C-Cinque + 1 – Loderana De Vita

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

 

1) Ciao Loredana. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao! Scrivo da sempre, pubblico dal 2005, da quando cioè mi sono sentita pronta ad affidare ad altri il mio pensiero. Nasco come saggista, ma di recente ho scritto anche due romanzi. In entrambi i casi scelgo di testimoniare la realtà, di attirare lo sguardo consapevole del lettore su temi che ci sono accanto nel quotidiano, ma di cui spesso non conosciamo la profondità o la evitiamo. I miei filoni di interesse sono principalmente tre: relazione adolescenti/adulti, relazione donna/uomo, le ingiustizie causate da culture standardizzate. Credo, infatti, che in ciascuna relazione responsabile sia importante mettersi “nei panni dell’altro” e sviluppare una comune reciprocità che aiuti a dare significato alla realtà di ciascuno. Come dico in un mio recente saggio dedicato alla cultura e al pensiero di Antonio Gramsci, non esiste un centro unico poiché è la pluralità dei centri, delle traduzioni e delle possibili interpretazioni della realtà che dà significato al nostro vivere ed esistere.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Non saprei scegliere, poiché ciascuno dei miei scritti, sia i romanzi che i saggi, toccano e smuovono la realtà che ci circonda. Io dico che sono voci che si narrano e che invitano a narrare noi stessi. In ogni caso, credo che i due romanzi siano più evidentemente diretti su due temi insormontabili nel nostro quotidiano: la violenza domestica e l’immigrazione. Citerò però il più recente, Il vento trascina (Nulla die, 2020), vincitore del Premio del mare Marcello Guarnaccia 2019-2020, p.zza Armerina – Enna. Racconta dell’incontro tra due incommensurabili sofferenze, la tratta delle immigrate come schiave del sesso e la violenza su minori, che vedrà i protagonisti lottare con il proprio dolore e con il dolore dell’altro e da questo far nascere il proprio riscatto. La storia lega due testimonianze reali a una struttura narrativa che supera lo spazio e il tempo perché il tempo e lo spazio di ogni testimonianza è il per sempre.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Essere onesti. Voglio dire, essere fedeli alla storia e ai suoi personaggi, fedeli a se stessi senza «scimmiottare» altri autori e altri pensieri; mantenere la purezza della propria originalità e leggere tanto, tantissimo di tutti i generi e autori, confrontarsi con la realtà e non fingere mai. Nel lavoro di scrittura c’è tanta fatica, non è così romantico come si crede, per questo è necessario mantenere sempre alto il livello di dignità sia nella conoscenza che nella sperimentazione e imparare ad avere quello sguardo che aiuta a percepire oltre le apparenze, in una ruga del volto, un movimento delle mani, il passo, la storia unica di ciascuno. Ancora, è fondamentale imparare ad ascoltare, riconoscere il tono della voce, le inflessioni linguistiche, le emozioni che nel silenzio persino ci raccontano quella storia e solo quella. Dico questo perché le parole non sono solo segni su un pezzo di carta, ma sono immagini e suoni e memoria da rispettare. Non fare nulla che non sia questo.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Non smetto mai di scrivere e di studiare. Attualmente, sto scrivendo un saggio e un romanzo. Scrivo sempre, alternandoli, i due generi insieme, poiché entrambi attingono alla vita ed entrambi hanno bisogno di studio e analisi. Il saggio ha bisogno di un tempo lungo di studio e confronto, allora la mia scrivania si riempie di libri, di post-it, di appunti e matite colorate, solo dopo comincio a scrivere. Di tanto in tanto, mi rilasso nel romanzo dove con cura, lascio spazio alle storie che ho incontrato, alle voci che hanno voglia di essere narrate, le ascolto e le seguo aspettando che mi conducano. In entrambi i casi ascolto musica mentre scrivo, mi aiuta a concentrarmi e a conservare vive e integre tutte le emozioni mentre il pensiero ne estrapola l’essenza.

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Sono tanti gli autori che vorrei incontrare, sia del presente che del passato, sono quelli che mi hanno affascinato per le storie e/o per il pensiero, quelli che hanno lasciato un segno nella mia memoria e un riflesso nel mio stile, ma sono anche quelli che ho amato di meno, ma che mi hanno insegnato ciò che non mi piace. Dovendo scegliere, ne indicherei due, uno di un passato lontanissimo, William Shakespeare, l’altro di un presente finito da poco, Zygmunt Bauman. Due mondi diversi per le epoche e i generi, eppure, due filosofi della vita, due pensieri universali, due «poeti» dell’esistere. Chiederei a entrambi due cose, ma le stesse cose: la prima è di insegnarmi a scrutare le realtà così nel profondo come hanno saputo fare loro; la seconda, un po’ infantile forse, di abbracciarmi forte per sostenermi in questo mondo non semplice degli scrittori e della scrittura onesta.

5+1) Raccontati in un racconto.

Sono di Napoli, già questo è una favola. Essere di Napoli, scrivere di Napoli e scrivere da Napoli significa avere uno dei palcoscenici più belli del mondo, ma anche uno dei più complessi. La mia è una personalità particolarmente versata alla comunicazione e all’ascolto, che sono per me strumenti essenziali per affermare concretamente l’amore per la vita e i viventi. Imparo presto e da autodidatta a parlare inglese e poi mi laureo in Lingue e Letterature Straniere all’Università Orientale di Napoli. Dopo la laurea, comincio a insegnare nelle scuole dai ragazzi più piccoli fino al liceo. Lavoro senza sosta per coinvolgere e appassionare i ragazzi nell’amore per la conoscenza anche attraverso il teatro, mentre studio counseling per meglio affrontare i loro problemi. Nel 2005 sono pronta a scrivere. Scrivere non è un esercizio, è un incontro. Scrivere è la passione per la vita e per le persone, è guardare e non tacere. Scrivere è testimoniare e nella scrittura la mia favola non ha fine.

Grazie. Perché ogni tua parola ha il peso della leggerezza nonostante siano potenti come pietre d’angolo. Canestrini per il tuo mondo tra le parole, quelle ascoltate e quelle lette, quelle scritte; canestrini per quella favola che è la vita, ancora più bella perché dietro un albero si può anche nascondere un mostro.

Ringrazio Salvatore Stefanelli per questa bella intervista che contribuisce certamente a creare un ponte tra chi scrive e chi legge, ma che è stata anche un modo per ripensare a me stessa come scrittrice senza certezze se non una, quella di voler continuare a essere voce. Grazie.

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

Un commento

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