C-Incontri – le interviste – Andrea Biscaro

C-Incontri  Le interviste (124)

 

Oggi su CSide Writer torna a trovarci Andrea Biscaro dopo l’uscita del suo libro “Un canto glamour in punta di coltello” (Meridiano Zero). Ci sediamo a chiacchierare con lui nel salotto del Lato C ben atteni a non incontrare un certo Zeno, che personalmente m’inquieta.

(foto by Ray Tarantino)

CSW: Ciao Andrea bentornato su CSide Writer, mentre ti accomodi sul nostro divano virtuale posso offriti qualcosa da bere? Sempre se Zeno non s’offende perché non l’ho fatto entrare, ma sai, aveva in mano un coltello!

AB: Una birra fresca va benissimo. Magari spillata direttamente da quel frigorifero di ultima generazione tanto decantato da Zeno!

CSW: “Un canto glamour in punta di coltello” è il titolo del tuo ultimo libro. Personalmente non mi sento di dire che si tratta di un thriller, neppure di un pulp. Per orientare un po’ i lettori curiosi, e volendo attribuirgli un genere letterario, come lo definiresti?

AB: Io lo definisco uno psyco-thriller, ma è anche – decisamente! – una black comedy. In ogni modo rifuggo dalle categorie, e penso anche Zeno!

CSW: Zeno è in assoluto il personaggio principale del libro, non solo perché si parla di lui, ma proprio perché è lui a parlare in prima persona. Come mai la scelta, forse anche un po’ invasiva per il lettore, di narrare in prima persona le nefandezze prodotte dalla mente di Zeno?

AB: Adoro, da sempre, la prima persona e il presente indicativo per raccontare storie. È il modo più forte, empatico, per entrare in relazione diretta col lettore. Una relazione eccessiva, se vuoi; violenta, senza diplomazia. Ma io sono eccessivo, come i veri sentimenti. Se ci fai caso, l’80% dei miei romanzi è scritto in prima persona. Amo la verità, nella sua cruda essenza. Al contrario dei romanzi italiani che ancora oggi adottano un’ammuffita terza persona, spesso abbinata ad un tetro, morto, passato remoto. Nel caso del “Canto Glanour”, poi, era davvero necessario ricorrere alla prima persona, l’unico modo per far entrare il lettore nella mente di uno psicopatico, senza filtri, né diaframmi.

CSW: A pensarci bene c’è anche un’allegoria del potere mediatico che nell’attualità moderna sembra spesso predominare rispetto ai valori tangibili dei rapporti fra le persone. C’è quindi anche in qualche modo un risvolto di denuncia sociale o è solo una delle chiavi di lettura che un lettore può prendere?

AB: Assolutamente sì. Tutto il romanzo è una denuncia serrata al potere mediatico dei Social, in cui tutto viene falsificato, manomesso, triturato. “Il tutto è falso, il falso è tutto”, direbbe Gaber. Il superpotere dei Social media infatti è l’unico vero grande nemico di Zeno. L’unico in grado di sconfiggere un mostro del suo calibro.

CSW: Quale potrebbe essere secondo te il lato C della scrittura te lo abbiamo già chiesto, e pure della cucina, ma essendo tu anche un musicista ne approfittiamo per rivoluzionare la domanda. Quale potrebbe essere secondo te il lato C della musica?

AB: Potrebbe essere l’imprevedibilità. Siamo abituati ad inquadrare troppo i luoghi della musica, oggi. Per esempio noi (Secondamarea) abbiamo deciso di presentare il nuovo disco (“SLOW”) in modo anomalo, inconsueto (in acustico; in agriturismi, country resort, cascine, fattorie), perché credo che la musica e la sua fruizione vadano spostate, decentrate. Debbano meravigliare, spiazzare. Bisogna ridare alla musica (ma estenderei la cosa a tutta l’arte) il suo potenziale di magia e stupore.

CSW: Rimanendo a parlare di musica, Zeno nel tuo libro diceHo ascoltato molta musica, perché credo che la musica sia un linguaggio diverso, stratificato, altissimo.”. Che ne pensi tu della musica vista anche la recente uscita di un album che ti riguarda direttamente?

AB: Sono d’accordo con Zeno! Si tratta del linguaggio artistico col potenziale più forte, in assoluto. Ma oggi questo potenziale è inflazionato, svilito. A nostro modo, cerchiamo di dargli sempre nuovo smalto. Come dicevo prima, ci interessa portare la musica dove di solito non c’è, ma in cui si sente un forte bisogno. Una musica anche diversa dal videoclip che, volente o nolente, è diventato quasi l’unica forma di fruizione delle canzoni.

CSW: So che sei molto impegnato con il tour musicale e con l’uscita del libro quindi mi permetto un’ultima domanda. Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari e musicali?

AB: Il mio prossimo romanzo (è già in mano all’editore che lo pubblicherà, ed è un’uscita a cui tengo davvero tanto, anche perché strettamente legata alla musica stavolta!) sarà una sorta di ibrido tra biografia rock e thriller psicologico. Per quanto riguarda il nostro album “Slow”, dopo una ventina di date serrate di concerti, riprenderemo il tour a fine luglio e nella seconda metà di agosto. In programma c’è anche la realizzazione del terzo videoclip. Oltre ad un paio di importanti Premi in cui siamo stati chiamati come special-guest, a Firenze e a Sanremo.

CSW: Grazie per essere stato con noi ancora una volta, e salutaci Zeno prima che s’offenda davvero. Prima di lasciarci ci regali un C-saluto?

AB: Un affilato abbraccio glamour a tutti gli amici di C-Side! Ovviamente vi saluterò Zeno, ma essendo lui totalmente imprevedibile, non posso assicurarvi che apprezzerà. So che in questo momento sta sistemando in cantina un qualche trofeo di caccia. Non vorrei mai indispettirlo, ma se proprio ci tenete…!

 

 

  

cc CSide Writer – Marco Ischia

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