C-Cinque + 1 – Improbabili – Il terzo ospite

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

Il terzo ospite

di Enrico Luceri

Istanbul, una sera d’inverno dei primi anni ’30.

L’ometto anziano con una certa aria d’importanza, scese dal taxi, pagò il costo della corsa, e s’infilò nell’atrio dell’hotel Pera Palas. Scambiò qualche parola in francese con il concierge, che si limitò ad annuire con un misurato cenno del capo.

Chambre 411”, mormorò.

La donna nella stanza 411 dell’albergo, osservava il panorama della città dopo il tramonto. Era affascinata dalle luci, i suoni, l’atmosfera di quel luogo che le pareva incantato, ma il vento gelido e tagliente come una lama che soffiava dal Bosforo, la fece rabbrividire, e chiuse la finestra. Quando udì bussare, pensò che fosse il cameriere con il tè che aveva chiesto ormai mezz’ora prima. Così spalancò la porta senza chiedere chi vi fosse dietro, e spalancò gli occhi quando riconobbe l’ometto anziano, che sfilava lentamente i guanti e la fissava con aria severa.

Monsieur Poirot”, disse lei.

Una lunga abitudine a nascondere con discrezione le proprie emozioni, le permise di restare impassibile, come se quella visita non fosse inaspettata. E addirittura spiacevole.

Madame Christie”, rispose lui, chinando il capo, ma senza cordialità. “Sono consapevole di quanto sia inopportuno entrare nella stanza di una signora senz’altra compagnia, ma le circostanze m’impongono di chiedervi un colloquio.”

Accomodatevi.” Lei si fece da parte, e l’ospite oltrepassò la soglia.

Poirot esplorò la stanza con uno sguardo circolare. Fogli e penne sparsi sul tavolo, le bottiglie e i flaconi che s’intravedevano in disordine sulla toilette, la vestaglia gettata sul letto senza essere stata piegata, la mancanza di simmetria degli oggetti, le superfici curve del mobilio, lo disturbarono tanto che inarcò un sopracciglio, sospirando. Strinse la falda del cappello fra le dita e rifiutò scrollando la testa, l’offerta della Christie di sfilarsi il cappotto.

Ma chère madame, sono molto stanco e spero perdonerete il mio contegno ben poco ortodosso. L’altro ieri sono partito da Aleppo alle cinque di mattina e… Sapete quanto è freddo l’inverno in Siria?”

Certo, ho accompagnato mio marito in alcune spedizioni archeologiche in Medio Oriente e ormai ne conosco il clima.”

Dopo quasi due giorni di viaggio sul Taurus Express… che nome pretenzioso per un treno simile, mon Dieu, sono arrivato finalmente qui a Istanbul, con la prospettiva di concedermi qualche giorno da turista. Ma il mio programma è stato sconvolto, madame! Il concierge dell’albergo Tokatlian mi ha consegnato un telegramma dove si reclamava il mio immediato ritorno a Londra. Adieu al programma di visitare questa affascinante metropoli orientale. Fra qualche ora devo salire nuovamente a bordo di un treno, l’Orient Express.”

Come avete fatto a scoprire che mi trovavo qui?”

Madame, io sono l’unico, inimitabile, insuperabile Hercule Poirot! Dovreste saperlo.”

Osservò ancora una volta i fogli coperti da una grafia sottile e antiquata, sparsi sul tavolo, e i libri disposti sul comodino. Che deplorevole mancanza di ordine e metodo, pensò. E allungò con discrezione una mano per accostare due penne, che per fortuna avevano la medesima lunghezza.

A volte, cerco di dimenticarlo. Senza successo”, sospirò lei, che aveva notato il gesto istintivo del suo interlocutore.

Ancora impolverato dalla sabbia siriana, mi sono precipitato qui, per avere da voi una spiegazione di questa sgradevole situazione. Ho una certa età, non potete farmi girare l’Europa come uno di quei… quei detective muscolosi che bevono whisky, imprecano, corteggiano senza ritegno signore dai modi sconvenienti e si arrampicano sui tetti per inseguire i criminali!”

La vostra presenza sul treno è necessaria per risolvere un mistero.”

Come fate a prevedere il futuro?”

Perché lo decido io, e non me ne sono mai pentita. La trama della vita spesso è pessima, preferisco di gran lunga quella dei miei romanzi.”

Pessima è anche l’abitudine di sconvolgere i miei programmi per assecondare una vostra trama. Comprenez-vous, madame?”

Monsieur Poirot, vogliamo almeno accomodarci in queste comode poltrone?”

Il detective si limitò ad annuire con un misurato cenno del capo e sedette di fronte alla scrittrice. Rimase rigido, senza appoggiarsi allo schienale, il cappello in una mano, e le dita dell’altra chiuse sul pomo del bastone. Agatha Christie decise di mostrarsi conciliante, e trovò senza le difficoltà le parole per rabbonire il suo ospite.

Voi dovete salire a bordo di quel treno, monsieur Poirot, perché siete l’unico in grado di scoprire la verità su un delitto del tutto particolare. Un vero rompicapo.”

Lui sembrò compiaciuto, accarezzò i baffi e chinò il capo.

Devo rassegnarmi alla mia fama”, ammise.

Non vi costa fatica.”

Ho comunque diritto a una spiegazione. Voglio chiarire una volta per tutte la nostra… collaborazione professionale, madame.”

Il rumore di nocche che bussavano alla porta della stanza distrasse la coppia dallo scambio serrato di battute.

Ecco il cameriere con il tè. So che preferireste una cioccolata calda, ma temo che dovrete accontentarvi.”

Hercule Poirot alzò gli occhi al soffitto e allargò le braccia, rassegnato.

Qualche minuto dopo, quando ebbero sorseggiato il tè, la Christie notò che il detective aveva posato bastone e cappello su una sedia, si era slacciato il cappotto e appariva più rilassato.

Ora, chère madame, spiegatemi in poche parole, come vi è venuto in mente di scrivere romanzi di cui sono protagonista.”

Accadde parecchi anni. Mia sorella Madge e io avevamo letto un romanzo poliziesco, credo fosse Il mistero della camera gialla di Le Roux. Eravamo ambedue entusiaste di quella narrativa così emozionante. Dissi che avrei voluto cimentarmi anch’io in un romanzo poliziesco, Mia sorella rimase scettica. E così scommisi con lei che ce l’avrei fatta. Trascorse del tempo. Durante la Grande Guerra, prestai la mia opera come infermiera volontaria in un ospedale militare. Mi occupavo del dispensario delle medicine. Mi tornò in mente la scommessa con mia sorella e cominciai a elaborare la trama di un romanzo. Ci voleva un detective, ovviamente, Qualcuno geniale, con certi vezzi e abitudini che lo rendessero singolare. Conoscevo di vista dei rifugiati belgi, fuggiti dal continente dopo l’invasione tedesca. Un investigatore belga, perché no? In pensione, con la mania… pardon, con la dedizione per la logica, un aspetto impeccabile e una mente analitica piena di celluline grigie. Con un nome pomposo… diciamo meglio, pieno d’importanza. Hercule Poirot. Voilà, monsieur, il gioco era fatto.”

Agatha Christie temette di aver urtato la suscettibilità del suo personaggio, che fissava distrattamente i motivi floreali dipinti sulla teiera.

Sono curioso di sapere se avete incontrato difficoltà nella messa in scena delle indagini che ho risolto brillantemente.”

Ben poche. Sono stata sempre un’osservatrice attenta, con una certa predisposizione, diciamo pure abilità, a scovare un aspetto curioso nel carattere delle persone. A volte, imprevedibile, sconcertante e perfino inquietante. Militari delle truppe coloniali in pensione, vicari di parrocchie anglicane, nobildonne decadute, fanciulle romantiche e ciniche avventuriere, avvocati puntigliosi, signore pettegole e giocatori d’azzardo… Spesso un’indole sinistra si nasconde dietro un volto rassicurante. Una platea di personaggi che si aggirano nel Regno Unito, o nelle località di vacanza à la page del continente. E perfino in Africa e Medio Oriente! Ho sempre amato viaggiare. Sapete che una decina d’anni fa ho partecipato addirittura a un giro del mondo? Accompagnavo il mio ex-marito durante un tour nelle colonie dell’Impero, in occasione della…”

La donna tacque e Poirot vide un velo di tristezza piegare le sue labbra in un vago sorriso amaro. Decise di cambiare argomento.

Pensate di continuare a servirvi della mie piccole celluline grigie per risolvere enigmi complicati?”

Senza dubbio. Vedete, malgrado la mia infanzia sia stata quella di una ragazza dell’epoca vittoriana, ahimè, tremendamente convenzionale e solitaria, o forse proprio per questo motivo, ebbene… Ho sempre avuto un’immaginazione fertile e una fantasia allenata a costruire storie piene di misteri sorprendenti. Sorprese, appunto. Delle quali non voglio privarvi. Monsieur Poirot, a volte riesco a sorprendere anche me stessa. Quando firmai il mio primo contratto con l’editore, che avrebbe pubblicato il romanzo Poirot a Styles Court, non pensavo di dedicarmi alla narrativa tout court. Invece, l’ho fatto. Avrei dovuto capirlo proprio quel giorno, che era l’inizio di una carriera. Per festeggiare quel contratto, il mio ex-marito Archie e io ci recammo in un locale. Forse vi sembrerà morboso, o retorico, ma quella sera ebbi la sensazione che non eravamo soli. C’era con noi un terzo ospite, invisibile eppure tenacemente presente: voi. Tanta acqua è passata sotto i ponti, da allora. Ho divorziato da mio marito, e ne ho sposato un altro, ho viaggiato molto e visto luoghi esotici, ho conosciuto persone e imparato tanto sulla natura umana, come direbbe miss Marple. Ho un solo punto fermo nella mia vita di autrice: voi. Faremo molta altra strada insieme.”

Una mente allenata alla fantasia e una carriera di autrice di mistery iniziata per scommessa, eh? Con queste premesse, diciamo casuali, siete poi rimasta soddisfatta di quanto avete scritto?”

Non amo alcune vostre inchieste, come quella su un delitto commesso a bordo del Treno Azzurro, o contro i Quattro. Sarebbe inutile nascondervi la verità: dipende da almeno un paio di buoni motivi. Erano romanzi che scrissi per rispettare i termini di un contratto penoso, scaduti i quali avrei cambiato editore. E poi ero appena reduce da un divorzio molto doloroso, e il ricordo di quei libri si confonde con la sofferenza personale. Tuttavia… Non rimpiango nulla, in fondo ai lettori sono piaciuti, e questo conta. Intuisco dal vostro sguardo, che sospettate vi sia del’altro. Lo ammetto. Temo di avervi creato troppo anziano. D’accordo, non prevedevo che avreste continuato a indagare a lungo. Pensai anche di mettervi in scena in altri tre o quattro romanzi e poi sostituirvi con un personaggio più giovane, ma ormai i lettori si erano affezionati ai vezzi, alle espressioni…”

Dite pure al mio genio investigativo.”

E sia. Come vi ho già detto, eravate il terzo ospite, destinato a rimanerlo per sempre. Per fortuna, i detective come voi non invecchiano, a differenza delle loro autrici. I tempi cambiano, ma loro sopravvivono in un’età sempre uguale. In fondo, il loro fascino risiede anche in questa buona sorte.”

Chère madame, vi siete mai chiesta cosa accadrebbe se decidessi io di scrivere un romanzo su di voi? Se risolvessi un enigma che vi riguarda?

Una simile prospettiva sarebbe attraente per gli editori. Ma non gradirei che vi occupaste della mia presunta scomparsa, quegli 11 giorni lontana da casa nel dicembre del ’26. Conosco la curiosità morbosa dell’opinione pubblica e una vostra soluzione ingegnosa di quei fatti diventerebbe un romanzo di successo. Un altro trionfo per voi e un guadagno economico per me. Ma il bilancio sarebbe comunque negativo per entrambi: perché io non vorrei rinnovare quel ricordo doloroso per nessuna cifra. E se voi scopriste la verità, sarei costretta a impedirvi di svelarla. A qualsiasi costo.”

Se Poirot intuì la minaccia nascosta dietro quelle parole pronunziate con calma e in tono soave dalla signora seduta a lato della finestra sul Corno d’Oro, non lo diede a vedere. Bevve le ultime gocce di tè.

Chère madame, raccontatemi qualcosa del mio futuro. Ho tutto il diritto di sapere quali intenzioni avete su di me!”

Il mio destino è legato al vostro, monsieur Poirot. Sono consapevole che non potremo mai essere buoni amici, ma abbiamo bisogno l’una dell’altro. Voi siete la mia fabbrica di salsicce e io… Vi vedo sconcertato dal paragone. Volevo dire che un romanzo con voi è una fonte sicura di guadagno, come un redditizio commercio di carni. E l’unico, inimitabile, insuperabile Hercule Poirot resterà tale solo se sarà coinvolto da me in indagini sorprendenti e complicate. E poiché mi auguro di vivere a lungo, anche la vostra esistenza lo sarà altrettanto. Comprendo il vostro smarrimento. Avreste voluto godervi una più che meritata pensione, e invece vi costringerò a lavorare per sempre. Non abbiatene a male, please. Però posso concedervi una piccola soddisfazione. La vostra attenzione alla simmetria sarà soddisfatta, perché l’ultima indagine in cui sarete coinvolto avverrà dove tutto è cominciato: a Styles.”

La scrittrice si accorse che il suo interlocutore la fissava con una blanda aria di rimprovero. Aveva inclinato il capo verso la spalla destra, accarezzando i baffi curatissimi, Nella penombra che avvolgeva la stanza 411, i suoi occhi verdi brillavano come quelli di un gatto. La Christie schiarì la voce con discrezione, prima di proseguire.

Vi ho detto che preferisco la trama delle mie storie a quella della vita. Quando comprai la mia casa, seppi che aveva fama di portare sfortuna. Uno dei precedenti proprietari era caduto in rovina, un altro aveva perso la moglie. Altri ancora avevano avuto disgrazie o incidenti. Era infatti in vendita da un po’ e forse per questo trovai il prezzo conveniente e con qualche sacrificio l’acquistai. Su suggerimento del mio ex-marito, la chiamai Styles, lo stesso nome della tenuta dove si svolge la vostra prima indagine. It was a mistake. Fu uno sbaglio. La casa non portò bene nemmeno a me.”

Solo allora, la scrittrice intuì per la prima volta qualcosa di simile alla simpatia nello sguardo dell’ospite della stanza 411.

Poi il silenzio cadde fra loro, e durò finché la sirena di un battello che attraversava il Corno d’oro si diffuse nell’aria con una lunga eco.

(Le affermazioni principali di Agatha Christie sono tratte dalla sua autobiografia “La mia vita”. I romanzi citati sono: “Assassinio sull’Orient Express”, “Poirot a Styles Court”, “Il mistero del Treno Azzurro”, “Poirot e i Quattro”, “Sipario”. Tutte pubblicazioni della casa editrice Mondadori.)

 

cc  CSide Writer – Enrico Luceri

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