C-Cinque + 1 – speciale fumetto – Luca Raimondo

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare di fumetto, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

1) Ciao Luca. Quando hai scritto e disegnato la tua prima storia a fumetti, quale genere prediligi per le tue storie e cosa ti piace leggere, anche di non fumettistico?

Innanzitutto un saluto a tutti i lettori. La mia prima storia a fumetti, cioè il mio esordio professionale, risale al 1995, sulle pagine della rivista “Intrepido”. 16 pagine sceneggiate da Paolo Morales. Era una storia breve che serviva anche da banco di prova per un progetto dello stesso Paolo che sarebbe dovuto partire da lì a breve.

Per quanto riguarda i miei gusti devo dire che coincidono sia che io debba illustrare un fumetto, sia che debba leggerne uno, o leggere un libro o guardare un film: il giallo e l’horror sovrastano tutti gli altri. Nel tempo però mi sono appassionato molto anche al genere storico o intimistico.

2) Di tutto quanto hai pubblicato, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Ho illustrato storie soprattutto per la Sergio Bonelli Editore e quindi scelgo un titolo bonelliano: “Il cuore di Gorislav” della serie Dampyr. Testi di Diego Cajelli. A me all’epoca piacque parecchio, sia come ambientazione che come sviluppo della trama, secondo i canoni tipici della testata che fonde horror, avventura e culture del mondo. In questo caso la vicenda si svolge nei Balcani, con un incipit durante la guerra civile. Non aggiungo altro per non spoilerare.

3) Consigli per chi si approcci adesso al mondo del fumetto autoriale: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Il discorso sarebbe lungo, provo a sintetizzare. L’industria del fumetto è in costante evoluzione, ma c’è una regola che secondo me vale e varrà sempre: studiare i grandi autori che ci hanno preceduto e quelli che oggi si evidenziano nel panorama nazionale e internazionale. L’errore da non commettere invece è credere che non si possa imparare qualcosa da chiunque, anche da coloro che ci sembrano meno bravi. A me è capitato spesso di leggere fumetti e di dire spesso “beh io questa scena l’avrei fatta diversa, in quest’altro modo”, proprio perché una soluzione di un autore che non ci sembra convincente diventa un’occasione di riflessione e di crescita per gli altri autori che la leggono.

4) Quale storia stai scrivendo/disegnando in questo periodo o, quale vorresti?

Ho appena finito il primo episodio di un lavoro che mi vede anche autore dei testi. E’ un lavoro sul brigantaggio postunitario che sarà distribuito a brevissimo. E’ il primo di una serie di lavori che, nelle mie intenzioni (e qui rispondo alla seconda tua domanda), dovrebbero permettermi di concretizzare un desiderio che conservo fin da quando ho iniziato questa professione, cioè raccontare storie legate alla mia terra, alla mia tradizione. Insomma più vicine a me e alla cultura a cui appartengo.

5) Quale autore, anche non necessariamente di fumetti, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Più che parlare, agli autori di fumetti ho sempre preferito “rubare”. Cioè assorbirne i segreti del mestiere, le tecniche, gli strumenti. Perché più che le parole, io penso che agli autori di fumetti (ai disegnatori) servano gli occhi. Oggi grazie a internet e ai social ne ho scoperti di nuovi e di bravissimi a tutte le latitudini che sono una costante e continua fonte di ispirazione e mi permettono di continuare ad evolvermi e a crescere, fornendomi sempre nuovi stimoli. Allargando il campo agli autori non di fumetto, invece, beh uno che avrei voluto conoscere e con il quale avrei passato ore a parlare volentieri è sicuramente Fabrizio De Andrè. Purtroppo è un desiderio che non si potrà mai avverare, non in questa dimensione almeno, spero in qualche altra in futuro.

5+1) Raccontati in un racconto.

Dunque vediamo. Così su due piedi mi viene in mente una storia di tanti anni fa, quando da bambino, all’età di 5 anni circa credo, un mio zio un giorno mi portò con sé in ufficio. I miei parenti, dato che con il disegno mi ero da subito rivelato un “enfant prodige”, avevano presto preso l’abitudine di usarmi come “fenomeno da baraccone” per meravigliare amici e conoscenti e darsi delle arie. “Luca, disegna Goldrake”, e io sotto gli occhi di tutti in due minuti disegnavo Goldrake. “Luca, fai vedere come disegni un’automobile” e io rapido disegnavo un’automobile. E così via. E a ogni disegno eseguito giù parole di stupore e complimenti dei presenti. Quella volta in ufficio con mio zio, però, un suo collega decise di non prestarsi al “gioco dello stupore” e con fare sborone volle dimostrarmi che anche lui sapeva disegnare, persino meglio. Quindi, presa una penna, disegnò un albero. Un adulto di 30 anni disegnò un albero per dimostrare agli altri adulti presenti che in disegno era superiore a un bambino di 5 anni. Scena piuttosto ridicola… Io però non ho mai dimenticato questa storia, forse perché fu allora, a 5 anni, che capii per la prima volta che, al di là di quanto possiamo essere bravi nel fare qualcosa, da qualche parte potrà sempre arrivare qualcuno un giorno a dimostrarci che si può sempre fare meglio. E quindi mai adagiarsi sugli allori, ma sempre studiare per migliorarsi. Certo oggi però mi piacerebbe tanto poter avere la rivincita…per quel collega di mio zio la vedrei dura…

Grazie, Luca, per tutto quanto hai potuto dirci di te e del tuo mondo tra le “nuvole” . Canestrini a te per i tuoi disegni e per questa nuova avventura di autore. Bellissimo il tuo racconto finale. Buona vita.

Un saluto a chi ha letto questa mia breve intervista e sempre grazie a chi segue il mio lavoro.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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