C-FantastiChe – La sognatrice senza nome

CFantastiChe le interviste raccontate di Stefania Fiorin

A metà fra racconto e intervista, a metà fra una conversazione e un pensiero. Non chiamatele interviste, non chiamateli racconti, chiamatele “Le interviste Fantastiche”. (5)

La sognatrice senza nome

(scrittrice sconosciuta, esperta della costruzione di castelli in aria, utopica, visionaria )

Molte persone affermano di avere dei sogni, di inseguire i sogni, di abbandonare i sogni, di credere o meno ai sogni. Parecchi scrittori si definiscono: sognatori. Pochi assicurano di non sognare. Io stessa sogno, i miei sonni sono talvolta accompagnati da avventure e grandi rivelazioni notturne. Mi è sorta, dunque, la curiosità di approfondire questa particolarità. Vorrei scoprire il potere dei sogni oltre a quanto già si conosce, vorrei sapere da una persona esperta se il sogno genera romanzo o è vero il contrario.

Il contatto da intervistare me l’ha procurato un’amica che di professione fa la ghostwriter, ma ho dovuto accettare delle condizioni, ad esempio. rispettare l’anonimato dell’ospite, non descriverne l’aspetto fisico, non cercare e/o divulgare alcuna informazione che possa renderla riconoscibile o rintracciabile.

L’incontro è stato fissato sull’unica panchina presente al bivio dove la strada da una parte sale per spegnersi sulla collina, dall’altra si smarrisce tra il bisbiglio del silenzio.

Sono seduta da cinque minuti. Sto programmando la funzione di registrazione del cellulare quando sento un refolo di vento provenire da sinistra. Dirigo gli occhi in quella direzione. Scorgo la sagoma di un corpo esile che prende posto e si siede in punta della panchina. Una voce gentile saluta: – Ciao, Stefania. Sono arrivata, sono qui, ma ti prego di non posare il tuo sguardo indagatore su di me, manco per un secondo.

Ciao, sognatrice. Grazie per il dono della tua presenza. Stai tranquilla. Rispetterò la tua volontà, ma ho bisogno di registrare quello che dirai perché con la fioca luce di due lampioni è impossibile prendere appunti. Ti va?

Sì, puoi registrare. Sia chiaro che risponderò come potrò.

Inizia, con un po’ d’ansia, questa intervista fantastica:

Stefania – Da dove arrivi, sognatrice?

Sognatrice – Arrivo da lontano, da un sogno o da una speranza. La mia casa ha sette finestre e nel giardino ci sono sette alberi di noce.

Stefania – Vuoi parlarmi di te?

Sognatrice – Ci proverò. Non sono molte le cose che posso dirti. Dunque… fammi pensare. Devi sapere che le mie notti sono spesso incubi, sono fatte di persone, visioni, mostruosità e scoperte. Mi ci sono abituata, non ne sono felice. Spesso mi alzo già stanca, con la paura che attanaglia la gola e chiude lo stomaco. Ricordo una notte del 1999 in cui sognai un Kennedy, stava su un velivolo. Mi svegliai di soprassalto in preda all’agitazione senza capire per cosa; la mente manteneva lucide immagini che non voleva abbandonare. Pensai divertita: “Sono proprio stramba! Vado a sognare John John Kennedy, manco l’avessi conosciuto!”.

Mi si fermò il respiro quando, più tardi, appresi la notizia: nella notte, a un’infinità di chilometri, il fatto era realmente accaduto. John Jr era ai comandi dell’aeroplano, insieme a lui la giovane moglie e la cognata. Un viaggio sfortunato: morti nello schianto al largo delle coste di Martha’s Vineyard.

Quasi nessuno mi crede quando racconto. Si sprecano i “sarà un caso”, “impossibile” “ma sei sicura?”… Così ho deciso di non rivelare più nulla. Faccio un’eccezione per te.

Ah! Aspetta… E quella volta… La moglie del macellaio. Ricordo ogni dettaglio.

Ero bambina, era un’altra vita. Mia madre mi aveva dato la lista della spesa tra cui c’erano delle bistecche da comprare.

In macelleria la donna stava alla cassa, chiacchierava volentieri con i clienti mentre aspettavano il turno al banco.

Mi ricordai di averla sognata e glielo dissi: – Vuole sapere una cosa? Stanotte l’ho sognata!

Ah, sì? E cosa facevo, dimmi! Sono curiosa.

Non faceva niente di particolare, eravamo qui, in negozio e mi rivelava di essere incinta.

Ma dai! Che sogno strano! Impossibile che si avveri alla mia età! Non fare più un sogno simile, mi raccomando! Figli ne abbiamo già due e belli grandi.

Tornai in quel negozio un paio di settimane dopo. La signora mi chiamò vicino e sussurrò: – Ehi, sono veramente incinta! Non lo sapevo quando mi hai accennato a quel sogno. È stato un “ incidente di percorso”. Non ci posso credere. Tu! Tu me l’hai annunciato, come hai fatto?

Non lo so, come faccio. Capita e basta, anche se non voglio. Nulla dipende dalla mia volontà.

Il difficile è individuare il sogno premonitore tra sogni spazzatura.

È anche difficile mentirmi, sento la bugia, leggo le facce. Quando incontro una nuova persona c’è un momento, una frazione di secondo, in cui la mia mente legge, parla, sa.

Lui non era bello, nell’insieme abbastanza normale, non certo il mio tipo, ma molto carismatico e circondato da una potente aura. Ci conoscemmo alla presentazione di un libro il cui autore è mental-coach ed esperto di aura-soma, un mio carissimo amico. Scrutai i tratti marcati del volto, mi soffermai sul profilo dove spiccava il naso importante. Ed ecco presentarsi il pensiero senza volerlo: “Porta lacrime” . Mi difesi e ribattei “ Le trasformerò in risate”.

Stefania – Wow! C’è un lui! Vorrei chiederti di più, ma… No, è meglio che cambi domanda: tu fai, tu sei tutto questo?

Sognatrice – Come ti dicevo: più o meno.

Stefania – Il visibile nell’invisibilità del sogno. Che cosa ne pensi?

Sognatrice – Credo che ci sia tanta poesia ma in pochi la sanno cogliere. Penso che non si sogni solo mentre si dorme. Credo che l’invisibilità di un sogno sia comunque realtà e verità perché in quell’attimo noi sentiamo, ricordiamo, soffriamo, amiamo; profonde sensazioni spingono dal di dentro. Credo che non tutti i sogni siano giusti per chi li fa e per chi si ostina a rincorrerli senza tregua per realizzarli a tutti i costi. Penso che esista un universo dove qualche entità sta sognando e noi potremmo essere parte di quel sogno. Penso… che penso troppo. Penso che parlo troppo. Devo andare, cara. Non tentare di trattenermi, non posso aggiungere altro. Ti auguro di avere sempre sogni belli, di giorno e di notte, di quelli che potrai trasformare in fantastici romanzi.

Stefania – Ma… un’ultima domanda! Sognatrice!

Non c’è più. Sono sola sulla panchina. La vedo allontanarsi sulla strada che sale alla collina mentre il bip del cellulare segnala che ha esaurito lo spazio di registrazione. Avrò salvato l’audio? Vorrei riascoltare subito, ma avverto un’improvvisa stanchezza. Lo farò domani. Voglio godere la notte che avvolge tutto come un cappotto. Un’altra notte, un altro sogno. Domani.

S.F.

cc  CSide Writer – Stefania Fiorin  

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