C-Cinque + 1 – Stefania Squillante

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

 

1) Ciao Stefania. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao a tutti. La scrittura o, più in generale, lo story-telling ha accompagnato la mia intera vita, a cominciare dall’infanzia. Con le mie Barbie, i miei Ken e tutta una serie di pupazzi, inventavo sempre nuove storie. Verso i dodici anni, i giocattoli sono stati sostituiti dal segno grafico.

Scrivo di tutto, anche nel mio lavoro. Immagino, però, che qui la domanda sia circoscritta nell’ambito della narrativa, allora dirò che racconto le vite di personaggi che si affacciano alla mia mente con una tale nitidezza da apparire persone reali, veri e propri amici in vena di confidenze. Da loro scopro un mucchio di cose, mi conducono in situazioni estranee a quelle di cui ho esperienza e mi insegnano modi diversi di vivere. Quando rileggo ciò che ho scritto, so più cose di me stessa e del mondo, correggo la mia “visione” esistenziale.

Leggo di tutto, in generale preferisco la saggistica, sui romanzi sono molto (troppo) esigente e amo solo quelli da cui posso ricavare nuove idee.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Il mio libro più bello è quello che ancora non ho scritto” – dico sempre pensando alla meravigliosa poesia di Nazim Hikmet, perché la scrittura cambia nel corso della vita e diventa più aderente all’ultima versione di noi stessi. Dovendo scegliere qualcosa di già scritto, segnalo il romanzo La Gigantessa (L’Erudita di Giulio Perrone, Roma, 2016) che è l’ultimo pubblicato e che rappresenta meglio ciò che sono in questo momento. La protagonista, Rosa Scarfiti, sulla cui vicenda è incentrato il romanzo, è una donna caparbia e intraprendente che attraversa il secolo breve restando fedele solo a se stessa; è contemporaneamente moderna ma anche fuori dal tempo, perché ragiona sempre con la propria testa. Rosa mi ha insegnato una straordinaria strategia di sopravvivenza che riassumo in poche parole: se non puoi modificare una situazione che non ti aggrada, scopri i vantaggi che essa inevitabilmente può offrirti. C’è sempre almeno un vantaggio. E poi sulla copertina c’è la foto di mia madre a due anni.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Per scrivere bene occorre conoscere bene le regole di grammatica e di sintassi e avere una qualche idea sul mondo. Non sembri un atteggiamento snob il mio: le regole della lingua italiana più importanti si imparano alla scuola elementare, purtroppo poi si dimenticano e questo non deve accadere se si intende scrivere. Altro aspetto essenziale è che un romanzo, così come un racconto, deve avere un’anima. Non si dovrebbe scrivere per celebrare soltanto la nostra “bella scrittura”, quella che ci faceva avere 10 e lode nei temi della scuola dell’obbligo. E l’anima la conferiamo noi quando avvertiamo l’urgenza di gridare al mondo un contenuto, un’idea, una sofferenza, una rivelazione. Se non siamo disposti a mettere nel romanzo o nel racconto qualcosa che ci appartiene profondamente e che ha scavato dentro di noi, è meglio non scrivere: produrremmo al massimo una buona fiction ma per quello ci sono fior di professionisti più bravi ed esperti.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Sto pensando a un racconto lungo. Ogni storia ha una sua dimensione e questa volta, la mia protagonista mi ha raccontato una storia più breve delle altre. Anche in questo caso, come negli altri due miei romanzi, al centro della storia c’è il rapporto tra due donne. Ritengo la relazione femminile molto intrigante dal punto di vista narrativo, non abbastanza indagata e spesso, nella mentalità comune, intrisa di pregiudizi di ogni genere. La relazione di sorellanza, invece, mi appare sempre salvifica. Non è una mia scelta scrivere storie di donne, sono loro che vengono a cercarmi, come ogni scrittore potrà confermare, il controllo sui personaggi si perde quasi subito quando si inizia a scrivere e, infatti, questa storia, in scaletta, doveva avere dei risvolti molto differenti.

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Sono tanti quelli che vorrei interrogare, tutti gli autori di romanzi che non esito a definire geniali: Orwell, Calvino, Marquez, solo per fare degli esempi. Per restare in tema di storie di donne, vorrei incontrare Margaret Atwood ma anche Elena Ferrante, ammesso che esista. Di ogni romanzo amato, vorrei conoscere l’autore, sperando che non sia un incontro deludente. In fondo, chi scrive racconta tutto quello che ritiene essenziale, al di fuori del testo potrebbe non avere altro da aggiungere.

Quello che però mi piacerebbe davvero è entrare in confidenza con questi autori, non limitare l’incontro a una breve intervista. Tra i saggisti, ho amato molto Albert O. Hirshman, un economista sociale che ha collaborato al piano Marshall, davvero un big nel suo campo. Ebbene ho avuto occasione di entrare in casa sua negli USA e perfino di usare la sua toilette. Non riuscivo a crederci e pensavo “Oh mio Dio! Sto facendo la pipì in casa di Hirshman!”. Devo dire che conoscere lui e sua moglie, Sarah, resta tra le esperienze più emozionanti della mia vita professionale.

5+1) Raccontati in un racconto.

Stefania viaggiava nel mondo ma non era sola. Si portava per mano la bambina che era stata e talvolta doveva fermarsi per asciugare le sue lacrime e spiegarle che gli altri non sempre riescono a vedere la bambina che accompagna la donna adulta che è diventata.

Viaggiava nel mondo ma non era sola. C’era con lei ogni persona incontrata nel cammino percorso. Di tanto in tanto veniva raggiunta da qualcuno di quella sequela.

Raccontami cosa accadde” diceva in quelle occasioni e questi tirava fuori un pezzo di vetro impolverato, ci soffiava sopra e da lì appariva ogni momento di un giorno lontano, poi tornava con gli altri.

Stefania sorrideva, aveva imparato a sorridere anche dei ricordi dolorosi, anche delle cose perdute e abbandonate. Pensava che in fondo, niente e nessuno ci appartiene completamente, niente e nessuno è mai completamente perduto.

Grazie

Ringrazio Salvatore Stefanelli per lo spazio che mi ha dedicato e tutti coloro che hanno avuto la cortesia e la pazienza di leggere queste mie brevi riflessioni. Contraddicendo in parte quello che ho affermato prima (solo gli sciocchi non cambiano mai idea), se volete scrivere fatelo, anche solo per voi stessi, per conoscervi meglio, per esplorarvi. La vita è un viaggio, si dice sempre, ma le scoperte più meravigliose e sorprendenti sono le verità che rintracciamo in noi stessi.

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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