C-Cinque + 1 – Improbabili – Manzoni e I Bravi

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

(Don Manzoni incontra i bravi)

di Liudmila Gospodinoff

Capitolo primo. Amava il lago di Como. Lo idolatrava smisuratamente. Per don Abbondio, quello specchio d’acqua, pura e romantica, rappresentava la sintesi perfetta tra natura e città. I viottoli che lo circondavano… No, riproviamo. Capitolo primo. Il lago di Como ha la forma di una ipsilon rovesciata. Lungo il braccio meridionale la costiera digrada verso i monti San Martino e Resegone. In quel punto… no, sembra un testo di geografia. Va bene far calare il lettore nella magia del paesaggio, ma io questo libro lo devo vendere. Non posso certo propinargli qualcosa che fa sbadigliare gli scolari.”

Manzoni passeggiava con le mani dietro la schiena, il dito indice infilato tra le pagine di un libro, a tenerne il segno. Perso nella foga dei pensieri, dimenticava di guardare il luccichio del lago e i monti che progettava di descrivere.

Dunque, riproviamo. Capitolo primo. Oh, lago di Como, che volgi le tue braccia protettive e calde, come quelle di una madre, verso… uhm… vuoi davvero scrivere questa robaccia stantia? Insomma, dai, impegnati un po’ di più.”

Il ramo basso di un albero, che lo colpì sulla fronte, diede un nuovo impulso alla sua ispirazione.

Capitolo primo. Quel lago del ramo di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli… Ci siamo!

A questo punto, Manzoni alzò gli occhi e vide una cosa che non si aspettava, e che non avrebbe mai voluto vedere. Due uomini erano proprio sulla biforcazione della strada che stava percorrendo. Uno era a cavalcioni di un basso muricciolo, l’altro appoggiato a esso, con le braccia incrociate sul petto. In un attimo, inquadrò la reticella verde che copriva loro il capo, il gran ciuffo di capelli, le pistole e il corno di polvere da sparo, i gonfi calzoni a sbuffo, il coltellaccio e lo spadone, e si sentì seccare la bocca. Dei bravi!

I due uomini si scambiarono uno sguardo in cui era evidente un muto messaggio. “È lui!”, parvero dirsi, e si mossero all’unisono, andandogli incontro.

Signor Manzoni – lo apostrofò uno dei due.

Lui accennò un goffo inchino spaventato. – Per servirvi – rispose.

Lei ha intenzione di scrivere un libro sul matrimonio di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, ci dicono.

Cioè – rispose, con voce tremante Manzoni. – Cioè. Lor signori sono uomini di mondo e…

Orbene – gli disse il bravo nell’orecchio, ma in tono solenne di comando, – il nostro signore, don Rodrigo, ci manda a dirle che non è cosa e, se lo farà, non se ne pentirà perché non ne avrà tempo.

Ma signori miei – protestò Manzoni con voce incerta, – ormai sono impegnato con editori e amici…

 

Ah! Lei conferma! – intervenne il secondo bravo, con una bestemmia. – E mi dica, come le è venuto in mente di scrivere di noi?

Signori miei – piagnucolò Manzoni, che già cominciava a sentirsi un vaso di coccio costretto a viaggiare tra vasi di ferro, – scrivere è il mio mestiere. E poi, capite, al giorno d’oggi il romanzo storico tira. Guardate il successo di Walter Scott, in Inghilterra. “Ivanohe” è un bestseller, io stesso l’ho letto nella traduzione francese, ma in Italia non c’è stato nessuno che abbia avuto la stessa idea. Bisogna saper cogliere a volo le occasioni.

Walter Scott! Quella è tutt’altra storia! – tuonò il primo de’ due bravi che aveva parlato. – Walter Scott ha scritto di persone importanti, nobili, cavalieri, come il nostro signore. Qui si parla di popolani. Contadini! Curati di campagna! Il protagonista è addirittura un filatore di seta!

Signori miei, non sono libero nelle mie scelte, credetemi. – Manzoni continuava a saettare sguardi tutt’intorno, ma non vedeva sopraggiungere nessuno da chiamare in aiuto. – È il romanticismo che me le impone. Mica posso fare di una contessa la mia protagonista, visto che è in voga un movimento artistico nato dalla borghesia. Però ho intenzione di popolare il mio romanzo con personaggi storici importanti, come Francesco Bernardino Visconti…

Il bravo si accigliò assai. – Ma ci è giunta voce che non ha intenzione di nominarlo – obiettò.

Un po’ di mistero ci vuole – ammise Manzoni. – Un personaggio detto l’Innominato incuriosisce i lettori. E, con l’analfabetismo che c’è in Italia…

Orsù – interruppe il secondo de’ due scagnozzi, – se la cosa avesse da decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Scommetto che adesso si lamenterà di tutte le difficoltà che sta incontrando nello scrivere di noi.

Esattamente! – esclamò Manzoni, prendendo la palla al balzo. – C’è la questione della lingua, sapete.

L’altro bravo eruppe in una risata tra lo sguaiato e il feroce. – Che fai? – chiese al compare. – Suggerisci una risposta a un signore che sa il latino?

Magari potessi adoperarlo, il latino – sospirò Manzoni. – Con quello, tra gente di lettere ci si intende. Ma questo libro è destinato a un pubblico più vasto e volersi far comprendere da tutti, nella Penisola, è un’impresa. Un siciliano non è neppure in grado di capire un napoletano, figurarsi un toscano o un piemontese. La lingua italiana? È tutta da inventare. Capite, signori, questa non è questione da poco, io questo libro lo devo scrivere, faccio parte di un piano nazionale. Tra poco sarà fatta l’Italia, e come ce la caveremo se non ci intendiamo tra noi? Pensate che, per riuscire a trovare una base comune a tutti, mi è toccato andare nell’unico luogo in cui i letterati parlano come i contadini.

Uno de’ bravi proruppe in una buona bestemmia. – Infatti, ci dicono che lei è andato a sciacquare i panni in Arno, come una lavandaia.

Eh, e ho la scrivania oberata di vocabolari. Ma lor signori sono troppo giusti, troppo ragionevoli…

E, per curiosità, per caso c’è qualcosa che non l’ha soddisfatta, in questa storia? – intervenne il primo de’ due scagnozzi, che pareva incuriosito.

Eccome! Ho un intero manoscritto con questa stessa trama. “Fermo e Lucia”, lo avevo intitolato, ma ho deciso di riporlo nel cassetto. Ci sono delle lungaggini e ho raccontato troppo di personaggi secondari, prima di far convolare a giuste nozze i due protagonisti, e così…

I due bravi presero a scuotere la testa. Uno dei due cavò dalla cintura il coltellaccio e glielo mise sotto al naso.

Lei mi sta dicendo che due poveracci metteranno in scacco il nostro signore, don Rodrigo? – ringhiò.

Manzoni sussultò, facendosi indietro. – Ma solo con l’aiuto della Provvidenza! – si affrettò a rispondere.

Basta così, col signor Manzoni non c’è da discutere. Ormai ci ha inteso. – Il secondo bravo girò intorno allo scrittore e gli sussurrò all’orecchio: – Se potessimo invertire i ruoli e fossi io a scrivere di lei, la mia penna sarebbe questo coltellaccio e ricamerebbe una bella storia sul suo panciotto.

Manzoni sudava freddo. – Disposto… sempre disposto all’obbedienza. – disse.

Siamo lieti di queste parole. – I due tristi figuri riposero le armi con un sogghigno. – E buonanotte, messere.

Si allontanarono, lasciandolo solo e tremante sul sentiero.

Manzoni emise un flebile lamento, prima di trovare la forza di fare un ultimo, disperato tentativo. – E se fingessi di aver trovato un manoscritto anonimo del XVII secolo? – chiese. – Il vostro signore sarebbe disposto a…

I due si voltarono, scuotendo all’unisono la testa.

Signor Manzoni, se ne dia bene per inteso – disse uno dei due, con un sorriso feroce. – Questo matrimonio non s’ha da fare!

i

 

cc  CSide Writer – Liudmila Gospodinoff 

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