C-Incontri – le interviste – L’ottavo Peccato – Alberto Odone – superbia

C-Incontri  Le interviste (138)

Questo sarà un ciclo d’interviste dedicato alla collana “L’ottavo peccato” edito da delos digital e curata dallo straordinario Andrea Franco. Otto domande come gli otto peccati (sette capitali più uno che al momento non è dato a sapere). Cercando di seguire la logica della collana, CSide Writer ha pensato di incontrare gli autori degli episodi, in rigoroso ordine cronologico d’uscita. Otto domande che cercheranno d’entrare nella mente del mostro, che cercheranno di conversare con gli autori, che cercheranno di metterci faccia a facci con Ilario Belviso, anche se a dirla tutta non è proprio un bel vedere!

CSW: Ciao Alberto bentornato su CSide Writer. Mentre aspettiamo che Ilario faccia la prossima mossa sulla scacchiera, posso offrirti qualcosa da bere dal nostro bar virtuale?

AO: Un buon tè verde Sencha, so che non fa molto autore di thriller ma immaginatemi come uomo della yakuza.

CSW: L’ottavo peccato è una serie che parla di un mostro, un uomo brutto, segnato dalla sindrome di Treacher Collins. Secondo te è più mostro Ilario Belviso, oppure sono più mostri i personaggi con i quali si trova ad avere a che fare?

AO: Nel mio “peccato” Ilario si trova a che fare con criminali pericolosi, che non hanno scrupoli a uccidere, quindi direi che, apparenze a parte, al confronto lui è un efebo dai tratti apollinei.

CSW: Sette peccati capitali e a te è toccata la superbia. Come ti sei trovato con questo peccato?

AO: Non credo che gli scrittori abbiano il compito di rivelare se stessi, come scrisse Pessoa “Il poeta è un fingitore” (e anche Borges sarebbe d’accordo), quindi dobbiamo essere capaci di esplorare e rendere ogni piega dell’animo. Anche se qualcuna ci è più congeniale di altre.

CSW: Peccati e peccatori, storie e scrittori. Il peccato simbolo del tuo racconto ti è stato assegnato oppure lo hai scelto tu? Ci racconti com’è avvenuta l’assegnazione, o la scelta?

AO: Devo dire un po’ casuale, c’erano altri due tre peccati che mi sarebbero piaciuti.

CSW: Se ti avessero chiesto di scegliere uno degli altri peccati quale avresti scelto? Perché?

AO: Penso la lussuria, lo trovo quello narrativamente più interessante, con più potenzialità di sviluppo. Ma è finito in buonissime mani.

CSW: Parlando invece di Ilario Belviso, quanto è difficile tracciare i tratti di un personaggio così particolare e rimanere coerenti sul soggetto, avendo a che fare con altre abili penne?

AO: Il fatto di essere stato cronologicamente il primo mi ha facilitato, ho dovuto adattarmi meno degli ultimi. Poi due fattori hanno reso il lavoro molto facile e piacevole: la minuziosa regia di Andrea Franco, e la bravura e l’elasticità dei miei colleghi, autori con cui mi piacerebbe lavorare ancora.

CSW: Solitamente a questo punto chiedo ai nostri ospiti quale potrebbe essere secondo loro il lato C della scrittura, ma per questa occasione la domanda devo per forza modificarla. Quale potrebbe essere secondo te il lato C di Ilario Belviso?

AO: il fatto che, a dispetto di tutti i suoi peccati, alla fine rimarrà un innocente. E per sapere come dovete leggervi tutte e otto le storie.

CSW: Grazie per essere stato con noi, finalmente Ilario ha fatto la sua mossa. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

AO: Peccatori di tutto il mondo unitevi!

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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