C-Incontri – le interviste – Flavia Imperi, Beppe Roncari – Numa Pompilio

C-Incontri  Le interviste (149)

Oggi su CSide Writer abbiamo un salotto particolare in cui incontriamo una parte degli autori della serie “I sette re di Roma”, sette libri per raccontare la vita non solo dei sette re, ma anche della storia di Roma, dalla sua nascita fino alla crescita che l’ha fissata nei libri di storia di tutto il mondo. Abbiamo quindi il piacere di ospitare per una bella chiacchierata, Numa Pompilio e in rigoroso ordine di apparizione Flavia Imperi e Beppe Roncari.

CSW: Ciao a tutti e benvenuti nella domus di CSide Writer, per l’occasione ho addobbato il nostro salotto virtuale con scudi bilobati e delle lance che dovrebbero risultarvi familiari. Mentre vi accomodate posso offrirvi qualcosa da bere dalla nostra fornitissima dispensa annonaria?

FI: Per me acqua della fonte Egeria, grazie!

BR: Gradirei del vino d’Acaia con miele, come annata va bene il 753 a.C.!

CSW: Devo ammettere che sono un po’ in difficoltà nello stare al cospetto di uno dei re di Roma, ma lo sono anche nei confronti delle penne che rappresentate. La prima domanda che mi viene in mente è forse un po’ scontata, ma considerato che mi piace procedere per ordine vi chiedo di raccontarmi in breve com’è nata l’idea per questa serie di romanzi, e soprattutto come siete stati coinvolti?

FI: L’idea pazzesca di dedicare sette romanzi ai re di Roma è nata da Franco Forte, che cercava autori per realizzarlo e ci ha coinvolti fin da subito nel progetto.

BR: Nessuno l’ha mai fatto prima d’ora, è un progetto incredibile. Franco l’ha proposto durante un corso avanzato di scrittura, composto solo da autori già avanti sul percorso, e noi ci siamo subito proposti per Numa Pompilio.

CSW: Credo di non sbagliare nel definire Franco Forte il deus ex machina di questo progetto. Come vi siete trovati a lavorare con un grande professionista del settore come lui?

FI: Io ho avuto la fortuna di iniziare il mio percorso autoriale con i corsi di Franco e poi esordendo con Delos Digital, dove ora sono curatrice di collana. Lui esige il massimo, e lavorarci insieme è come fare un master avanzato di scrittura. È un privilegio e anche una grandissima sfida con se stessi, con i propri limiti.

BR: Ho conosciuto Franco grazie a Flavia e devo dire che è stato un incontro folgorante che mi insegnato tanto, negli anni il rapporto di fiducia e di collaborazione si è approfondito diventando una bella amicizia. A Franco va il merito di aver creduto tantissimo a questo progetto, anche quando molti nel mondo editoriale gli dicevano che era pazzo a tentarlo. Il suo sostegno poi è stato fondamentale in fase di revisione e riscrittura del romanzo.

CSW: Ho sempre creduto che i romanzi storici rappresentino un’occasione per imparare la storia in maniera più ludica. Cosa ne pensate?

FI: Assolutamente. Quando andavo a scuola non amavo molto la Storia, perché ho una pessima memoria per le date e squartamenti e giochi di potere non mi hanno mai attirato tantissimo. Ma già allora mi appassionavo alle storie delle persone del passato: scoprire come si viveva in un dato periodo, come pensavano le persone… e ho sempre adorato andare per musei e parchi archeologici, mi divertivo a ricostruire con l’immaginazione le storie e i luoghi del passato. Il romanzo storico fa proprio questo: colma con la fantasia i vuoti della storia, intessendo tra i punti fermi, ovvero i dati che abbiamo di un periodo, un pattern che risulti il più possibile autentico e appassionante.

BR: Io invece ho sempre amato moltissimo la storia. Fin da quando ero piccolo era una delle mie materie preferite a scuola e all’università ho fatto in modo di dare quanti più esami possibile in questo campo, compresi quelli opzionali. Il romanzo storico però dà sempre qualcosa di più dello studio accademico, quell’emozione che secondo il Manzoni era dominio della poesia. Scrivere un romanzo storico, soprattutto su un’epoca remota, sedimentata e le cui fonti sono in gran parte leggendarie, è un magnifico puzzle. Si tratta di fare retro-ingegneria dei dati sparuti e lacunosi che ci sono arrivati, magari nascosti in un toponimo oppure in un ritrovamento archeologico, unire i punti e poi… tracciare un disegno appassionante sia per il lettore sia per l’autore, che poi è la stessa cosa, perché l’autore mentre scrive – come ama dire Franco – deve essere uno e trino: autore, lettore e personaggio insieme.

CSW: Mi riaggancio alla domanda che vi ho appena fatto, perché i nomi dei sette re di Roma s’imparano a scuola. Quanto avete dovuto scavare nella storia per poterne romanzare la vita? Che tipo di ricerche avete fatto?

FI: Le ricerche sono state una grandissima sfida, perché le storie stesse dei re di Roma ci arrivano da leggende molto successive al periodo regio, e la Roma monarchica è totalmente differente da quella repubblicana o addirittura imperiale che siamo abituati a vedere nei film. È stato un processo a togliere, dopodiché abbiamo unito la leggenda a tutto ciò che avevamo di archeologico e leggendario del periodo. Essendo cresciuta nei Castelli Romani, di curiosità e leggende su Latini, Sabini e simili ne avevo sentite parecchio, e qualche mia piccola conoscenza è tornata utile anche per i re successivi. Ma non faccio spoiler!

BR: La nostra prima fonte è stata l’opera monumentale curata da Andrea Carandini, che con i suoi collaboratori ha raccolto tutti i testi legati alla leggenda della fondazione di Roma. Dopo di che abbiamo visitato quanti più siti archeologici possibili e chiesto la consulenza dei curatori e degli archeologi che ci lavoravano. Ovviamente abbiamo anche dovuto “ricostruire” parecchio per dare un senso a elementi fondamentali nella storia della vita del re che stavamo ricostruendo, ma la cosa buffa è che spesso, approfondendo la ricerca, delle soluzioni narrative che avevamo “inventato” si sono poi rivelate in linea con gli studi più recenti o con un nuovo elemento che è emerso solo in un secondo momento.

CSW: Scrivere un libro a più mani credo sia un’esperienza diversa rispetto alla scrittura in solitaria. Come vi siete trovati, e come vi siete organizzati per decidere chi scriveva una scena rispetto a un’altra?

FI: Io e Beppe eravamo già abituati a lavorare insieme, dato che siamo una coppia sia nella vita che nella scrittura. Noi ci siamo occupati della documentazione e delle prime stesure, su direttive di Franco, che si è poi occupato dell’ultima stesura e dell’uniformità stilistica con gli altri libri della serie. L’intento infatti è di avere un’unica grande storia divisa in sette volumi, dato che in ogni volume sono presenti i re precedenti e quelli successivi, anche se visti da angolazioni diverse.

BR: Oltre che con Franco poi abbiamo collaborato proficuamente con gli altri autori, soprattutto quelli dei due libri successivi, “Tullo Ostilio” e “Anco Marzio”, che sono legati a doppio filo alla storia di Numa, Tullo perché è vissuto in parte in contemporanea con lui (e doveva aver avuto più o meno la stessa età degli ultimi figli di Numa, Calpo e Mamerco, tanto che noi immaginiamo che potessero essere stati amici); e Anco Marzio perché… be’, è il nipote di Numa, figlio di sua figlia Pompilia e del figlio del primo pontefice, Numa Marzio il Giovane.

CSW: Se non avessi scritto del re che hai affrontato nel tuo romanzo, quale altro re ti sarebbe piaciuto raccontare?

FI: Io mi sono innamorata subito di Numa, per via della storia d’amore con Egeria e per il suo lato mistico-spirituale, ma confesso che ero molto tentata anche da Tarquinio Prisco, il primo re etrusco di Roma. Gli etruschi mi hanno sempre affascinata.

BR: Confesso che non mi sarebbe dispiaciuto affrontare Romolo, soprattutto perché adoro i personaggi secondari della sua storia, innanzitutto Remo (lo sapevate che se avesse “vinto” lui invece di Roma Quadrata sul Palatino avremmo avuto una città sull’Aventino chiamata “Remoria”), e poi Tito Tazio e sua figlia Ersilia.

CSW: Ma parliamo un po’ di Numa Pompilio, figlio dei numi. Se doveste trovare un aggettivo per descriverlo, quale usereste?

FI: Scherzando fra noi, dicevamo spesso che Numa è un grandissimo “paraculo”, un uomo in grado di rigirare la frittata e trarre il meglio dalle situazioni negative. Ma in realtà tutto quello che fa lo fa per il bene della sua gente e di coloro che ama, quindi sarebbe riduttivo chiamarlo così. È contraddistinto da una sfumatura tra la furbizia e la saggezza che non credo abbia nome. È numico!

BR: Direi che è d’obbligo “spirituale”, e intenzionalmente non uso “religioso”. Numa usa la religione per infondere timor sacro nel popolo e cercare di “educarlo” (anche usando l’astuzia, come ha detto bene Flavia), ma in realtà lui crede veramente in qualcosa, nei numi, che sono un’espressione di una spiritualità molto profonda, che si traduce in una filosofia di vita in armonia con la natura e nella fiducia che tutti abbiamo un ruolo importante da giocare nella nostra vita. Per mettere ancora più in luce come la sua religiosità fosse diversa da quella più diffusa al suo tempo, di stampo superstizioso, abbiamo modellato il personaggio (storico) di Valerio Velesio perché fosse un suo alter ego, con però una concezione diametralmente opposta e più “magica” della relazione fra l’umano e il divino.

CSW: Pensando di poter tornare indietro nel tempo per potervi trovare al cospetto di Numa Pompilio, quale domanda gli fareste?

FI: “Numa, ma chi te l’ha fatto fare di accettare il trono di Roma? Non ti conveniva restartene nella tua grotta a spupazzarti le ninfe?” (Ma so già cosa mi risponderebbe!)

BR: “Pensi che saresti stato più felice se fossi andato sul Monte Soratte?” (Dovrete leggere il libro per capire il riferimento.)

CSW: A questo punto vi propongo la domanda irrinunciabile per chi entra nel nostro salotto virtuale, ma che in questo caso modifico per l’occasione. Qual è secondo voi il lato C della Roma che avete raccontato?

FI: La Roma degli inizi, quella che di solito non viene narrata, e in particolare la Roma vista da qualcuno di esterno: un sabino di mezza età che non è attratto né dalla fama né dal potere. Un lato C che mescola leggenda e storia.

BR: Tanto fango e galline che corrono fra capanne di canne e argilla. È una Roma ancora selvaggia, vicina alla insalubre palude del Velabro… E non parliamo del pavimento del Foro! Il lato C è quello più selvaggio e primordiale, che abbiamo cercato di far risaltare tramite gli occhi di Numa.

CSW: Fin’ora sono usciti i primi tre romanzi che raccontano i primi tre re, ma forse è già il momento di un bilancio parziale. Qual è stata fin’ora la risposta dei lettori? Quali sono i commenti più frequenti?

FI: Romolo era già uscito lo scorso anno in solitaria, ed era stato ricevuto con entusiasmo dal pubblico. Numa e Tullo sono usciti da poco, ma stiamo avendo le prime soddisfazioni, anche da lettori molto esigenti e affezionati al genere. Qualcuno di recente ci ha detto “questo era il libro che avrei voluto leggere a scuola per appassionarmi alla Storia”. Se anche solo una persona arriva a pensare questo, la soddisfazione è altissima.

BR: Questi libri puntano a diventare dei long-seller e anche per questo la scelta dell’editore è stata quella di creare una uniform edition nella collana Oscar Mondadori Bestsellers Historica. Questi libri sono fatti per entrare in libreria e restare in catalogo a lungo. E speriamo che possano entrare presto anche nelle scuole.

CSW: Non mi rimane che ringraziarvi per essere stati con noi nella domus di CSide Writer. Prima di lasciarci ci regalate un C-saluto romano?

FI: Che i numi vi proteggano, C-lettori!

BR: Ave atque vale!

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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