C-Cinque + 1 – Improbabili – Dante Lamberti

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

(Dante Lamberti incontra Marco Ischia)

di Marco Ischia

Sono indeciso fino all’ultimo però ho ricevuto l’invito e proprio non riesco a farne a meno. In effetti quando mi ricapita che uno dei miei personaggi m’inviti per fare due chiacchiere?

Comunque sia, ormai non c’è più tempo per cambiare idea, ho imboccato la stradina sterrata che porta alla cascina/officina di Dante Lamberti e non ho modo di fare inversione di marcia.

Mentre parcheggio nel piazzale davanti al portone aperto sui campi dell’interland milanese, non posso fare a meno di notare la stazza taurina di Dante, infilata per metà nel cofano di una vecchia auto. Mi sembra incredibile che sia esattamente come l’ho immaginato. Ma a dirla tutta non c’è motivo perché possa essere diverso.

Ciao Marco.

Ora che faccio, gli do del tu anch’io o devo salutarlo con un più formale, “buongiorno signor Lamberti”? Mentre lo penso mi ricordo che non gli piace essere chiamato così, e opto per il gergo informale.

Ciao Dante.

Si pulisce la mano in uno straccio unto di grasso e poi me la porge.

È un piacere – mi dice. – Anche se trovo quest’idea un po’ folle.

Sono d’accordo con lui ma le idee un po’ folli mi sono sempre piaciute.

Dobbiamo ringraziare Salvatore che ci ha fatti incontrare.

Aspetta a ringraziare, prima abbiamo una scaletta di domande da seguire.

Pratico, logico, com’è nel suo stile, Salvatore se ne dovrà fare una ragione e aspettare la fine per i ringraziamenti.

Dante m’invita a sedermi sotto la pergola sul retro della cascina/officina e senza chiedere mi versa una birra.

A dire il vero, la prima domanda la trovo piuttosto interessante.

Lo dice lasciandomi sulle spine, è lui che ha ricevuto le domande, e sono io che devo rispondere. In questo caso è l’autore a essere intervistato da un personaggio al quale di solito mette lui le parole in bocca, con buona pace di coloro che sostengono che i personaggi fanno quello che vogliono.

Lo guardo in silenzio in attesa palese della domanda.

Come ti è venuto in mente di scrivere di me?

Caspita. Bella domanda davvero.

Per essere onesti sei una sorta di tributo a Duca Lamberti.

Quello di Scerbanenco?

Proprio lui.

Dante si butta sullo schienale rischiando di far capottare la sedia e ingurgita un sorso di birra che vuota metà bicchiere.

Non me l’aspettavo – sospira pensieroso. – Però non ci somigliamo. Fisicamente intendo.

Non fisicamente, e in comune avete solo il cognome, anche se qualche tratto del carattere secondo me lo condividete appieno.

Dante si passa una mano sulla sua grossa zucca pelata mentre butta uno sguardo sul foglio delle domande. Sembra non voler sapere altro in merito. L’introspezione non è il suo forte.

Che difficoltà hai avuto a ideare l’ambientazione in cui calare le mie storie e quali a caratterizzare me e i miei coprotagonisti?

Beh, questa è facile. Difficoltà ne ho incontrate poche, tu sei tu, nato un po’ pensato, un po’ d’istinto, per le ambientazioni sono andato sul sicuro e il mondo attuale non è così complicato da immaginare.

Mi serve qualcosa, un gesto scaramantico. Tu che sei il mio autore, inventati qualcosa, oppure non intendo leggerti la prossima domanda.

Dante sembra davvero turbato. Mi chiedo cosa ci sia scritto su quel foglio di tanto inquietante. Lui non è uno che s’impressiona facilmente.

Una grattatina la sotto?

Dico poco convinto

Banale.

Una mano nei capelli non possiamo mettercela. Che ne dici di giocherellare con il lobo del tuo orecchio?

Ma per chi mi hai preso? Lasciamo stare, vada per la tradizionale grattatina.

Adesso posso sapere la domanda?

Lo incalzo.

Pensi di scrivere altre storie che mi riguardano?

Certo.

Dante sospira e si abbandona sulla sedia, non prima di aver vuotato il suo bicchiere del tutto. Io il mio ancora lo devo toccare.

Non avevi mica pensato di cavartela così in fretta. Ho ancora un sacco di cose da scrivere su di te.

Per la verità avrei intenzione di campare ancora a lungo. Ma questo dipende principalmente dal mio autore, cioè tu.

Non posso che dargli ragione, e appena si riempie di nuovo il bicchiere brindiamo alla sua lunga vita come personaggio. E alla mia come autore. Con una grattatina.

Ora, non potendo immaginare quale possa essere la prossima domanda abbiamo due possibilità, la prima è tirare a indovinare, la seconda è leggere il foglio. Propongo a Dante di leggerlo direttamente ad alta voce, per evitare scenette come quella di poco fa.

Cosa non ti ha soddisfatto delle mie storie e cosa avresti voluto cambiare, con il senno di poi?

Niente, mi piacciono così come sono, con i loro pregi e con i loro difetti.

Stai dicendo che ho dei difetti?

No, sto dicendo che le storie possono avere dei difetti. Dipende anche da chi le legge, sicuramente ci sarà qualcuno a cui non piacciono.

Impossibile, il protagonista è uno che spacca.

Che cosa fa?

La domanda mi esce spontanea perché Dante non è uno che usa termini di quel genere.

Va bene, ci ho provato a fare un po’ d’autodidatta, ma vedo che non funziona.

Sorrido, almeno l’autoironia non l’ha persa.

Dai passa alla prossima domanda che qui la gente non ha tempo da perdere a leggere di noi due.

Se potessimo invertire i ruoli e fossi io a scrivere una storia con te protagonista, che tipo di storia sarebbe?

Un giallo dove uno scrittore viene coinvolto in un delitto e poi il suo amico, che saresti tu, gli viene in soccorso.

Dante tace perplesso.

Non ti piace come idea?

La sua espressione è quanto di più eloquente si possa immaginare.

Ma devo fare sempre la parte di quello che risolve i problemi?

Ti ho inventato così, non vedo perché cambiare.

Forse perché era prevista un’inversione dei ruoli. Vuoi che ti ripeto la domanda?

No. Allora facciamo una storia in cui io vengo a salvare te che ti sei messo nei guai. Ti piace?

Meglio.

Però mi devi dare una bella pistola.

Lo provoco.

Certo così poi se va bene ti spari su un piede.

Niente pistola?

No.

A questo punto cerco di capire se abbiamo finito, ma se il conto che ho tenuto non m’inganna dovrebbe mancare ancora una domanda. Prima del gran finale bevo un altro sorso cercando di ascoltare Dante che ha già ricominciato a leggere.

Raccontami, in forma di racconto, qualcosa del mio passato o del mio futuro che non è ancora nota.

C’era una volta…

Stai scherzando?

Si.

Non era divertente.

Sei un permaloso. E non dire che non è vero, io lo so per certo.

Vai avanti. Non sei stato tu a dire che la gente non ha tempo da perdere?

Per il tuo passato, non voglio svelare nulla, ci saranno però storie future che ne parleranno. A proposito, ti posso anticipare che nella prossima storia, in uscita a breve, ti mando a fare un viaggetto a Matera.

Ho un amico da quelle parti, si chiama…

Aaaahhhh, non dirlo.

E perché no?

Perché è la prossima storia.

Vabbé, finiamo la birra. Salute, e grazie Salvatore per la bella chiacchierata con questo tizio strano.

i

 

cc  CSide Writer – Marco Ischia

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