C-Editoriali – Il museo delle macchine da scrivere

C-Editoriali Divagazioni sul tema (60)

Il museo delle macchine da scrivere

L’Italia è piena di posti spettacolari da visitare, ognuno per un motivo diverso ognuno con una peculiarità diversa, non potrebbe essere da meno il museo delle macchine da scrivere. Io l’ho visitato con mia figlia di 13 anni e questo mi ha fatto tornare 

indietro nel tempo, a quando “giocavo” con una vecchia Olivetti lettera 22.

Ma cerchiamo di andare in ordine.

Il museo si trova nel paesino di Parcines piccolo borgo tipico altoatesino alle porte di Merano ed è dedicato a Peter Mitterhofer inventore della macchina da scrivere (ma qui ci avventureremo nei dilemmi storici del tipo Meucci – Bell per il telefono). Per trovare il museo dovete sapere che esiste (adesso lo sapete), non troverete grandi insegne, nonostante sia unico nel suo genere.

Ma non voglio parlarvi delle 2.000 macchine da scrivere esposte, si avete letto bene duemila per tre piani di museo, non vi voglio neppure parlare delle differenti macchine da scrivere a partire dagli esemplari in legno fino 

ad arrivare a quelle per non vedenti, e non voglio parlavi neppure della macchina Enigma, quella utilizzata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per crittografare le proprie comunicazioni. Quello che vorrei trasmettere è l’esperienza in sé, che secondo me non può essere fatta da soli, ma accompagnati da qualcuno che non ha mai utilizzato una macchina da scrivere.

In sostanza o si è degli appassionati, ma anche degli esperti per apprezzare davvero i pezzi esposti, oppure si deve affrontare il museo come un’esperienza diversa, insolita.

 

Il dubbio che mia figlia si sarebbe annoiata mi ha turbato fino a quando non abbiamo trovato una macchina da scrivere messa a disposizione di chi voleva provarla. Da notare che prima siamo pure passati da una replica funzionante della macchina Enigma, che sì è sembrata interessante, ma è nulla in confronto alla possibilità di poter pigiare su un tasto e vedere un carattere imprimersi su un foglio.

Meraviglia delle meraviglie, non serve avere a disposizione migliaia di Font di carattere quando puoi scoprire che “scrive anche maiuscolo!”. E se poi scopri che la Z non è al suo posto, allora la password “qwerty” non ha più senso. Per non parlare del fatto che manca il numero 1 e lo 0 ovviamente. Mentre io gironzolavo fra un modello e il successivo, sentivo in lontananza delle dita che battevano veloci sui tasti, che sorridevano a sentire il campanellino di fine pagina, mentre una voce sorpresa mi chiedeva come si faceva andare a capo senza il tasto “invio”. Poi a sorridere sono stato io quando ho sentito dire “sono come Jessica Fletcher” perché l’unica macchina da scrivere vista in televisione è quella della serie “La signora in giallo”.

 

Insomma un viaggio che per molti italiani è decisamente impegnativo (se andate a vedere dove si trova), ma se vi capita di essere da quelle parti vi assicuro che ne vale la pena. Poi magari potrete scoprire anche voi che le Emoticon erano già state inventate.

Il link al sito del museo:

http://www.schreibmaschinenmuseum.com/it/

 

cc CSide Writer – Marco Ischia

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