C-Cinque + 1 EXTRA – Ilaria Tuti

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1 diventa Extra, perché quando gli ospiti di 5+1 sono extraordinari, servono domande extraordnarie, per un botta risposta diverso, per un’occasione speciale… ma alla fine un incontro è sempre un’esperienza speciale!

1) Ciao Ilaria. Hai dimostrato sin da subito la tua qualità di scrittrice, poi, con “Fiori sopra l’inferno”, hai sfondato: grandi vendite e successo internazionale. Ma come sono stati i tuoi primi passi nel mondo della scrittura?

Ciao, grazie per l’invito. Ho iniziato scrivendo racconti brevi, di vario genere. Frequentavo forum di scrittura dove potevo confrontarmi con persone che avevano la mia stessa passione. È stato divertente e formativo. In quel periodo ho iniziato a partecipare a concorsi letterari e nel 2014 ho vinto il Premio Gran Giallo Città di Cattolica. In quel momento ho iniziato a pensare che, forse, mi trovavo sulla strada giusta.

2) Teresa Battaglia è giunta quest’anno alla sua terza avventura. Quanto di Teresa ancora non conosci e cosa speri possa sorprenderti pensando a lei? Hai già previsto altre storie con questo bellissimo personaggio?

Teresa ormai è una presenza quotidiana con cui convivo da alcuni anni. Conosco tutto di lei, ma l’emozione di incontrarla in una nuova storia che sto scrivendo è sempre la stessa, forse addirittura più forte. Teresa comunque mi sorprende, perché è un personaggio libero, volitivo, dolente e istintivo. Progetto la trama, ma le sue battute, le reazioni, le sfumature emotive arrivano inaspettate, parola dopo parola, e in un certo senso sfuggono al mio comando.

3) Con “Fiore di roccia” ti sei immersa nella storia. Quanto è difficile scrivere un romanzo storico o, almeno, con profondi riferimenti storici? Quale altro genere letterario vorresti scrivere in futuro?

Trovo molto più difficile scrivere un giallo o un thriller, perché gli incastri di trama e l’impianto indiziario richiedono particolare attenzione. In un romanzo storico è molto più articolata, invece, la fase di documentazione e studio, che però a me piace molto. Per quanto riguarda “Fiore di roccia”, l’aspetto più difficile è stato quello di scrivere di vite e di sacrifici veri, anche se in forma romanzata. Ho sentito un grande senso di responsabilità.

Non mi pongo limiti riguardo ai generi. È la storia a chiamarmi e la mia unica preoccupazione è mettermi al suo servizio, con passione e dedizione.

4) È notizia recente che, con “Ninfa dormiente”, sei candidata finalista agli Edgar Awards, prima italiana a raggiungere un tale risultato. Cosa ne pensi e come ti senti, ce ne parli un po’? Secondo te esiste una strada per il successo e questo come lo si gestisce? Soprattutto, come si fa a mantenerlo, nel tuo caso, a non deludere i lettori?

Ho ricevuto la notizia grazie ad alcuni tag che iniziavano ad arrivare dagli Stati Uniti. All’inizio credevo fosse un concorso minore con un nome fin troppo simile a quello ufficiale, più importante. Quando ho capito che invece era proprio quello, il senso di incredulità non si è attenuato del tutto. È un sogno, è meraviglia, e così lo vivo, con una leggerezza piena di gratitudine. La finale è già di per sé un risultato straordinario.

Non esiste una formula per il successo. Prima di desiderare il successo, bisognerebbe curare la propria passione. La passione non ci celebra, ci stende al tappeto, ci chiede sforzi, tempo, energie, dedizione, studio… Ai lettori ho fatto una promessa silenziosa: darò loro solo la mia storia migliore – quella scritta con tutta me stessa e al massimo delle mie capacità.

5) Quali sono i tuoi miti letterari e qual è il libro che più ha segnato la tua vita tra le parole?

Primo Levi, Stephen King, Cormac McCarthy, Olga Tokarczuk, Donatella Di Pietrantonio, Michela Murgia, Claudia Durastanti…

Se questo è un uomo” è senz’altro il libro che più mi ha fatto battere il cuore, nel bene e nel male, per i contenuti che tutti dovrebbero conoscere, mai dimenticare e tramandare, ma anche per la lingua meravigliosa del suo autore, uno stile cristallino e allo stesso tempo potente.

5+1) Raccontati in un racconto, possibilmente nulla che di te sia mai stato raccontato. Oppure, inventa.

Un giorno di qualche anno fa aiutai un uomo che si trovava in difficoltà su un sentiero di montagna. Era scivolato e stava rischiando di cadere in un crepaccio. Continuammo assieme per il resto del percorso. Arrivati al bivacco, lo riconobbi. Era un autore affermato. Gli dissi che stavo muovendo i primi passi nel mondo della scrittura. Mi augurò fortuna e gloria e per sdebitarsi mi fece un regalo: strappò un foglietto dal taccuino che teneva in una tasca e me lo mise in mano. Poche frasi, stupende, geniali. Era l’incipit che aveva pensato su quelle cime per il suo nuovo romanzo. È tuo, mi disse. Non l’ho ancora utilizzato.

Grazie, Ilaria, per ogni parola che ci hai lasciato. Sarei curioso di conoscere quell’incipit e di sapere perché non lo hai ancora utilizzato. Ce lo dirai un giorno? Lasciamo ai lettori il dubbio. Intanto, ti porgo i migliori Canestrini per il tuo lavoro e per la vita, con sempre maggiori soddisfazioni nel campo della scrittura.

Grazie a te e a tutte le lettrici e ai lettori che sono stati con noi.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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