C-Cinque + 1 – Improbabili – Dr. Manhattan

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + una al proprio creatore

(Il dottor Manhattan di Watchmen interroga il suo creatore, il geniale fumettista Alan Moore)

È il 1985.

Il mondo è un’ucronia.

Stati Uniti e URSS sono sull’orlo di una guerra nucleare. I supereroi esistono, sono vivi, e fino a qualche anno fa hanno servito la società, combattendo il crimine. Un decreto, tuttavia, li ha appena dichiarati fuorilegge, costringendoli a togliere maschera e mantello, eppure… con il mondo che si trova sull’orlo di un conflitto epocale, l’unico deterrente nucleare a favore degli USA è il supereroe più forte di tutti i tempi, il dottor Manhattan, una sorta di Dio immortale, invulnerabile e indistruttibile. Un uomo che, a causa di un esperimento sui campi intrinseci, si è trasformato in un essere sovrannaturale in grado di governare la materia a suo piacimento. Un essere, tuttavia, sempre più distante dalla dimensione umana, e sempre più vicino a quella divina.

Ho sempre pensato che, se il dottor Manhattan è in grado di governare la materia e di prevedere il proprio futuro, allora è anche in grado di governare tutto lo spazio-tempo, in una maniera forse per noi inconcepibile. E se è in grado di fare questo, allora è anche in grado di intervistare il proprio creatore, Alan Moore.

Ed è quello che si accinge a fare, infatti…

Dottor Manhattan: Salve, Alan. Un piacere vederla. Mi dica, in poche parole, come l’è venuto in mente di scrivere di me.

Alan Moore: Salve, dottore. La trovo in forma (ride). Banalmente, ho sempre avuto il desiderio di scrivere di Dio, o di un dio, in maniera originale. È lei è quanto di più vicino a Dio io abbia mai scritto.

D.M. Che difficoltà ha avuto a ideare l’ambientazione in cui calare le mie storie e quali a caratterizzare me e i miei coprotagonisti?

A.M. Diciamo che l’ambientazione mi è venuta abbastanza agevolmente. Per i co-protagonisti, be’, devo dirle che ce li avevo tutti in mente ancor prima di cominciare a scrivere, a parte quel suo amico/collega, Rorschach, sa… lui è un po’ troppo nervosetto per i miei gusti. Mi ha fatto tribolare mentre ne scrivevo, mi creda.

D.M. Nervosetto? Perché non ha mai visto me quando mi arrabbio… Sa che potrei trasformare un pianeta in una piuma? Ma lasciamo stare, e torniamo alle domande: pensa di scrivere altre storie che mi riguardano o che s’incentrino su uno dei miei compagni di avventura?

A.M. Francamente? No. Quello che dovevo dire di lei e dei suoi amici l’ho già detto; ma può ben immaginare che ci sarà qualcun altro che sfrutterà queste storie, dopo Watchmen… Sa, un capolavoro del genere non viene pubblicato tutti i giorni (sorride, tronfio).

D.M. Modesto come sempre, vedo. A questo punto mi chiedo: c’è qualcosa che non l’ha soddisfatta delle mie storie o qualcosa che avrebbe voluto cambiare, con il senno di poi?

A.M. No e no, a entrambe le domande. La sua storia è perfetta, come quelle dei suoi compagni. Come tutto ciò che scrivo, a pensarci bene.

D.M. Vedo che non sono il solo a credersi un dio. Se potessimo invertire i ruoli e fossi io a scrivere una storia con lei protagonista, che tipo di storia sarebbe e di cosa vorrebbe parlassi?

A.M. Di nulla. La mia vita, tutto sommato, è stata poco interessante al cospetto della sua, di quella di Rorschach, del Comico e degli altri suoi compagni di ventura.

D.M. Mi racconti, in forma di racconto, qualcosa del mio passato o del mio futuro che non è ancora nota.

A.M. Dopo la sconfitta di Ozymandias, hai capito che la Terra non faceva per te.

Problemi troppo piccoli, per persone che si ritenevano troppo grosse. Guerre infinite che non portavano a niente, violenza inaudita senza uno scopo. Non sapevi se un Dio esistesse o fosse mai esistito, e non potevi sapere se l’uomo fosse stato in qualche modo creato, generato o pensato, ma di una cosa eri sempre stato sicuro: se un Dio esisteva, l’uomo non era stato fatto a sua immagine. Non potevano essere questi i piani di una mente superiore.

Per questo sei andato via, verso altre galassie.

Per questo hai deciso di porre rimedio agli errori dell’evoluzione.

Per questo hai compiuto l’ultimo passo, quello mancante per arrivare al totale distacco dalla dimensione umana: la creazione.

Per questo hai creato la vita. Una vita. Migliore di quanto non abbiano fatto gli altri, prima di te.

E questo è tutto. Mi stia bene, dottore.

i

 

cc  CSide Writer – Diego Di Dio    

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