C-Cinque + 1 – Improbabili – Uomo e Dio

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

(Uomo e Dio – di Salvatore Stefanelli)

 

Terra. Un anno imprecisato nel futuro.

L’Eden era un ammasso di fuoco e gelo, di sparuti alberi morenti tra distese di acque salmastre che vagavano oltre l’orizzonte, senza ali in cielo o bramiti al suolo, senza canto delle balene nel mare. In un angolo remoto dell’ex Paradiso Terrestre, seduto su un grosso masso piatto, un essere nudo, tremante e quasi senza più ricordi per cercare ancora un futuro, aspettava da tanto che il suo ospite si decidesse ad andarlo a trovare. Sentiva che il tempo per lui era ormai agli sgoccioli e non aveva nemmeno più voglia di imprecare, e sì che gliene aveva dette a quel tipo lì. «Quel grosso ammasso di onnipotenza… Onnisciente? Ma di cosa? Pezzo di…».

Improvvisamente un tossire sommesso e potente, come di chi voglia far palesare il suo arrivo, si sparse intorno a lui e interruppe i suoi pensieri vocianti. L’essere si girò per ogni dove ma non vide nessuno.

«Mi hai chiamato? Eccomi, Uomo»

Lui udì e sorrise.

«Lo sapevo, Dio, che saresti venuto, prima o poi; in ritardo, però saresti venuto». «Ti chiedo la cortesia di avere almeno la decenza di mostrati» terminò l’uomo, alzando il tono a metà della frase, in un moto di stizza.

«Non mi vedi? Davvero?» lo derise Dio.

«Che fai, mi prendi in giro?».

«Secondo te non ho fatto altro da quando ti ho partorito».

«E già, adesso sei anche donna… A proposito, non è che potresti fare come hai fatto con Eva: è da un bel po’ che… mi hai capito, no?».

«A capire, ti ho capito, sin dal principio, direi. Sempre lì a pensare solo a quello ed ecco i risultati» disse Dio, allargando le braccia in un moto di vento.

«Ehi! Un momento. Guarda che non è colpa mia se il mondo è andato a finire a puttane!».

«E, allora, di chi?».

«Tua, ovvio. Ti è piaciuto creare il Paradiso? E, allora perché lasciarlo nelle mani di un demonio di servo affinché ne facesse ciò che voleva?».

«A te ho dato il libero arbitrio, cosa ne hai fatto invece di respingere le sue provocazioni? Pur di gettarti tra le gambe di Eva e sollazzarti in bagordi di distruzione, hai continuato ad accettare tutto quello che ti proponeva. Se vuoi, ti faccio un breve elenco, ma potrebbe essere mooolto più lungo. Assassinio, ricordi Caino e Abele?».

«Storia vecchia, trita e ritrita».

«Ma sempre attuale. Cosa mi dici di ladrocinio? Sembra che non hai fatto altro nella vita che volere ciò che non ti apparteneva».

«Bisognava pur campare in questo mondo».

«Proprio! E parliamo pure di Eva e di tutte quelle come lei. Cosa mi dici dello stupro e delle violenze in nome di un usurpato amore?».

Silenzio.

«E i bambini? Morti a migliaia perché i grandi non hanno mai smesso di voler giocare al: fammi vedere il tuo che ce l’ho più grande io; la guerra, se non avessi capito».

«Sì, sì, ho capito» rispose l’uomo, in un tono sempre più debole. Poi, osservò quel che restava del suo mondo e la rabbia risorse in lui. «E quindi? Ti sembra normale essere l’Onnipotente, il Meraviglioso, l’Onnisciente e poi lasciare che il tuo figlio prediletto morisse ogni giorno su una croce? A me non pare così divino».

«Cosa ne sai tu della “divinità”?» rispose Dio, inalberato. «Sei mai stato un Dio? No! Hai solo saputo creare dei miti: Ercole e quella bevanda scura dal sapore zuccheroso, tanto per citarne due». «Essere Dio è solitudine, quella dell’essere ogni cosa ma non al di fuori di essa. È responsabilità, che non hai mai voluto ma sei Dio, cazzo! (scusa lo sproloquio) che fai: non ti crei un universo tutto tuo? Non lo crei a tua immagine e somiglianza (non solo tu, preda ottusa dell’ego, sei come me, è l’universo stesso a esserlo, sappilo)? Non lo riempi di vita, la tua, fatta di respiri e plasmolisi? Non gli dai la bellezza? Non gli dai la libertà di sognare la libertà? Ecco, Io ho fatto tutto questo e, nonostante il tempo non esiste, mi permetto di dirti che è da un bel pezzo che mi domando: perché?».

«Cazzo! (scusa lo sproloquio) Nemmeno tu te la passi bene» furono le parole dell’uomo.

«Già!» ribatté l’Onnipotente, facendosi membra di carne e accomodandosi accanto a lui.

Entrambi rimasero in silenzio per un po’.

A tratti l’uomo osservava Dio, i suoi occhi dallo sguardo profondo, incommensurabile; ne lesse la tristezza e il disaggio negli angoli piegati del volto…

«Non sono triste, è solo che si sta scomodi seduti su questo sasso acuminato» affermò Dio, avendo letto nella sua mente.

Si guardarono e scoppiarono a ridere. Dio con molto più fragore. L’uomo, con qualche colpo di tosse, aggiunse: «Plasmalo a tua forma, che ci metti? Un battito di ciglia?». «Potessi farlo io…».

«Cosa faresti? Dimmi e io lo farò per te» disse l’Onnipotente, immaginando già la risposta del suo interlocutore, pronto a plasmare una donna per lui.

L’uomo sembrò pensarci un po’ ma Dio non riusciva a leggere nella sua mente: era stranamente vuota; avvertiva solo un turbinare di emozioni confliggere in egli, come ricordi velati che non volevano rinascere, come dolori mai gridati del tutto, come felicità mai vissute davvero. Restò muto. Lui che aveva gridato il mondo, di infinite parole rivestito, tacque. In attesa.

«Ho paura!» si risolse a dirgli, l’uomo. Tremava molto più di prima, stanco, dal respiro arrendevole.

«Di cosa hai paura?».

«Di morire. Non della Morte, ma di sparire per sempre, come non fossi mai vissuto… Non so spiegarmi. Ti ho invitato, pronto a farti mille domande o, forse, cinque. Forse una in più. Non è andata come volevo. Non è mai andata come volevo».

«Non ti sembra di esagerare?».

«Mai davvero. Satana ha sempre preso il mio superficiale, chiudendo il profondo perché me ne dimenticassi, ma io ho te nell’anima e non è cosa da poco. No davvero. No». «Ho paura di non sapere più cosa sia la vita, di non ritrovarla, di non poterla più amare». «Ormai, non ho più il tempo per fare nulla o per rimediare al nulla che ho fatto».

«Cosa vorresti per te? Mantengo sempre le promesse».

«Davvero?! Va be’, lasciamo perdere. Cosa vorrei per me? Non essere mai nato o non morire mai, essere te, per cambiare il mondo ogni volta che non mi piaccia più. Cosa vuoi tu da me? Dimmelo! Perché mi hai creato e abbandonato? Era così difficile creare le mie storie perché non avessero fine e fossero colme di bellezza? Scriverai ancora di me, in una nuova Bibbia? Quante domande vorrei farti ma non ho più molo tempo».

«Il tempo non esiste. Chiedi pure, non temere».

«Va bene, se lo dici tu… Lo hai sempre saputo come sarebbe andata a finire e tutto quanto, non c’era qualcosa che non ti piaceva nella mia storia, che avresti cambiato?».

Dio sorrise ma tacque.

«Ho capito. A questa domanda so già la risposta: tutto!».

«Perché?».

«Perché, se fossi io al tuo posto, lo farei: cambierei tutto. Ecco, anche questo avrei voluto chiederti: se io fossi Dio, di cosa vorresti parlasse la tua storia?».

«Vorrei parlasse di un uomo che un giorno si trova di fronte al suo creatore e gli parla liberamente, come hai fatto tu. Vorrei che riscrivesse la mia storia infinite volte, finché non ne fossi contento. Ecco cosa vorrei» gli rispose Dio.

«E poi?» chiese ancora l’uomo.

«Vorrei riposare, consapevole e felice».

«Allora, ecco il mio desiderio: scrivi ancora di me, del mio passato e del mio futuro, qualcosa di nuovo, di bello che ne possa gioire. Però, ho anche una seconda opzione. Se non hai altre storie per me, cancellami da tutto ciò che è stato e sarà; ricrea l’Eden e dallo a qualcuno più degno, che lo sappia curare. In questo caso, permettimi di fare da spettatore (non so da dove, pensaci tu); penso che mi basterà per essere felice».

«Strana richiesta, non sembri più tu».

«C’è un ricordo impresso in me, sarà per quello».

«Racconta».

«Ero nulla e mi sono svegliato. Ho aperto gli occhi e ho visto il Paradiso. Avrei voluto restare così per sempre, con il profumo dell’erba appena bagnata dalla pioggia, i suoni del vento, gli occhi su piume d’ali colorate…»

Silenzio.

Buio.

Il suono di un respiro, il profumo dell’erba bagnata dalla pioggia, il vento tra i capelli e… gli occhi di Dio negli occhi.

«Una seconda possibilità non si nega a nessuno. No?».

 

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli

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