C-Cinque + 1 – giornalista – Tjuna Notarbartolo

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con chi della scrittura ne ha fatto un mestiere, per chi della notizia ne ha fatto un mestiere, per chi queste notizie cerca di divulgarle!

1) Ciao Tjuna. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Scrivo da una trentina d’anni. Ho scritto un mare di articoli ed una decina di libri, tra saggi, romanzi e racconti. Leggo moltissimo, per forza di cose. Visto che dirigo il premio Elsa Morante e già, solo lì, arrivano circa 200 libri all’anno. Poi ci sono i libri a cui autori o editori mi chiedono di fare introduzioni o presentazioni. Insomma, è una vita nella scrittura.

2) Di tutto quanto hai prodotto come giornalista, di cosa sei più fiera e perché? Preferibilmente un solo argomento.

Come specializzazione, mi occupo di ritmica letteraria. Ho scritto anche molto d’arte, ma ciò di cui vado più fiera, è l’essermi occupata di tematiche difficili e controverse, come i danni da vaccino, di cui, in Italia, è praticamente vietato parlare.

3) Consigli per chi si approcci adesso al giornalismo: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Prima di tutto leggere, capire, approfondire. No improvvisarsi mai. Perché solo così si costruiscono credibilità e prestigio.

4) Di che argomento ti stai occupando in questo periodo e/o di cosa vorresti poter parlare nei tuoi articoli?

Mi sto occupando, oltre che di letteratura, il mio cavallo di battaglia, anche di medicine naturali in contrapposizione con la corruzione politica che ha trasformato il mondo della sanità pubblica.

5) Quale giornalista, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Orson Welles, per dirgli che condivido tutto di lui, Marshall mc luhan, per dirgli che è il mio insperato maestro, e Indro Montanelli, col quale ho un piacevole debito per gli inizi più importanti

5+1) Raccontati in un racconto.

Ero una ragazzina timida e introversa che scelse il giornalismo pensando che, dovendo scrivere, non avrebbe dovuto parlare troppo, né avere troppo a che fare con gli altri. Poi, ironia della sorte, il mio percorso si è sviluppato passando anche attraverso esperienze televisive, con Rai sat ed altri canali, e facendo conferenze, per cui la parola scritta andava rappresentata, con gran sofferenza per la mia timidezza e la mia introversione. Ho amato vivere, per il giornalismo, abitando diverse città: Milano, Parigi, Roma, poi di nuovo Napoli, trascinandomi dietro una macchina da scrivere (ebbene sì, il mio era il tempo della macchina da scrivere), con la quale ero in grado di stilare articoli su articoli, anche nelle peggiori condizioni, anche tenendola sulle ginocchia. Il finale è forse la totale dedizione all’editoria, o forse un ritorno alla televisione. Ma chi può dirlo? Non è finita finché non è finita.

Grazie, Tjuna, per averci portato la tua esperienza tra le parole con piacevolezza e determinazione. Grazie per tutto quello che fai per il Premio Elsa Morante. Canestrini per il tuo futuro di scrittrice, sotto qualunque punto di vista tu voglia attuarlo.

Grazie a te, Salvatore, perché smuovi il fuoco delle braci dei ricordi sotto la cenere del presente istituzionalizzato, ed usi la curiosità, che è un grande strumento a servizio della conoscenza e della cultura.

 

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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