C-Cinque + 1 – speciale fumetto – Giuliano Piccininno

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare di fumetto, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

1) Ciao Giuliano. Quando hai scritto e disegnato la tua prima storia a fumetti, quale genere prediligi per le tue storie e cosa ti piace leggere, anche di non fumettistico?

La prime esperienze appena decenti risalgono al 1977, quando ho iniziato a disegnare su sceneggiature di Giuseppe De Nardo, con il quale ho poi continuato a collaborare professionalmente a corrente alterna fino ai giorni nostri per vari editori (Universo, Granata Press, NPE, Bonelli…). Come genere preferito direi (genericamente) il fantastico in tutte le sue forme. Mi piace leggere saggistica; forme della comunicazione, musica, storia e (soprattutto) geografia; potrei stare ore a fare comparazioni fra carte geografiche. Leggo pochi romanzi, non vedo come potrei ritagliarmi del tempo anche per quelli, di fumetti quanto basta, giusto per tenermi aggiornato. Come scrittore non ho mai sviluppato uno stile decente, credo di aver dato il meglio di me nelle relazioni tecnico-burocratiche e nelle cronache giornalistiche sportive (ho fatto anche questo). La forma scritta di una sceneggiatura a fumetti è in genere orribile; lo sceneggiatore deve far capire a quel testone del disegnatore cosa vuole alternando il bastone e la carota, minacce e appelli alla creatività. Quando scrittore e disegnatore convivono nella stessa persona il testo diventa un dialogo interiore incomprensibile, si lavora solo per il risultato finale che è una struttura organica visivo-narrativa.

2) Di tutto quanto hai pubblicato, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Impossibile mettere a fuoco la mia produzione con un solo titolo, ho praticato tanti generi utilizzando stili differenti. Ho messo in pratica un trasformismo grafico che, se pure mi ha permesso di stare a galla nei mari tempestosi dell’editoria, ha reso la mia produzione poco riconoscibile. Non c’è nulla che mi rappresenti pienamente; tutto quello che ho fatto andava realizzato in modo neutro e addomesticato. Nell’ambito del disegno realistico so che alcune storie di Dampyr (SBE) sono state molto apprezzate, immagino proprio grazie al mio adattamento grafico “al servizio dell’eroe”. Se proprio dovessi segnalare qualcosa direi gli unici casi in cui mi sono sentito davvero libero di non disegnare con il freno a mano tirato: le storie per “L’Intrepido” di Sauro Pennacchioli e quelle per “Arthur King” di Lorenzo Bartoli, ecco, in quelle sono riuscito ad esprimere la mia personalità. Ah, poi ci sarebbe una più recente storia su “SmartComix” numero 4 a cui sono molto affezionato, si intitola “Explorers Club”.

http://smartcomix.net/2015/10/15/smartcomix-volume-4/

https://www.fumetto-online.it/it/cierre-editrice-arthur-king-12-il-grande-jack-c11739000120.php

3) Consigli per chi si approcci adesso al mondo del fumetto autoriale: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Se ho ben compreso la domanda, il fumetto autoriale si contrappone a quello seriale su commissione. Io frequento soprattutto il secondo ma, per non farmi mancare altre imprese disperate, non ho rinunciato del tutto a proporre storie e personaggi miei. Cosa posso consigliare? Nulla. Io sono anziano. Il mio approccio al fumetto e all’editoria risale a un tempo in cui tutto era diverso nelle modalità di lavoro, nelle richieste del mercato e nel numero dei lettori. Però ci sono arrivato con una certa consapevolezza (faticosamente acquisita) dei criteri di selezione. Oggi è tutto diverso, posso solo raccomandare questo: cercare di essere consapevoli di come funzionano le cose. Oggi è molto più semplice scoprirlo.

4) Quale storia stai scrivendo/disegnando in questo periodo o, quale vorresti?

Sto concludendo una lunga saga fantasy con protagonista Zagor, una vera e propria impresa di quasi 300 pagine. Nei ritagli di tempo (quali?) ho scritto e disegnato “Le Vite de’ più eccellenti fumettori”, pubblicato a puntate su “scuola di Fumetto” della NPE e presto, spero, in volume. Prima del lockdown stavo organizzando una mostra riassuntiva di tutta la mia produzione, mi sembrava già una impresa titanica allora mettere ordine fra le mie cose, nel frattempo ho prodotto altre stramberie che stanno rendendo ancora più problematica la catalogazione.

5) Quale autore, anche non necessariamente di fumetti, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Avrei voluto conoscere Wally Wood prima che si sparasse. Solo per dirgli grazie per tutte le meraviglie che ha creato e, magari, di ripensarci.

5+1) Raccontati in un racconto.

Fiera del libro per ragazzi di Bologna, primi anni ’90. Incrocio degli amici che presentano a me, giovane neoprofessionista, uno di quei disegnatori mitici che riempivano di sogni le mie prime letture, un maestro del fumetto di cui avevo sempre amato il segno e la personalità. Dopo i miei complimenti iniziamo a parlare, io con nemmeno10 anni di esperienza professionale, lui con 50. Per non passare da completo sprovveduto azzardo qualche nome di sceneggiatore o editore con i quali avevo lavorato sperando di trovare un terreno comune di dialogo. Scopro in breve che ne so più di lui, io conosco il mercato, gli operatori, le tirature, lui non sa un accidente di niente, è rimasto alle glorie degli anni ’50 ed ora è completamente tagliato fuori dal settore. Mi tocca dargli dei consigli, come avrei fatto per un giovane esordiente. Dopo essere riuscito a svincolarmi mi cala addosso una tale tristezza…

Grazie, Giuliano, per averci parlato di te e del tuo lavoro. Simpatico il racconto finale, interessante anche quanto dici del rapporto tra sceneggiatore e disegnatore. Canestrini per il tuo futuro tra le tavole e le nuvole.

Grazie per l’attenzione, può sembrare una formula di rito ma per chi scrive e disegna l’attenzione del lettore è preziosa.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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