C-Cinque + 1 – Kenji Albani

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

1) Ciao Kenji. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao! Dunque, scrivo dal 21 agosto 2001 e me lo ricordo perché fu esattamente tre settimane prima dell’attentato alle Torri Gemelle. Quel giorno scrissi un brevissimo racconto tipo “Piccoli Brividi” intitolato “I rovi maledetti”. Era un racconto molto semplice e primitivo poi sono cresciuto e ho cambiato i gusti, sono maturato, sono diventato anche più disciplinato nella scrittura e nella lettura. Dal lunedì al venerdì leggo un minimo di settanta pagine al giorno. Per esempio in questo periodo sto facendo una full immersion di libri di Andrea Franco, ma poi ho tanti altri gusti… mi piace il thriller, lo spionaggio, lo storico, la fantascienza ma anche il fantasy in tutti i suoi sottogeneri e infine un po’ tutti i generi… sono un lettore onnivoro e un autore a cui piace cimentarsi sempre in nuovi generi e la cosa mi piace perché cambia sempre tutto, non c’è monotonia, ma altresì non specializzandomi in nessun genere non eccello in alcun tipo di scrittura particolare. Poi vedremo se un giorno sfonderò in qualcosa.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Consiglio l’antologia Dark Graffiti che ho curato (DELOS DIGITAL). È un caposaldo sia per la fatica che ci ho messo nel lavoro sia perché, oltre a me, ci sono altri nove scrittori molto più bravi, che sono (nell’ordine in cui compaiono nel testo): Andrea Carlo Cappi con il racconto “Eightball”, Scilla Bonfiglioli con “Mami Wata”, Laura Scaramozzino che ha scritto “Per qualcuno, contro qualcuno”, Andrea Franco è presente con “Gli occhi del mondo”, Luca Di Gialleonardo è stato pubblicato con “Il drago è scappato”, Darko Bay ha dato prova di sé con “Il gigante”, Barbara Bottalico ha illustrato il suo paese con “Il ritratto del santo”, Elisa Bertini si è destreggiata con “Il caso della mortale commedia”, io con “Successe proprio così” e infine ultimo ma non per valore Antonio Tenisci ha scritto “Freak”. Questa antologia si basa su un’idea semplice: l’autore reclutato doveva scegliere un graffito a cui ispirarsi per un racconto di genere giallo e così ciascuno si è sbizzarrito scrivendo gialli deduttivi, hard boiled, noir, thriller…

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Avere pazienza e avere l’umiltà (se non la furbizia positiva) di accettare i consigli di chi ne sa di più. Secondo me saper scrivere narrativa è un po’ una forma mentis perché bisogna saper interpretare i sentimenti e i pensieri di tanti personaggi, perciò bisogna sempre essere capaci di scrivere in prima persona al presente un racconto breve come anche un romanzo lunghissimo con tantissimi punti di vista. Inoltre bisogna leggere tantissimo ma poi anche sapersi confrontare con il pubblico e i colleghi… infatti da quando ho a che fare con gente che mi legge un po’ perché gli piace il mio modo di scrivere, o sono editor/curatori oppure beta lettori, cresco moltissimo. Da un lato scrivere è un lavoro solitario, ma dopo aver finito bisogna saper avere a che fare con la gente perché essa rappresenta un campione del pubblico a cui ci si vuole rivolgere. In poche parole: scrivere è complicatissimo, ma non bisogna arrendersi al primo no, ma anzi insistere avendo la pazienza di fare sempre tante revisioni e studiare cosa pubblica quella determinata casa editrice.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Due romanzi strani, che partono come fantascienza ma poi diventano fantasy. Uno è un ucronia che risponde a una domanda: cosa sarebbe successo se gli ordini monastico cavallereschi medievali si fossero concretizzati in dei superstati che si fossero spartiti l’Europa? Il secondo è un po’ più complicato: è una space opera con i popoli di una mia ambientazione fantasy della quale ho scritto molte storie (perciò è uno sviluppo) ed è tutto complicatissimo. In poche parole sono dei progetti assurdi, non so se li proporrò a una casa editrice. Poi pochi giorni fa (intendo il 5 febbraio) ho concluso un racconto per il Mystfest… boh, spero almeno arrivi in finale. Cosa mi piacerebbe scrivere? Naturalmente un best seller!, il mio sogno è affermarmi come scrittore, essere qualcuno che vive di scrittura, fare solo questo dal pomeriggio a notte fonda mentre la mattina la passerei a dormire. Per il resto non è che chiedo molto, solo che i miei sogni si avverino. Lo so, è difficile, ma perché non sognare di farcela e magari riuscirci? Il duro lavoro non mi spaventa, basta che abbia un minimo di riposo.

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Personalmente mi sarebbe piaciuto conoscere Alan D. Altieri, il mio scrittore preferito. Non l’ho mai incontrato e persi l’occasione di farlo perché volevo andare a Strani Mondi 2016 ma non lo feci perché il giorno dopo avrei dovuto affrontare un lunedì pesante… poi Alan D. Altieri scomparve e io ci rimasi molto male. Non avrei molto da dirgli, mi sarebbe piaciuto più che altro conoscerlo come uomo e sapere che tipo era per sapere una cosa: ma lui bestemmiava o no? È una domanda un po’ stupida, ma siccome a me non piacciono le bestemmie ero curioso di saperlo, tutto qua. Oltre ad Alan D. Altieri amo molto Andrea Frediani e George Orwell, anche se di questi tre autori non possiedo tutti i libri perché, come ho già detto nella prima risposta, sono un lettore onnivoro e spazio fra tantissimi generi. Forse anche con George Orwell e Andrea Frediani vorrei la stessa cosa: conoscerli come persone, anche se però con il primo è impossibile perché è morto da decenni e l’ultimo è difficile perché abita a Roma (io abito a Varese). Alan D. Altieri sarebbe stato più facile perché abitava a Milano e aveva a che fare con Delos Digital, ma per l’appunto “sarebbe stato”.

5+1) Raccontati in un racconto.

Kenji Albani nacque il 13 novembre 1990, aveva un nome giapponese ma molti credevano fosse albanese. Si appassionò di scrittura poco prima delle scuole medie, poi sviluppò questo hobby con il passare degli anni, via via maturando. Quando era all’università provò a proporsi ad alcune case editrici, ma senza successo. Nell’estate dei mondiali di Russia scrisse un racconto, “Il serpente che si morde la coda”, che piacque a Diego Bortolozzo, il curatore della collana Imperium di Delos Digital. Il racconto fu pubblicato e seguì “Il grande attacco” per History Crime e di nuovo per Imperium “Dare vita, dare morte”. Dopo una lunga parentesi in cui iniziò a pubblicare su alcune riviste online, riuscì ad avere l’idea di lavorare all’antologia “Dark Graffiti” che fu pubblicata nella collana Odissea Digital, dopo ancora ci fu il saggio “La primissima guerra del Golfo” per la collana I nodi della storia e nei mesi seguenti “Il cinematografo della morte” con History Crime e “Mio fratello era pakistano” per Delos Passport. In pratica, pubblicò per la maggior parte con Delos Digital ma aveva tanti altri progetti e tante ambizioni.

Grazie, Kenji, per quanto ci hai detto di te. Avverto la tua febbrile emozione e passione nelle risposte che ci hai dato e un’altra delle cose che ho capito è che a te non piacciono le cose semplici; questo, credimi, è sia un vantaggio, perché tende ad allontanare la banalità, sia uno svantaggio, perché può capitare di scrivere in modo confusionario e non facilmente seguibile. I tuoi sogni sono quelli di molti che scrivono, a me sembra, però, che tu abbia una marcia in più e per questo ti porgo tutti i miei canestrini di oggi per aiutarti a realizzarli.

Grazie Salvatore per avermi intervistato, è stato un piacere.

Buona giornata a te e a tutti coloro che hanno letto questa intervista. Auguro tanta fantasia e prosperità!

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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