C-Cinque + 1 – Scuola di scrittura – Studio Baskerville – Niccolò La Rocca

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli con l’ausilio di Diego Di Dio

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta in uno speciale con chi la scrittura l’insegna, l’esercita, La traduce in insegnamento. Perché per scrivere… bisogna saperlo fare!

1) Ciao Niccolò. Presenta in poche parole la Scuola, quando è nata e perché, chi sono gli insegnanti e di cosa si occupano nello specifico. Quanto dura un corso completo e perché è utile frequentare una scuola come la tua?

Studio Baskerville nasce nel 2018 per iniziativa dell’editore 21 per scoprire talenti inespressi e insegnare l’arte dello storytelling e della narrazione. La scuola è dedicata a chi vuole scrivere racconti o romanzi, pubblicare un libro, scrivere una sceneggiatura per il cinema o la tv e insegna le tecniche della scrittura creativa. Si rivolge inoltre anche a chi nell’editoria desidera trovare un mestiere e vuole quindi imparare le tecniche di redazione editoriale.

Oltre ai corsi, Studio Baskerville offre consulenze editoriali per chi un romanzo lo ha già scritto e cerca un editing professionale o una scheda di lettura, o per chi lo sta scrivendo e vuole essere affiancato in sessioni individuali da un editor esperto.

I docenti sono: Nicolò La Rocca, Antonio Pagliaro, Francesco Romeo, Irene Chias, Alfonso Geraci, Marco Mondino più alcuni ospiti, fra i quali per esempio il grande scrittore inglese Roger Jon Ellory. Sul sito web, ogni docente ha la sua scheda. Lì è possibile leggere di cosa si occupa in particolare.

I corsi standard durano venti/trenta ore distribuite in un paio di mesi con lezioni in genere al sabato. A questi si aggiungono i corsi annuali che prevedono due/tre incontri mensili per l’intero anno accademico.

2) Quanti e quali programmi didattici proponete, perché e cosa prevedono?

La scuola propone diversi corsi di scrittura, che vanno dalla tecnica della narrazione all’accademia del poliziesco, ma anche corsi di traduzione letteraria. Sono corsi intensivi, molte ore in pochi giorni. C’è anche un corso annuale, con tempi dunque più lunghi, durante il quale gli allievi sono seguiti nella stesura di un’opera, un romanzo o una raccolta di racconti.

Il programma del corso principale, quello di Tecnica della Narrazione è il seguente: Cosa è una storia? – Lo spazio e il tempo narrativo – La storia leggibile e lo stile essenziale – Software di scrittura: guida all’uso – Come deve essere una buona trama e come crearla – La traiettoria emotiva analizzata con A.I. – Il personaggio – Il punto di vista – Incipit: agganciare il lettore e non mollarlo – Lasciare le cose a metà: il cliffhanger – Cosa è un colpo di scena e come crearlo – Il dialogo: l’arte di far parlare – La costruzione della scena – Come il cervello legge una storia – Storie e scienze cognitive – Pubblicare: agenzie letterarie ed editori. A tutto ciò si affianca il laboratorio con i testi dei corsisti.

3) Quali argomenti si studiano e quali tipi di esercitazioni proponete e perché?

Il programma l’abbiamo indicato nella risposta precedente. Un argomento secondo noi importante e spesso trascurato, al quale dedichiamo molto tempo, è il rapporto tra letteratura e neuroscienze ovvero: come legge una storia il cervello? Ci sono studi recenti che mostrano, con la risonanza magnetica, come zone del cervello rispondano alle parole scritte. Il cervello vive una simulazione e alcune sue zone si attivano in risposta. Le stesse regioni del cervello che elaborano la vista, i suoni, i gusti e il movimento nella vita reale vengono attivate quando siamo immersi in una narrativa avvincente. Cercheremo di capire quali frasi hanno determinati effetti e come migliorarle. Questo è il livello biologico. C’è poi un secondo livello, più alto, quello delle scienze cognitive. Cercheremo di capire come sfruttare alcuni limiti mentali, quali ad esempio la “Monkey mind” (ovvero quella parte del nostro cervello che non sta mai ferma e cerca di trovare un senso a ogni evento che accade) e la “Curse of Knowledge” (che è ciò che ci fa sembrare ovvio un problema che abbiamo risolto) per creare storie avvincenti.

Ogni argomento è poi base di una serie di esercitazioni laboratoriali. Durante il corso ogni allievo scrive un racconto, rispettando alcune condizioni. Al fatto teorico, nell’ambito del processo di apprendimento, bisogna dare un’attuazione pratica.

4) Quali tecniche narratologiche insegnate e perché, che autori prendete a riferimento?

La scuola di scrittura ha radici nella scuola attiva di John Dewey, uno dei padri dello strumentalismo, dell’attivismo. Un laboratorio di scrittura deve contemplare il sapere astratto delle tecniche, l’analisi delle forme e delle strutture della narrazione. Mettere ordine tra queste strutture, capire le possibili combinazioni e poi applicarle è il nocciolo di ogni scuola di scrittura.

In Italia non c’è una scuola consolidata. Negli Stati Uniti invece lo sanno da tempo: le università hanno nei loro programmi master di scrittura creativa e molti scrittori americani hanno studiato lì.

Scrive Pontiggia: “Non ho mai conosciuto nessuno che sia nato scrittore; ho conosciuto alcuni che sono diventati scrittori attraverso un tirocinio piuttosto duro che è fatto di prove, di crisi, di tentativi, di fallimenti, di frustrazioni, di momenti anche liberatori; un percorso impegnativo e faticoso, ben lontano da quella connotazione vagamente euforica che è implicita nell’aggettivo «creativo»”.

Noi ci ispiriamo dunque fondamentalmente a grandi docenti di scrittura anglosassoni: John Truby, Blake Snyder, giusto per fare qualche nome. Per quanto riguarda gli autori, spaziamo dalla fantascienza di Philip K. Dick allo stile asciutto di J.P. Manchette, dal passo breve di Raymond Carver alle pagine dense di suspence di Stephen King. Amiamo anche le incursioni nel cinema, American Beauty, Il Padrino, sono solo alcune delle pellicole che affrontiamo.

5) Dove si studia, come vengono svolte le esercitazioni e chi le giudica? Secondo quale criterio?

Lavoriamo con i corsisti nella nostra sede di via Giuseppe Sciuti, in zona Notarbartolo a Palermo. Non è previsto un vero e proprio giudizio, ma un’analisi condivisa, i docenti guidano i corsisti e questi ultimi interagiscono tra loro, discutendo di tecniche e contenuti.

5+1) Racconta (se possibile, a mo’ di racconto) un episodio riguardante la Scuola particolarmente interessante.

Più che un racconto, mi piacerebbe parlare di una nostra specificità. I due docenti di scrittura creativa costituiscono due esempi di opposte strategie nella costruzione della storia. Uno parte dai personaggi per arrivare alla trama; il secondo, al contrario, prima di iniziare a scrivere, definisce in modo accurato la trama e solo dopo definisce i personaggi. I corsisti hanno così l’opportunità di confrontarsi con due approcci alla scrittura molti diversi.

Il nostro sito web è www.studiobaskerville.com

 

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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