C-Cinque + 1 – giornalista – Giovanni Chianelli

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con chi della scrittura ne ha fatto un mestiere, per chi della notizia ne ha fatto un mestiere, per chi queste notizie cerca di divulgarle!

1) Ciao Giovanni. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Scrivo regolarmente da quando ho 17 anni, dal classico giornalino scolastico.

Scrivo prevalentemente di cronaca culturale; e poi romanzi, saggi, biografie, drammaturgie. Da un po’ di tempo mi cimento anche con sceneggiature, ma ancora non sono stati pubblicati i film e la serie tv che ho scritto.

E poi insegno scrittura agli studenti di elementari, medie e licei. La cosa che più mi piace fare è stare con loro a parlare di parole.

Credo sul serio che il motivo per cui non sono ancora andato in analisi sia dovuto allo scrivere ogni giorno e al frequentare i più giovani.

2) Di tutto quanto hai prodotto come giornalista, di cosa sei più fiero e perché? Preferibilmente un solo argomento.

Sono fiero di aver raccontato, quando mi è capitato, fatti che non avevano avuto ancora testimonianza. Credo sia quello che rende più orgoglioso un giornalista: il sorriso di chi ti ha chiesto “parla di me” e tu sei riuscito a farlo.

Nel novembre 2008, la mattina dopo la prima elezione di Obama, sono salito alle 6 di mattina su un pullman che trasportava immigrati tra la stazione e Castel Volturno. Fu eccezionale ascoltare la loro condizione, sentire le impressioni per quell’avvenimento tanto grande, provare con loro cosa significava svegliarsi presto e affrontare una giornata di lavoro durissima.

Queste sono le situazioni in cui capisci che fai un lavoro bello, importante.

3) Consigli per chi si approcci adesso al giornalismo: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Curiosità per l’altro e orecchie aperte, ancora prima degli occhi.

Attenzione ai dettagli, parlano. O quanto meno ti risolvono due righe.

Ascoltare chi è più bravo, ce ne è sempre qualcuno, fortunatamente.

Non credere di essere arrivati, toglie entusiasmo; non soffrire per un articolo che non viene pubblicato, e cercare di frequentare, la sera, chi fa un mestiere diverso.

4) Di che argomento ti stai occupando in questo periodo e/o di cosa vorresti poter parlare nei tuoi articoli?

In questi giorni vivo, con una certa sofferenza, lo scandalo all’Accademia di belle arti, un sexgate come diciamo in gergo cronistico. Ho scritto vari pezzi sul tema, ascoltato vari testimoni: roba tosta, coinvolge delle giovani donne.

Mi piacerebbe raccontare di luoghi diversi da quello in cui vivo, anche non troppo lontani, magari nella mia regione. Quando si viaggia lo sguardo si apre e scrivere diventa semplice.

5) Quale giornalista, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Avrei voluto vivere accanto a Oriana Fallaci mentre seguiva le vicende che l’avrebbero portata a conoscere il suo amore, Alekos Panagulis, la storia che sarebbe poi confluita nel meraviglioso “Un uomo”.

Apprezzo Michele Serra e ho avuto il privilegio di intervistarlo, ma non ho potuto parlargli come avrei voluto. Soprattutto una domanda: caro Michele, cosa stabilisce l’equilibrio di un pezzo?

5+1) Raccontati in un racconto.

Persi la fede a 15 anni. Al matrimonio di mia cugina Angela entrai credente e uscii senza Dio.

Decisivi furono i tragici affreschi della parrocchia di san Pasquale Baylon di Villaricca.

Uno ritraeva un Gesù tamarro, corpulento e multicolor, che si ergeva al centro di una folla di persone in bianco e nero. Una versione postmoderna delle scene del Vangelo: perciò, al posto dei classici poveretti accorsi dalla Giudea ad ascoltare il messia, c’erano una folla di peccatori di oggi da convertire.

Chi fumava, chi picchiava un bambino, uno che passava una siringa a un altro e un altro ancora che ascoltava la musica da una radio mentre Cristo stava parlando; come se fosse, quello della musica, un peccato da redimere.

Mi guardai attorno e anche il resto della chiesa era orribile. Al di là della narrazione infelice scelta dal decoratore di san Pasquale Baylon quel luogo era una vera schifezza.

Associai la bruttezza del luogo alla bruttezza della religione cui ero socialmente ascritto.

Perché devo far parte di questa cosa oscena?” mi chiesi, di colpo.

E di colpo divenni ateo.

Grazie, Giovanni, per essere stato con noi, per metterci passione nel tuo lavoro, qualunque aspetto abbia, per i tuoi consigli. Canestrini per il tuo futuro tra le parole, che sia per chi ami o per un qualsiasi lettore, che non è mai qualsiasi come tu ben sai e lo sa la tua sensibilità di giornalista.

Saluto Giulia, la bimba che mi ha cresciuto.

Ha quasi 11 anni ed è in ogni mio scritto vero, quando nella penna metto il cuore penso a quando leggerà lei.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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