C-Incontri – le interviste – L’ottavo Peccato – Scilla Bonfiglioi – Ira

C-Incontri  Le interviste (143)

Questo sarà un ciclo d’interviste dedicato alla collana “L’ottavo peccato” edito da delos digital e curata dallo straordinario Andrea Franco. Otto domande come gli otto peccati (sette capitali più uno che al momento non è dato a sapere). Cercando di seguire la logica della collana, CSide Writer ha pensato di incontrare gli autori degli episodi, in rigoroso ordine cronologico d’uscita. Otto domande che cercheranno d’entrare nella mente del mostro, che cercheranno di conversare con gli autori, che cercheranno di metterci faccia a facci con Ilario Belviso, anche se a dirla tutta non è proprio un bel vedere!

CSW: Ciao Scilla, bentornata su CSide Writer. Mentre aspettiamo che Ilario faccia la prossima mossa sulla scacchiera, posso offrirti qualcosa da bere dal nostro bar virtuale?

SB: Eccome, se puoi. Se bevi con me, anche meglio. Che ne pensi di un Girone dei Dannati? Vodka, Gin, Liquore Galliano, Rum Bianco, Tequila e assenzio. Tutti in parti uguali. Non è perfetto?

CSW: L’ottavo peccato è una serie che parla di un mostro, un uomo brutto, segnato dalla sindrome di Treacher Collins. Secondo te è più mostro Ilario Belviso, oppure sono più mostri i personaggi con i quali si trova ad avere a che fare?

SB: In tutti noi c’è un eroe che cerca di uccidere il mostro e un mostro che cerca di fare a pezzi un eroe. Ilario Belviso e i personaggi che lo circondano non fanno eccezione in questo. Il gioco più feroce è quello di cercare di mantenere in equilibrio questi aspetti e fare dei nostri lati oscuri i nostri migliori alleati. Aggirarsi tra i mostri altrui e guardarli attraverso la lente della propria mostruosità può dimostrarsi un grande dono. E, insieme, la più grande condanna.

CSW: Sette peccati capitali e a te è toccata l’ira. Come ti sei trovata con questo peccato?

SB: L’ira è un’emozione facile, tra tutti i peccati penso che sia quello che riesce ad abbracciare più persone in modo trasversale. Non tutti sono propensi all’invidia così come non tutti si abbandonano ai piaceri della gola. Ma, chi più chi meno, tutti quanti hanno sentito divampare dentro di sé le fiamme di una collera implacabile almeno una volta nella vita. È una sensazione primordiale, molto primitiva che nasce dalle radici. Per raccontare l’ira di Ilario Belviso, e con la sua quella di chiunque altro, mi è bastato raccontare la mia. Mi sono molto divertita. Si pensa che l’ira sia un sinonimo di rabbia. In verità l’ira è una vendetta che non è riuscita a farsi consumare. Quella che logora Achille, per intenderci. È un peccato che fa ardere gli eroi.

CSW: Peccati e peccatori, storie e scrittori. Il peccato simbolo del tuo racconto ti è stato assegnato oppure lo hai scelto tu? Ci racconti com’è avvenuta l’assegnazione, o la scelta?

SB: Me lo sono accaparrato appena possibile! Ho in simpatia la maggior parte dei peccati capitali, almeno quattro su sette. L’ira è sicuramente in pole position, anche se non è il primo peccato della mia top seven. Se fossi stata più veloce a rispondere all’appello di Andrea Franco, forse ne avrei scelto un altro.

CSW: Se ti avessero chiesto di scegliere uno degli altri peccati quale avresti scelto? Perché?

SB: La superbia, appunto. Il peccato che ha decretato la caduta dell’angelo Lucifero è di sicuro il mio preferito. Sono felice che sia capitato nelle mani sapienti di Alberto Odone, che ha aperto magistralmente questa serie. Subito dopo, avrei scelto la lussuria. Ma già Guido Anselmi ha saputo tirarne fuori il meglio.

CSW: Parlando invece di Ilario Belviso, quanto è difficile tracciare i tratti di un personaggio così particolare e rimanere coerenti sul soggetto, avendo a che fare con altre abili penne?

SB: Prima e durante il lavoro di scrittura, ci siamo trovati tutti a condividere idee e informazioni su Ilario Belviso e sui comprimari principali del suo universo, riempiendo uno scheletro di informazioni che Andrea Franco aveva già delineato. È stato splendido, per me, lavorare insieme ad autori così validi nella tessitura di un arazzo narrativo come quello dell’Ottavo Peccato e molto emozionante osservare le idee e leggere i racconti di chi ha preso parte a questo progetto. Ho trepidato letteralmente di curiosità, durante la stesura del lavoro di Antonio Tenisci, che nella serie precede immediatamente il mio. E i confronti in piena notte con Luca di Gialleonardo per curare i raccordi tra il mio racconto e il suo, che segue l’Ira, sono stati giochi di incastro entusiasmanti. Credo che ognuno di noi abbia esplorato in modo diverso Ilario Belviso, leggendo facce differenti di un unico diamante. Ho amato molto questo personaggio.

CSW: Solitamente a questo punto chiedo ai nostri ospiti quale potrebbe essere secondo loro il lato C della scrittura, ma per questa occasione la domanda devo per forza modificarla. Quale potrebbe essere secondo te il lato C di Ilario Belviso?

SB: Hai presente la storia di Medusa, no? In una delle tante versioni del suo mito, era una giovane sacerdotessa di Atena. Violentata da Poseidone all’interno di uno dei templi dedicati alla dea, viene punita da Atena per non essere più casta, ormai, e mutata così in mostro. Ma perché Atena avrebbe dovuto punire una delle sue più care sacerdotesse che come unica colpa aveva quella di avere subito violenza? È assurdo. Sappiamo dalle descrizioni che la dea le dona denti acuminati per mordere e difendersi; capelli di serpente che possano vedere bene e proteggerla, mani di bronzo per afferrare con forza e ali d’oro sulla schiena. I serpenti appartengono al regno dell’oltretomba, le ali d’oro simboleggiano i cieli dell’Olimpo. Ecco che la sua “mostrificazione” non è più la punizione per una colpa ingiusta, ma un dono che la ricompensa per l’orrore subito. In questo modo, Medusa appartiene a più di una dimensione e può muoversi tra i mondi. Ilario Belviso è mostrificato allo stesso modo. Appartiene ai mostri e ci si muove attraverso, con il potere di osservarli da dietro la lente della sua stessa mostruosità. E non è questo un meraviglioso lato C?

CSW: Grazie per essere stata con noi, finalmente Ilario ha fatto la sua mossa. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

SB: Scacco matto, babies. Grazie a voi per essere stati con me, per avermi concesso di condividere piccoli pezzi di mostro. Il peccato è meno piacevole, se non si gusta in compagnia.

 

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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