C-Incontri – le interviste – Maria Teresa Valle

C-Incontri  Le interviste (128)

 

Oggi su CSide Writer abbiamo il piacere di ospitare Maria Teresa Valle, abile scrittrice di gialli, ci sediamo a chiacchierare con lei del suo ultimo libro “Delitto a capo Santa Chiara” (Fratelli Frilli), ma anche di giallo, di storia e di Lato C ovviamente!

CSW: Ciao Maria Teresa benvenuta su CSide Writer, io e la biologa Maria Viani ti stavamo aspettando, immagino vi conosciate, mentre ti accomodi nel nostro salotto virtuale posso offriti qualcosa da bere? Lei ha preso dello Sciacchetrà, tu che prendi?

MTV: Grazie dell’invito. Io, al contrario di Maria Viani, sono astemia. Lo so, non è una buona presentazione per una autrice di galli, ma è la realtà. Lo Sciacchetrà lo scolerà tutto lei. Io berò un tè, che fa molto Agatha Christie.

CSW: Delitto a capo Santa Chiara è una storia a cavallo fra due momenti temporali ben definiti. Come è nata l’idea per questa storia? E come mai hai scelto di ambientarla in quel preciso periodo storico?

MTV: Passeggiando una sera a Boccadasse con il mio consorte mi sono trovata davanti a una villa disabitata. Lo stile era un chiaro richiamo all’architettura di Gino Coppedé, un architetto molto moto a Genova negli anni venti, che, insieme al fratello, ha realizzato parecchie opere in stile liberty e altre che richiamano i castelli medioevali. La visione, sotto i fanali della strada, davanti al mare di Capo Santa Chiara, è stata così evocativa che sono rimasta aggrappata alle sbarre del cancello di ferro e non mi volevo più staccare. Immediatamente è partita nella mia testa la storia della morte di una bella contessa che poteva aver abitato quella casa sontuosa. L’età della villa ha deciso l’epoca della morte, ma le vicende precedenti dovevano essere avvenute in un luogo altrettanto evocativo. L’avere letto qualche tempo prima la vicenda dei soldati italiani in Libia e il triste destino dei figli che essi hanno avuto dalle ragazze locali ha fatto il resto. Mi sono convinta che questo episodio della storia, così poco conosciuto, meritasse di essere ricordato.

CSW: Maria Viani è la protagonista seriale di molti tuoi libri, forse te lo hanno già chiesto, ma in questo caso mi ripeterò. Quanto c’è in comune fra voi, oltre a una parte del nome ovviamente?

MTV: Nata inizialmente da una mia costola, nel tempo ha assunto via via una sua prepotente presenza che prescinde a volte dalla mia volontà. Conserva sicuramente il carattere che le ho dato, cioè il mio, ma vive di vita propria, agisce come le pare e spesso sfugge al mio controllo. Una ribelle, insomma. E ne sa qualcosa il povero marito, Francesco.

CSW: Tornando al libro, ho trovato davvero interessante la figura del commissario Damiano Flexi Gerardi, tanto da sentirne la mancanza alla fine. Tornerà in qualche tua nuova storia oppure si tratta solo di un’apparizione fugace?

MTV: Damiano Flexi Gerardi mi ha fatto innamorare, tanto che sto tentando di scrivere una storia che lo vede protagonista, estromettendo per questa volta Maria. Mi raccomando, non fateglielo sapere, altrimenti chi la sente quella!

CSW: Questo è il momento della domanda che proponiamo a tutti gli amici e le amiche che vengono a trovarci nel nostro salotto. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura?

MTV: Ho riflettuto molto su questa domanda e credo di poter rispondere che il lato C della scrittura è… quello che non è scritto! Mi spiego. Quando ciò che leggi suscita nella tua mente emozioni, visioni come ti trovassi in un film, o provi un terremoto dentro di te, ti viene da piangere e anche da ridere e ti chiedi, ma questo di cui parla l’autore, sono io? E non ti staccheresti mai da quelle pagine, e non vuoi spegnere la luce e dormire, o, se lo fai, vorresti sognare quello che hai appena letto e vai oltre, ma oltre, e pensi, pensi, e vedi un mondo di là, guardi nella tua anima, ma di tutto ciò non c’è una riga, non una parola… allora quello è il lato C della scrittura. Quello che non è scritto, ma c’è. Non tutti quelli che scrivono lo hanno. Fortunato il lettore che lo trova.

CSW: Giallo e investigazione sono le passioni di Maria Viani, ma non solo le sue. Tu giochi con il lettore fornendo gli indizi secondo la migliore tradizione del giallo fino alla rivelazione finale. Quanto è complesso creare depistaggi credibili e quanto è necessario secondo te?

MTV: No, no, non sono depistaggi. Sono le normali domande che ci si pone durante un’investigazione. A me piace che il lettore giochi a cercare di scoprire chi può essere il colpevole. Maria è un’entusiasta, ma spesso prende cantonate. Il lettore non deve scoraggiarsi e provare a seguire gli indizi, che spesso sono abbastanza logici da consentire la risoluzione. Forse in questo ultimo romanzo non è proprio così. Confesso che per la prima volta ho cambiato il colpevole in corsa. Non lo faccio mai.

CSW: Trama e personaggi, delitti e investigazioni. Mentre aspettiamo di trovare Maria Viani impegnata in qualche nuova indagine, ci puoi svelare se hai già in preparazione qualche nuova storia curiosa da proporle?

MTV: In questo ultimo noir, “Delitto a Capo Santa Chiara”, avevo intenzione di estromettere Maria. Però, arrivata a pagina 30 del manoscritto, lei è comparsa! Accidenti! Ora sto riprovando la stessa operazione. Ho un personaggio che mi piace, come ho detto prima, Damiano Flexi Gerardi. Vediamo se riesco a liberarmi, almeno per un po’ di Maria. Un problema è il nome del Commissario. Troppo complicato. Vedrò se si può semplificare in un più abbordabile “Damiano Gerardi”, senza che lui si offenda. La storia ce l’ho tutta in testa. Mi sto documentando, perché, come al solito c’è un preciso evento storico che fa da “leit motive”.

CSW: Grazie per essere stata con noi assieme a Maria, ormai la bottiglia di Sciacchetrà è finita. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

MTV: Approfittando del fatto che Maria, essendosi scolata tutta la bottiglia da sola, non si è accorta del mio tradimento, saluto tutti: che il lato C sia sempre con voi e con me, naturalmente!

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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