C-Cinque + 1 – Editoria – Fabiano Massimi

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare con gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, per scoprire cosa c’è dietro le quinte, per scoprire un mestiere che rimane in qualche modo nascosto ma che tutti vedono quando poi alla fine leggono un libro!

 

1) Ciao. Presentati in poche parole, dicci chi sei e di cosa ti occupi.

Mi chiamo Fabiano Massimi e vivo tra i libri: bibliotecario in una biblioteca di pubblica lettura di Modena (dove curo la sezione Gialli), romanziere (ho pubblicato L’angelo di Monaco nel 2020 e Il club Montecristo nel 2021; I demoni di Berlino è in arrivo a maggio), traduttore (dall’inglese, soprattutto gialli e thriller), editor di narrativa italiana e qualche volta saggistica (ma sempre con taglio narrativo), consulente e curatore di antologie (Racconti di Natale, Ho capito che ti amo, Delitti a luci rosse) per diverse case editrici. Di recente ho iniziato anche a scrivere articoli letterari per il Domani, a recensire novità per Il libraio e a tenere corsi di scrittura per la scuola online Benbow (Corsi Corsari).

2) Qual è la cosa che ti piace fare di più e quella che ti piace meno del tuo lavoro?

Questo è un lavoro che si fa per passione, e siccome ho come base un mestiere stabile posso permettermi di accettare nuovi incarichi solo se sono interessanti e se ho la serenità e il tempo necessari per farlo. Questo in teoria, almeno. Nella pratica non dico mai di no a nulla, perché mi vengono proposte cose bellissime e io sono avido, avido, avido di esperienze… Comunque qualche predilezione ce l’ho: scrivere le mie storie, che è un modo meraviglioso (e socialmente accettato) di evadere dalla realtà; tradurre le storie degli altri, che è bello quasi quanto scrivere e ha il vantaggio di non farti mai dubitare sulla bontà del testo – al massimo della tua resa in italiano. Poi mi piace aiutare altri scrittori a migliorare i loro testi, quando posso, proponendo suggerimenti, soluzioni o anche solo una lettura critica. L’editing è fondamentale, lo vedo bene da romanziere, a patto che chi lo pratica sia irriducibilmente rispettoso della visione dello scrittore.

3) Quanto reputi che il tuo lavoro sia apprezzato dagli scrittori e/o dagli editori?

Fin qui ho avuto la fortuna di lavorare con editori e autori incoraggianti e generalmente grati per il mio apporto. Va detto che parliamo di signori editori e signori autori, ed è sempre vero quello che si dice dei grandi: sono sempre i più umili e i più generosi. Tra gli altri scrittori, parlando da autore, mi sono sentito subito ben accolto. A oggi non ho registrato critiche né tantomeno malignità sull’Angelo di Monaco o sul Club Montecristo, anzi: tanto affetto, tanto sostegno. Il mondo letterario italiano è molto più aperto, amichevole e sportivo di quanto insinui il luogo comune. Alla fine siamo tutti qui per raccontare belle storie e mettere insieme bei libri, uno scopo nobile che grazie al cielo non si fa tra concorrenti, ma tra colleghi.

 

4) Che difficoltà incontra e che consigli daresti a chi vuole fare il tuo mestiere?

Quello che dico sempre a chiunque mi chieda come sono arrivato a fare certi mestieri o quale strada consigli per emularmi (e sperabilmente superarmi) è: non esiste una strada segnata, l’esempio degli altri è spesso fuorviante, tutti i professionisti che ho incontrato in editoria hanno storie a sé. Dico davvero. Chi ha scritto un primo romanzo folgorante ed è finito a lavorare per la sua casa editrice. Chi faceva il lettore all’università e dopo una prova di traduzione si è trovato a gestire l’ufficio diritti esteri. Chi ha frequentato una scuola (per esempio la “mia” Holden, o il master in editoria di Bologna) e lì ha attirato l’attenzione di questo o quel professionista, finendo nell’orbita di una rivista, di una redazione, di un editor eccetera. Provatele tutte, tutte insieme, ecco il mio consiglio. E naturalmente siate preparati. La lingua dovete saperla, per tradurre. Il panorama letterario dovete conoscerlo, per ambire a entrarci.

5) Qual è stato il momento lavorativo di cui vai più fiero?

Ce ne sono tanti. È un mestiere di soddisfazioni, come dicevo. Se non ne ottieni, dopo un po’ molli, perché non è che i soldi possano sostituire la passione, in questo campo…

Come editor: aver lavorato a uno dei capolavori della letteratura italiani degli ultimi 30 anni, Troppi paradisi di Walter Siti.

Come traduttore: non posso dirlo (o forse sì, non so) ma in questo esatto momento sto traducendo un grande libro di un grande autore, ed è un godimento a ogni paragrafo (e sì che sono paragrafi tosti).

Come curatore: aver firmato un piccolo best-seller, i Racconti di Natale Einaudi, che ormai sedici anni fa ha aperto un filone ricchissimo in una nazione in cui il racconto, generalmente, non vende nulla (ma qui onore al fiuto di Mauro Bersani e Mariateresa Polidoro, che me lo commissionarono).

Come consulente: aver dato un contributo (piccolo, piccolissimo) all’esordio di Sarah Savioli, che nel 2020 ha pubblicato per Feltrinelli un sensazionale giallo umoristico, Gli insospettabili.

5+1) Raccontaci (se possibile, a mo’ di racconto) un episodio particolarmente piacevole o spiacevole che hai vissuto facendo il tuo lavoro.

Ero all’inizio come traduttore, avevo firmato solo un noir e un paio di racconti per una raccolta di cui ero co-curatore. Una editor di narrativa straniera alla quale erano piaciuti mi propose la Traduzione Della Vita (quando sei all’inizio ragioni così: sbaglio questa ed è finita, azzecco questa ed è fatta – e naturalmente non è vero). Io accettai con entusiasmo; mi misi all’opera subito; passai mesi a faticare sul testo in un momento difficile per me. Sapevo che la mia vita non doveva incidere in nessuno modo sulla traduzione, ma alla fine, nonostante tanta attenzione, ne uscì segnata. La editor, sicura di ricevere un testo ottimale, mi chiese di anticipare un poco i tempi. Io obbedii (non avrei dovuto – mai anticipare i tempi!) e consegnai il testo non definitivo, che però venne preso come tale. Risultato: anni di blocco. Ora so che l’esperienza era necessaria: mi ha portato saggezza, o quantomeno accortezza (mai anticipare i tempi!). Allora però mi sembrò la fine del mondo.

Grazie, Fabiano, per essere stato con noi e per quanto ci hai saputo dire del tuo lavoro, per l’evidente passione che ti anima e per le ottime riflessioni che ci hai proposto. Canestrini per i tuoi propositi futuri, sia da professionista che lavora per gli editori e sia come scrittore.

Grazie per queste domande, è stato un piacere parlare con voi di editoria. E se aveste altro da chiedermi, potete scrivermi tramite i social o attraverso il mio sito, www.fabianomassimi.com, dove trovate un indirizzo email diretto nella sezione Contatti. E in bocca al lupo a quanti sognano una carriera in questo ramo! La strada è lunga, ma piena di tesori.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia  

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