C-Cinque + 1 – Improbabili – Il personaggio nella mente dell’autore o l’autore nella mente del personaggio?

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

Il personaggio nella mente dell’autore o l’autore nella mente del personaggio?

di Emilio Daniele

Voci nel buio del mio sonno senza sogni:

– Uccidere è un fatto di professione, un mestiere serio. Che sia a sangue freddo o a sangue caldo, quando cominci ad ammazzare devi imparare in fretta e non bisogna sgarrare. Il minimo errore e ti fotti il gusto, l’essenza, insomma u’ sfizio come diciamo noi…

Qualcun altro in quel buio sospira sommessamente, lo sento aspirare come stesse facendo un lungo e gustoso tiro di sigaretta e poi, alla fine, parla:

– Quindi Mastro Lucià, – dice quest’altra voce. – lei è qui per confessare un omicidio?

Ma chi io? – fa scandalizzata la prima voce. – Allora quando parlo non mi ascoltate duca Belvedere? Vi pare che io uccidevo uno e poi venivo qua a confessare? E dove sta il senso? Se devo uccidere a uno io, a parte che mi devo divertire, ma soprattutto me la devo scappottare per tutta la vita, vi pare o no?

Apro gli occhi e in quell’istante mi trovo davanti la scena di due galantuomini in costumi di fine ottocento che parlano e gesticolano come napoletani di altri tempi. Guardo bene la figura seduta su una poltrona alla mia sinistra e lo riconosco all’istante. È lui. È Vittorio, tale e quale a come lo avevo pensato io: la sigaretta di canapa fumante tra le dita, la barbetta da stuzzica donnine, il codino riccio annodato col nastrino blu e il foulard di filo di scozia sempre al collo. Il duca Vittorio Belvedere, così come è uscito dalla mia penna, testa, cuore o quel che cavolo volete.

Ora si gira verso di me, si accorge che sono sveglio, si fa un’altra pippiata dalla sigaretta e fa all’uomo di fronte a lui:

Mi scusi Mastro Lucià, ho bisogno di restare alcuni minuti da solo con questo mio amico. Le dispiace? – e lo invita, con un gesto delicato ma deciso della mano, verso il corridoio. – Vada in cucina. Frungillo sta per far uscire la prima napoletana.

Grazie – fa Mastro Luciano, poi rivolto verso di me – Permettete. Mi tolgo dalle palle signori.

E lo fa per davvero.

Dunque? – mi fa Vittorio.

Dunque che? – gli chiedo io

Non ti sembra che tu mi debba una spiegazione?

Ma de che? – sbotto irritato. – Io sto qui dentro e non so neanche come cavolo ci sono finito. Stavo davanti alla pagina bianca e…

Guarda un po’. Stavi davanti alla pagina bianca e tutto a un tratto sei arrivata qui a Napoli, alla fine del 1800, a chiacchierare con il tuo protagonista migliore. Non ti sembra destino?

Il mio protagonista migliore ? – lo sminuisco io. – Giù la cresta.

Chi ti ha portato a Mondadori, scrittoruncolo da due soldi?

Taccio come davanti al foglio senza idee che avevo di fronte poco prima di essere qui.

Bene – continua lui. – Finalmente hai capito che qui le domande le faccio io. Adesso dimmi, come cavolo ti è passato per la testa di scrivere di me?

Ecco perché sono qui, penso. Sono qui per rispondere a lui, a me stesso. Per dar conto delle mie azioni e delle mie “non” azioni.

Io ti ho creato perché volevo un modo di raccontare un personaggio vero, con un pezzo di me, in una città che ho sempre amato alla follia e nel suo periodo più intrigante, segreto, buio…

C’è il colera lo sai? – mi accusa lui.

Certo – gli rispondo. – Doveva essere uno dei personaggi comprimari.

Vuoi dirmi che quelli della tua epoca amano questa roba? Voi siete pazzi.

Se vedessi la realtà che abito, soprattutto negli ultimi anni, la tua epoca ti apparirebbe come un paradiso perduto – gli spiego io.

Confermo. – fa lui scuotendo la testa. – Siete dei pazzi. Quindi non hai avuto difficoltà a ricreare la mia età, le persone che la abitano e tutti gli altri cervelli bacati che mi girano intorno, visto che li ami tanto, no?

Oooh – sento urlare dalla cucina. – Cervello sbacato a chi?

Ma è Frungillo? – gli chiedo io a bocca aperta.

E chi se no? Il mio indigeno domestico. Rispondi piuttosto alla mia domanda, avanti.

No che non ho avuto difficoltà. Anzi, mi sono perso nelle librerie più antiche di Napoli, come Guida a Port’Alba, oggi chiusa purtroppo, a scovare notizie, fatti, nomi, situazioni. Ho letto della Serao e del suo “Ventre di Napoli”, gli articoli del tempo e decine di altri libri. Che epoca!

Di merda, cavoli! – recrimina.

Macché! Era vera, autentica, pura come un diamante grezzo – insisto io.

Quindi è inutile che io ti domandi…

Se penso di scrivere altre tue storie? – continuo io per lui. – Certo. Lo farò e forse prenderò uno dei tuoi comprimari e ne farò un protagonista.

Tu sei completamente andato come un cinese che si è fumato un carico d’oppio puro.

Può darsi. Lo scopo è perdersi, dopotutto, e far perdere i lettori.

Ma sei contento di quello che hai scritto fino ad ora? Cioè sei così sicuro di te? Di tutto questa roba? Non cambieresti niente?

Io non sono mai contento, non lo sono mai stato nella vita, soprattutto quando creo qualcosa. Cambierei tante cose. Non sono certo uno scrittore affermato, questo è solo l’inizio. Continuo a sperimentare, sviluppare un mio stile e migliorare i tratti del mio pennello letterario per farlo diventare come un pennino che tratteggi i bordi dei miei personaggi in maniera sempre più marcata.

Metti che adesso io non ti facessi più uscire da qui, dalla tua fantasia, come un pazzo rinchiuso nella scatola ermetica della sua mente e… cominciassi a mandarti in giro da solo, per le strade di questo mondo a perderti tra i vicoli e la gente. Sarei io poi a scrivere di te.

Mi piacerebbe se tu potessi farlo – gli dico sincero.

Davvero? E di cosa vorresti che io parlassi nelle tue storie.

D’amore – gli rispondo senza dubbio alcuno.

D’amore? – fa lui stranito. – Uno scrittore di gialli e noir che vuole essere un personaggio di un romanzo d’amore. Boh.

Tutti abbiamo bisogno d’amore, tremendamente. Non è per questo che scriviamo? Per bisogno di essere amati?

Brutto figlio di una becera meretrice da lupanare, stai cercando forse di imbonirmi? Mi diventi romantico per fuorviare la domanda più importante? Quella che volevo farti fin dall’inizio? – sbotta lui accusandomi di non so ancora di preciso cosa.

Cioè quale sarebbe la domanda? – gli chiedo io.

Ricordi la pagina bianca che non riuscivi a riempire poco fa?

Certo che la ricordo.

E quand’è che vorresti ricominciare a riempirla di me? E soprattutto parlando di cosa?

Io non…

Taci. Era una domanda retorica.

Ah, mi pareva…

Te lo dico io di cosa dovresti parlare. Il mio passato: come sono diventato un investigatore a pagamento, chi mi ha sparato quella palla nella rotula e Jeorgette…

La storia di Piccadilly Circus?

Già…

Vuoi che ambienti un romanzo di te tra Londra e Parigi?

No. Tra Napoli, Londra e Parigi.

Non sono mica Clive Cussler io – obietto.

E chi è?

Un Jules Verne dei miei tempi, diciamo così…

Pfui, tu non reggeresti il confronto neanche con un redattore di necrologi, figuriamoci un romanziere vero. Ma io ti sto indicando la strada per una storia appassionante e di più ampio respiro, ambientata nelle principali città europee alla fine del 1800, pane per i tuoi denti per quegli imbecilli della tua epoca che tu affermi amino molto la mia…

Non offendere i lettori. Non si fa.

Ma che mi frega dei lettori. Io ti sto dando una storia fresca in cui non dovrai neanche dire bugie, ma solo la verità. Dovresti raccontare la mia gioventù nei servizi segreti del re, le missioni, Jeorgette la mia unica amata, gli intrighi che mi hanno portato qui a essere un lurido diseredato dal mio governo, costretto a fare l’indagatore a pagamento. Di questo dovresti scrivere…

Ducaaaa! – urla qualcuno dalla cucina. Frungillo immagino. – O’ café è asciuto, jamm bell!

Ora se permetti – fa Vittorio alzandosi. – Io vado, e sarebbe ora che lo facessi anche tu. C’è quella pagina bianca che ti aspetta. Pensa bene a quello che ti ho detto.

E mentre sto cercando di rispondere, tutto sfuma via. Puff.

Buio.

Luce.

Bianco.

Di nuovo davanti alla mia pagina. Forse sveglio o forse no.

Le improbabili

Il duca Vittorio Belvedere che intervista il suo creatore Emilio Daniele

Emilio Daniele 28 marzo 2020

 

 

cc  CSide Writer – Emilio Daniele  

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