della Guida Galattica per Autostoppisti oppure di Dirk Gently?” Eccetera.

5+1) Raccontati in un racconto.

Ancora una volta l’Idea arrivò in un momento inappropriato: era appena entrato in tangenziale, stava cercando di immettersi senza finire tra due camion, ed eccola lì, l’Idea. E adesso? Come salvarla, come evitare di perderla? Mandarsi un vocale da solo mentre guidava? Si immaginò a dover spiegare a un inferocito automobilista “mi scusi, l’ho tamponata perché cercavo di salvare l’Idea sull’iPhone!”. Mai una volta che le vibrazioni creative lo cogliessero mentre era in casa, o quantomeno da solo e con le mani libere. Una volta erano arrivate mentre la sua fidanzata dell’epoca lo stava lasciando pronunciando un accorato, studiatissimo discorso. Un’altra volta ancora – come dirlo in modo decoroso? – mentre era nudo in un letto con una rossa di Faenza. Neppure lo scrittore più innamorato del proprio lavoro avrebbe avuto l’ardire di interrompere quella gradevole attività per andare a prendere appunti.

Che fare? Come al solito: sospirò, e iniziò a ripetersela fino a impararla a memoria. L’importante era che le idee arrivassero sempre. Anche in tangenziale.

Grazie, Gianluca, per le interessanti cose che ci hai detto. Personalmente mi è piaciuta molto la risposta che hai dato alla quinta domanda. Canestrini per il tuo futuro di scrittore e per quant’altro ti aspetti o desideri dalla vita.

Vi ringrazio molto per avermi dato l’opportunità di parlare del mio lavoro. Spero di avervi incuriositi e di avervi soddisfatto con le mie risposte alle domande.

Un caro saluto.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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