C-Cinque + 1 – Giulia Abbate

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare con gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, per scoprire cosa c’è dietro le quinte, per scoprire un mestiere che rimane in qualche modo nascosto ma che tutti vedono quando poi alla fine leggono un libro!

 

1) Ciao Giulia. Presentati in poche parole, dicci chi sei e di cosa ti occupi.

Ciao! Sono una editor indipendente e lavoro sui testi: me li mandano editori e aziende, e soprattutto me li mandano autori e autrici, sia esordienti che professionisti, che desiderano migliorarsi e avere un occhio professionale sui loro scritti. Mi occupo dei contenuti, con editing mirati a rinforzare lo stile letterario, a correggere errori, a migliorare le storie; e mi occupo di service tecnici come la correzione di bozze e la realizzazione di ebook. Insomma, tutto il libro minuto per minuto.

Ho fondato con la mia socia Elena Di Fazio l’agenzia Studio83 – Servizi Letterari ® che si concentra sul sostegno a esordienti. Il nostro motto è “trova la strada che fa per te e per la tua opera”

2) Qual è la cosa che ti piace fare di più e quella che ti piace meno del tuo lavoro?

Mi piace molto aiutare chi scrive a sviluppare il suo stile personale e ad avvicinarsi al proprio nucleo, a cosa vuole dire. Mi piace fare gli ebook: un lavoro per il quale non uso convertitori né scorciatoie, ma che svolgo lavorando direttamente sul codice. Mi piace anche fare conferenze e panel, mi invitano spesso a presentazioni e lezioni, e questo aspetto di socialità mi arricchisce sempre.

Mi piace un po’ di meno il fatto che alle lunghe, presentazioni a parte, sei sempre sola e seduta di fronte a un PC. Il corpo lo sente. Per questo cerco di camminare almeno un’ora al giorno, durante la pausa pranzo, per riconnettermi al mondo e per la mia salute.

3) Quanto reputi che il tuo lavoro sia apprezzato dagli scrittori e/o dagli editori?

Abbastanza, mi sento molto apprezzata dai miei clienti. Da me arrivano persone già motivate, dato che il mio lavoro è una prestazione professionale specialistica che ha un costo: per niente esoso, rispetto alla media del mercato, ma nemmeno basso.

4) Che difficoltà incontri e che consigli daresti a chi vuole fare il tuo mestiere?

La difficoltà principale sta nel fatto che c’è una grande approssimazione: chiunque se la cava con l’italiano e ama questo mondo pensa che basti aprirsi una pagina facebook e una casella gmail per “fare l’editor”. Poi fa danni, e scoraggia molti autori e autrici dal cercare editor seri.

C’è inoltre un concetto dell’editing (“stravolge l’opera”, “allora non la scrive davvero l’autore!”) che è sbagliato e non aiuta: noi editor esperte ci impegniamo anche nel comunicare cosa è davvero l’editing, e cosa si intende per scrittura professionale… e anche questo è un lavoro, che prende tempo ed energie, direi troppe.

A chi vuole fare questo mestiere consiglio di fare degli studi per lo meno accademici in materia di comunicazione editoriale o di lettere; e di non svendersi, ma lavorare in modo rigoroso. Bisogna avere la pazienza di crearsi una reputazione che poggi su una base solida di serietà, scrupolo, costanza. Chi non ha questa pazienza di solito chiude baracca nell’arco di pochi mesi.

5) Qual è stato il momento lavorativo di cui vai più fiera?

Ogni volta che una mia autrice / autore mi scrive con un contratto firmato mi sento fiera. Il bello del mio lavoro (e me lo sono costruito così apposta in un’epoca in cui regnava il disprezzo verso scrittori e scrittrici alle prime armi) è che io avvicino alla scrittura. Non importa quanto hai da imparare, non importa quanti problemi ha il tuo testo, né quante lacune ha la tua scrittura: con il nostro aiuto puoi migliorare, puoi fare sempre meglio, in una strada tua personale di cui rendi conto solo a te stesso.

Un momento recente in cui mi sono sentita particolarmente fiera è stato quando un’insegnante mi ha mandato il racconto di una sua alunna tredicenne, composto dopo un lavoro in classe sul “Manuale di scrittura di fantascienza” (Odoya, 2019) che ho scritto con Franco Ricciardiello. Leggendo quelle righe mi sono sentita anche profondamente grata.

5+1) Raccontaci (se possibile, a mo’ di racconto) un episodio particolarmente piacevole o spiacevole che hai vissuto facendo il tuo lavoro.

Un episodio spiacevole: molto tempo fa, trovai un racconto, da me editato come “prova”, pubblicato in un’antologia, senza nessun ringraziamento né riscontro da parte dell’autore. Grazie a questa piccola delusione ho capito che ogni lavoro ha un valore, e non ho più fatto l’errore di elargire “esempi” o “prove” del genere.

Un episodio piacevole, anzi, diversi, riguardano la mia esperienza nelle scuole. A volte sono invitata in primarie e secondarie a far qualche lezione su come nasce un libro, o su come si scrive un testo: sono momenti di condivisione bellissimi, l’interesse di ragazze e ragazzi mi fa capire di nuovo che il mio lavoro ha un valore e che devo farlo bene, perché è parte di qualcosa di più grande.

Grazie, Giulia, per la chiarezza delle tue risposte, per i consigli e per tutto quanto ci hai detto. Canestrini per il tuo lavoro e per la vita.

Grazie mille per questa intervista e per il vostro gradito interesse! E grazie mille a chi ha letto fin qui, e magari vorrà saperne di più sul magico mestiere dell’editor. Ad maiora!

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia  

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