C-Cinque + 1 – Editoria – Andrea Malabaila

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare con gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, per scoprire cosa c’è dietro le quinte, per scoprire un mestiere che rimane in qualche modo nascosto ma che tutti vedono quando poi alla fine leggono un libro!

 

1) Ciao Andrea. Presentati in poche parole, dicci chi sei e di cosa ti occupi.

Mi chiamo Andrea Malabaila, sono di Torino, ho una moglie e una figlia di due anni, tifo Juve. Ho pubblicato il mio primo romanzo a ventitré anni, poi ne ho pubblicati altri sei. A trent’anni ho fondato la casa editrice Las Vegas edizioni. Oltre a scrivere e pubblicare romanzi e racconti di altri autori, insegno Scrittura Creativa alla Scuola Internazionale di Comics di Torino e presto anche per Las Vegas. Insomma, da anni vivo tra storie e parole.

2) Qual è la cosa che ti piace fare di più e quella che ti piace meno del tuo lavoro?

Mi piace il lato creativo e la possibilità di imparare sempre qualcosa di nuovo attraverso il confronto con gli altri. Quello che non mi piace è la parte burocratica che in casa editrice si porta via molto tempo che dedicherei più volentieri allo scouting: a volte mi sembra di passare le ore a compilare moduli!

3) Quanto reputi che il tuo lavoro sia apprezzato dagli scrittori e/o dagli editori?

In questo lavoro non bisogna mai dare nulla per assodato. Ogni volta che si ricomincia con un progetto nuovo, tutto quello che hai fatto prima conta in maniera molto relativa. Questo vale soprattutto per la scrittura, dal momento che ogni romanzo e ogni racconto devono trovare qualcuno che ci scommetta sopra (fin dall’inizio ho deciso di non pubblicare le mie storie con Las Vegas edizioni, ma di mantenere distinte le due attività). Ma vale anche per la casa editrice, che deve mantenere un buon rapporto con i propri autori. Il fatto che molti decidano di ripubblicare con noi è comunque un buon indizio!

4) Che difficoltà incontra e che consigli daresti a chi vuole fare il tuo mestiere?


Bisogna avere tanta tanta passione, tanta tanta pazienza e non scoraggiarsi alle prime difficoltà. Anche perché nella propria carriera si affrontano molti più “no” che “sì”. Poi non bisogna farlo per le ragioni sbagliate: le motivazioni vanno trovate dentro di sé, altrimenti si andrà soltanto incontro a delusioni.

5) Qual è stato il momento lavorativo di cui vai più fiero?


Dal punto di vista della scrittura, quando ho vinto il premio Desenzano Libro Giovani con “Bambole cattive a Green Park”. Ne sono stato orgoglioso perché la giuria era composta da ragazzi e non c’erano inciuci di sorta: voleva dire che a loro il mio romanzo era piaciuto davvero.

Dal punto di vista della casa editrice, ogni volta che alle fiere ci viene riconosciuta la bontà del nostro lavoro, magari da persone che a nostra insaputa ci seguono da tempo.

Dal punto di vista dell’insegnamento, ogni volta che un mio allievo, dopo il corso, riconosce di essere diventato un lettore più attento e di scrivere in maniera più consapevole.

5+1) Raccontaci (se possibile, a mo’ di racconto) un episodio particolarmente piacevole o spiacevole che hai vissuto facendo il tuo lavoro.


Tante volte lavorare con i libri ti fa sentire parte di una minoranza e ti rendi conto che la maggior parte della gente non ne subisce affatto il fascino. Per fortuna poi ci sono le occasioni per rivalutare tutto quanto, di solito alla fiere o in occasione di eventi particolari. L’episodio che vorrei raccontare è capitato un bel po’ di anni fa, sempre grazie a “Bambole cattive a Green Park”. Ero stato invitato a presentarlo in una scuola superiore di Isernia e non mi sarei mai aspettato l’accoglienza che ho ricevuto da parte dei ragazzi. Non solo avevano letto tutti quanti il libro ma si sono approcciati a me come se fossi una star: all’epoca non c’erano ancora gli youtuber ma quelle scene lì e quelle lunghe code per farsi autografare qualsiasi cosa adesso si vedono proprio con questi nuovi idoli del web. La spiegazione era stata: Isernia è fuori mano, in mezzo alla campagna e qui non viene mai nessuno. Vi assicuro che mi ci sarei trasferito subito.

Grazie, Andrea, per aver coperto con le tue (sagge) risposte ben tre categorie tra quelle previste della rubrica e per averci condotti nel tuo mondo tra le parole! Canestrini per ogni tuo proposito.

Grazie a te e chi ha avuto la pazienza di leggerci!

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia  

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