C-Cinque + 1 – Maico Morellini

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

 

1) Ciao Maico. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao! Prima di tutto, grazie per lo spazio che mi concedi.

Allora, scrivo dalla seconda media, anche se ho iniziato a farlo in maniera più continuativa intorno ai vent’anni. Ho iniziato con racconti e partecipando a concorsi letterari dedicati alla narrativa breve. Mi serviva per prendere le misure e per capire dove e come potevo spingermi. Poi, negli ultimi dieci anni, la scrittura è davvero diventata una componente quotidiana nel senso che scrivo o penso a cosa scrivere tutti i giorni.

Cosa scrivo? Narrativa fantastica in qualunque declinazione (non amo la categorizzazione in generi, amo invece contaminare) e in qualunque formato (racconto breve, racconto lungo, romanzo breve, romanzo, podcast etc).

E cosa leggo? Tutto. Ma davvero tutto. Preferisco la narrativa di genere (anche qui non amo classificare), ma leggo anche i classici, piuttosto che qualche saggio. E tanti, tanti, tanti autori contemporanei italiani. Sempre di genere.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Consiglierei Il ragno del tempo (Providence Press) per due motivi. Il primo è perché si tratta della mia ultima produzione e io credo che sia giusto misurare un autore anche nelle sue evoluzioni e inquadrandolo per come è ora (e poi, eventualmente, scoprendo ciò che era e da dove viene). Il secondo è perché affronta temi e generi per me inusuali. Come autore ho frequentato e frequento in maniera molto attiva la fantascienza, ho sperimentato qualcosa di molto diverso con l’ambientazione vittoriana de Il diario dell’estinzione (Premio Italia 2019 come miglior romanzo fantasy) e adesso approdo al weird con Il ragno del tempo. Sono un appassionato lettore di horror, mistery e weird ma questo debutto, lo ammetto, è per me una bella soddisfazione.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Ho solo due consigli da dare a chi decide di approcciare alla scrittura, e in particolare alla scrittura di genere, in questo momento. Il primo è essere umili. Ascoltare, leggere, osservare. Non cedere alle lusinghe dei social, non farsi travolgere dal rumore di fondo che questi provocano. Usarli, ovviamente, ma restare comunque con i piedi per terra e, appunto, umili rispetto alla passione che con fatica tutti cerchiamo di portare avanti.

Il secondo è essere pazienti. Pazienti nel raggiungere risultati. Pazienti con le poche recensioni, pazienti con le tante cose che si devono leggere se si vuole crescere e anche pazienti con sé stessi se per qualche motivo le cose non vanno come si vorrebbe. E soprattutto pazienti con i risultati di una passione professionale che paragonerei a una vera e propria maratona intellettuale.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

In questo sto scrivendo un romanzo breve con protagonista Cesare Lombroso, un giovane Cesare Lombroso. Poi vorrei lavorare a un’antologia personale di racconti marinari tra il weird e l’horror. Amo il mare, amo il fatto che anche oggi, nonostante tutto, riesca a suggestionare e a trasmettere un senso di meraviglia e timore.

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Vorrei davvero poter conoscere Herbert George Wells. Vorrei capire come, in un periodo come quello in cui lui ha vissuto, un periodo di grandi innovazioni tecnologiche e di rivoluzioni industriali, abbia fatto a sviluppare un’intelligenza così attenta ad aspetti ‘altri’ dell’uomo. I suoi romanzi, in particolare quelli fantastici come L’Uomo Invisibile, La Macchina del Tempo, La Guerra dei Mondi o L’Isola del Dott. Moreau, sono pregni di una speculazione filosofica sull’uomo che dal mio punto di vista è attuale, se non all’avanguardia, ancora oggi. Vorrei sapere da lui come ha fatto, cosa vedeva nel mondo che lo circondava da stimolargli riflessioni di quel tipo. E vorrei anche sapere e capire da lui come è stato formare la propria mente e il proprio intelletto in un momento storico in cui tutto il mondo era travolto dal grande cambio di paradigma portato da Charles Darwin.

5+1) Raccontati in un racconto.

Nella stanza c’è poca luce. Stringi gli occhi alla ricerca di forme, setacci le ombre avvolgendo lo sguardo intorno alla lama di luce lunare che striscia oltre le imposte di legno.

Sei da solo, ma in realtà non lo sei mai davvero. Allunghi la mano nel buio, sfiori la stoffa ruvida della poltrona e raggiungi il legno del comodino. Ne tasti le imperfezioni, assapori le storie di ciascuna sbrecciatura, di ogni singola ammaccatura. Storie che non saprai mai. O forse no?

Raggiungi la scatola di fiammiferi e, abile, ne sfili uno. Indice e pollice, un gesto che hai fatto mille volte, uno strappo ruvido che sembra far vibrare la realtà e la fiamma gialla ridisegna i confini della stanza.

Accendi la lanterna sul comodino, sfili alcuni fogli e una consumata ma fedele penna stilografica ti scivola tra le mani.

Gratti inchiostro mentre lasci che le storie del comodino, quella della stanza, della città, del passato, del presente e del futuro scorrano sulla carta come pensieri liquidi…

Grazie, Maico, per le interessanti cose che ci hai detto, per la tua conoscenza della materia letteraria, come si evince dalle tue parole. Canestrini per i tuoi propositi di scrittore e per ogni altro sogno rannicchiato in uno di quei cassetti, in quella stanza, in quel tempo senza tempo che è la fantasia.

Grazie a te per lo spazio che mi hai concesso e grazie e a tutti i lettori che ci hanno seguito fino alla fine di questa intervista. Un saluto, e spero a rileggerci presto!

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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