C-Cinque + 1 – Editoria – Domenico Ferro

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare con gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, per scoprire cosa c’è dietro le quinte, per scoprire un mestiere che rimane in qualche modo nascosto ma che tutti vedono quando poi alla fine leggono un libro!

 

1) Ciao Domenico. Presentati in poche parole, dicci chi sei e di cosa ti occupi.

Ciao a tutti, mi chiamo Domenico Ferro e sono un Graphic Designer.

Nel mio percorso mi sono occupato di molte cose, dall’editoria alla progettazione e allestimento di eventi, passando per il web e la motion graphic, restando sempre fedele alla mia mission: aiutare le persone a comunicare il loro messaggio nel miglior modo possibile. Il segreto? Rispettare le radici di questo lavoro guardando il più lontano possibile.

In due parole: Cuore&Cervello.

2) Qual è la cosa che ti piace fare di più e quella che ti piace meno del tuo lavoro?

La fase più interessante è la progettazione, perché è li che nasce la vera sfida. Una volta assimilata la richiesta bisogna iniziare letteralmente a studiare, perché è immensa la varietà di argomenti a cui si può approcciare un designer (Es: un giorno progetti il brand di una casa automobilistica e dopo una settimana progetti il catalogo di un’azienda che produce e vende suture per la chirurgia spinale). Ed è in questa fase che si crea lo scheletro, nasce l’identità del nostro lavoro. Partire da un concetto o dalle parole chiave per creare le geometrie, scegliere i font e le palette colori, ipotizzare gli allestimenti. Detto tra noi, e li che ci si diverte.

La parte che mi da meno soddisfazione invece, è la fase esecutiva (un po’ più fredda e distaccata). Questo perché, per definizione, si va in esecutivo quando tutto è deciso, creato, strutturato e ben delineato, e quindi bisogna servirsi solo della tecnica fine a se stessa per garantire una buona realizzazione del progetto.

3) Quanto reputi che il tuo lavoro sia apprezzato dagli scrittori e/o dagli editori?

Purtroppo l’apprezzamento è direttamente proporzionale alla persona che hai di fronte. Mi spiego meglio. Un buon libro è tale, innanzitutto, per la qualità del manoscritto, ma ci sono anche altri fattori che contribuiscono alla riuscita di un buon lavoro, e questi purtroppo sono indipendenti dalla volontà dello scrittore/editore, a meno che non sia anch’esso un designer. L’obiettivo è invogliare alla lettura, facilitandola, non solo con la qualità dei contenuti, ma anche grazie al font che si sceglie, al corpo del carattere e la sua interlinea, il kern delle parole e il track della frase, il formato del libro/rivista e il suo allestimento, e altri fattori legati prevalentemente al mondo del grapihc design. Quindi se di fronte hai persone aperte al dialogo, al confronto e se necessario a farsi guidare su certe tematiche, sicuramente il tuo lavoro verrà apprezzato, altrimenti verrà interpretato come l’esecuzione fine a se stessa di una richiesta.

4) Che difficoltà incontra e che consigli daresti a chi vuole fare il tuo mestiere?

Iniziamo con i consigli:

Partendo dal presupposto che “L’ITALIA NON è UN PAESE PER GRAFICI” il mio consiglio più grande è di fare esperienze all’estero. Io non l’ho fatto e me ne pento (fortuna che non è mai troppo tardi per iniziare). L’altro consiglio è, senza presunzione nel dirlo, di fare questo lavoro solamente se si crede davvero in quello che si sta facendo. Per quanto sembri assurdo, noi contribuiamo a dare una “forma” al mondo che ci circonda, veicolando una quantità pazzesca di informazioni ad una quantità pazzesca di persone, e se lo facciamo in maniera sbagliata potremmo ottenere risultati diametralmente opposti all’obiettivo.

Per quanto riguarda le difficoltà invece, posso dire che quella più grande è riuscire a non farsi coinvolgere personalmente dal lavoro, perché nonostante uno debba creare, coltivare e far crescere il proprio stile non bisogna mai influenzare un progetto pensando a ciò che ti piace o non ti piace, ma sempre in base a ciò che funziona o non funziona.

5) Qual è stato il momento lavorativo di cui vai più fiero?

Il momento di cui vado più fiero l’ho vissuto nell’azienda dove lavoro adesso (The Factory, Roma) ed è stato quando nel 2018 ho curato personalmente la progettazione grafica dello stand al Vinitaly (e dei materiali correlati) di un nostro cliente importante. Dall’idea di partenza della nostra art director ho sviluppato tutto in breve tempo avendo un ottimo feedback da tutti, colleghi e clienti. C’è stato molto lavoro, ma la soddisfazione non è stata certamente di meno.

5+1) Raccontaci (se possibile, a mo’ di racconto) un episodio particolarmente piacevole o spiacevole che hai vissuto facendo il tuo lavoro.

Mi viene in mente un episodio particolarmente spiacevole accaduto diversi anni fa, nella seconda azienda dove lavoravo. C’era stato il cambio di nome (e quindi del brand e di tutto il mondo legato ad esso) di un cliente molto importante e dovevamo occuparci del cambio logo in una delle tante loro sedi. Dopo aver preparato il materiale a Roma sono partito con l’allestitore per aiutarlo nella gestione delle varie applicazioni, ma quando siamo arrivati il personale addetto non aveva rimosso neanche uno dei vecchi loghi, lasciando a noi il piacere di farlo.

Davvero simpatici.

Grazie, Domenico, di quanto ci hai detto: tutto molto interessante (anche se non sempre rapportato all’editoria). Il tuo è un campo di cui difficilmente si parla in questa rubrica, purtroppo, ma che ha il suo fascino.

Canestrini per il tuo lavoro e per tutto quanto desideri.

Colgo l’occasione per salutare mia mamma e la mia compagna, tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso, e ringrazio Andrea e Rossana di Chance Edizioni perché, come me, si battono per la diffusione dell’arte. Qualunque forma essa abbia.

Avendo iniziato a lavorare subito in maniera serrata non ho mai curato un mio profilo personale lavorativo, ma se volete contattarmi potete farlo all’indirizzo domenicoferro87@gmail.com

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia  

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