C-Cinque + 1 – Diana Lama

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

1. Ciao Diana. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao, ho iniziato a scrivere attorno ai trent’anni, i primi tre libri in coppia con un amico, con cui vinsi il Premio Alberto Tedeschi 1995. Sono ormai tantissimi anni che scrivo da sola, thriller ovviamente, e sono pubblicata in Italia e tradotta in vari paesi esteri. Leggo di tutto, sono onnivora e ho bisogno di leggere come di respirare. Una quota è costituita dai thriller, suspense, noir o gialli che siano, ma non solo. Amo la letteratura anglosassone, i classici di qualunque paese, e poi fantascienza, letteratura di genere di ogni tipo, biografie, libri di storia di determinate epoche, filosofia, esoterica e cose che suscitano la mia curiosità. Praticamente quasi tutto.

2. Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché?

Probabilmente sceglierei L’Anatomista (Editore NEWTON COMPTON), forse è quello che ha ricevuto maggiori apprezzamenti di pubblico, ma per uno scrittore è difficile scegliere, è come chiedere a una madre a quale delle tue creature vuoi più bene. L’Anatomista è un thriller ben strutturato, un voltapagine come è stato definito, cioè un libro che non si riesce a smettere di leggere fino alla fine. Lo ritengo un gran bel complimento. Per me che cerco di creare emozioni, questo è il miglior risultato.

3. Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Fare: leggere tanto, confrontarsi e chiedersi con umiltà se si è in grado, nel settore scelto, di offrire qualcosa interessante e godibile. Non è il mondo che si deve accorgere di te che sei speciale. La scrittura è un servizio che si offre all’infinito mondo dei lettori per, di volta in volta, intrattenere, divertire, istruire, distrarre, far sognare, immaginare, volare.

Non fare: mai pubblicare a pagamento. Un libro passa attraverso una serie di forche caudine necessarie: agente, editore, editor, critici. E a volte, nonostante tutto, non è ancora un buon libro. Figuriamoci se è privo del filtro di un valutatore estraneo e disinteressato. (Non fanno parte di questa categoria cugini, nonne e mamme).

I sopra citati professionisti del settore invece badano a che il libro sia in primis ben confezionato e fruibile, poi, in rari casi felici, buono da leggere, conservare e rileggere, in altri ancora più rari, un capolavoro che solo a guardarlo ti renda contento di far parte del genere umano.

4. Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Ho appena terminato il mio ultimo romanzo, ma non ho ancora iniziato le correzioni. Sto scrivendo un racconto per un’antologia. Sto iniziando a pensare al mio prossimo libro.

5. Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Ho avuto la fortuna di conoscere alcuni dei miei autori preferiti. Se potessi, però, mi piacerebbe sapere da Thomas Harris perché dopo Il silenzio degli innocenti e Il delitto della terza luna (Red Dragon), non ha scritto più niente di così eccezionale. Oppure chiederei ad Harper Lee, se fosse viva, perché non ha scritto altro di meraviglioso dopo Il buio oltre la siepe (lasciando perdere inutili operazioni speculative quasi postume). Ma penso che forse alcuni grandi scrittori abbiano dentro di sé un numero limitato di capolavori da poter trasmettere.

5+1. Raccontati in un racconto – hai max 500 battute, da utilizzare in forma di racconto, con un inizio, una parte centrale e una fine, per dirci qualcosa di te.

Ho sbagliato ad accendere tante candele? Mi era sembrata una buona idea, poter scrivere alla luce delle piccole fiammelle agitate da lievi aliti di vento.

Ma adesso, due ore dopo, non ne sono più così sicura. Fuori è notte fonda, le vetrate rispecchiano le luci delle candele all’infinito, molteplici spiritelli arancioni che volteggiano, saltano, si piegano al soffio prepotente della burrasca che si è avvicinata di soppiatto mentre iniziavo a delineare i primi contorni di una morte, di un omicidio.

Sono sola in casa.

Da qualche parte una finestra si apre di schianto, la corrente di aria fredda si precipita dentro il salone con l’irruenza di un fiume trattenuto troppo a lungo, e traccia un sentiero di distruzione lungo una fila di candele, mi turbina attorno, scompare da dove è arrivata. Nel silenzio, mi accorgo che metà della stanza è rimasta nelle tenebre. Un’oscurità profonda come velluto nero.

E all’improvviso, da quel ventre buio, mi arriva, chiarissimo, un fruscio.

Grazie Diana, sono lieto della tua presenza qui e ho goduto del tuo racconto finale.

Grazie a te.

cc  CSide Writer – Salvatore Stefanelli  

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