C-Cinque + 1 – Editoria – Vincenzo Vizzini

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia

Cinque domande + 1, adattate questa volta in uno speciale per parlare con gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, per scoprire cosa c’è dietro le quinte, per scoprire un mestiere che rimane in qualche modo nascosto ma che tutti vedono quando poi alla fine leggono un libro!

 

 1. Ciao VV. Presentati in poche parole, dicci chi sei e di cosa ti occupi.

Ciao a tutti. Mi chiamo Vincenzo e sono un invidiato pensionato che ha fatto di una sua passione tra le tante, un’occupazione a tempo pieno. Spazio dal lavoro di editor per diverse case editrici a quello di scrittore di racconti e romanzi. Inoltre curo la collana di gialli in formato Ebook Delos Crime e sono vicedirettore della rivista per scrittori Writers Magazine Italia. A tutto ciò aggiungo l’attività di docente del corso di scrittura creativa Lettera32.

2. Qual è la cosa che ti piace fare di più e quella che ti piace meno del tuo lavoro?

Mi piace molto scrivere storie perché mi permette di diventare chi voglio e vivere in mondi molto diversi per epoca e costumi. Quello che mi piace di meno è che non ho abbastanza tempo per fare tutto quello che serve nella vita di tutti i giorni oltre alle idee che ho in testa.

3. Quanto reputi che il tuo lavoro sia apprezzato dagli scrittori e/o dagli editori?

Questa è una domanda molto difficile, perché se da una parte uno scrittore deve avere un ego quasi smisurato per resistere alle prove a cui ti sottopone la scrittura, dall’altro deve avere anche una scorta di umiltà pressoché infinita per lo stesso motivo. Quello che posso dirti è che l’esperienza con Mondadori e con la Delos mi ha dato la carica per perseverare e i frutti si stanno vedendo con Fanucci che ha pubblicato ben due romanzi di cui sono autore insieme al bravissimo Luigi Brasili: Cheope, L’immortale e Il Re Scorpione, il primo e l’ultimo in ordine di uscita della serie Il romanzo dei Faraoni che comprende anche Akhenaton, Tutankhamon, Ramses e Cleopatra.

4. Che difficoltà incontra e che consigli daresti a chi vuole fare il tuo mestiere?

Il classico, ma anche il più vero è: leggere leggere leggere, scrivere scrivere scrivere. Ma anche capire che devi imparare a parlare la lingua, sia quella tecnica che quella strutturale, del mondo dell’editoria, dove per strutturale intendo quello che un editore si aspetta da te.

5. Qual è stato il momento lavorativo di cui vai più fiero?

Proprio pochi giorni fa, uno degli esordienti che ha partecipato a uno dei corsi di scrittura che tengo, è stato vincitore di un concorso di prestigio a livello nazionale. Lui abita in una cittadina ricca di vitalità e che vuole riportare la cultura al centro della propria identità. Così lo hanno invitato a presentare nelle scuole il racconto con cui ha vinto il concorso. Hanno invitato anche me, e vederlo presentarsi di fronte a questi ragazzi con tanta grinta e voglia di contagiarli della sua stessa passione per la lettura e la scrittura, mi ha fatto sentire di aver lavorato bene.

La conferma mi viene dai numeri di vendita del manuale di scrittura creativa Come si scrive un racconto edito da Delos in formato EBook, ma c’è anche il formato cartaceo (https://www.amazon.it/scrive-racconto-scrittura-Scrivere-narrativa-ebook/dp/B01NAEAPC9/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&keywords=come+si+scrive+un+racconto&qid=1561385713&s=gateway&sr=8-1)

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5+1. Raccontaci (se possibile, a mo’ di racconto) un episodio particolarmente piacevole o spiacevole che hai vissuto facendo il tuo lavoro.

Avete portato il vostro racconto di fine corso? – Vincenzo alzò lo sguardo dai fogli pieni di segnacci rossi che teneva tra le mani; gli stessi che gli esordienti scrittori gli avevano recapitato il giorno prima intonsi.

Elisa sbirciò sperando che il suo racconto si fosse salvato dal giudizio della penna rossa dell’editor.

Dopo aver assistito ai rimbrotti che i suoi compagni avevano subito da Vincenzo, era sicura di aver speso male i suoi risparmi. Lei scriveva per metter bene in chiaro quello che la circondava, un modo per staccare dal fondo dell’indifferenza gli esseri umani che incontrava, per dare loro un’anima, oltre che un corpo. Una scrittura molto intimista, la sua. Di sicuro il docente non avrebbe apprezzato.

Invece, quando venne il suo turno, il foglio era quasi intonso, solo qualche segnetto qua e là messo con sapienza e che permetteva al suo testo di raggiungere l’obbiettivo che si era posto, senza snaturare l’anima della sua scrittura, il suo stile.

Come hai fatto a diventare me? – fu l’unica cosa che riuscì a dire rivolta a Vincenzo.

Grazie, Vincenzo, per la simpatia e la competenza, per l’amicizia che ci accomuna da tempo tra le parole. A presto. Canestrini per tutto ciò che ti piace e vuoi realizzare da qui in poi.

Grazie a te per avermi voluto presentare ai tuoi lettori.

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli e Lucia Coluccia  

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