C-Incontri – le interviste – Federico Zagni – Efemera

C-Incontri  Le interviste (148)

 

Oggi su CSide Writer vogliamo parlarvi di un progetto fuori dai soliti schemi, di un progetto che parte dal presupposto che oltre ad avere un inizio avrà anche una fine. Un progetto a tempo, un progetto che a differenza di coloro che cercano l’immortalità preannuncia già un termine. Ma spiegato a questa maniera è troppo riduttivo, ecco perché oggi incontriamo Federico Zagni, proprio per parlare di efemera. C-uriosi? Io si!

CSW: Ciao Federico benvenuto nel salotto virtuale di CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro divano altrettanto virtuale, e solo per oggi anche un po’ effimero, posso offrirti qualcosa da bere?

FZ: Volentieri. Normalmente accetterei una birra, ma essendo sotto al cappello di efemera meglio optare per qualcosa di più ricercato… una blanche?

CSW: Efemera ha un’assonanza con effimero, inteso come di breve durata, ma il nome e il logo di questo progetto hanno in parte un’origine diversa. Ci racconti in breve com’è nata l’idea di questa iniziativa?

FZ: Beh, letteralmente il nostro eponimo è una specie di piccola libellula, che vola malino; anzi è un ordine di insetti, che mediamente vive (allo stadio adulto) molto poco: di norma un giorno. Ma non è solo sull’effimero che ci concentriamo scegliendo questa specie di totem. Le Efemere di norma hanno anche uno stadio larvale particolarmente lungo… non a caso la nostra prima call è STASI. Questa rivista compare dopo essere stata pensata a lungo, oltre a durare poco. Nasce come progetto di pubblicazione minimalista, nei tempi e nelle dimensioni, ma ambiziosa nel concetto. Più nello specifico lo spunto mi è venuto dalla quantità di immagini e scrittura, in senso lato, che ormai nascono e persistono sul web. Parole pensate che diventano dette e che rimangono, idealmente come su tavole di pietra, nella realtà invece perse e sparse come pietre in fondo a un mare.

CSW: Efemera è una rivista che svanisce, sono anche racconti che svaniscono. Una peculiarità che va contro corrente, oppure una trasposizione dell’era del web in cui l’eccesso di materiale on line fa in modo che di fatto molte cose spariscano nel caos digitale?

FZ: Hai centrato il punto. Nel nostro sito scriviamo che “efemera è una metafora della promessa disattesa che la rivoluzione digitale ci ha portato in dono. Tutto, in ogni momento, ovunque, per sempre. E invece no.”

Invece no perché la vita, purtroppo, non è così; non lo è nemmeno l’editoria classica, quindi figuriamoci un mondo fluido come quello delle riviste letterarie. L’intento è proprio quello di puntare lo sguardo su quanto poco conti (di solito) quello che facciamo, che diciamo, che scriviamo. Anche se a volte è meraviglioso, lo è solo per poco tempo, e questo non lo rende meno bello o importante. Mi azzardo ad aggiungere “al contrario!”. I racconti (e le fotografie, non dimentichiamo che la rivista includerà anche illustrazioni fotografiche) quindi compaiono, durano qualche settimana, e mentre passa il tempo divengono sempre meno leggibili, trasparenti, si si consumano, fino a scomparire. La rivista stessa sarà poi scaricabile o ordinabile solo per poco tempo. Non è un vezzo presuntuoso che mira ad invogliare alla lettura. È quello che succederebbe comunque, solo che noi lo rendiamo esplicito.

CSW: Stabilito che efemera avrà una durata temporale, che i suoi contenuti hanno una durata temporale. Come ci si può proporre per una pubblicazione, e soprattutto cosa prediligete per una pubblicazione?

FZ: Abbiamo deciso di assoggettare i racconti (che devono essere inediti) di questo primo numero solamente ad un tema, stasi appunto. Un tema volutamente lasco per non fungere da gradino d’ingresso, perché la stasi la puoi declinare in tanti modi. Non abbiamo posto alcun vincolo di lunghezza, perché tante volte mi è capitato di non trovare posto per i miei racconti troppo lunghi o troppo brevi. Un racconto funziona se ha la lunghezza che la sua storia si merita. Nemmeno sui generi poniamo veti, ma se il racconto è di genere puro (thriller, fantasy, erotico…) probabilmente ci incuriosirà di meno. Se invece è mainstream, o sospeso tra due crinali, o presenta anche solo qualche dettaglio di un genere, la sua storia con efemera inizia con le premesse migliori. Per graditissime proposte basta visitare la pagina sul nostro sito, e seguire le istruzioni; per il primo numero avrete tempo fino ai primi di dicembre; per avere info in più consiglio di vedersi il sito e seguirci sui social, le news escono tutte lì.

CSW: Solitamente a questo punto chiedo ai nostri ospiti quale potrebbe essere secondo loro il lato C della scrittura, ma per l’occasione ho pensato di modificare la domanda. Quale potrebbe essere secondo te il lato C di efemera?

FZ: Beh, se il lato A è l’effimero, e il lato B è il “poco ma buono”, io credo che il lato C di efemera possa essere l’umiltà. Proporre a una rivista nascente eppure morente significa accettare che quanto scriviamo/fotografiamo non cambierà il mondo, ma forse la giornata di una persona sì. Che abbiamo ancora tanto da imparare (noi e voi) e che la composizione è un foglio bianco che si cancella e si riscrive mille volte. Come la vita, no?

CSW: Un progetto appena nato, ma che ha una vita breve. Come pensi si evolverà? E soprattutto avrà tempo per evolversi, o il suo destino è già segnato?

FZ: Efemera si evolverà di certo, abbiamo già una serie di idee per farlo sviluppare nel corso del 2020, e lungo i sui quattro numeri. Ma finita la sua vita, efemera non può evolversi. Potrà forse trasformarsi, fungere da trampolino di lancio per qualcos’altro, progetti nuovi che in qualche modo traggano nutrimento dalla scomparsa del nostro piccolo insetto, come in un ciclo terricolo.

CSW: Grazie per essere stato con noi, spero non ti dispiaccia di lasciare la tua traccia sul Lato C. Prima di tornare nel lato effimero del web ci regali un C-saluto.

FZ: Un C-iao a tutti i lettori di C-Side-Writer e più in generale, a tutti i lettori, e speriamo di incontrarvi anche sulle pagine di efemera.

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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