C-Cinque + 1 – Massimo Tivoli

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

 

1) Ciao Massimo. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao Salvatore. Scrivo da quattro anni, ma per i primi due sono stato il cliché dell’autodidatta inconsapevole. Poi, ho frequentato due corsi di scrittura di Diego Di Dio (docente, autore; editor; agente letterario; direttore di collana, ecc.). Adesso sono al terzo corso, con l’intento di specializzarmi nei generi thriller, giallo, noir. I corsi non fanno uno scrittore ma, se tenuti da professionisti competenti, ti danno i ferri del mestiere e ti spiegano come usarli, sebbene per riuscire a maneggiarli a regola d’arte serva anche una predisposizione. Ho esordito di recente con un thriller. Quindi dovrei rispondere che scrivo thriller? Riguardo alla lettura, mastico di tutto, dalla narrativa classica a quella contemporanea, quasi tutti i generi, ma divoro soprattutto romanzi thriller-giallo-noir, da quando ho deciso di specializzarmi. Potrei farti un elenco degli autori classici e contemporanei che preferisco, ma sarebbe lungo e di poco interesse per chi ci segue.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Consiglio “Le infami” (DELOS DIGITAL), un romanzo breve di genere thriller, rappresentato dall’agenzia letteraria Saper Scrivere. Lo consiglio per tre motivi: è il mio esordio, escludendo alcuni racconti in antologie di AA. VV. e un racconto brevissimo sulla WMI; Delos Crime, la collana in cui è pubblicato, è molto selettiva, stare tra Premi Tedeschi, Premi WMI, autori Mondadori e Fanucci, e tanti altri, è motivo di orgoglio e un attestato di qualità; “Le infami” nasce dall’esigenza di reinterpretare un tema caro alla narrativa e di interesse generale: è sempre giusto rivelare la verità a tutti i costi? Senza la pretesa di rispondere e senza prendere una posizione, utilizzando il quadro delittuoso e la relativa indagine come un pretesto, ne “Le infami” materializzo questa domanda nei tre personaggi principali e nella vicenda che portano avanti.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Mi dispiace, ma non ho consigli da dare, perché sono ancora uno che dovrebbe riceverli, i consigli. Quando annaspavo fiero nell’inconsapevolezza, ti avrei risposto senza remore. Tuttavia, progredendo, ho capito che per poter dire cosa fare e cosa non fare – anche con l’attenuante del “secondo me” – ci vogliono esperienza e competenza, caratteristiche che non ho ancora acquisito. Posso rigirare la frittata, però, e interpretare la domanda come: “qual è il tuo approccio alla scrittura?” E la risposta sarebbe: “leggere tantissimo; studiare tanto; scrivere nel poco tempo che mi avanza, con l’obiettivo di migliorarmi di continuo; e mettere da parte l’ego, accettando gli appunti e le critiche – costruttive – come un’opportunità di crescita”. Questo è quello che io sento di dover fare, tutto il resto fa parte di quello che non devo fare. Spero che nessuno lo interpreti come un consiglio.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Il corso che frequento è intenso. Si legge e si studia parecchio, ma si scrive anche di più. Quindi sto scrivendo i racconti thriller-giallo-noir previsti per le esercitazioni. Sto focalizzando gli sforzi e la creatività su questo. Del resto, ogni racconto è un’idea nuova, per ambientazione, personaggi, trama, combinazione dei meccanismi tipici del genere, ecc. Ma chissà che qualcuna di queste prove non mi porti a concretizzare un nuovo progetto. Per esempio, “Le infami” è nato proprio da un’esercitazione di uno dei corsi che ho già frequentato. Riguardo a cosa vorrei scrivere, mi piacerebbe cimentarmi sulla lunga distanza e riuscire a pubblicare una storia complessa, articolata, un romanzo vero e proprio. Un giallo deduttivo, per esempio, o un thriller psicologico, con personaggi indimenticabili e un’ambientazione originale. Facile a dirsi, eh? Qualche canovaccio grezzo si sta già agitando nell’hard disk. Vedremo…

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Avrei voluto conoscere Georges Simenon, magari in qualche bettola del Marais. Io sono lento a scrivere. Simenon mi avrebbe preso per un ammiratore superficiale quando, invece di chiedergli come si fa a farsi portavoce dell’evoluzione di un genere, materializzando questo cambiamento in uno dei personaggi che farà la storia del genere stesso, oppure come si fa a raggiungere quel livello di “sublime semplicità” che Camilleri gli attribuiva, gli avrei chiesto come diamine si fa a scrivere 80 cartelle al giorno. Forse, mi avrebbe risposto di berci su, ché a cercare di cogliere il suo segreto avrei fatto la fine di Popinga, che cercava di sbirciare i segreti dei viaggiatori notturni.

5+1) Raccontati in un racconto.

Lo specchio lo scrutava con occhi familiari. Massimo si protese in avanti, verso l’individuo riflesso, fingendo di ignorarne i segreti celati dietro le iridi smeraldo.

Allora? – gli fece quello.

Massimo sentiva le palpebre appesantite dalle ore sottratte al sonno. Ore di eroi e di avventure, di delitti e di misteri. Di emozioni trasmesse dalla forza penetrante delle parole. Parole composte in una sinfonia armoniosa e struggente.

Oggi è la scadenza per l’articolo – ghignò lo specchio. – L’hai scordato?

IEEE Software”, una rivista scientifica prestigiosa. Massimo non l’aveva dimenticato, ma quello era anche il giorno della scadenza per il premio WMI.

Vuoi ritrovarti con solo un’enorme lisca in mano? – lo incalzò l’altro. – Come Santiago?

Massimo abbassò lo sguardo.

Be’, non rispondi?

Quindi lo sollevò di nuovo, piantando gli occhi in quelli nello specchio. – Oggi te ne stai buono lì – intimò Massimo. Poi sorrise sardonico: non ce l’avrebbe mai fatta, ma il WMI era il suo “marlin”.

Grazie, Massimo, per la simpatia delle tue risposte, mi hanno procurato non pochi sorrisi, e la loro sincerità, forse anche ingenua. Canestrini per il tuo futuro di scrittore, per “Le infami” e per la vita.

Grazie a te per l’opportunità, e grazie a chi vorrà leggere “Le infami” e, magari, lasciare una recensione. Colgo l’occasione per salutare e ringraziare due mentori: Diego Di Dio, carissimo maestro, e agente e editor per “Le infami”; e mio fratello Alberto, autore Delos Digital ed enciclopedia vivente di narrativa fantastica. Se esisto come autore esordiente, o come si dovrebbe dire (fate voi, non ho dimestichezza con le etichette), è colpa loro.

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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