C-Cinque + 1 – Marco Marinoni

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

Gruppo Messaggerie

1) Ciao Marco. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao. Scrivo da sempre. Da quando ero bambino e a scuola nei temi cercavo di imitare le storie che mi leggevano la sera i miei genitori: Poe, Calvino, Buzzati, Conan Doyle, Esopo, i Grimm… Per un po’ ho composto musica, ora scrivo romanzi e racconti di genere thriller, giallo e noir. Circa quattro anni fa ho deciso che avevo fatto abbastanza nel campo della musica di ricerca e, vedendo che come autore di narrativa stavo iniziando a piazzarmi ai concorsi e pubblicare con qualche editore di medio livello, ho fatto il salto dalla musica alla scrittura full time, mantenendo l’impegno come professore in Conservatorio.

Quanto alle mie letture: Stephen King, Agatha Christie, Michael Connelly, Bret Easton Ellis, Buzzati, Pavese, Hemingway, Fruttero & Lucentini, Scerbanenco, Jay McInerney, Caldwell, Fitzgerald, giallisti italiani e stranieri, contemporanei e del passato, poesia, monografie di carattere scientifico, esoterico, cinematografico, Shakespeare e altri autori di teatro, insomma: di tutto!

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Vi consiglio il mio romanzo più recente: L’immagine divisa (Ed. CLOWN BIANCO, I Gechi, 2020) con cui ho vinto il Premio Gialloluna 2019 di Ravenna. E’ un giallo classico: un’investigazione psicologica che include elementi di profilazione criminale; il protagonista è Damiano Danti, un po’ il mio Hercule Poirot, uno psicologo clinico specializzato in analisi delle condotte devianti, prestato alle forze dell’ordine come consulente in un’indagine fosca e intricata, ambientata nel ponente Ligure in cui vivo, sospesa tra le spiagge di Finale Ligure e la creuze, i boschi, le colline dell’entroterra. Questo romanzo per me è stato una sfida in un momento in cui nelle librerie sfilano più che altro noir e thriller (generi che comunque amo e pratico), ma pochissimi veri gialli, con un meccanismo logico-deduttivo, alla Agatha Christie e Conan Doyle. Ho vinto questa sfida un po’ folle, inaspettatamente, e per me è stata una soddisfazione che mi ha permesso di compiere il balzo verso i grandi editori (ora sono sotto contratto con Ugo Mursia). Leggetelo, vi piacerà. Io mi sono divertito a scriverlo.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Leggere tantissimo, di tutto, sempre. Le cose che vi piacciono, rileggetele. Sottolineatele, glossatele, scarabocchiatele, coloratele, stropicciatele a forza di leggerle. Analizzatele per comprenderne gli esoterismi formali, strutturali, lessicali. Domandatevi cosa potesse avere in testa l’autore quando ha scritto quella storia, quale fosse l’intuizione da cui è partito. Tutte le storie scaturiscono dalla domanda: “E se…? Chiedetevi quali sono gli “E se…?” delle storie che avete amato e quali sono i vostri. Metteteli alla prova, cercate il modo per distruggerli, invalidarli, ridicolizzarli. Se non riuscite a distruggerli, invalidarli, ridicolizzarli, allora scrivete quella storia: probabilmente funzionerà… dopo riscritture, seconde, terze e quarte stesure, revisioni, editing a cura del vostro o della vostra editor, controlli ulteriori di continuity, di coerenza, di… Insomma, quello che sto provando a dirvi è che scrivere professionalmente richiede tempo e dedizione; se siete fautori del “tutto e subito”, trovatevi un’altra occupazione.

E non dimenticate mai la cosa fondamentale: state raccontando una storia. È la storia quella che conta; non voi.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Ho appena terminato la revisione di un thriller ambientato a Torino che sarà pubblicato dall’editore Ugo Mursia di Milano nel prossimo Aprile, all’interno della collana Giungla Gialla curata da Fabrizio Carcano. Si tratta di un thriller di ambientazione metropolitana, la città è Torino e il titolo è Follia a due. Il protagonista è un reduce della missione italiana in Afghanistan che torna a casa dopo essere stato ferito in un attentato Isis, e quando la sua vita sembra riprendere a scorrere, deve fronteggiare la morte improvvisa della moglie e del figlio in un incidente stradale. O almeno, in quello che sembra tale… perché una persona si presenterà da lui e gli farà ascoltare una strana registrazione che potrebbe collegare l’incidente a una serie di brutali omicidi che insanguinano il capoluogo piemontese. A quel punto parte un’indagine che sarà una vera e propria discesa all’inferno… ma ho già detto troppo! Follia a due è un thriller robusto, in cui il sangue scorre e non si fanno sconti. Vi anticipo l’occhiello di copertina, che recita così: TORINO. DIETRO I DELITTI DEL “KILLER DEL FIUME” SI NASCONDE UNA VERITA’ INIMMAGINABILE. Ci vediamo nelle librerie ad Aprile!

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Mi piacerebbe passare del tempo con Stephen King, lo scrittore che più ho amato e amo, e che mi ha per così dire “dato l’imprinting”, quando ero un bambino e leggevo i suoi libri di nascosto, nei pomeriggi in cui fingevo di leggere i testi scolastici, ma dietro, nascosto, c’era King. Letteralmente divoravo i suoi libri! Il primo è stato Cujo, che ho letto credo a nove o dieci anni. Poi sono venuti gli altri suoi capolavori: Le notti di Salem, La zona morta, Pet Sematary (terrificante! Dormivo con la luce sul comodino accesa…), Shining (che allora si chiamava Una splendida festa di morte), Carrie e il capolavoro definitivo It, che ricordo di aver divorato in quattro o cinque giorni in cui avevo inscenato una febbre per rimanere a casa da scuola: me ne stavo nel letto con questo tomo di 1243 pagine senza mai staccarmene, rapito dalla potenza dirompente, infuocata, visionaria, terrorizzante e meravigliosa della fantasia di King. Non ero più a Sesto S. Giovanni, ero a Derry, Maine!

5+1) Raccontati in un racconto.

Quando entra in classe, il ragazzino non è particolarmente preoccupato. Si siede al suo posto, vicino alla compagna di cui è segretamente innamorato. La saluta ostentando indifferenza, mentre in realtà si bea del profumo dolce dei suoi capelli e sogna di baciarla a lungo. Ma è solo un attimo, perché arriva la docente e parte l’appello. Come i suoi compagni, anche lui ha già su banco il foglio protocollo e la penna. Quella mattina c’è il tema, e lui in italiano se la cava bene; la traccia sarà una delle solite stupidate sulle vacanze o su quello che farà da grande. Poca fatica, molto risultato.

Quando la professoressa detta, però, rimane frastornato: “Raccontati in un racconto.”

Si guarda in giro. Gli altri stanno già iniziando. Beati loro. Lui resta lì, vagamente stordito. La professoressa se ne accorge e gli sorride: «Ti sei perso via?». Lui scuote la testa. «Tutto okay» le risponde e si china sul foglio imbracciando la penna. Ma dal pennino l’inchiostro non vuol saperne di uscire. Allora prova a pensare alle cose che gli piace fare, a ciò che ama, il mare, il sole, l’estate, ai libri e ai fumetti che divora, a Laura, che a meno di un metro da lui sta scrivendo concentrata. Niente. Pensa ai luoghi che in cui è stato, a ciò di cui ha paura, alla musica che sa suonare al pianoforte… ma tutte quelle cose non sono lui! Inizia a sudare. Deve muovere quella penna, la prof gli lancia occhiate. La stanza pare rimpicciolire; il sole, fuori dalla finestra, impallidire; fa sempre più caldo, il cuore aumenta i battiti e quel senso di vergona bruciante…

Poi, improvvisamente, capisce.

Un piccolo relè scatta nella sua testa.

Non deve scrivere di luoghi, persone, sogni e desideri.

Si tratta solo di raccontare una storia. La storia di un ragazzino che ama scrivere.

Allora inforca la penna con un sorriso sghembo sulla faccia e inizia: “Quando entra in classe, il ragazzino non è particolarmente preoccupato…”

Grazie, Marco, per essere stato con noi e averci parlato di te, delle tue origini musicali e del tuo mondo di parole. Il racconto spinge a riflettere. Canestrini per ogni tuo intento tra l’oggi e il futuro, di scrittore ovvio ma non solo.

Ringrazio Salvatore Stefanelli, che mi ha dato la possibilità di raccontarmi in queste righe e il cui impegno verso gli autori e la passione verso la scrittura è “cosa preziosa”!

Un saluto e un in bocca al lupo a tutti gli autori emergenti, emersi o che emergeranno, a tutti coloro che amano i libri e le persone, e che credono, come me, che la cultura possa cambiare in meglio il mondo!

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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